venerdì 23 ottobre 2026

La TESTA CELTICA di Sarizzola

Trovata dall'amico e collaboratore Walter Lava questa testa si trova al secondo piano di una casa antica nel centro di Sarizzola, piccolo paese dei colli tortonesi.

Testa in pietra murata sulla facciata di una casa rurale a Sarizzola, presso Tortona. Il volto stilizzato presenta occhi ogivali, naso triangolare e labbra appena accennate, con caratteristiche formali che ricordano la scultura celtica antica.

Il territorio tortonese è interessante perché si trova in un'area di contatto fra il mondo ligure e quello celtico (successivamente romanizzata) centro di quella che appunto viene chiamata cultura celtoligure. CAREZZANO che si trova a pochi chilometri era l'Oppida dei Dectunini di Cerdicia, uno dei 15 oppida, tra Oltrepò e Tortonese, costretti alla resa da Minucio Rufo nel 197 a.C. Ma, a parte queste informazioni storiche base, per identificare questa scultura possiamo basarci solo sulla tecnica e sullo stile scultoreo. Teste del genere sono molto frequenti nell'area delle Gallie meridionali, dalla Francia alla liguria orientale, ma anche più a nord e nelle isole britanniche. In Piemonte e in Francia vengono di solito chiamate  têtes coupées e sono di solito maschere in pietra antiche (preromane o medievali) riutilizzate.

Testa in pietra murata sulla facciata di una casa rurale a Sarizzola, presso Tortona. Il volto stilizzato presenta occhi ogivali, naso triangolare e labbra appena accennate, con caratteristiche formali che ricordano la scultura celtica antica.

L'usanza delle Têtes coupées affonda le sue radici nella cultura celto-ligure. Per i Celti la testa era la sede dell'anima, custode della forza spirituale e della saggezza. La testa dei nemici veniva tagliata e messa nei santuari o sui portali per celebrarne il valore e acquisirne le proprietà. Questa usanza, come dicevamo, è sopravvissuta nei territori di origine celtica fino all'epoca moderna e si possono guardare gli esempi della Valle Varaita, Val di  Vara, Liguria ecc... ma soprattutto si può andare indietro e vedere gli esempi dei saantuari liguri di Entremont e di Roquepertuse nei dintorni di Aix en Provence dove sono stati rinvenuti sia pilastri e portali in pietra calcarea con crani posti in apposite nicchie, sia teste scolpite in tutto simili a queste. 

La funzione apotropaica

Per apotropaico si intende un oggetto o un'immagine destinati a proteggere un luogo, allontanare il male o neutralizzare influenze ritenute pericolose. Nell'Europa antica e medievale, il volto umano scolpito poteva avere proprio questo ruolo, soprattutto quando veniva collocato sulla facciata di una casa o vicino a un ingresso, un esempio sono le faciòn, enigmatici volti di pietra che ancora oggi, in diversi borghi rurali, ci guardano dagli angoli o dagli architravi dei portoni delle case.

Lo stile tipicamente celtico e ligure antico

Per riconoscere l'origine di queste teste è essenziale lo stile artistico con cui vennero realizzate. I tratti stilizzati e quasi geometrici, gli occhi pieni ogivali, il naso triangolare e la bocca con le labbra appena accennate. Queste caratteristiche corrispondono a tratti riconosciuti nella tradizione delle teste celtiche: forme ovali o allungate, occhi lenticolari, naso a cuneo e bocca a fessura. Un rimando può essere fatto con le teste celtiche trovate su tutto il territorio europeo, ad esempio le teste del museo Barbier-Mueller di Ginevra o, soprattutto con quella del MET (LINK) di New York, trovata nello Yorkshire e risalente ai primi secoli dopo Cristo.

Testa in pietra murata sulla facciata di una casa rurale a Sarizzola, presso Tortona. Il volto stilizzato presenta occhi ogivali, naso triangolare e labbra appena accennate, con caratteristiche formali che ricordano la scultura celtica antica.
Testa celtica del museo MET a NY scoperta nello Yorkshire.

Caratteristiche dello stile: Questo tipo di raffigurazioni (spesso accostate al fenomeno delle têtes coupées o teste recise) presenta una forte astrazione. I tratti sono ridotti all'essenziale: occhi a mandorla o semplicemente incisi, naso geometrico (spesso a forma di T o triangolare) che si unisce alla linea delle sopracciglia, e una bocca che è una semplice fessura lineare, esattamente come si osserva nel rilievo di Sarizzola.


Ma, restando allo stile scultoreo, un rimando ancora più diretto e iconico può essere fatto con le teste degli dei celtici, ad esempio con la testa del dio Cernunnos che compare sul calderone di Gunstrupp o con la testa rovesciata del dio Belenus di Bellino.

Testa in pietra murata sulla facciata di una casa rurale a Sarizzola, presso Tortona. Il volto stilizzato presenta occhi ogivali, naso triangolare e labbra appena accennate, con caratteristiche formali che ricordano la scultura celtica antica.

mercoledì 16 settembre 2026

Hidden Alessandria: Legends, Stones and Curious Places

🇮🇹 Leggi questo articolo in italiano

A Small Mythology of Alessandria

A day among stones, saints, goblins, dragons and other stories of a city forgotten by tourism

Alessandria, a city to be discovered

At a time when Italy's great art cities are struggling to defend themselves from mass tourism, there are places facing exactly the opposite problem.

Alessandria is not a city of great monuments, nor an obligatory stop on the Italian tourist circuit, and it is certainly not going through one of the best periods in its history. Precisely for this reason, it preserves a surprising number of stories, curious places, legends and traces of the past, hidden in the city and in the surrounding villages.

This is not intended to be a guide to Alessandria's most beautiful monuments (which can easily be found on other websites), but a small urban mythology: an itinerary between history and legend, archaeology and folklore, saints, fantastic creatures and places with mysterious powers.

One day will be enough to encounter some of them.

