martedì 17 febbraio 2026

Un ricordo della mia carissima gatta Sophie.

Gli ultimi mesi: 

scrivo il 17/02/2026

Avevo già fatto un post simile a questo alcuni anni fa quando, purtroppo, l'altra gattina Siouxsie (si legge qui con un testo sul lutto per un gatto: https://leradicideglialberi.blogspot.com/2021/08/un-ricordo-della-mia-carissima-gattina.html), aveva lasciato il suo corpicino. Ieri, è ancora incredibile pensarlo, Sophie ha purtroppo oltrepassato la stessa soglia e ha lasciato questa vita. Soltanto ieri mattina era qui in casa e nel pomeriggio è tornata a casa in una piccola urna funeraria. Sophie avrebbe compiuto 20 anni il primo maggio ma fino allo scorso novembre sembrava davvero una gatta di 7-8 anni. Era diventata più tranquilla ovviamente, ma anche molto più socievole e saggia, ma saliva ancora in cima all'armadio e faceva salti notevoli. Proprio a Novembre avevamo i nostri due gatti dal veterinario perché anche se non avevano particolari problemi, sembravano entrambi un pochino dimagriti. In effetti, tutti e due, erano passati da circa 4 kg a 3,6 (entrambi!) in circa un anno e mezzo. Ovviamente abbiamo pensato all'età ma l'esame delle urine fatto qualche settimana dopo, non aveva evidenziato niente di estremamente grave per una gatta così anziano. Io sono partito per lavoro e sono stato via, con un paio di veloci passaggi da casa per circa un mese. Tornato a casa mi sono accorto che Sophie era diventata molto più stanca e quasi letargica. In pochi giorni ha anche diminuito tantissimo il cibo dormendo sempre di più. Una mattina preoccupatissimo l'ho portata dal veterinario e ci siamo accorti che era scesa a 3 kg, aveva perso ben 600 grammi in poco più di un mese. Abbiamo preso delle vitamine e alcuni integratori ma per alcuni giorni, compreso Natale e Capodanno, Sophie è rimasta molto mogia e letargica, perdendo ancora peso e facendoci crollare nella tristezza e nello sconforto. Mangiava solo se aiutata nella sua cuccia, mai forzata. Poi incredibilmente si è un po' ripresa: una mattina, per noi incredibilmente, si è presentata di nuovo in camera nostra e, con un po' di fatica, è salita nuovamente sulle mensole e infine sull'armadio. Ha anche ripreso a venire sul suo sgabellino in cucina mentre noi mangiavamo e, anche se molto magra è tornata quasi alla normalità, riprendendo anche qualche etto. La situazione è rimasta costante per diverse settimane, tanto che ci eravamo riabituati ad averla con noi in ogni momento, a colazione e la sera in braccio guardando un film. Purtroppo però, lo scorso weekend ho notato di nuovo che mangiava un pochino meno, si stufava subito e che era meno socievole, ma pensavo fossero solo alti e bassi perché veniva comunque in cucina e sull'armadio. Lunedi mattina ha solo assaggiato il cibo per poi andare nuovamente in cima, ma non è più scesa. Io sono uscito per andare a prenderle qualche bustina di quelle che preferiva ma quando sono tornate era ancora sopra. E' scesa ma purtroppo dopo avere solo assaggiato il cibo a vomitato. Poco dopo ha iniziato a barcollare e a perdere bava tenendo la bocca aperta e dando segni di sofferenza. La situazione è precipitata in pochi minuti e dopo aver telefonato al vetterinario l'abbiamo portata. Sophie è arrivata la quasi esanime, respirava appena e aveva gli occhi aperti sbarrati. Non ci è rimasto da fare altro che salutarle e addormentarla. E' stato terribile, ma nell'orrore generale si è trattato di poche decine di minuti di reale sofferenza. Sophie ci ha regalato questi ultimi due mesi in cui si era quasi rimessa dopo la crisi del periodo natalizio e quasi 20 anni della sua presenza magica. 

Com'era arrivata Sophie:

Prima di tutto una sera di inizio 2006 Cristina (la mia compagna) sognò una gattina nera che andava a trovarla, quando me lo raccontò pensai che si trattava della gatta che avevo da ragazzino Past, scomparsa a fine anni '90 a soli 9 anni. Poi un giorno di metà maggio, mia mamma che lavorava in stazione dove ci sono i magazzini mi chiamò dicendomi che c'era un gattino nero piccolissimo vicino un muro e che probabilmente la mamma lo aveva perso. Li in stazione c'è sempre stata una colonia felina da cui poi arrivò un altro gatto nero, Nerone, portato poi a casa dai miei genitori. Mi ricordo che era una giornata di sole primaverile e corsi in stazione a vedere: ovviamente portai a casa il "gattino" nero in uno scatolone per poi portarlo dal veterinario. Quest'ultimo ci disse che probabilmente era una gattina ma era troppo piccola e facendo i conti doveva essere nata intorno il primo maggio, solo tre settimane prima.  Non era stata svezzata e quindi dovevo darle il latte apposta ogni 3 ore, tenendola sempre al caldo. Così con una sveglia continua feci io la parte della mamma e Sophie inizio a crescere. Non avendo avuto la mamma per un tempo abbastanza lungo la nostra nuova gattina non era nemmeno capace ad usare la sabbietta! Quello poi è rimasto un suo problema: prima, proprio da piccola, preferita carta strappata o stracci che trovava per terra (cosa che poi non ha mai del tutto abbandonato) e poi appena la cassetta era sporca smetteva di usarla, facendo i suoi bisognini fuori. Sophie comunque, essendo piccolissima, mi stava sempre in braccio ed è stato l'unico gatto, tra i nostri, che presa in braccio iniziava a fare le fusa e non scendeva più, praticamente sempre.

