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giovedì 17 aprile 2025

Il Bialbero di Casorzo: un ciliegio cresciuto su un gelso.

A poche centinaia di metri da Casorzo, il paese della Malvasia dolce nel cuore del Monferrato, c'è una meraviglia della natura: il Bialbero. Si tratta di un Ciliegio cresciuto su di un Gelso. Questo tipo di fenomeni naturali vengono chiamati "alberi epifeti" ma generalmente si tratta di piccole piante che riescono a sopravvivere per un breve periodo. La particolarità di questo "bialbero" è che entrambe le piante sono ben sviluppate e vivono da molti anni. Questo è possibile perchè, a causa dell'età del gelso, le radici del ciliegio hanno potuto svilupparsi in una cavità dell'albero ospite raggiungendo il terreno. 

Fino a pochi anni fa si poteva vedere il ciliegio spuntare dal gelso in mezzo ad un campo a pochi metri dalla strada, oggi, vista la notorietà acquistata, ai piedi della pianta in questione sono stati posizionate panche e tavoli in qui si può fare pic nic, fortunatamente tutto liberamente. Io lo preferivo nel suo ambiente naturale, ma per fortuna, in questo modo, il bialbero è stato protetto e viene curato.

Per raggiungere l'albero potete cercare direttamente "Bialbero" su google maps, oppure raggiungere Casorzo in bicicletta o in auto uscendo ad Alessandria est.

sabato 15 giugno 2024

MASCHE E MASCONI: 6) Ancora masche che sono gatti e altri animali.

>>> Vedi l'indice dei post dedicati alle storie di MASCHE E MASCONI!

IL GATTONE NERO DELLA VAL SUSA. In un villaggio di pastori in Val Susa viveva un grosso e paffuto gatto nero come la notte senza luna. Era amato da tutti e veniva ospitato e accarezzato per il suo bellissimo pelo e per la sua simpatia. In inverno entrava nelle case con il focolare acceso dove le gente si trovava per scaldarsi e per raccontarsi storie e si sedeva sulle gambe di  tutti benvenuto. Proprio durante una di queste sere gioviali nella stanza qualcuno disse: "Ruin l'est mort!" (Ruin è morto!) Nessuno capì subito cosa volesse dire quella frase pronunciata nel buio della sera ma il gatto si alzò di colpo, come fanno i gatti delle volte e, nella meraviglia di tutti parlò, pronunciando queste parole: "Ruin l'è mort, a toca mi!" (Ruin è morto, tocca a me!). Detto questo il gatto scomparve. Ruin era il nome di un Mascone di cui si parlava in valle e che essendo morto lui, il gattone avrebbe dovuto prendere il suo posto.

Questa storia è molto interessante perchè al contrario delle altre non vede una masca trasformarsi in gatto, ma, esattamente al contrario un gatto diventare mascone!

Il gattone Nerone che viveva con i miei genitori fino a qualche anno fa, mi viene sempre in mente quando penso al gattone masca della Val Susa.

LA VALANGA DI PIAMPRATO, I TRE DIAVOLI. esistono diverse versioni di questa leggenda con diavoli, animali magici, ecc... Ci troviamo in Val Soana, una delle valli franco-provenzali del Piemonte sul versante sud del Gran Paradiso. Del torrente che da il nome alla valle ne avevamo parlato anche nell'articolo sugli idronimi di origine celtica in Piemonte (LINK) ed è praticamente omonimo della Sanna e della Saona in Francia e deriverebbero dalla dea gallica Sequana. Il fatto in questione avvenne nel 1711, il 14 o il 17 maggio a seconda delle leggende. La storia più popolare dice che gli abitanti di Pianprato non fossero dei bravi cristiani, c'è chi dice che si affidassero ancora ai loro idoli alpini pagani, chi dice che in mancanza di preti che arrivassero lassù, si arrangiassero con rosari, preghiere mischiando con le pratiche superstiziose, sta di fatto che per questo vennero puniti. Sulle tre cime principali si posizionarono tre "diavoli" o masche: un gatto, un cane e un gallo che fecero nevicare giorno e notte per tre giorni. Quelli che erano scesi a valle non riuscirono a tornare a casa sia per la neve sia perchè erano stati fermati dai paesani più in basso che li avvertirono che stava succedendo qualcosa di strano e oscuro. Fu così che una grandissima valanga si staccò dalle cime dei diavoli e sommerse completamente il paese di Valprato (che sembra si trovasse dove oggi c'è la Grange Prariond) distruggendolo. I paesani sopravvissuti lo ricostruirono più in basso dove oggi si trova. Questo sembra sia vero, infatti tutte le case nel nuovo paese recano date posteriori al 1711. 

LA SECONDA VERSIONE, LA VENDETTA DEGLI ANIMALI. Un'altra versione della leggenda (che mi ricorda alcune leggende giapponesi o asiatiche) dice che nel paese di Piamprato abitasse gente cattiva che si comportava in modo crudele con le persone e con gli animali della valle. Fu così che in quella primavera del 1711 furono visti alcune bestie (anche in questo caso gatti, cani e un gallo) che portavano curiosamente con piccoli sacchi la neve in cima alla montagna. Questi animali, probabilmente masche stavano preparando la punizione per la gente del villaggio che infatti come nella storia precedente venne colpita dalla terribile valanga. Esiste anche una bizzarra terza leggenda che spiega la scomparsa del vecchio paese di Piamprato: quest'ultima narra di una cavaliere in armatura che, mandato dal Signore, si presentò per punire i paesani che non seguivano la religione nel modo giusto.