Ancient depiction of the fortified city of Alessandria

A city older than the city

The Alessandria area has been inhabited since at least the Neolithic period and preserves traces of a history much older than the present city. Before Alessandria there were Ligurian and Celtic settlements; in Roman times important centres and communication routes developed here, including Forum Fulvii, in what is now Villa del Foro, founded on a pre-existing Celto-Ligurian trading settlement.

Alessandria itself is a relatively young city. It was founded in 1168, during the struggles between the communes of the Lombard League and the Empire, through the union of populations from several settlements in the surrounding area: Bergoglio (demolished in 1700 to build the Citadel), Gamondio (today Castellazzo), Marengo, Rovereto and other centres.

In the following centuries it became one of the most important fortified cities in the Cisalpine area because of its strategic position, passing under several different rulers. In the nineteenth century, the railway transformed it into one of northern Italy's main communication hubs, encouraging the development of workshops, industries and an extensive tram network.

Beneath these cities — Roman, medieval, fortified and industrial — others survive, much harder to see.

These are the ones we are going to look for.


1. Santa Maria di Castello — the city before the city

In the heart of Borgo Rovereto stands the oldest church in Alessandria (Piazza Santa Maria di Castello, 13), built on an area inhabited long before the city's foundation. Beneath the present building, the remains of an eighth-century pre-Romanesque church and a later Romanesque structure can still be seen; the first is said to have been built using stones from a mysterious fortification that once stood on the banks of the Tanaro.

The origin of the name Rovereto, the village that existed here before Alessandria, is also wrapped in legend: it is said to have derived from an ancient sacred oak grove where druids continued to perform their rites, while on the opposite bank of the river stood the first Roman settlement of Bergoglio.

Today, besides these traces of its very ancient history, the church preserves important works of art, including paintings by the Moncalvo and an extraordinary terracotta Deposition.


2. Gagliaudo and Saint Francis's wolf — two stories in the square

In the heart of the city, beside the cathedral (Piazza Giovanni XXIII), two of the most curious figures in Alessandria's traditions can be encountered. Gagliaudo Aulari, the cunning peasant who, according to legend, saved Alessandria during the imperial siege by showing the enemy a well-fed cow, now watches over the square from his pedestal. But it is said that at night he climbs down from his statue, wanders through the city and gets up to all sorts of mischief.

Not far away, the memory of Saint Francis and the wolf tells of a beast that terrorised the countryside around Alessandria and that the saint supposedly managed to tame.

Two very different stories, but both connected with a city where, at least according to tradition, extraordinary humans and animals continued to live side by side.


3. The dragons of Alessandria — creatures of stone and memory

At the Sale d'Arte, two stone dragons face each other on capitals recovered from the medieval cloister of the Carmine church (Via Guasco, 11). But they are not the city's only dragons: in the 1990s, during excavations of the old cathedral destroyed in the Napoleonic period, two more magnificent dragons carved on a capital were found; the capital is now preserved at the Sale d'Arte (Via Niccolò Machiavelli, 13).

Two medieval capitals with dragons preserved at the Sale d'Arte in Alessandria

According to a suggestive interpretation, these two dragons may be the origin of the two griffins on Alessandria's coat of arms, symbolically associated with the two rivers (Tanaro and Bormida) that surround and protect the city.


4. The Sale d'Arte — Arthur, Lancelot and a forgotten medieval story

The Sale d'Arte in Alessandria (Via Machiavelli, 13) house one of the city's most surprising treasures: a cycle of 15 late-fourteenth-century frescoes (LINK) depicting the stories of Arthur, Lancelot and Guinevere.

Medieval fresco from the Arthurian cycle of Frugarolo preserved at the Sale d'Arte in Alessandria

The frescoes originally decorated a large reception hall in the medieval tower of Frugarolo, a few kilometres from Alessandria. Hidden for centuries beneath a layer of plaster, they were discovered in 1971, detached from the tower and, after a long restoration, finally put on public display in 1999.

The cycle mainly tells of the adventures and loves of Lancelot, with scenes drawn from the Lancelot du Lac tradition: duels, enchanted castles, Guinevere, the Lady of the Lake and the mysterious Prince Galehaut. The inscriptions accompanying many of the scenes are still legible.

A place not to miss for anyone looking for the most unusual side of Alessandria: here, in a Piedmontese city, one encounters one of the rare large secular Arthurian cycles to have survived from the Middle Ages.


5. The Citadel — the enormous fortress and the sorcerer

Bird's-eye-view illustration of the Citadel of Alessandria

Built by the House of Savoy in the eighteenth century to a design by Ignazio Bertola, the Citadel (Via Pavia, 2) was built precisely on the site of the old village of Bergoglio, completely erasing the settlement. It is one of Europe's most important early-modern fortifications: the only lowland fortress built by the Savoy in the eighteenth century, and still preserved within its original landscape setting.

Its gigantic hexagonal plan, with six bastions, galleries, casemates, moats and earthworks, covers about 20 hectares and still retains its eighteenth-century layout. A true military city almost entirely intact.

Illustration of the Mascone among vegetation and the walls of the Citadel of Alessandria

Among these bastions, the memory of the Mascone (Maschilie di Masca, sorcerer, magician) of Alessandria also survives: a figure from local folklore who, according to tradition, wandered among the old walls and the groves that once surrounded the city, performing mysterious rituals of fisica, that is, magic. (LINK)


6. Porta Maricia — traces of the Marici

It no longer exists, but the Porta Maricia appears on old maps of Alessandria (number 17 in the image below), one of the gates in the city's walls. Its location can be placed, with reasonable approximation, near the junction of Via Tortona and Spalto Marengo; it was demolished along with the rest of the city walls during the twentieth century.

Panorama of ancient Alessandria with Porta Marica marked as number 17

The name is particularly interesting because it could preserve the memory of the Marici, an ancient Gallic population mentioned in Roman sources and settled in the area between present-day Alessandria and the Pavia area.

Traces of this ancient territory can still be seen in place names such as Pietra Marazzi, the ancient Petra Mariciorum, while Bosco Marengo is connected with the Latin Lucus Maricorum, the grove of the Marici. Pavia also has another Porta Marica.