Sophie è arrivata quando abitavamo nella prima casa di Via San Lorenzo, quella in cui avava abitato per gli ultimi mesi la mia povera nonna, in una vecchia ma bella casa di ringhiera in cui io stesso ero stato fin da piccolo. Eravamo subentrati quando mia nonna era morta e io e Cristina eravamo tornati da Milano dopo gli studi universitari, era fine 2003 penso. Nel 2004 era arrivata la prima gattina, Hela, una gatta mitica di cui prima o poi dovrò scrivere un ricordo, non ce l'ho mai fatta, è stata la prima gatta a lasciarci poco prima del Covid e fu un'esperienza talmente brutta che ai tempi non sono riuscito a mettermi a scrivere. La situazione si è ripetuta con Siouxsie, come già detto e adesso con Sophie, ogni volta è stato terribile e ho pensato che non ce l'avrei fatta. Scrivere queste righe serve anche a questo, razionalizzare qualcosa di totalmente irrazionale e fare qualcosa che, per me, in qualche modo aiuta le mie povere gatte scomparse. 

Sophie era una gatta nera ma, in modo un po' inusuale, aveva gli occhi quasi turchesi. Per questo e per il pelo che, controluce, tendeva al rossiccio ma anche per la forma delle sue orecchie, ho sempre pensato che dovesse avere qualche avo siamese. Era comunque una tipica gatta nera, un pochino schiva, elegante e imprevedibile. Hela, abituata ad essere l'unica gatta della casa, l'aveva accettata con fatica, ma alla fine andavano abbastanza d'accordo. Vivendo in una casa di ringhiera, entrambe le gatte potevano uscire sul balcone collegato con gli appartamenti vicini e qualche volta scappavano anche in cortile, non c'erano grandi pericoli a parte qualche gattone che arrivava da fuori e la macchina della padrona di casa che si muoveva proprio una volta al giorno. Più che altro le gatte entravano tranquillamente nelle case degli altri o nei magazzini e qualche volta non le trovavamo più, così non le facevamo scendere. Dalla prima casa, che si trovava al primo piano sulla (allora) popolare via centrale dei negozi di cibo, Sophie era caduta dal balcone, cercando di prendere un uccellino. Era estate e andai dal balcone a vedere cosa succedeva perché sentivo la gente che borbottava. Mi dissero che un gatto era saltato ed era entrato nell'edicola sotto. Nel panico scesi giù e trovai il passerotto che volava sul soffitto e la gattina nascosta sotto uno scaffale. Poi ci siamo trasferiti al terzo piano dello stesso palazzo, stessa scala, proprio dove i miei nonni avevano abitato fino a pochi anni prima e dove io stavo da piccolo con loro. Le due gatte ci hanno seguito ovviamente e qui avevano più spazio. Memore della caduta, misi una rete nella nostra parte del balcone. Qui, alla fine del 2009 ebbi un brutto periodo di ansia sfociato in diversi attacchi di panico che si protrassero per alcuni mesi. Nello stesso periodo Sophie inizio a stare in cima ad uno scaffale per molto tempo ogni giorno e ha mordicchiarsi la schiena vicino alla coda, anche lei, nello stesso periodo, aveva problemi di ansia come me. Quella volta avevo proprio capito che tra me e lei c'era un legame profondissimo. A questo proposito faccio un salto indietro di qualche mese: Ho avuto il mio primo, terribile attacco di panico mentre ero fuori una notte (pensavo si trattasse di un infarto), riuscito a tornare a casa con la febbre, pensai che fosse l'influenza la causa. Ero a casa da solo, malato e con questa sensazione di paura terribile e decisi di guardare un documentario di stonehenge che avevo trovato in edicola qualche giorno prima. Entrambe le gatte mi si misero addosso e stettero con me tutto il tempo e tutta la notte. Questi e molti altri episodi mi vengono in mente quando parlo con qualcuno che pensa che i gatti (o gli animali in generale) non siano capaci di provare emozioni complesse. E questo è anche un pensiero che mi emoziona sempre, perché non so se sono stato capace di ridare a loro quello che loro mi hanno dato quella volta (e altre volte). 

Sophie era capace di aprire le porte, saltava e apriva le maniglie, ma non solo! In quella casa, all'ingresso, c'era una porta senza maniglia dall'interno, c'era un perno legato ad un fil di ferro per aprire da fuori e lei aveva capito che appendendosi poteva uscire. Ho i video e vedrò di caricarli. Quando abbiamo di nuovo cambiato casa e palazzo le due gatte si sono trovate in un nuovo appartamento più grande con 3 balconi (anche se piccoli) ma senza la possibilità di uscire in cortile. In verità molte volte sono scappate sulle scale, altre volte le portavamo noi a fare un giro in cortile, ma essendo un condominio dovevamo sempre stare attenti. Sophie si è persa sulle scale vicine (con nove piani) almeno due volte. Non ho mai capito perché salisse da quella parte invece di tornare a casa. Qui, dove viviamo tutt'ora, sono poi arrivati i due gattini, fratello e sorella: Loki e Siouxsie. Loki adesso, mentre scrivo, è l'unico gatto rimasto della nostra famiglia, purtroppo.