IL MASCONE CHIOCCIOLA DEL BELBO. Nelle zone paludose del torrente Belbo che si trovavano poco prima della confluenza con il Tanaro nelle vicinanze di Villa del Foro si dice si trovassero delle antiche pietre dove si trovavano tantissime lumache. Era questa proprio la zona in cui nell'alto medioevo vagava San Baudolino meditando e compiendo miracoli. I cristiani più fedeli evitavano quella radura con le pietre considerata luogo di ritrovo di masche e diavoli ma vista la fame che i popolani della zona nei secoli scorsi c'era sempre qualcuno che, senza farsi vedere, ci andava per lumache. Un giorno un uomo di nome Bianchin vi ci si recò dopo una grande piovuta mentre un grandissimo arcobaleno sembrava indicasse proprio il luogo con le grandi pietre che si ergevano da suolo. Le lumache erano così tante che non gli bastò la borsa che aveva portato, ma su una pietra piena di coppe piene dell'acqua piovana ne trovò una così grande e di un colore così bello che non aveva mai vista. Presa anche quella tornò a casa a mise le lumache a spurgare. Durante la notte si senti un gran baccano e la moglie alzandosi trovò uno stranissimo personaggio dalla pelle viscida e grigia che gli disse che se avrebbe voluto ritrovare il marito sarebbe dovuta andare a cercarlo alla radura delle pietre. La mattina seguente la donna si svegliò all'alba e seguendo la traccia bavosa delle lumache trovò il posto senza problemi. Qui sulla pietra centrale con i fori vide la grande Chiocciola che, con sua grande sorpresa iniziò a parlare: "Eccoti! Tuo marito è qui con noi ora, puoi cercarlo tra le mille lumache, ma non sarà difficile riconoscerlo"! Il personaggio che aveva visto la notte precedente era il Mascone delle chicciole, il re delle lumache e aveva trasformato il marito che voleva mangiarselo in uno di loro. Da quel giorno la donna non cucinò più nessuna lumaca e divenne protettrice della radura, considerata pazza dagli altri paesani. Esistono altre leggende riguardarti questo luogo in cui era possibile fare incontri poco piacevoli e che le persone più assennate si guardavano bene dal visitare. Si dice che un giorno le pietre siano state rimosse definitivamente ma sia ancora oggi possibile vederle utilizzate per la costruzione di vecchie case a Villa del Foro. Forse la famosa Pietra di Santa Varena veniva proprio di li ed è certo che poco distante dalla chiesa ancora oggi sia visibile, usata come paracarro un'altra pietra muschiosa sulla quale sono visibili diverse coppelle. vedi: pietra-coppellata-di-villa-del-foro


Bibliografia:
Leggende delle Alpi - Maria Savi Lopez
Tanto tempo fa... - leggende, canzoni e strane storie in Piemonte - Marta Salvi Villa
Foglio della conferenza su Masche e Masconi - Castelnuovo Belbo 1973

Links:



venerdì 14 giugno 2024

MASCHE E MASCONI: indice dei post:

Per cercare post riguardanti questo argomento si può cercare una delle seguenti tag nella casella di ricerca qui a destra: #masche o #MASCHE E MASCONI. Comunque abbiamo scritto una serie di past collegati che andranno ad arricchirsi sempre più negli anni e che potete scegliere semplicemente qui sotto:



1 MASCHE E MASCONI: 1) Chi è la masca?
2 MASCHE E MASCONI: 2) La masca Micilina
3 MASCHE E MASCONI: 3) "Le pietre delle masche"
4 MASCHE E MASCONI: 4) Frati, preti "masca" e preti maghi.
5 MASCHE E MASCONI: 5) Animali magici: gatti, pecore, capre... che sono masche.
6 MASCHE E MASCONI: 6) Ancora masche che sono gatti e altri animali.

in aggiornamento.


sabato 25 febbraio 2023

MASCHE E MASCONI: 5) Animali magici: gatti, pecore, capre... che sono masche.

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Abbiamo già parlato di masche e gatti per quanto riguarda quella che è la masca forse più famosa, Micilina (LINK) qui sotto ho cercato di raccogliere alcune storie che testimoniano il rapporto tra queste figure e gli animali. Questa è una caratteristica che ricorre in molte storie di streghe in tutta Europa e non solo, ma come già detto, la figura della masca è particolare per questo suo legame più marcato con la natura, con un animismo che torna. Sia le masche che la natura (nelle storie di questo post gli animali) hanno sempre caratteristiche più o meno negativa, tutto quello che non è umano è stato adombrato da un Cristianesimo antropocentrico che vede in tutto quello che non è umano (e donna...) qualcosa di maligno, tuttavia in queste storie gli animali tornano ad essere dei soggetti importanti e vengono trattati, anche se con timore o disprezzo, quasi alla pari.

I GATTI DEL MASCONE: Per scendere a Cossano il signor Rovetta (classe 1918) prendeva una scorciatoia per fare prima, un giorno in piena estate passò davanti ad un bel fico pieno di grossi frutti e pensò che tornando a casa la sera, con il buoi, ne avrebbe presi due o tre. Più tardi, sulla via del ritorno, il signore trovò l'albero pieno di gatti, ce n'erano almeno venti ed egli si domandò come potessero esserci tutti quei gatti in quella frazione. Fu allora che si ricordò che il padrone di quella casa era conosciuto per essere un mascone, temuto perchè faceva la fisica e quindi scappò velocemente, perdendo il cappello. Alcuni giorni dopo sul sentiero, il signor Rovetta incontrò la moglie di quell'uomo che, misteriosamente lo riconobbe e gli restituì il cappello. (testimonianza diretta del 1989 dal libro MASCHE di Donato Bosca e Bruno Murialdo)

LA GATTA DI OVIGLIO: tra le storie che si raccontavano vicino alla stufa nelle fredde sere d'inverno c'era quella di quel paesano che tradiva la povera moglie Rosina con un'altra donna più giovane. La moglie era una donna che non si lamentava mai, lavorava l'orto e preparava zuppe al marito con erbe che lei stessa raccoglieva nei campi a volte anche la sera in particolare durante il plenilunio. Questa era l'unica libertà che si prendeva la donna. Il marito usciva e invece di andare in taverna incontrava l'altra ragazza tra i cespugli sul Belbo. Una sera di luna piena, mentre tornava a casa sul sentiero ebbe la sensazione di essere seguito e girandosi vide una gatta nera dietro di lui. Da allora l'incontro si ripeté più volte e a casa con la moglie andava sempre peggio, Rosina non parlava più. Una sera di primavera, illuminata dalla luna piena dopo l'incontro con la ragazza apparve di nuovo la gatta che fissava l'uomo dall'alto di un muro di mattoni, il quale innervosito dalla situazione prese una pietra e la colpì proprio sulla testa e poi corse a casa per la cena, ma la moglie non c'era. I'uomo, di cui non sappiamo il nome, pensò che, vista la sera di luna, la moglie fosse uscita per andare a raccogliere erbe ma al mattino la trovò con un occhio nero, disse che era scivolata nel bosco. La gatta era proprio la moglie masca che lo aveva seguito e che lui aveva colpito. L'uomo da quella sera non vide mai più altre donne.