Thus a vanished gate becomes a small trace of a people who lived here more than two thousand years ago.


7. The goblin of Via Vescovado — a creature hidden in the city

Among the lesser-known stories of Alessandria is that of a small creature which, according to popular tradition, lived near Via Vescovado. A goblin, or rather a small kobold, belonging to those old stories of houses, cellars and narrow streets in which the boundary between reality and superstition was much thinner than it is today.

Illustration of the goblin of Via Vescovado in the ancient city of Alessandria

It is a tiny, almost forgotten story, traceable only through a few documents available at the State Archives, but precisely for this reason it is perfect for this small mythology: there is no great monument to look for, you simply need to know where to look.


8. The magic stones — Saint Varena and the storm

Just outside the city, Alessandria's mythology continues through stones to which tradition has attributed particular powers.

At Villa del Foro, on the church of Santa Varena (Via Maestra, 33), the so-called Stone of Saint Varena can still be seen. According to legend, it was an ancient pagan altar (probably a menhir or part of a dolmen) which the saint carried on her shoulders and on which she indicated that the new place of worship should be built.

The Stone of Saint Varena and the menhir known as the Storm Stone near Alessandria

On the other side of the city, in the hills of Valle San Bartolomeo (SP79, 87, 15122 Alessandria AL), stands the Storm Stone (LINK), a large standing stone (menhir) which popular tradition associated with the masche, the witches of Piedmont, who were said to use it in rituals to summon storms. Apparently there were once several such stones, but they were quarried and used to build houses in the area.

Two very different stones, but both transformed by popular memory into something more than simple stones.


9. Cristo and the ancient Statielli

There is another story that can be read directly on the city's map.

Alessandria's large southern district is called Cristo, a seemingly modern name which, according to a curious interpretation, may preserve a deformation of the ancient Carystum, the city of the Statielli, a Ligurian-Celtic population now identified with present-day Acqui Terme. A documentary (LINK) and a theatrical work by Claudio Braggio have been based on this hypothesis.

It is an etymological hypothesis that should not be presented as a certainty, but it adds another suggestion to our search: beneath the name of a modern working-class district there may perhaps survive an echo of a world more than two thousand years old.


10. The city of trains and trams

The final stop takes us back to a much more recent past.

https://alessandriatram.blogspot.com/

In the nineteenth century Alessandria became one of Italy's major railway hubs, and its position between Turin, Genoa, Milan and the Ligurian port made it an important centre of transportation and industrial development.

But perhaps the most curious part is the one that has almost completely disappeared: Alessandria had an extensive urban and interurban tram network. The lines connected the city with Sale, Casale Monferrato, Marengo, Mandrogne and other towns in the province. The urban network, the only one in Piedmont apart from Turin, was electrified in 1912 and had two lines connecting the city centre with the Cristo and Orti districts.

Historic photograph of a tram in Alessandria

More information can be found here: https://alessandriatram.blogspot.com/

Today, photographs, old maps and a few traces in street names are what remain of the trams, but there are also some tangible traces: above all, the electric tram depot (1912), externally preserved (today a Penny Market: Viale Milite Ignoto, 24), and the overhead-line poles along the station avenue and on Via Mazzini.

There is also this invisible part of the city: a city of industry that for a time ran on rails through the medieval and fortified city.


Useful addresses

  • Santa Maria di Castello — Piazza Santa Maria di Castello, 13
  • Cathedral / Gagliaudo and Saint Francis's wolf — Piazza Giovanni XXIII
  • Sale d'Arte — Via Niccolò Machiavelli, 13
  • Citadel — Via Pavia, 2
  • Porta Maricia / Marenga — area around the junction of Via Tortona and Spalto Marengo
  • Stone of Saint Varena — Via Maestra, 33, Villa del Foro
  • Storm Stone — SP79, Valle San Bartolomeo
  • Electric tram depot — Viale Milite Ignoto, 24

Online further reading

Alessandria insolita: leggende, pietre e luoghi curiosi

🇬🇧 Read this article in English

Piccola mitologia di Alessandria

Una giornata tra pietre, santi, folletti, draghi e altre storie di una città dimenticata dal turismo

Alessandria, una città da cercare

In un'epoca in cui le grandi città d'arte cercano faticosamente di difendersi dal turismo di massa, ci sono centri che vivono esattamente il problema opposto.

Non è una città di grandi monumenti né una tappa obbligata del turismo italiano e decisamente non si trova in uno dei migliori periodi della sua storia. Proprio per questo conserva una sorprendente quantità di storie, luoghi curiosi, leggende e tracce del passato, nascoste nella città e nei borghi circostanti.

Questa non vuole essere una guida ai monumenti più belli di Alessandria (facilmente recuperabile su altri siti), ma una piccola mitologia urbana: un itinerario fra storia e leggenda, archeologia e folklore, santi, creature fantastiche e luoghi dai poteri misteriosi.

Basterà una giornata per incontrarne alcuni.

Antica rappresentazione della città fortificata di Alessandria

Una città più antica della città

Il territorio alessandrino è abitato almeno dal Neolitico e conserva tracce di una storia molto più antica della città attuale. Prima di Alessandria esistevano villaggi liguri e celtici; in epoca romana sorsero importanti centri e vie di comunicazione, fra cui Forum Fulvii, nell'attuale Villa del Foro, fondata su un preesistente emporio celto-ligure.

Alessandria è invece una città relativamente giovane. Venne fondata nel 1168, durante le lotte fra i comuni della Lega Lombarda e l'Impero, dall'unione di popolazioni provenienti da diversi insediamenti del territorio: Bergoglio (demolito nel 1700 per costruire la Cittadella), Gamondio (oggi Castellazzo), Marengo, Rovereto e altri centri.

Nei secoli successivi divenne una delle città fortificate più importanti dell'area Cisalpina per la sua posizione strategica, passando sotto diverse dominazioni. Nell'Ottocento la ferrovia la trasformò in uno dei principali nodi di comunicazione del Nord Italia, favorendo lo sviluppo di officine, industrie e una vasta rete tranviaria.