Sophie è sempre stata la gatta più schiva, anche se sapeva essere socievole con alcuni amici da lei prescelti che ogni tanto venivano a trovarci. Tra l'altro l'avevamo soprannominata Sophie Codalunga perché aveva una coda molto grande. Forse per questa sua caratteristica e perché non è mai stata una mangiona, era molto atletica e sapeva fare dei salti incredibili in giro per casa. Prima che arrivasse Siouxsie, era lei che mi seguiva più spesso in studio mentre dipingevo. Negli ultimi anni anche se aveva una età non indifferente, era rimasta molto sportiva e continuava ad andare nei posti più complicati. Quando è rimasta l'unica gatta aveva preso il ruolo principale e Loki che a volte la assaltava per gioco, doveva scappare quando lei si arrabbiava: bastava lo sguardo. A volte litigavano e dovevo separarli, ma dovevo prendere lui perché lei diventava feroce e inavvicinabile. Negli ultimi anni le era spuntanto qualche pelo bianco e qualche baffo, che delle volte erano due, a volte uno o tre. Circa due anni fa le avevo costruito dei piccoli cubotti (usati come libreria pensile) per aiutarla a salire sull'armadio, visto che prima partica con grandi salti da terra, ma si trattava sempre di un percorso "sportivo". A Sophie, penso a causa del suo colore, piaceva molto prendere il sole e appena arrivava la bella stagione, passava ore sul suo cuscino sul balcone esposto a ovest. Un'altra cosa che amava era starmi sulle gambe mentre guardavamo i film in TV. Ancora l'ultima sera era venuta sulla mia gamba sinistra, che dovevo tenere piegata e aperta ed era stata con me.

Meditazione e magia felina. 

Oltre al sogno che fece Cristina prima del suo arrivo, sono tante le cose curiose e magiche legate a lei. Sophie (come del resto Siouxsie) amava molto stare con me quando facevo meditazione e rilassamento. Me la ritrovavo spesso vicino o sulle gambe e stava così per molto tempo. Molte volte voleva proprio convincermi e dopo avermi chiamato miagolando (non era una gran miagolatrice) o strusciandosi sulle mie gambe andava sul tappetino da Yoga per farmi capire che dovevo andare. Era poi capace di stare li per molto tempo, immobile. E' stata senza dubbio la mia più grande maestra di yoga e mi sento molto in colpa di non essere andato molte volte quando mi chiamava a causa del lavoro o semplicemente per fare stupidaggini, mi fa molto male pensarci adesso. Quando facevo alcuni rituali lei arrivava nei momenti più incredibili. Una volta creai questo spezio sacro seguendo un rituale druidico, appena fatto lei si presentò all'interno. Come Hela e Siouxsie, anche Sophie era una gatta magica. Tra l'altro, oltre ad essere nata il primo maggio (festa di Beltane per i druidi) con la luna quasi piena se n'è andata proprio nel giorno in cui finiva l'anno lunare cinese (il 16 febbraio 2026), oggi è iniziato quello nuovo (del cavallo di fuoco) e con la luna al minimo. 

In futuro aggiungerò altri ricordi.

Il nome di Sophie lo decise Cristina che era appena tornata da Parigi dove aveva incontrato un'altra gatta che si chiamava così.

domenica 18 gennaio 2026

DRAGHI, DRAGHI, DRAGHI.

CINA Il drago è una figura con origini antichissime e che si trova in tutte le culture dell'Eurasia. Le testimonianze più antiche le troviamo comunque in Cina, verso il III e il IV secolo a.C. nella cultura di Hongshan, durante il neolitico cinese, dove vengono raffigurati come dei draghi a forma di C in giada e sono legati ai rituali sciamanici. Già in quel tempo il drago veniva eletto a progenitore del popolo cinese e visto come simbolo di fertiltà, portatore d'ordine e simbolicamente vicino all'acqua e alle piogge. Il drago resta una figura centrale nelle dinastie successive e le sue caratteristiche si avvicinano mano a mano a quello che è il dragone orientale che conosciamo ancora oggi.

INDIA Il Drago compare nella mitologia indiana verso il 1500 avanti cristo come serpente cosmico Vṛtra, ucciso da Indra, che trattiene le acque del mondo e poi con i Naga, divinità serpentiformi, protettrici delle acque e della conoscenza sotterranea che avranno una fortissima influenza sul Sud-est asiatico, Tibet e Cina meridionale. Anche questi esseri sono legati ai fiumi e all'elemento acqua e hanno un legame in occidente con la figura delle sirene. In particolare Naga Kanya, la regina dei Naga che Viene raffigurata con il busto umano, ali d'aquila e una coda di serpente. Spesso presenta un baldacchino di sette teste di cobra dietro il capo e tiene tra le mani una conchiglia o tesori. Melusina, invece, compare nel folklore europeo medievale (in particolare in Francia e in Italia settentrionale) come una fata delle acque dolci, spesso rappresentata con due code di pesce o di serpente dalla vita in giù. A volte è raffigurata con ali o come un drago. Di questo parliamo qui: LINK

MESOPOTAMIA Proseguendo verso occidente, le prime tracce di esseri mitici simili a draghi li possiamo trovare tra i sumeri con Kur, un mostro-drago primordiale e Tiamat (mito babilonese, ca. 1800 a.C.), la Dea-drago del caos acquatico, sconfitta da Marduk. In questo caso si inizia a vedere il drago come simbolo della natura e del caos che l'uomo deve dominare. Le caratteristiche di Tiamat iniziano ad essere simili a quelle del Drago occidentale come lo conosciamo oggi.