*Oviglio fu uno degli otto insediamenti, chiamati statielli, che contribuirono alla fondazione della città di Alessandria nella seconda metà del XII secolo. Quando Alessandria fu fondata, si formò dall’unione di diverse località, tra cui Gamondium (Gamondio), Marenghum (Marengo) e Bergolium (Bergoglio). Questi luoghi si unirono per creare la nuova città. Oviglio, insieme ad altre località come Roboretum (Rovereto), Solerium (Solero), Forum (Villa del Foro), Vuilije (Oviglio) e Quargnentum (Quargnento), contribuì alla nascita di Alessandria.

IL MASCONE DEI BUOI: ci troviamo ancora a Cossano, il signor Chichinet era uno strano zoppo, in certi giorni aveva bisogno di un bastone in altri no. Il suo potere più impressionante però era quello di bloccare i buoi che passavano davanti a casa sua. I carri trainati da questi maestosi animali venivano bloccati da un'energia misteriosa e non c'era verso di farli ripartire. A quel punto l'unica cosa da fare era andare da lui, chiedergli per favore di torgliere l'incantesimo, allora lui usciva, toglieva il basto o il giogo ai buoi, li faceva camminare un po' e loro ripartivano. (testimonianza diretta del 1986 dal libro MASCHE di Donato Bosca e Bruno Murialdo)


LE TRE PECORE MASCA: una storia ricorrente è quella delle tre pecore masche. Apparivano di notte oppure a mezzo giorno lungo il sentiero e bloccavano il cammino dello sfortunato viandante. Nel paese di Frave le tre pecore comparivano con grande frequenza e il signor Pio (1904) racconta che delle volte non erano visibili a tutti. Il suo amico Filipin una volta le vide, mentre erano insieme ma a lui restavano invisibili, mentre l'amici non poteva più muoversi.


ANCORA UNA MASCA PECORA: nei dintorni di Dogliani, ancora pochi decenni fa si raccontava di questo anziano cercatore di tartufi, che mentre si trovava nel bosco con il suo cane e stava scavando per estrarne uno grosso, venne aggredito da una pecora con grandi corna spuntata dai cespugli. L'animale aveva preso a incornarlo, sembrava che non volesse che prendesse il tartufo e lui in difficoltà dovette picchiare forte sulle zampe con un bastone. L'anziano, colpito dallo strano comportamento, pensò che la pecora dovesse proprio essere una masca! Alcuni giorni dopo incontrò la moglie di un altro paesano, una donna che si diceva essere cattiva, che zoppicava e capì che lei doveva proprio essere la pecora che lo aveva aggredito.

LA MASCA DALLA CODA ROSSA: un'altra storia che si raccontava tra Langhe e Monferrato e che ha a che fare con pecore (agnellini) che bloccano il sentiero, masche che riportano le stesse ferite degli animali, è quella di una povera bambina di una numerosa e povera famiglia che venne " ammascata". Una volta mentre era con la mamma incontrarono una vecchina che tutti pensavano fosse una masca, la quale, salutandola la toccò. Da quel giorno la piccola iniziò ad avere dolori e a piangere, così venne chiamata una settimina che prescrisse numerosi rituali, pozioni e formule magiche. La bambina venne fatta passare per tre volte sotto la pancia di una capra, si fece una pomata con cui si facevano degli impacchi che dovevano essere accompagnati dalla formula Ciat-Fat detta tre volte. La bambina però non migliorava e la famiglia venne aiutata dai vicini benestanti che la portarono da un medico, il quale si rese conto che c'era un grave problema di denutrizione. Ma non è finita: lo zio Filippo, tornando dal mercato sul sentiero incontrò un agnellino che saltellando e belando gli bloccava il passaggio. Così per passare il viandante diede una bastonata all'agnello che belando disse: "dammene un'altra" e così fece. Il giorno dopo in paese la Masca Codarossa venne vista con una spalla rotta. 

giovedì 5 maggio 2022

MASCHE E MASCONI: 4) Frati, preti "masca" e preti maghi.

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INTRODUZIONE: Vicino alla figura della Masca, c'è un altro personaggio, generalmente maschile, che ricorre molto spesso nel folklore piemontese: il "Prete Masca" o Frate Stregone... o comunque quella di un ecclesiastico che allo stesso tempo, più o meno segretamente, pratica la magia. Ci sono anche alcuni casi di suore o monache dello stesso tipo, meno frequenti e a cui in futuro dedicherò un post a parte per non complicare troppo le cose. Dopo anni di ricerca su questo tipo di argomenti voglio comunque fare una precisazione prima di iniziare: come per le masche o per la stregoneria, si parla di storie che hanno un grande valore antropologico anche se molte volte vengono relegate nel folklore e snobbate, ma allo stesso tempo bisogna trattarli considerando il contesto e considerando tutte le possibili implicazioni. C'erano probabilmente dei veri e proprio mistici, c'erano guaritori di campagna o persone sante legate agli antichi culti rurali che in qualche modo sopravvivevano nelle campagne, che per semplicità, ignoranza o per onestà non avevano problemi a trattare sia all'interno della chiesa che in ambito "popolare". Però c'erano anche moltissimi furbi, gente che come viene fuori da certe storie non aveva problemi ad approfittarsi della "creduloneria" popolare per i propri interessi. C'erano poi quelli che veramente facevano "il male": siamo abituati a pensare che questi personaggi che si muovevano tra le classi più basse e oppresse fossero sempre i buoni, un po' perché, politicamente, per anni sono stati presi ad esempio della lotta contro il potere della chiesa, un po' per le influenze new age che sia nel bene che nel male fanno parte della nostra cultura contemporanea. E poi c'è sempre il contesto, più o meno rurale ma generalmente di grande miseria.