Sotto queste città — romana, medievale, fortificata e industriale — ne sopravvivono altre, molto più difficili da vedere.

Sono quelle che andremo a cercare.


1. Santa Maria di Castello — la città prima della città

Nel cuore di Borgo Rovereto si trova la più antica chiesa di Alessandria (Piazza Santa Maria di Castello, 13), sorta su un'area abitata ben prima della fondazione della città. Sotto l'edificio attuale sono ancora visibili i resti di una chiesa preromanica dell'VIII secolo e di una successiva costruzione romanica; la prima sarebbe stata costruita utilizzando le pietre di un misterioso fortilizio che sorgeva un tempo sulle rive del Tanaro.

Anche l'origine del nome Rovereto, il borgo che qui esisteva prima di Alessandria, è avvolta dalla leggenda: si racconta che derivasse da un antico bosco sacro (di querce, appunto) dove i druidi avrebbero continuato a celebrare i loro riti, mentre sull'altra sponda del fiume cresceva il primo insediamento romano di Bergoglio.

Oggi, oltre alle tracce di questa storia antichissima, la chiesa conserva importanti opere d'arte, tra cui dipinti del Moncalvo e una straordinaria Deposizione in terracotta.


2. Gagliaudo e il lupo di San Francesco — due storie in piazza

Nel cuore della città, sulla cattedrale (Piazza Giovanni XXIII), si incontrano due dei personaggi più curiosi della tradizione alessandrina. Gagliaudo Aulari, l'astuto contadino che secondo la leggenda salvò Alessandria durante l'assedio imperiale mostrando al nemico una vacca ben pasciuta, oggi osserva la piazza dall'alto del suo piedistallo. Ma si racconta che di notte scenda dalla sua statua per aggirarsi per la città e combinarne di tutti i colori.


Poco distante, la memoria di San Francesco e del lupo racconta invece di una belva che terrorizzava le campagne intorno ad Alessandria e che il santo sarebbe riuscito ad ammansire.

Due storie molto diverse, ma entrambe legate a una città nella quale, almeno secondo la tradizione, uomini e animali straordinari hanno continuato a vivere fianco a fianco.


3. I draghi di Alessandria — creature di pietra e di memoria

Alle Sale d'Arte sono custoditi, sui capitelli recuperati dal chiostro medievale che sorgeva nella Chiesa del Carmine (Via Guasco, 11), due draghi di pietra che si guardano. Ma non sono gli unici draghi della città: negli anni Novanta, durante gli scavi dell'antico Duomo distrutto in epoca napoleonica, furono ritrovati altri due splendidi draghi scolpiti in un capitello, oggi conservato alle Sale d'Arte (Via Niccolò Machiavelli, 13).

Due capitelli medievali con draghi conservati alle Sale d'Arte di Alessandria

Secondo una suggestiva interpretazione, questi due draghi potrebbero essere all'origine dei due grifoni dello stemma di Alessandria, simbolicamente associati ai due fiumi (Tanaro e Bormida) che circondano e proteggono la città.


4. Le Sale d'Arte — Artù, Lancillotto e una storia medievale dimenticata

Nelle Sale d'Arte di Alessandria (Via Machiavelli, 13) è conservato uno dei tesori più sorprendenti della città: un ciclo di 15 affreschi del tardo Trecento (LINK) con le storie di Artù, Lancillotto e Ginevra.

Affresco medievale del ciclo arturiano di Frugarolo conservato alle Sale d'Arte di Alessandria

Gli affreschi decoravano in origine una grande sala di rappresentanza della torre medievale di Frugarolo, a pochi chilometri da Alessandria. Rimasti nascosti per secoli sotto uno strato di intonaco, furono scoperti nel 1971, staccati dalla torre e, dopo un lungo restauro, finalmente esposti al pubblico nel 1999.

Il ciclo racconta soprattutto le imprese e gli amori di Lancillotto, con scene tratte dalla tradizione del Lancelot du Lac: duelli, castelli incantati, Ginevra, la Dama del Lago e il misterioso principe Galeotto. Le iscrizioni che accompagnano molte scene sono ancora leggibili.

Un luogo da non perdere per chi cerca l'Alessandria più insolita: qui, in una città piemontese, si incontra uno dei rari grandi cicli profani arturiani sopravvissuti dal Medioevo.


5. La Cittadella — l'enorme fortezza e lo stregone

Illustrazione a volo d'uccello della Cittadella di Alessandria

Costruita dai Savoia nel XVIII secolo su progetto di Ignazio Bertola, la Cittadella (Via Pavia, 2) venne edificata proprio nell'area dell'antico borgo di Bergoglio, cancellandone completamente l'abitato. È una delle più importanti fortificazioni europee dell'età moderna: l'unica fortezza di pianura costruita dai Savoia nel Settecento e ancora oggi conservata nel suo contesto ambientale originario.

La sua gigantesca pianta esagonale, con sei bastioni, gallerie, casematte, fossati e terrapieni, occupa circa 20 ettari e conserva ancora leggibile l'impianto settecentesco. Una vera città militare rimasta quasi intatta.

Illustrazione del Mascone tra la vegetazione e le mura della Cittadella di Alessandria

Tra questi bastioni sopravvive anche la memoria del Mascone (Maschilie di Masca, stregone, mago) di Alessandria, una figura del folklore cittadino che, secondo la tradizione, si aggirava fra le antiche mura e i boschetti che un tempo circondavano la città, praticando misteriosi rituali di fisica, cioè di magia. (LINK)


6. La Porta Maricia — sulle tracce dei Marici

Oggi non esiste più, ma nelle antiche mappe di Alessandria compare la Porta Maricia (numero 17 nell'immagine sotto), una delle porte delle mura della città. La sua posizione può essere collocata con buona approssimazione presso l'incrocio fra via Tortona e Spalto Marengo e venne demolita con il resto delle mura della città nel corso del '900.