GRECIA ANTICA Passando attraverso il vicino oriente e ai territori dell'attuale turchia arriviamo alla Grecia. Durante il periodo miceneo troviamo grandi serpenti mitologici legati, come del resto in oriente, agli antenati e alla stirpe sacra, al mondo ctonio e sotterraneo, al culto dei morti e non si tratta ancora di una figura negativa o nemica, ma di un guardiano. Proprio dalla grecia deriva la parola Drago, δράκων (drákōn) e deriva dal guarda, fissare. Il drago è ancora un serpente enorme, un guardiano spesso immortale. Il serpente-drago Pitone (di Delfi) custodisce l’oracolo primordiale di Gea ma viene ucciso da Apollo, assistiamo alla sostituzione di un culto ctonio femminile (non malvagio!) con uno olimpico maschile. Il drago Ladone invece custodisce le mele d’oro delle Esperidi, è Immortale, spesso raffigurato avvolto all’albero, è guardiano dell’accesso all’immortalità e del limite tra umano e divino. Poi c'è il drago di Ares che custodisce una sorgente sacra (ancora il legame l'elemento acqua e con il mondo Ctonio come in Oriente, ma viene ucciso da Cadmo dando origine agli gli Spartoi, antenati dei Tebani. Il Drago è presente poi anche come avversario degli eroi, sempre nella figura di guardiano, per esempio l'Idra di Lerna uccisa da Eracle, ma anche in questo caso troviamo la vicinanza all'acqua (vive in una palude) e il legame con i culti antichi. 

In questo periodo il drago occidentale ha ancora molte caratteristiche che lo avvicinano a quello orientale (guardiano del sacro, della stirpe, dell'ordine antico) ma è ctonio (quello orientale è celeste) e invece di essere onorato, dev'essere sconfitto. Questo, tra l'altro, testimonia il differente rapporto tra umano e natura delle diverse società.

ANTICA ROMA Nell'antica Roma il drago è molto simile a quello greco, da cui deriverebbe e generalmente lo troviamo nelle paludi on in altre zone di confine sconosciute e spaventose. Il drago è quindi simbolo della natura pericolosa. A Roma, in oltre, il drago (draco) era una prestigiosa insegna militare, Inizialmente usata per la cavalleria (Draconarii), poi esteso a fanteria e imperatori; era un'insegna prestigiosa, spesso in seta e decorata che venne adottato dai Romani dopo i contatti con Daci e Sarmati, come visto sulla Colonna Traiana.


IL DRAGO SETTENTRIONALE Come nell'antica Roma, il drago nelle Gallie e nordici, sembra svilupparsi similmente a quello greco. Si fa fatica a trovare evidenze come rappresentazioni grafiche antiche, ma lo troviamo nelle mitologie sia celtiche che germaniche che però sono state messe per iscritto in epoca tarda. Anche il nome è sempre derivato dal drako greco. Nella Gallia Cisalpina esistono varie leggende, di cui magari parleremo in un post a parte, di cui la più notevole è quelle del drago Tarantasio che abitava il laga Gerundo (oggi prosciugato) che si trovava in Lombardia tra i fiumi Adda e Serio. Nelle Gallie d'oltralpe troviamo il drago rosso (Y Ddraig Goch che compare nella bandiera del Galles) e il drago bianco. Nei miti nordici il drago è molto presente: Níðhöggr (Nidhogg): Un mostruoso drago che vive nelle profondità del Niflheimr e rode le radici di Yggdrasill, l'albero del mondo, cercando di destabilizzare l'ordine cosmico. Jörmungandr (Il Serpente di Miðgarðr): Un serpente con tratti draconici. Circonda il mondo intero e il suo risveglio segna l'inizio del Ragnarök, dove è destinato a uccidere e morire contro Thor. Il Drakkar della cultura vichinga celebrava queste creature decorando la prua delle navi con teste di drago intagliate per spaventare gli spiriti nemici e mostrare potenza.

IL DRAGO EUROPEO MEDIEVALE Nel medioevo il drago diventa una figura centrale nel folklore e nella mitologia europea. In questo periodo storico la cultura Romana, già influenzata da quella greca, che aveva sottomesso gran parte del continente, si mischia con quella celtica, con quella germanica e più tardi con quella slava dando origine a quella che è la cultura europea. Il cristianesimo proveniente dal medioriente diventa la religione dominante, ma il paganesimo precedente con tutte le sue mitologie viene assorbito, in parte assimilato e in parte demonizzato, non sparisce. Il drago assume quindi una valenza ancora più negativa, simbolo stesso del demonio, ma non scompare: lo troviamo anzi raffigurato in molte chiese. Resta comunque simbolo di casate e di stendardi militari. La cristianizzazione porta in Europa le caratteristiche demoniache del drago 

Un drago dell'area padano, forse il famoso Tarantasio.


* Una radice comune: Il "Chaoskampf"
La ricerca mitologica moderna suggerisce che queste figure derivino da un archetipo comune indoeuropeo (o euroasiatico) chiamato Chaoskampf: la battaglia tra una divinità dell'ordine (spesso legata al tuono, come Thor o Marduk) e un mostro serpentino che trattiene le acque o minaccia la creazione. In Cina, questo si riflette nel drago che aiuta a domare le inondazioni o che serve l'Imperatore. Nel Nord Europa, si riflette nello scontro finale tra Thor (dio del tuono) e Jörmungandr.





domenica 21 dicembre 2025

Mantra, preghiere, pratiche per un gatto malato (o un altro animale caro).