LA COMPLICATA SITUAZIONE PIEMONTESE: come già visto nel post precedente dedicato (leggi: La difficile cristianizzazione del piemonte) l'avvento del cristianesimo non fu un processo semplice, veloce e nemmeno netto. In Piemonte, in particolare, avvenne in diversi momenti e se nelle città sorte in epoca romana sorsero mano a mano importanti chiese durante il medioevo e la nuova religione si sovrappose in modo più o meno totale, nelle campagne il processo fu molto più complesso (valli alpine, Monferrato, Lange, ecc...) con momenti di grande contrasto e l'arrivo di missionari da ogni parte d'Europa che portarono al sorgere di santuari, ma anche con momenti di maggiore confusione e sincretismo in cui però i culti pagani celtici, romani, barbarici e cristiani convivevano più o meno apertamente. E' per questo che è ancora oggi difficile decifrare personaggi e santi alto-medievali della zona come San Baudolino (LINK) la cui figura si perde più nel folklore che nella storia mancante di zone che fino all'anno 1000 e oltre erano completamente selvagge e che anche se sono ricordati come santi, erano strettamente legati alla natura e ai caratteri soprannaturali della religiosità popolare. Ed è anche difficile comprendere anche per noi contemporanei l'arte presente nelle chiese di campagna come quella di San Secondo a Cortazzone (LINK) o il motivo per cui il "cristianizzato" culto di pietre e sorgenti (per dirne due) sia sopravvissuto fino al secolo scorso. 

I PERSONAGGI: Se a livello locale all'inizio dell'era cristiana ricordiamo grandi martiri divenuti santi per la loro resistenza al paganesimo, durante l'alto medioevo appunto incontriamo ancora santi, molte volte con origini e vite che si perdono nella leggenda che come si è visto avevano una posizione non sempre chiarissima o altri santi e madonne che sembrano comparire appositamente per sostituire divinità e spiriti pagani locali legati a località o elementi naturali. Questo in realtà continuerà a lungo nelle campagne con le "Madonne della Neve" e le edicole varie. E' passato troppo tempo e la situazione nelle campagne era molte volte troppo primitiva per consegnarci le storie di personaggi più popolari come quelli di cui parleremo adesso, ma penso che questo lungo cappello introduttivo fosse d'obbligo per chi non ha ben chiaro quale fosse il contesto religioso popolare locale nel corso dei secoli.

IL PARROCO DI OGGEBBIO: Una delle storie più antiche ci giunge dal 1472 dal novarese ed è veramente emblematica della mentalità religiosa dei nostri avi di quel periodo finendo per smascherare la natura stregonesca del curato. Era un anno di terribile siccità e per propiziare la pioggia gli abitanti del villaggio sul Lago Maggiore decisero di organizzare una processione da Oggebbio alla cappella sul Monte Zeda. Per rendere più potente il "pellegrinaggio" tutti i paesani avrebbero dovuto partecipare camminando scalzi e a digiuno. Il parroco, che sembra non fosse molto ben visto dalla popolazione perché non abbastanza forte, arrivati alla cappella celebrò la messa, ma usò si dice, parole di stregoneria. Fatto sta che tornati al paese la pioggia arrivò davvero, ma con un temporale così forte che prese a grandinare rovinando quello che era rimasto del raccolto. Bisognava trovare il colpevole che ovviamente era il curato. Fu così che la popolazione si mise d'accordo per sacrificare la vittima: venne organizzato un gioco alla festa del paese: bisognava prendere con la bocca delle monete d'oro sul fondo di una botte piena d'acqua avendo le mani legate dietro la schiena. Quando fu il turno del prete venne spinto dentro e poi buttato con tutta la botte nel lago. Fatto sta che la vittima riuscì a liberarsi e ad attaccarsi ad una barca con le mani, ma il proprietario di quest'ultima colpì il prete con un remo mozzandogli le dita e facendolo annegare. La leggenda narra però che il Prete-stregone riuscì comunque a vendicarsi e tutti i discendenti del pescatore nacquero senza le falangi delle dita.

Una vista di Oggebbio oggi.

I PRETI "SCIAMANI" DELLA VALLE D'AOSTA: anche le storie che ci vengono dalla Valle su questo argomento sono particolarmente interessanti perché narrano storie straordinarie ma nello stesso tempo ordinarie per i valligiani dell'epoca di Preti maghi che però ricordano da vicino i poteri dei santi sciamani che ancora oggi si trovano nelle valli himalaiane e nelle zone rurali di alcuni paesi asiatici. La prima storia di cui non sono riuscito a trovare molti particolari è quella del prete fantasma di Pracharbon nelle vicinanze di Brusson, il quale riusciva a celebrare messa ai suoi paesani anche quando non era più dotato di un corpo! La storia seguente parla del prete di  Ayas il quale aveva un libro segreto, analogo al famoso libro del comando che molte masche possedevano ma che lui usava solo per opere sovrannaturali benefiche. Bisogna sottolineare come questo sia uno dei pochissimi casi in cui, come successe ad esempio con l'arrivo del buddismo nelle valli tibetane nei confronti dei demoni locali, il cristiano non distrugge le credenze demoniache precedenti ma le piega e converte alla sua volontà. La leggenda poi ci dice che una volta dimenticò per distrazione il libro incustodito in chiesa che venne trovato e aperto da alcuni ragazzi uno dei quali fece in tempo a leggere una delle formule per evocare alcuni spiriti che prontamente si materializzarono facendo un gran baccano. Fortunatamente il prete arrivò e riuscì a mettere a posto la situazione grazie alla sua conoscenza della magia e ad uno stratagemma particolare. Butto a terra dei semi di segale e dei semi frumento e chiese ai diavoli di dividerli secondo il tipo. Mentre gli spiritacci erano impegnati a fare questo lavoro il nostro "mago" trovò le parole giuste per convincerli ad andare a spaccare le montagne armati solo di uno spillo. I più agitati vennero mandati a Sarèza ed è per quello che ancora oggi ogni tando si sente un masso rotolare giù di li. Il terzo racconto è quello del prete mago di Pontey, il quale era noto per le sue capacità di "fare la fisica" qualità ben accettata dai suoi parrocchiani che però nel periodo di fienagione disertavano numerosi la messa. Fu così che decise di trasformarsi in un grosso e feroce lupo e corse tra i campi terrorizzando i contadini che facevano il fieno. Uno di essi però facendosi forza riuscì a colpirlo con forza mozzandogli quasi una zampa e mettendolo in fuga. Il prete comunque era molto ben visto anche dalle autorità e dopo alcuni giorni venne trasferito ad Aosta dove mentre diceva messa, nello sbigottimento generale, perse una mano. Di questa storia ne esiste una versione quasi identica ambientata però ad Oyace. Ci sarebbero tantissime cose da dire su questa storia, ad esempio che sia la capacità di "fare la fisica" che quella di trasformarsi in animali a piacimento erano caratteristiche tipiche delle masche. Un'altra e più notevole è quella che come ci dice Roberto Gremmo nel suo meraviglioso libro Streghe e Magia: "nell'immaginario valdostano la trasgressione magica non viene vista come colpa (e aggiungo io, nemmeno come una cosa negativa), ma come parte integrante, quasi necessaria ed indispensabile, dell'esperienza religiosa".