Panorama dell'antica Alessandria con la Porta Marica indicata con il numero 17

Il nome è particolarmente interessante perché potrebbe conservare la memoria dei Marici, un'antica popolazione gallica ricordata dalle fonti romane e stanziata nell'area fra l'attuale Alessandrino e il Pavese.

Le tracce di questo antico territorio sono ancora visibili nei nomi di alcuni luoghi come Pietra Marazzi, l'antica Petra Mariciorum, mentre Bosco Marengo è collegato al latino Lucus Maricorum, il bosco dei Marici. A Pavia esiste inoltre un'altra Porta Marica.

Così una porta scomparsa diventa una piccola traccia di un popolo vissuto qui più di duemila anni fa.


7. Il folletto di via Vescovado — una creatura nascosta in città

Tra le storie meno conosciute di Alessandria c'è anche quella di una piccola creatura che, secondo la tradizione popolare, avrebbe abitato nei pressi di via Vescovado. Un folletto, o meglio un piccolo coboldo, legato a quelle antiche storie di case, cantine e vicoli in cui il confine fra realtà e superstizione era molto più sottile di oggi.

Illustrazione del folletto di via Vescovado nella città antica di Alessandria

È una storia minuscola, quasi dimenticata, rintracciabile solo su alcune carte disponibili presso l'Archivio di Stato, ma proprio per questo perfetta per questa piccola mitologia: non bisogna cercare un grande monumento, basta sapere dove guardare.


8. Le pietre magiche — Santa Varena e il temporale

Appena fuori dalla città, la mitologia alessandrina continua attraverso alcune pietre alle quali la tradizione ha attribuito poteri particolari.

A Villa del Foro, sulla chiesa di Santa Varena (Via Maestra, 33), è ancora visibile la cosiddetta Pietra di Santa Varena. Secondo la leggenda sarebbe un antico altare pagano (probabilmente un menhir o parte di un dolmen) che la santa avrebbe trasportato sulle proprie spalle e sul quale avrebbe indicato di costruire il nuovo luogo di culto.

La Pietra di Santa Varena e il menhir della Pietra del Temporale presso Alessandria

Dall'altra parte della città, sulle colline di Valle San Bartolomeo (SP79, 87, 15122 Alessandria AL), si trova invece la Pietra del Temporale (LINK), una grande pietra eretta (menhir) alla quale la tradizione popolare attribuiva un rapporto con le masche, le streghe piemontesi, che l'avrebbero utilizzata nei loro rituali per provocare temporali. Sembra che in passato ci fossero più pietre, ma vennero cavate e usate per costruire le case della zona.

Due pietre molto diverse, ma entrambe trasformate dalla memoria popolare in qualcosa di più di semplici pietre.


9. Il Cristo e gli antichi Statielli

C'è un'altra storia che si può leggere direttamente sulla carta della città.

Il grande quartiere meridionale di Alessandria si chiama Cristo, un nome apparentemente moderno ma che, secondo una curiosa interpretazione, potrebbe conservare la deformazione dell'antico Carystum, la città degli Statielli, popolazione ligure-celtica oggi identificata con l'attuale Acqui Terme. Su questa ipotesi è stato realizzato un documentario (LINK) e un'opera teatrale di Claudio Braggio.

È un'ipotesi etimologica che non va presentata come una certezza, ma che aggiunge un'altra suggestione alla nostra ricerca: sotto il nome di un moderno quartiere popolare potrebbe nascondersi, forse, un'eco di un mondo di più di duemila anni fa.


10. La città dei treni e dei tram

L'ultima tappa ci riporta invece a un passato molto più recente.

https://alessandriatram.blogspot.com/

Nell'Ottocento Alessandria divenne uno dei grandi nodi ferroviari d'Italia e la sua posizione fra Torino, Genova, Milano e il porto ligure ne fece un importante centro di collegamento e di sviluppo industriale.

Ma la parte più curiosa è forse quella che oggi è quasi completamente scomparsa: Alessandria possedeva una vasta rete tranviaria urbana ed extraurbana. Le linee collegavano la città con Sale, Casale Monferrato, Marengo, Mandrogne e altri centri della provincia. La rete urbana, l'unica in Piemonte oltre a Torino, elettrificata nel 1912, disponeva di due linee che collegavano il centro al quartiere Cristo e al quartiere Orti.

Fotografia storica di un tram ad Alessandria

Molte informazioni si trovano qui: https://alessandriatram.blogspot.com/

Oggi dei tram rimangono soprattutto fotografie, vecchie mappe e qualche traccia nella toponomastica, ma anche alcune tracce reali: prima di tutto il deposito delle tranvie elettriche (1912), esternamente conservato (oggi Penny Market: Viale Milite Ignoto, 24), e i piloni della linea aerea sul viale della stazione e in via Mazzini.

Anche questa è una parte della città invisibile: una città industriale che per un certo periodo correva su rotaie in mezzo a quella medievale e fortificata.

domenica 23 agosto 2026

Menhir minori: le pietre attorno ad Offenburg! Ortenberg, Rammersweier

 Come ormai saprete, oltre ad essere un appassionato di megaliti e pietre, ho una certa passione per i menhir minori, quelli poco conosciuti che però si possono trovare in molte zone d'Europa e non solo. Questa volta siamo andati a visitare due menhir che si trovano vicino ad Offenburg, una cittadina della Germania sud-occidentale a pochi chilometri da Strasburgo.

Il menhir di Ortenberg

La pietra si trova tra le vigne a due passi dal Castello di Ortenberg, appena fuori Offenburg. La pietra non è costituita da granito rosso. Ha una forma approssimativamente piramidale e si restringe verso l'alto. Non sono visibili tracce di lavorazione. La pietra ha un'altezza approssimantiva di 160 cm fuori dal terreno, una larghezza di 75 cm e uno spessore di 60 cm, è parzialmente coperto dalla vegetazione. 

Da notare che originariamente il menhir sorgeva sulla cresta, ma nel 1875 fu spostata di pochi metri durante per i lavori di costruzione di una strada.