 Prima di tutto, se avete un gatto o un'altro animale che non sta bene CHIAMATE IL VETERINARIO, le cure mediche sono sempre la prima cosa a cui pensare e quella più importante se volete aiutarlo. A volte aspettare anche un solo giorno può fare la differenza per la salute o la vita per il vostro caro.

Questo post serve a trovare un aiuto aggiuntivo, sia per il vostro gatto (o animale caro) che per voi in una situazione difficile come quella della malattia. A me è capitato molte volte e ho sempre avuto bisogno di qualcosa di più, perché il senso di impotenza in certe situazioni è troppo e perché, personalmente, io non penso che siamo solo ed esclusivamente questo corpo.

Buddismo

Nel buddismo, i gatti occupano una posizione spirituale privilegiata e sono spesso descritti come "piccoli monaci" per la loro natura meditativa, la capacità di mantenere la calma e l'indipendenza dall'ego. Tutti gli animali sono comunque esseri senzienti (dotati di mente e capaci di soffrire e provare gioia) e fanno parte dei "Sei Regni" della rinascita nel samsara, al pari degli umani, ma in un regno distinto, spesso visto come una condizione di sofferenza dovuta a karma passato, che sottolinea la necessità di compassione. La visione buddista promuove il rispetto per tutte le creature, incoraggiando la non-violenza, la compassione e il vegetarianismo, con storie che vedono Buddha rinascere come animale per mostrare virtù come sacrificio e altruismo.

Riconoscere la comune natura di essere senziente con gli animali è un esercizio morale fondamentale per i buddhisti, che porta a non fare distinzioni di serie A e B. Già nel III secolo a.C. esistevano ospedali per animali fondati da comunità buddiste.

Molte tradizioni, come l'ordine Fo Guang Shan, vedono i gatti come esseri che hanno raggiunto una forma di illuminazione; vivono nel presente, mangiando quando hanno fame e dormendo quando hanno sonno, senza il bisogno di compiacere gli altri.


Esistono molte scuole nel Buddismo, alcune di esse sono completamente diverse dalle altre, sia per quanto riguarda la ritualità, sia per la filosofia, quindi è difficile limitarsi a pochi consigli per aiutare il tuo animale malato. I mantra sono propri di diverse scuole, in particolare di quelle tantriche (ad esempio il buddismo tibetano) e per questo ne sagnaliamo due:

1. Mantra del Buddha della Compassione (Avalokiteśvara): 

Om Mani Padme Hum

Significa "O Gioiello nel Loto!" ed è il mantra più diffuso e noto del Buddhismo tibetano. Recitarlo aiuta a coltivare la compassione e l'amore incondizionato, purifica la mente e porta pace interiore. È utile recitarlo in presenza del gatto, serve ad alleviare le sofferenze di tutti gli esseri senzienti.

2. Mantra del Buddha della Medicina (Bhaisajyaguru): 

Tayata Om Bekadze Bekadze Maha Bekadze Bekadze Radza Samungate Soha

E' un mantra specifico per la guarigione ed è particolarmente utile per alleviare la sofferenza fisica e mentale, sia per gli esseri umani che per gli animali. Si ritiene abbia un effetto curativo e purificante e possa aiutare il gatto a vivere il più serenamente possibile.


I mantra possono essere recitati a voce alta, sussurrati o anche solo cantati mentalmente, in presenza del gatto. Gli animali sono sensibili alle energie e agli stati mentali calmi.
L'intenzione è molto importante: Mentre reciti, concentrati sull'invio di amore, pace e compassione al tuo gatto. 

Altre pratiche utili:

Visualizzazioni: Luce Curativa: Immaginare il Buddha della Medicina o Chenresig che invia luce di guarigione al corpo dell'animale, visualizzando la purificazione.

Toglen: Il Tonglen è una pratica di meditazione compassionevole buddista tibetana che può essere adattata per inviare amore e guarigione a un gatto malato. È un modo per coltivare la compassione e gestire le emozioni difficili come l'ansia e il dolore legati alla malattia del tuo animale domestico.

Come praticare il Toglen per il tua gatto malato ma anche per altre persone o animali, QUI!

>>> Anche far ascoltare al tuo gatto registrazioni di testi di Dharma, preghiere e mantra può essere di grande beneficio.

Cristianesimo

La religione cristiana, ufficialmente, non ha un rapporto molto chiaro e a volte nemmeno molto positivo con gli animali, però a livello popolare le cose sono meno rigide, in oltre ha assorbito moltissimo da quelle che erano le religioni precedenti in Europa. Quindi se siete cristiani o se magari non siete credenti ma quando siete in difficoltà avete bisogno di qualcosa che vada oltre alla pura materialità e la cosa più diretta è richiamarsi alla forma spirituale nella quale più o meno siamo cresciuti in Italia e in Europa qui ci sono alcuni suggerimenti.

La cristianità popolare è ricca di sante e santi a cui chiedere aiuto quando ci si trova in difficoltà. Nel nostro caso si può invocare San Francesco d'Assisi (patrono degli animali e della natura), San Rocco (protettore contro malattie e infezioni, spesso associato ai cani, ma invocato per tutti gli animali) o Santa Gertrude di Nivelles (patrona dei gatti e contro i topi, a volte invocata per la guarigione) chiedendo guarigione, pace e protezione divina per la creatura, sottolineando l'amore e la cura che gli si dedica.