IL PRETE STREGONE DI MUZZANO: era circa il 1621 quando l'inquisitore Don Velotti, durante le indagini che avevano come oggetto alcune masche di Graglia si imbatté in qualcosa di ancora di più incredibile: un sacerdote che non solo le voci popolari davano come collaboratore delle donne indagate ma che praticava normalmente fatture e diavolerie varie. Si trattava di Don Simone Rondoletto (o del Chioso) cappellano della confraternita del S.Rosario e S.Croce a Muzzano di anni 48. Don Giuseppe Ferraris che si occupò della sua storia in "Magia e superstizione nel biellese del seicento" (1937) lo descrive come un sempliciotto di campagna che praticava la magia popolare non per malvagità ma per via delle sue origini campagnole umili e per ignoranza del canone ecclesiastico. Questa osservazione secondo me da una immagine abbastanza chiara di cosa dovesse essere ancora la religiosità popolare rurale nel 1600! Tuttavia il Gremmo nota come questa descrizione sia troppo semplicistica e probabilmente in effetti bisogna tenere presente che venga da un altro prete che forse voleva minimizzare questo tipo di fenomeni non così inusuali nella chiesa di quei tempi. Comunque interrogato Don Rondoletto da l'idea di essere più vittima di accuse (anonime) dovute al suo essere diverso e legato a un mondo ormai passato. La testimonianza è davvero interessante: egli dice di avere imparato le sue pratiche e le sue formule da un misterioso "padre heremita" che aveva incontrato sul ponte della Dora durante un viaggio a Torino. La descrizione è molto dettagliata: l'eremita, identificato anche come druido nel folklore era un uomo di circa 50 anni, con una lunga barba bianca, i capelli castani che si stavano imbiancati, scalzo, vestito con una tunica di panno grigio con il cappuccio cinto con una corda.
La storia è molto complicata, con testimonianze dirette del prete, accuse del popolino anche anonime, una cosa molto interessante è che tra le sue capacità sovrannaturali c'erano le classiche delle masche, ma sempre dirette al bene, a guarire le malattie, fare medicamenti, fermare le tempeste, ma soprattutto la capacità di portare la pace tra i contendenti di un duello, di disarmare gli aggressori. Considerando la nomea di druido attribuita all'eremita la storia ha ancora più senso visto che ai druidi era attribuita da Cesare proprio la capacità di portare sempre la pace nei duelli e nei campi di battaglia. E' uno di quei casi in cui la testimonianza non manca di dettagli anzi sappiamo anche come il prete fosse in grado con la magia di fermare la febbre nei malati, che anch'egli avesse un libro del comando (in particolare la formula per fermare le tempeste era: "in principio erat verbum" scritto in cerchio), sappiamo anche le ricette di alcuni unguenti medicamentosi fatti di erbe e bava di lumaca, ad un certo punto come sempre iniziano le testimonianze classiche e banali, ma resta il fatto che la quasi totalità delle accuse riguardi sortilegi a fin di bene. Sembra anche che dietro al prete in realtà ci fosse un sarto di Graglia, molto meno onesto di nome Enrico Borrione che era il vero proprietario del libro del comando e che praticava sortilegi e rituali che oggi definiremmo di "magia nera". La storia si complica ulteriormente, si ricollega con altri processi a Masche del luogo ma se volete saperne di più vi consiglio di guardare la bibliografia a fondo pagina. Nelle cronache si vede che pochi anni dopo Don Rondoletto non era più in carica, ma non esistono testimonianze di come sia finito il processo. Probabilmente fu allontanato per non andare a scavare ulteriormente in quello che succedeva nel clero di posti ancora così lontani e vicini alla tradizione popolare. 

IL PRETE MASCA DI BUSANO: questa volta ci troviamo nel canavese del 1603 dove il prete Giuseppe di Busano era conosciuto anche come mascone perché, si diceva, praticava la stregoneria, la fisica e le arti negromantiche. In una lettera, il curato, scrisse al signorotto locale, tale conte Ludovici di Rivara, discolpandosi e lamentandosi di essere calunniato dai popolani e che non era stata sua la colpa della grandine che quell'anno aveva distrutto i raccolti, ma "dell'iniquità degli uomini" per cui erano stati castigati dal Cielo. 