Il menhir di Rammersweier

La pietra si trova alla periferia settentrionale di Offenburg zona Rammersweier, in un'aiuola vicino a degli edifici. È stata scoperta nel 1993, a una profondità di 80 cm, durante alcuni lavori stradali. Accanto ad essa giacevano due pietre più piccole. Il monumento è stato riposizionato in verticale a circa 10 metri dal luogo del ritrovamento. Anche questa pietra è in granito (grigio) e ha un'altezza complessiva di circa 280 cm, di cui 190 cm visibili fuori terra. La larghezza è di 110 cm e lo spessore di 90 cm. Si pensa che in origine l'altezza fosse anche maggiore.



Il menhir di Bohlsbach

Il terzon menhir si trova a meno di due chilometri da quello di Rammersweier ma non siamo riusciti a trovarlo, infatti si trova alla fine di un sentiero ma le indicazioni che ho trovato non erano abbastanza dettagliate. Questa pietra venne spostata durante la guerra e poi riportata nella posizione d'origine. Le informazioni rintracciabili online dicono che ormai esca dal terreno di soli 90 cm e che sia larga 110 cm. In origine era più alta.

lunedì 10 agosto 2026

Ciclismo lento: alternativo e divertente, Party Pace, e altro.

Oltre la Lycra e il Cronometro: un'introduzione veloce al movimento "Party Pace"

Se siete stanchi di un ciclismo dominato da segmenti Strava, watt, telai in carbonio da migliaia di euro e completini attillati all'ultima moda, non siete soli. Esiste una sottocultura globale che sta riportando la bicicletta alla sua natura più bella: quella sensazione di libertà, gioco ed esplorazione che tutti abbiamo provato da ragazzini quando uscivamo in bici con gli amici ad esplorare zone sempre più lontane!

Per anni personalmente ho vissuto la bici in questo modo, rimettendo a posto le mie vecchie MTB anni 80-90, cercando nuove bici che non fossero ne da corsa ne mtb da gara, bici con cui fare tutto, con portapacchi e cestini. Con un amico 20 anni fa avevamo ideato il "ciclismo enigmatico" un sorta di dadaismo legato alla bici. A Roma c'era un gruppo che praticava l'UFO ciclismo, praticamente giri in bici sociali con luci per incontrare niente meno che gli extraterrestri! Ogni volta però che ho conosciuto qualcuno con cui fare qualche giro di questo tipo è sempre finita che dopo un po' si cercava la competizione, la performance, la bici sempre più leggera e costosa... il fatto è che a me non è mai interessata ma bici da 7 kg ma quella robusta e comoda! Non mi interessano i pedali con ganci ed esteticamente (ma anche praticamente) non sopporto ne i telai in carbonio ne i vestitini da ciclista professionista! Alla fine sono sempre rimasto da solo (che poi girare in bici da soli è anche bello!) e ho usato la bici per fare cose come visitare i siti megalitici! In ogni caso per fortuna nell'ultimo decennio mi sono accorto che in giro per il mondo c'era altra gente che viveva la bici similmente a me, ma che di questo tipo di ciclismo ne ha fatto un movimento e in certi casi addirittura una professione. In questo articolo facciamo il punto su cos'è il Party Pace, chi lo ha codificato e quali sono i canali, i blogger e i punti di riferimento da seguire in Italia e nel mondo per pedalare felici e rilassati.





1. Che cos'è il "Party Pace"?
Il termine significa letteralmente "passo da festa". Non indica una festa selvaggia, ma lo spirito sociale, celebrativo e inclusivo dell'uscita. A differenza del classico "ciclismo lento" o del "fondo lento" (che nascono comunque come concetti di allenamento sportivo), il Party Pace è una sorta di ribellione conscia. L'andare piano e godersi il giro, è rivendicato.

Oltre al CICLISMO LENTO
Mentre il "ciclismo lento" tradizionale è una definizione puramente legata alla velocità fisica o all'approccio turistico classico, il Party Pace è un concetto quasi "filosofico" e culturale molto più profondo.




 
Lo Scopo della Sosta

Ciclismo Lento: Ci si ferma perché si è stanchi, per guardare una mappa, per fare una foto al monumento o perché si è arrivati a destinazione.

Party Pace: Le soste sono la colonna portante del giro, non un'interruzione. Si pianifica l'uscita in funzione delle soste: fermarsi a fare il caffè con il fornellino nel bosco, mangiare un pezzo di torta, fare un bagno in un fiume o fare uno schizzo ad acquerello. La pedalata è anche il mezzo per unire questi momenti di relax. 





Il Rifiuto Attivo della Tecnologia

Ciclismo Lento: Chi va lento semplicemente ignora i dati o li usa solo come pura utilità secondaria.

Party Pace: È una scelta di ribellione conscia e ironica contro lo "strapotere" di Strava, dei sensori di potenza e dell'ossessione per il peso della bici e della performance sportiva. Chi fa Party Pace sceglie deliberatamente di lasciare a casa i computerini o di usarli solo per la mappa, godendosi il momento, prendendosi la libertà di cambiare strada al momento.

I pilastri della filosofia:

Velocità conversazionale: Il ritmo si adatta sempre alla persona più lenta del gruppo, permettendo di chiacchierare senza affanno. Una cosa importantissima è che non si esce per fare una performance sportiva, per i tempi e nemmeno per farsi un fisico sportivo, si esce per il piacere di farlo. Si va quindi ad una velocità sociale adatta a tutti e anche quando si è da soli ci si gode il giro. E' quindi un'attività davvero inclusiva!

Le soste edonistiche: Non ci si ferma solo perché si è stanchi, ma per bersi (o farsi) un caffè, un tea o una birra, fare un picnic, scattare foto o anche dipingere e suonare. La pedalata è il mezzo per unire questi momenti di relax.




Vicino a questo movimento c'è anche l'estetica "Xbiking": Rifiuto del consumismo sportivo. Si prediligono vecchie mountain bike in acciaio degli anni '90 restaurate, borse in tessuto cucite a mano da piccoli artigiani e abbigliamento comodo (camicie di flanella e pantaloncini larghi).