1. Per Guarigione e Pace (Generale):
"Padre dolcissimo, ti prego, circonda il mio [nome del gatto] con la tua energia amorevole e risanatrice. Aiutalo a sentirsi in pace, affinché il processo di guarigione possa avvenire senza ostacoli, liberandolo da ogni dolore e affanno. Che possa tornare presto alla sua gioia e vitalità. Amen".


2. Invocando San Francesco (Amore per tutte le creature):
"San Francesco, amico di tutte le creature, tu che hai visto in ogni animale il riflesso dell'amore di Dio, benedici il nostro [nome del gatto]. Proteggilo da ogni male, dona al suo corpo la salute e al suo spirito la serenità, affinché possa vivere lunghe giornate felici e in pace. Amen".

3. Invocando San Rocco (Guarigione e protezione):

"O glorioso San Rocco, che hai conosciuto la sofferenza e hai ricevuto aiuto da un cane, intercedi per il nostro [nome del gatto]. Liberarlo dalle infezioni, guarisci il suo corpo e il suo spirito, e dona a noi, che ce ne prendiamo cura, la forza e la pazienza necessarie. Che la tua grazia lo protegga e lo benedica. Amen".


4. Per Santa Gertrude (Specifica per i gatti):
"Santa Gertrude di Nivelles, patrona dei gatti, ascolta la nostra preghiera. Proteggi il nostro [nome del gatto] da ogni male e malattia. Concedigli la grazia della salute, allontanando ogni sofferenza e afflizione, affinché possa ritrovare il suo benessere e la sua gioia. Amen".

INDUISMO

Il mondo induista e, in generale, indiano è complessissimo e vario ed è quindi impossibile semplificare troppo. Rispetto alle religioni monoteiste gli animali sono considerati esseri senzienti e vengono tenuti in considerazione: il concetto di Ahimsa (non violenza) vale sia per le persone che per gli altri esseri viventi, ha influenzato la "compassione" (Karuna) buddista ed è il motivo per cui in India più di un terzo della popolazione è vegetariana. Detto questo è da tenere presente che in alcune sette e in alcune aree dell'India esistono ancora sacrifici animali e addirittura fino ad un passato non troppo remoto, umani. Questo per fare un'introduzione a quanto sia complessa la sfera induista.


Il mantra più noto e potente utilizzato per la guarigione e la protezione, applicabile anche agli animali, è il Maha Mrityunjaya Mantra:

Om Tryambakam Yajamahe
Sugandhim Pushti-Vardhanam
Urvarukam Iva Bandhanan
Mrityor Mukshiya Ma Amritat


(Si invoca Shiva (nella sua forma di Tryambaka, il dio dai tre occhi) per la protezione, la guarigione e la liberazione).

Un altro mantra dedicato a Shiva nella sua forma di Signore degli animali (Pashupati, molto simile al celtico Cernunnos) per la benedizione degli animali e la protezione:

Om Pashupatinathaya Namah 
(ॐ पशुपतिनाथाय नमः).

Significato: "Mi inchino al Signore degli Animali".


Un mantra per avere la forza di aiutare il proprio animale (o caro malato) è:

"Shri Rama Jaya Rama Jaya Jaya Rama"

Un altro mantra potentissimo che serve a ritovare la gioia, proteggere noi e gli altri è il Maha Mantra:

HARE KRISHNA
HARE KRISHNA
KRISHNA KRISHNA
HARE HARE
HARE RAMA 
HARE RAMA 
RAMA RAMA
HARE HARE

Andrebbe cantato in cicli di 108 volte (si usa un mala con 108 palline) ed è considerato perfetto per questa era detta Kali Yuga in cui è troppo difficile trovare la pace necessaria per meditare perfettamente.



martedì 16 dicembre 2025

La pratica del Toglen per un gatto o un caro malato.

Metto questa pratica a parte perchè me la sono fatta scrivere dall'AI di google per completare il post. 
Si tratta di una pratica non troppo semplice che richiede una certa concetrazione.
Questa pratica va bene sia per un gatto che per un caro malato o per qualsiasi altro essere senziente in difficoltà.



Il Tonglen è una pratica di meditazione compassionevole buddista tibetana che può essere adattata per inviare amore e guarigione a un gatto malato. È un modo per coltivare la compassione e gestire le emozioni difficili come l'ansia e il dolore legati alla malattia del tuo animale domestico.

Ecco una guida su come praticare il Tonglen concentrandosi sul tuo gatto:

PreparazioneTrova un luogo tranquillo: Siediti in un posto comodo dove non sarai disturbato.
Concentrati sul tuo gatto: Tieni un'immagine del tuo gatto malato nella mente, oppure siediti vicino a lui se è a riposo.
Riconosci i tuoi sentimenti: Permetti a te stesso di sentire il dolore, l'ansia o la tristezza che provi per la sua sofferenza.

La Pratica del Tonglen
La pratica si svolge in quattro fasi, sincronizzate con il respiro:

1. Visualizza l'Assorbimento della Sofferenza (Inspirazione)Inspira: Mentre inspiri, immagina di assorbire tutta la sofferenza, il dolore, la paura e la malattia del tuo gatto sotto forma di una nuvola di fumo denso e nero o di un liquido scuro.
Permetti che ti raggiunga: Immagina che questa oscurità entri nel tuo cuore. Non cercare di bloccarla; lasciala entrare e dissolversi nella tua compassione.