IL PRETE MASCA DI MONDOVI' E LA SUA DRUIDA: di questo abbiamo già sbrigativamente parlato per quanto riguarda la "Druida" nel post sulle druidesse (LINK). Si tratta di una strana vicenda avvenuta nella prima metà del 1600 che aveva come protagonisti principali tre personaggi: il governatore di Mondovì Carlo Operti, la famosa Druida che viveva con lui e che lo serviva eliminando chiunque gli si mettesse contro usando le arti diaboliche più terrificanti e il prete masca Giovanni Gandolfo che viveva nel monastero di Vicoforte e con la Druida aveva uno strano rapporto. Anche in questo caso per quanto riguarda la donna detta la "Druida" si parla di veleni ottenuti dal sangue di giovani chiusi in sacchi pieni di vipere, bambole di cera per malefici, neonati e gatti neri squartati, tutte le classiche imputazioni usate per condannare le streghe e che se volete conoscere nei particolari troverete nel bellissimo libro del Gremmo (Streghe e magia). Quello che è veramente interessante di questa storia è che il termine druida venisse popolarmente usato nel Piemonte di inizio '600 e che quindi, probabilmente trasformata in qualcosa di simile ad una strega, la figura dei druidi e delle druidesse (interessante anche il fatto che in molti casi si tratti di figure femminili) fosse ancora vivo nell'immaginario popolare di quell'epoca anche da queste parti, prima del revival in terra britannica. Comunque, per tornare in tema, l'altra figura interessante di questa storia è il prete Giovanni Gandolfo. Sappiamo che non si faceva troppi problemi a praticare i suoi studi di astronomia e astrologia, la divinazione e, si dice, la stregoneria. In molti infatti lo consideravano un mascone ed è interessante vedere come figure di questo genere fossero abbastanza "normali" anche all'interno del clero. Il prete era così a suo agio che addirittura nel 1648 pubblicò un almanacco astrologico con le sue predizioni in cui incautamente vedeva unfuturo infausto Carlo Emanuele II e per la Madama Reale. Il '600 non era di certo il periodo giusto per una cosa del genere anche se il Piemonte era una zona particolarmente tollerante rispetto ad altre zone d'Italia e d'Europa, infatti tali predizioni vennero interpretate come una possibile congiura e poi, in seguito alla scoperta della sua amicizia con la Druida, anche come un attacco occulto dalla Duchessa e alla famiglia reale. Il prete tentò la fuga, ma venne preso e rinchiuso a Torino dove venne probabilmente strangolato prima di essere giustiziato in seguito ad un processo che resta avvolto nel mistero. 


Bibliografia essenziale:

"Streghe e Magia" di Roberto Gremmo (edizioni ELF Biella)

"Sui sentieri della leggenda" di Massimo Centini (l'arciere)

Articolo di Roberto Gremmo in cui si parla anche del Prete di Muzzano: https://www.newsbiella.it/2017/08/06/leggi-notizia/argomenti/biellese-magico-e-misterioso/articolo/il-biellese-magico-e-misterioso-le-feste-paganeggianti-di-campra-le-streghe-di-muzzano-e-il-ro.html

venerdì 27 novembre 2020

MASCHE E MASCONI: 3: "Le pietre delle masche"

Di Andrea.

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Tra i vari elementi che ricorrono nelle storie e nelle leggende di Masche ci sono sono sicuramente le pietre. Delle PIETRE DEL PIEMONTE (menhir, massi sacri, ecc...) abbiamo parlato più volte dal punto di vista storico, archelogico e in effetti anche della loro importanza nel folklore regionale. 

Pietra con coppelle a Monsagnasco

Sono moltissime in regione le "Pietre delle Masche" e generalmente si tratta di pietre a coppelle o di menhir e steli preromane. Esiste un libro chiamato proprio "La Pietra delle Masche" di Bruno Vallepiano e ne parlano Donato Bosca e Bruno Murialdo sul loro libro "Masche". Ne parlano davvero in tanti e tra i siti più conosciuti troviamo i famosi menhir, purtroppo quasi tutti demoliti, di Briaglia (LINK), oppure il menhir di Paroldo (LINK) e di altre pietre fitte nel cuneese, Il Roc delle Masche a Vonzo che però è una grossa formazione rocciosa naturale e le innumerevoli pietre coppllate legate alle masche come ad esempio quella di Sant'Antonino di Susa: La Pera delle Masche (LINK) che a volte è anche detta delle Faie, fate, per sottolineare il collegamento tra Masche e culti precedenti che si discosta un po' dalla classica figura della strega malefica.

La "Pera d'le Masche" a Sant'Antonino di Susa.

Ancora alcuni anni fa, nelle vicinanze di Mango, un agricoltore trovò una pietra, probabilmente naturale, con delle forme che ricordavano la forma umana femminile e da questo vennero fatti i più vari collegamenti: da quelli alle stele della lunigiana all'orogine delle masche "buone e cattive". Ci sono poi le pietre guaritrici, così comuni in Piemonte, come quella usata per rituali di fertilità ad Oropa (LINK) o quella che guarirebbe dal mal di schiena a Villa del Foro (LINK) che vista la loro funzione benefica sono giunte fino a noi con le loro proprietà quasi intatte e che non vengono di solito associate alle masche. Il collegamento invece è molto più stretto con altri tipi di pietre, quelle associate agli agenti atmosferici come le Pietre del Tuono (o del fulmine, o ancora "sfolgorine") piccole pietre cuneiformi comuni nel cuneese e nelle Langhe che i contadini trovavano nei campi e che si pensava conservassero il potere dei fulmini che colpivano il terreno e le Pietre del Temporale. Queste ultime più comuni nel Monferrato predicevano il tempo oppure venivano usate come strumento dalle Masche (cattive) per governare le tempeste e distruggere i raccolti. 

Incisione che raffigura delle streghe intente a creare una Tempesta

Di queste pietre la più famosa era la "Culiëta" di Camagna che è arrivata intatta fino all'inizio del secolo scorso ma poi è stata definitivamente murata e sigillata (ma non dimenticata!) con una madonna dalla forma un po' troppo "Pagana", ne parliamo meglio qui: (LINK). Un'altra pietra che invece è arrivata fino a noi è l'ultima superstite delle "Pietre del Temporale" di Valle San Bartolomeo (LINK), usata come pietra miliare, si può ancora incontrare sulla strada che sale verso Pecetto. Altra pietra simile si trova a Montechiaro d'Acqui (LINK) purtroppo nascosto in mezzo ai rottami.

La pietra del Temporale a Valle San Bartolomeo (AL)

LINK:
http://archeocarta.org/santantonino-susa-to-pera-dle-masche-roca-dle-faie/

venerdì 1 maggio 2020

MASCHE E MASCONI: 2) La masca Micilina

Di Guido

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Tra tutte la Masche piemontesi, forse la più famosa è Micilina. Se cercate su google infatti vi compariranno decine di pagine dedicate a questa figura e compare persino in un racconto del grande Italo Calvino: "La barba del conte". Questa potrebbe essere la storia di una qualsiasi altra strega in giro per l'Europa del '600 se non fosse per la sua potenza e per alcuni particolari che vedremo qui sotto.