NOTA critica: ovviamente, come in tutti i movimenti poi si finisce anche ad esagerare: magari si trova una bella bici anni 90 da 50 euro e poi si spendono 200 euro solo per i freni della marca chic. Oppure si finisce a fare gli snob con le bici e le borse da viaggio classiche e poi si comprano le borse più chic che sono presentate come "indy" ma sono prodotte in Cina e costano 3 volte quelle prodotte in Europa. MI dispiace aggiungere questa piccola polemica, ma questo post non sarebbe stato completo. Ma torniamo alle cose interessanti:

I Pionieri: Chi c'è dietro al movimento?

Russ Roca & Laura Crawford
(Path Less Pedaled)
Nel 2009, Russ (fotografo) e Laura (scrittrice e orefice) vendono tutto per vivere in viaggio in bicicletta. Nel 2020 coniano ufficialmente il marchio e l'espressione PARTYPACE. Sul loro canale YouTube e sul sito ufficiale Path Less Pedaled recensiscono componenti non convenzionali e promuovono il ciclismo alternativo per le persone comuni, normalizzando la lentezza.




Il Papa del Ciclismo Romantico: Ronnie Romance (Instagram / YouTube)
Noto anche come Ultra Romance o Benedict, è l'icona estetica assoluta del movimento. Con la sua estetica ottocentesca, vive il ciclismo come "surfare la terra". È un imprenditore geniale che detta i trend della nicchia con il suo brand di borse e telai classici Ron's Bikes e la linea di copertoni Ultradynamico.



La Community Internazionale: Blogger e YouTuber da seguire

Probably Riding: (UK/Korea) Gestito da Marcus, è il perfetto esempio di Party Pace urbano e giovanile. Si concentra su sfilate e raduni di gruppo focalizzati sulla salute mentale e sui caffè all'aperto.

The Radavist: (USA) Il blog/portale globale di riferimento per la cultura alternative cycling. Fotografie mozzafiato di bici artigianali in acciaio e viaggi selvaggi. Grande fonte d'ispirazione.

Bikepacking.com: Il sito e canale YouTube definitivo per viaggiare in bici in autosufficienza, con guide, tutorial e un focus fortissimo sulla connessione con la natura.

Blue Lug: (Japan) Canale YouTube di un leggendario negozio di Tokyo. Sono i re dell'estetica Xbiking asiatica, tuttavia per niente economici.

Gary's Projects: (Australia) Il re del fai-da-te. Compra vecchie mountain bike da 50 sterline e mostra come trasformarle in bellissimi mezzi da viaggio sterrati con un approccio terra-terra.

E in Italia? Come fuggire dal "Fissati per la Performance" o dallo "Chic"

L'Italia ha una cultura ciclistica storicamente legata alla competizione o al lusso della moda gravel. Trovare lo spirito genuino del Party Pace richiede di guardare fuori dai circuiti commerciali classici:
Witoor / Bike Night: Organizzatori di eventi inclusivi per eccellenza. Le loro Bike Night sono pedalate notturne di 100km senza cronometro, aperte a qualsiasi bici (dalle e-bike alle grazielline), dove il focus è mangiare torte ai ristori e stare insieme.
La Stazione delle Biciclette: Storica officina e negozio di Milano. Il loro blog e i social sono un punto di riferimento per chi cerca marchi alternativi (Surly, Salsa), telai in acciaio e accessori da viaggio pratici, lontani dalle mode passeggere.

Le Ciclofficine Popolari: Per trovare la vera cultura del recupero e dell'Xbiking italiano, la cosa migliore è frequentare le ciclofficine di quartiere (come la Ciclofficina Stecca a Milano o simili a Torino, Bologna e Roma). Lì si impara a riparare vecchi telai e si incontra la community più genuina.
I "Trail" Regionali (In modalità Unsupported): Eventi come il Tuscany Trail o il Veneto Trail attirano ciclisti competitivi, ma la stragrande maggioranza dei partecipanti li affronta in puro spirito Party Pace: pedalando tutto il giorno senza ansia, dormendo in tenda e fermandosi a mangiare nelle trattorie locali.

martedì 28 luglio 2026

Gli antichi tumuli di Cracovia: Krakus e Wanda

 Quando viaggio, ovviamente, amo cercare cose curiose e particolari: I megaliti e i monumenti antichi precristiani, sono sicuramente tra le prime cose che cerco, poi chiese romaniche e gotiche, musei, tram, ferrovie e musei ferroviari (questo c'entra meno con questo blog). Comunque Cracovia è una città bellissima ha tutto questo. Il centro storico è patrimonio mondiale dell'UNESCO, ha ragione, in quanto è davvero meraviglioso, anche se ovviamente molto turistico. I quartieri centrali, sono anche molto belli, Kazimierz ad esempio, il quartiere ebraico, è pieno di locali, ristoranti posti alternativi in cui bere qualcosa e conserva, per ora, l'atmosfera antica della città. Comunque per me è una di quelle città perfette perchè oltre ad essere bellissima, ci sono anche linee tranviarie urbane ed extraurbane con cui muoversi ovunque (il biglietto di 72 ore costa poco) e diversi tumuli attorno al centro urbano di cui due antichi. E' di questo che parliamo. 

KOPIEK KRAKUSA (Krakus' Mound - il tumulo di Krakus)

Il tumulo di Krakus si trova appena fuori dal centro di Cracovia ed è raggiungibile con due o tre fermati di tram e una breve passeggiata sulla collina. La leggenda dice che si tratti della tomba del mitologico Re Krak, che fondò la città di Cracovia dopo aver sconfitto un temibile drago. In realtà non si sa precisamente chi abbia costruito questa collina artificiale e anche quando resta un mistero. Negli anni 70 vennero effettuati degli scavi ma nessun resto umano venne scoperto, solo alcuni oggetti risalenti all'alto medioevo. Le teorie più accreditate lo vedono come collina sacra costruita dagli antichi Slavi o dai Vandali intorno al VII VIII secolo, oppure risalente al periodo in cui i celti arrivarono qui, primo o secondo secolo prima di Cristo. Questa tesi è interessante perchè lo vede collegato al secondo tumulo, quello di Wanda, dall'allineamento solare al sorgere del sole del 1° Maggio, data di Beltana, molto importante nel calendario celtico.