2. Visualizza la Trasformazione (Nel Cuore)Trasformazione: Nel centro del tuo petto, visualizza una luce brillante e curativa (può essere bianca, dorata o di qualsiasi colore associ alla guarigione). Quando l'oscurità della sofferenza entra nel tuo cuore, viene immediatamente purificata e trasformata da questa luce.

3. Visualizza l'Invio di Guarigione (Espirazione)Espira: Mentre espiri, invia al tuo gatto questa luce bianca e luminosa, piena di amore, pace, conforto e guarigione.
Permetti che lo avvolga: Immagina questa luce che avvolge completamente il suo corpo, penetra in ogni cellula, alleviando il dolore e portando conforto e benessere.

4. Ripeti il Ciclo Continua a respirare: Ripeti questo ciclo per tutto il tempo che desideri. Inspira il suo dolore (fumo nero), trasformalo nel tuo cuore (luce brillante) ed espira la guarigione (luce bianca) verso di lui.

Punti Chiave

Intenzione: L'intenzione è fondamentale. Non stai cercando di "prendere" letteralmente la malattia fisica su di te, ma di usare la pratica per coltivare una profonda compassione e inviare energia positiva.
Gestione delle Emozioni: Questa pratica aiuta a trasformare la tua impotenza e il tuo dolore in un'azione compassionevole.
Nessuna aspettativa di guarigione: Il Tonglen non sostituisce le cure veterinarie. È un supporto spirituale ed emotivo che aiuta te a sentirti più calmo e connesso, e può portare un senso di pace anche al tuo animale.
Questa pratica è un bellissimo modo per stare accanto al tuo gatto in un momento difficile, offrendo la tua presenza amorevole e la tua compassione.

domenica 2 novembre 2025

Un Buddha nell'Egitto romano.

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Nel 2022 ci fu una scoperta archeologica davvero interessante in Egitto che venne divulgata nel 2023 e di cui si è parlato forse troppo poco. Per chi, come me, è affascinato dalle origini indoeuropee e dagli scambi culturali tra oriente e occidente, questa è una di quelle notizie che si aspetta sempre di leggere. Durante gli scavi nell'antica città portuale di Berenike, antico porto egiziano sul Mar Rosso, una spedizione Polacca-Americana, portò alla luce una statua di Siddhartha Gautama (Buddha) trovata in un contesto egiziano del periodo romano.

La statua in marmo alta circa 71 cm che raffigura il Buddha in piedi, con una mano che regge parte della vesta, un fiore di loto accanto (o base simile) e un’aureola raggiata attorno alla testa. Il contesto è un quello di un tempio romano-egiziano (dedicato alla dea Iside) ma ci sono alcuni elementi che rendono questa scoperta molto più interessante di quello che potrebbe essere, già molto notevole, quella di una statua buddista in ambito Egiziano.

Prima di tutto La datazione proposta è quella del periodo romano, 90–140 d.C. circa e la scultura è considerata «la più occidentale» tra le statue buddhiste note in quel periodo. Ma non si tratta semplicemente di una statua importata dall'oriente, infatti il marmo in cui è stata scolpita la raffigurazione del Buddha, proveniva dall’area del Mediterraneo orientale (Anatolia o sud di Istanbul) e alcuni ricercatori ritengono possibile che sia stata lavorata ad Alessandria o — meno probabilmente ma non escluso — localmente a Berenike o forse ancora addirittura nella zona della cava, che all'epoca era Grecia. La statua infatti presenta il tipico stile indo-ellenistico presente nella statuaria buddista dei regni greco-indiani (Regno del Gandhara, in quello che oggi è occupato da Afganistan e Pakistan) e sappiamo che in quei regni Greci in Oriente ci furono anche regnanti di religione buddista. 


In oltre negli stessi livelli di scavo sono state scoperte delle iscrizioni in sanscrito, alcuni rilievi con divinità in stile indiano e monete interpretabili come segni evidenti di frequentazione orientale in loco.


 La scoperta ha fatto subito ipotizzare la possibile presenza di una comunità monastica buddista nell'Egitto dei primi secoli dopo Cristo e quindi un contatto diretto con il mondo prima ellenico e poi romano. Sicuramente la statua era stata scolpita in area "occidentale" da artigiani che usavano uno stile ellenistico e che quindi in questo caso siamo di fronte a qualcosa di molto più interessante di un semplice scambio commerciale, doveva esserci una presenza buddista in area mediterranea. In oltre si pensa che non tutto quello che potrebbe essere stato scoperto in questa area sia stato reso pubblico e che nei secoli altre evidenze possano state essere vittime di iconoclastia. Detto questo, il contesto è quello di un tempio dedicato ad Iside e quindi non ci sono evidenze di una reale presenza monacale ampia e duratura. Tuttavia questa scoperta è veramente importante e fa pensare alle testimonianze che parlavano di Gimnosofisti indiani nell'Egitto di epoca ellenistica, arrivati dopo le spedizioni di Alessandro Magno ed affascinante pensare anche a possibili influenze tra religioni greche (si pensi a Orfici e Pitagorici ma anche a certe idee presenti in Egitto) e indiane.


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sabato 18 ottobre 2025

Il Menhir de Pierrefiche

Continua il nostro tour alla ricerca dei menhir meo conosciuti in giro per l'Europa. Questa volta siamo andati in Francia nel dipartimento dell'Ain (Regione Alvernia Rodano Alpi) in una bellissima zona piena di Montagne, colline e boschi.