Micilina, che forse stava per Michelina, era nata all'inizio del '600 in un'umile famiglia di Barolo, ma giovanissima venne costretta a sposarsi con un contadino di Pocapaglia (CN) che da subito iniziò a farla lavorare duramente nei campi e picchiarla e umiliarla per ogni piccola cosa. Sembra che la ragazza avesse un carattere introverso che peggiorò con la nuova situazione famigliare e con il trasferimento nel nuovo paese, fino forse a farla impazzire. In oltre aveva i capelli rossi, caratteristica che subito l'aveva messa in cattiva luce di fronte ai nuovi compaesani. Da qui inizia la leggenda e forse è questo il bello di queste storie che si caricano di tutte quelle caratteristiche che ci interessano per ricostruire le credenze di questi luoghi in quelle epoche. C'è chi dice che fosse brutta e deforme, chi lo fosse diventata con l'età a causa delle botte e dei soprusi del marito ubriacone, chi invece dice che fosse bellissima da giovane, sta di fatto che sempre più spesso spesso la nostra signora iniziò a sparire all'improvviso e si dice che quando fosse davvero arrabbiata fosse in grado di chiamare la nebbia e i temporali. Tutti la evitavano per paura delle sue maledizioni, non bisognava incrociare il suo sguardo e non averci niente a che fare. Tuttavia sembra che Micilina non fosse davvero una Masca, la venne in contatto con le masche proprio nei boschi di Pocapaglia, le quali le offrirono la loro amicizia e le diedero il loro aiuto per vendicarsi del marito e di chi le voleva donandole il loro potere. Fu così che si dice che fosse in grado di trasformarsi in gatto nero, in corvo o addirittura in lumaca per sparire a comando o per andare la notte a incontrarsi con le altre masche. Si narra di gente colpita nei modi più strani. una ragazza che aveva toccato sulla spalla si ritrovo all'improvviso una gobba in quel punto, un altro ragazzo che era caduto alla sua vist, quando cercò di alzarsi si rese conto che aveva i piedi girati al contrario! Ma la svolta arrivò quando, si dice, con l'aiuto del maligno, fece cadere il marito dall'albero su cui stava lavorando che morì poco dopo. Da quel momento il suo potere diventa inarrestabile: storpiò dei bambini a Bra, fece colpire da un fulmine i fornaio di Pocapaglia, fece crescere la barba ad una giovane sposa di Pollenzo e i suoi poteri arrivarono fino ad Alessandria dove fece morire un Vetturale che l'aveva trattata in modo sgarbato (1). Si dice che Micilina vivesse ormai al di fuori del paese tra i rovi e le vecchie querce in una grotta scavata in una "Collina delle fate" (2) ancora oggi visibile, circondata solo da gatte nere, masche a loro volta e nessuno cercava ovviamente di avvicinarla.

La rocca di Pocapaglia vista da una delle grotte dove si dice vivesse la Masca.

Il punto di non ritorno venne raggiunto quando la terribile Masca venne accusata di aver fatto morire i bachi da seta della zona e fu così che un prete riuscì a fermarla con l'aiuto di preghiere benedette e soprattutto dell'acqua santa di una fonte benefica che si trovava in zona. Impossibilitata a scappare o trasformarsi, Micilina venne incatenata e trasportata in una cella nel castello di Pocapaglia. Qui, legata, torturata e soprattutto bagnata continuamente con l'acqua santa venne costretta a confessare tutto. Il rogo venne preparato su una rocca ancora oggi conosciuta come Bric de la Masca, oggi meta di turisti ed escursionisti. Grazie ad un libro conservato a Palazzo Traversa di Bra sappiamo che intervenne il tribunale di Savigliano che mandò un inquisitore e un giudice di Cherasco ad appurare i fatti: essi decisero che la terribile donna dovesse essere prima impiccata per impedire che l'anima lasciasse il corpo fisico e poi arsa sul rogo preparato sul bricco di qui sopra. Si dice che un lungo corteo di frati e monache incappucciati scortò la condannata e che quando il rogo venne accesso molti gatti neri uscirono dai boschi facendo miagolii striduli. Come promesso sembra che la nostra "strega" si sia reincarnata più volte in una gatta randagia che spunta dai boschi di notte e si aggira nei vicoli di Pocapaglia. In oltre si dice che con altre masche, tra le quali la ormai tre volte centenaria, Malamassa, partecipa ogni terzo plenilunio dell'anno al falò che si accende nelle radure tra i boschi o nei ritrovi della zona (presto un post) come la Zizzola o l'America dei boschi. 

Il "Bric della Masca"

(1) da MASCHE di Donato Bosca e Bruno Murialdo, pag. 68

(2) Colline delle fate: piccole colline franose che spuntano tra il verde visibili per la loro forma e per il loro colore grigio.

mercoledì 8 novembre 2017

MASCHE E MASCONI: 1) chi è la masca?

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Masca è un termine ancora in uso in territorio piemontese e che, grossolanamente identifica la Strega, con alcune importanti peculiarità però. Questo termine è di uso comunque soprattutto in camapgna dalle alpi Biellesi fino alle Langhe al confine con la Liguria e al Monferrato astigiano e alessandrino, mentre si perde nel Novarese e nel vercellese man mano che l'influenza Lombarda diventa più forte.  Si possono rintracciare storie nel folklore, nella mitologia locale e a volte anche nomi di luoghi (Bric d'le masche, Mascatagliata, ecc...).  Esistono le Masche ma anche i Masconi (In piemontese Mascon), ovvero gli individui di sesso maschile. Prima di passare ad approfondire questa figura in particolare vorrei analizzare il termine, con cui nei vari paesi e regioni, venivano chiamate le Streghe. E' fatto veramente interessante e curioso pensare che in ogni lingua, esiste un termine diverso, il più delle volte senza nessuna origine comune per indicare questa figura che non esiste solo in Europa, ma praticamente in un tutte le culture del mondo. Witch in inglese, Sorcière in francese, Bruja in Spagna, Hexe in tedesco, Carovnica in molte lingue slave, ma basti vedere soltanto le differenze nel territorio italiano dove il nome Strega che deriva dal latino Stryx (uccello notturno, barbagianni) trova differenti sinonimi regionali: oltre alla variante Stria rintracciabile in gran parte del nord, abbiamo Masca appunto, in Piemonte, Basura in Liguria, Janara in Irpinia e poi Magara, Magga ecc... (derivante da Mago) nel sud, per nominare solo i più conosciuti. Questo è un punto su cui anche gli antropologi si interrogano. Non esiste per esempio un comune termine originario per questa figura nelle lingue Indoeuropee, sembra che ogni zona abbia le sue particolari streghe legate a quel territorio in particolare, fin dai periodi più antichi, legati alle tribù e all'epoca pre-indoeuropea.