Altezza 16 metri

Diametro 60 metri circa


KOPIEK WANDY (Wanda's Mound - il tumulo di Wanda)

Il tumulo di Wanda si trova a circa mezz'ora di tram da centro di Cracovia. E' raggiungibile anche in bicicletta attraverso le belle piste ciclabili di cui è disseminata Cracovia ma se avete il biglietto dei tmezzi potete farvi un giro con il tram 22 che vi lascerà esattamente all'ingresso del piccolo parco in cui si trova il monumento. Non dovete preoccuparvi perchè da queste parti sia i mezzi pubblici che i parchi (anche in periferia) sono frequentati da gente tranquilla e famiglie con bambini. La leggenda in questo caso dice che si tratti della tomba della figlia del Re Krak, la principessa Wanda. Anche in questo caso le vere origini di questa collina artificiale sono misteriose, le terorie sono le stesse di quello di Krakus, alto medioevo o epoca celtica. Tuttavia potrebbe essere anche più antico. 

Altezza 14 metri

Diametro 50 metri circa

ALLINEAMENTO e ritrovamenti:

I due tumuli si trovano a circa 8 km di distanza e sono allineati in modo che guardando il Kopiec Wandy dalla cima del Krakus all'alba del primo maggio si vede il sole che sorge sopra di esso. Come detto sopra, questa data li collega al periodo celtico. Tuttavia durante gli scavi del 1930 non portarono alla luce tombe o manufatti importanti, dimostrarono che nel centro del tumulo di Krakus si trovava un palo di legno e vicino alla cima venne scoperto un piccolo elemento metallico riferibile alla popolazione degli avari che vissero in quei luoghi tra il sesto e l'ottavo secolo. Quest'ultimo è l'elemento più importante ma non toglie del tutto il mistero perchè vennero anche ritrovati frammenti di ceramica, di ossa risalenti al periodo che va tra il mesolitico e l'alto medioevo, quindi un arco di tempo lunghissimo. Questi elementi potrebbero anche significare che questa collina artificiale sia stata restaurata e mantenuta in piedi durante i secoli.

la sezione del tumulo di Krakus che venne scavato quasi completamente negli anni '30.


I TUMULI "MODERNI"

La tradizione locale legata alle colline artificiali è comunque molto radicata in questa zona e ci sono altri due tumuli più recenti a cui dedichiamo proprio due righe: il tumulo di Kościuszko costruito tra il 1820-e il 1823 alto 34 metri e quello di Piłsudski innalzato tra il 1934 e il 1937, alto circa 35 metri. Esiste anche un quinto tumulo molto più piccolo quello dedicato a Giovanni Paolo II, costruito nel 1997 e alto circa 7 metri. È un monumento commemorativo, nato in occasione della visita del pontefice originario di questa città, in Polonia. Di questi monumenti quello che ci interessa maggiormente è appunto la continuità millenaria sopravvissuta fino alla cristianità e ai nostri giorni che questo tipo di costruzioni ha per il popolo polacco. A differenza di molti monumenti europei (obelischi, statue equestri o colonne), in Polonia il tumulo è rimasto un modello monumentale "vivente".

La cosa più affascinante di questi tumuli è che si può vedere una continuità reale e viva che unisce la storia più profonda dell'Europa: dai Kurgan delle steppe ai Tumuli dell'età del Bronzo europea, quelli dell'età del Ferro e altomedievali (Krakus e Wanda), ai Tumuli nazionali (Kościuszko) fino a quelli commemorativi moderni (Piłsudski).

Il nostro video su youtube:

martedì 14 aprile 2026

Il Menhir di Velmaio

 Per il giorno di Pasquetta io e Walter abbiamo deciso di fare un giro a visitare diversi siti in area Lombarda, uno dei nostri giri "druidici". Il posto sicuramente più bello e magico che abbiamo visto è stato il menhir di Velmaio nei dintorni di Varese che abbiamo conosciuto pochi mesi fa grazie alla segnalazione di Explore Insubria che ringraziamo moltissimo!

Si tratta di un grosso monolite che si erge dal prato circostante per poco più di due metri. La forma è tozza e grezza che comunque presenta alcuni segni di lavorazione e alcune incisioni appena visibili. 

Prima di tutto bisogna dire che, al contrario di altri simili siti in Piemonte e Lombardia, questo si trova in una zona isolata, tranquilla e che si può apprezzare totalmente sia visivamente che in tutta la sua magia. Il monolite si trova infatti in mezzo ad un bel prato, vicino ad un laghetto, un ruscello e a dei boschi. Ci apettavamo molta genete perchè era pasquetta e invece eravamo gli unici e abbiamo potuto quindi goderci la visita nella pace più totale. Gli unici suoni erano quelli dei tanti uccelli che popolavano la bella giornata di primavera.

Non è possibile datare precisamente questo menhir, non ci sono ritrovamenti databili nelle immediate vicinanze (anche perchè come al solito in Italia non sono stati effettuati scavi approfonditi) ma sicuramente è più antico di quelli canavesani che dovrebbero essere stele funerarie dell'età del ferro. A me ha ricordato molto alcuni dei menhir di Cavaglià e in effetti ho letto che anche in questo caso potrebbe essere legato ad alcuni ritrovamenti di una civiltà palafitticola nella vicina Cattafame. In oltre la zona è stata abitata fin dal neolitico e quindi si ipotizza un periodo che va da quello megalitico classico all'età del bronzo.

A livello più magico il luogo è perfetto, come dicevamo sopra è tranquillissimo ed è perfetto per trovare un po' di pace quando ne abbiamo bisogno! Posto adatto per meditare o ritrovare la connessione con la natura e con la terra.