Il monolite sorge a poca distanza dalla strada, appena fuori il paese di Simandre sur Suran, nella zona di Burg en Bresse. Nessun ritrovamento diretto (manufatti o altro trovato nelle vicinanze) ha permesso di stabilire l'età dell'erezione del menhir. La sua forma però lo avvicina ad esemplari della Borgogna risalenti al Neolitico medio (4200-3600 a.C.). Si dice che fino a qualche secolo fa esistessero altre due pietre erette nelle vicinanze, rimosse nel XVIII secolo. Potrebbe quindi trattarsi, in origine, come in molti altri casi, non di una pietra isolata, ma di un insieme più complesso. Si tratta comunque dell’unico menhir conosciuto nel dipartimento dell’Ain, e di uno dei pochi monumenti megalitici attestati della zona.

Il menhir di Pierrefiche è classificato come monumento storico dal 6 marzo 1888.

Folklore: si dice che le tre pietre che si trovavano da queste parti ormai scomparse, sarebbero i fusi che tre fate avrebbero piantato passando di lì. In oltre una delle sporgenze era ritenuta capace di rendere fertili le coppie che vi si strofinavano, quindi entra a far parte di quelle pietre della fertilità che in Piemonte venivano chiamate "Pietre della vita".

Il menhir di Pierrefiche (che letteralmente vuol dire "lastra di pietra") ha queste dimensioni:

Altezza: 3,8 m

Larghezza: 1,3 m

Spessore: 0,5 m

E' classificato come monumento storico.

https://leradicideglialberi.blogspot.com/2025/10/il-menhir-de-pierrefiche.html

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domenica 5 ottobre 2025

Punti di contatto e differenza tra la Bahgavad Gita e il Buddismo

La Bahgavad Gita è uno dei testi più importanti dell'India, ma non solo. Io lo incontrai alla fine degli anni '90 dopo aver conosciuto gli Hare Krishna e da allora lo considero uno degli scritti basilari per me, ne porto spesso una copia piccolissima, non commentata nello zaino. Ma che cos'è la Bhagavad Gita? Prima di tutto non è un testo autonomo, ma un episodio inserito all’interno del Mahābhārata, uno dei grandi poemi epici dell’India. La sua datazione è ancora discussa tra studiosi e indologi, perché il testo è frutto di stratificazioni e redazioni diverse: probabilmente venne composto tra il V secolo a.C. e il II secolo d.C. e la maggioranza degli studiosi colloca la stesura finale attorno al II secolo a.C. – II secolo d.C. I contenuti filosofici mostrano dialogo con le dottrine dell’Upanishad, del Sāṃkhya, dello Yoga e con le prime correnti del buddhismo, il che indica un’epoca in cui queste scuole erano già sviluppate e in dialogo tra loro. La lingua è il sanscrito classico, più tardo rispetto al sanscrito vedico dei Veda. Quindi possiamo dire che la Bhagavad Gita nasce come testo compiuto nell’età classica dell’India antica, probabilmente tra il II secolo a.C. e il II d.C., anche se i suoi temi e le sue idee hanno radici molto più antiche, nei Veda e nelle Upanishad. Il testo riporta un dialogo tra il principe Arjuna e il dio Krishna che gli impartisce lezioni di saggezza spirituale e morale durante la grande battaglia di Kurukshetra.

Ci sono diversi punti di contatto tra Bhagavad Gita e buddhismo, che mostrano come le due tradizioni abbiano dialogato nello stesso contesto culturale dell’India antica:

1. Distacco e non-attaccamento
Bhagavad Gita: l’azione va compiuta senza attaccamento ai frutti (karma-yoga).
Buddhismo: l’attaccamento è radice della sofferenza; il cammino implica agire senza brama.
In entrambi, il punto non è rinunciare all’azione, ma liberarsi dall’attaccamento.

2. Equanimità
Gita: il saggio è equanime davanti al successo e al fallimento, al piacere e al dolore.
Buddhismo: la pratica coltiva l’upekkhā (equanimità), uno dei quattro stati sublimi.

3. Meditazione e disciplina interiore
Gita: lo yoga (soprattutto rāja-yoga) è via per la concentrazione e l’unione con il divino.
Buddhismo: la meditazione (samādhi, vipassanā) porta alla liberazione dalla sofferenza.
Entrambi vedono la mente disciplinata come condizione della liberazione.

4. Trasformazione dell’ego
Gita: bisogna superare l’ego individuale per comprendere il Sé universale (ātman-Brahman).
Buddhismo: bisogna riconoscere l’illusione del sé (anātman) e liberarsi dall’ego.
* Qui c’è una differenza sostanziale: la Gita afferma un Sé eterno, il buddhismo lo nega.

5. Liberazione
Gita: mokṣa, unione con il Brahman o con Krishna, liberazione dal ciclo delle rinascite.
Buddhismo: nirvāṇa, estinzione della brama e della sofferenza, uscita dal saṃsāra.
Le parole cambiano, ma entrambi cercano una liberazione definitiva dal ciclo delle nascite e morti.

6. Etica dell’azione
Gita: agire secondo il proprio dharma, senza desiderio personale.
Buddhismo: seguire la retta azione, la retta parola e il retto sostentamento (Ottuplice Sentiero).

La Bhagavad Gita e il buddhismo condividono un forte accento sul distacco, sulla disciplina mentale e sulla liberazione dal saṃsāra. La grande differenza è ontologica: la Gita afferma un Sé eterno e divino, mentre il buddhismo afferma l’assenza del sé (anātman).