"The wilder man" in Francia - Charles Fréger 

Il termine MASCA ha un'origine incerta, probabilmente longobarda, le teorie più accreditate lo accostano al termine "maschera" per quanto riguarda l'origine. La prima volta di cui ne abbiamo notizia è nell'editto di Rotari del 643 d.c. in cui leggiamo: "Si quis eam strigam, quod est Masca, clamaverit" col significato di strega appunto. Un termine usato dai longobardi quindi per indicare le "fattucchiere" ma anche gli spiriti di diverse origini, purtroppo però non sappiamo se fosse arrivato con loro dalle aree germaniche o se fosse già esistente prima in zona, in quanto Liguri e Celti non ci hanno lasciato documenti scritti. Nell'antico provenzale "Mascar" vorrebbe dire borbottare, nel senso di sussurrare incantesimi. In ogni caso questo termine in epoca medievale in alcuni scritti tardo latini del nord ovest, diventa sinonimo di "Larvae" e quindi di fantasma, anima dei morti, spirito oscuro. Possiamo vedere questo termine come tipico dell'area piemontese, una parola che si perde nelle origini liguri, galliche, latine e germaniche delle sue genti. Non mi dilungherei oltre sull'origine del termine visto che sia in rete che su carta è stato scritto molto sull'argomento.

Torniamo ora alla figura della Masca (e del Mascone). Gran parte delle storie non cambierebbero se usassimo il termine "strega"; donne vecchie e dall'aspetto sgradevole che vivono ai limiti della società, che facevano malefici, provocavano tempeste e si trasformavano in animali. Questo è vero  specialmente quando si legge qualche libro di quelli che sono spuntati come funghi sui banchetti negli ultimi anni con la riscoperta della masca e il suo sfruttamente da parte del turismo enogastronomico, specialmente langarolo, in cui a volte vengono scritte storie scritte puramente inventate o addirittura adattate da altre zone per motivi prettamente commerciali (io sono uno di quelli che a prescindere dalla qualità del libro non riesce a trattenersi dal comprare quasi tutto per poi restare molte volte deluso). 

A parte questo, si vede subito che nei racconti di Masche c'è un rapporto più forte con gli elementi della natura: 

i casi in cui queste ricorrono alla "rugiada" per guarire, sono legate agli alberi, provocano gli agenti atmosferici per creare problemi ai paesani sono più numerosi di quelli che si riscontrano negli altri racconti di streghe. Anche le trasformazioni in animali, principalmente gatti, volpi, bisce e rospi (ma non solo) sono frequentissime, ma restiamo comunque nello stereotipo classico di un certo tipo di strega. C'è una caratteristica chiave però di questa figura che affascina lo studioso della storia della stregoneria e che affascina gli antropologi: 

I richiami all'animismo precristiano, allo sciamanesimo sono molto più chiari: 

La Masca non è sempre cattiva, anzi molte volte si tratta di un personaggio, femminile o maschile, a cui la gente del villaggio o della valle si appella per farsi guarire. Addirittura questi personaggi sono così frequenti e popolari che quando vengono denunciati e processati vengono puniti con penitenze davvero leggere, come recitare preghiere o stare sulla soglia della chiesa per tempi variabili. Alcune zone del Piemonte come certe vallate alpine, le Langhe e il Monferrato sono fino all'anno 1000 ancora coperte da fitte foreste in cui la gente lontana dai pochi e piccoli centri urbani vive in villaggi costituiti da case di legno e che in parte pratica ancora forme religiose arcaiche che non sono cambiate per migliaia di anni. Per farsene un'idea basta pensare alle piccole pievi romaniche, dei secoli XI-XIII dai tratti rozzi e barbari che si ergono solitarie in mezzo a campi o boschi ancora oggi perchè i piccoli villaggi di legno che le circondavano sono spariti a causa dei materiali deperibili. Un'esempio lampante è la chiesa di San Secondo a Cortazzone (Asti), costruita  attorno all'anno 1000 da monaci provenienti dal Piacentino, mandati a cristianizzare le popolazioni di queste terre. Su queste piccole chiese sono chiare le simbologie pagane, i riti della fertilità che i missionari cercavano di unire al culto di Cristo per avvicinare queste popolazioni alla "vera fede" ancora oltre un millennio dopo la nascita di Cristo.

Accoppiamento raffigurato sulla chiesa di San Secondo a Cortazzone

IL CONTESTO SOCIALE, IL PIEMONTE RURALE

Tutto questo discorso mi viene necessario per dare l'idea di quale fosse la situazione in molte aree del Piemonte medievale in cui vivevano i nostri avi, ben diverso da quell'Italia classica e cristiana a cui pensiamo normalmente, simile solo ad altre zone appenniniche e alpine particolarmente isolate.  Probabilmente questa tipo di società rurale primitiva sparì con molta difficoltà dall'anno mille in poi e alcuni frammenti erano ancora vivi nel folclore e nella religiosità popolare fino al secolo scorso. E' qui che possiamo inserire le molte "Pietre delle Masche" e come le molte "Pietre Guaritrici" rintracciabili in tutto il Piemonte che con qualche croce aggiunta e qualche esorcismo sono arrivate fino a noi. E possiamo anche inserire la figura dei vari "Frate masca" o "Prete masca" sicuramente più accettabili rispetto alle "suore o monache" masca che a causa del sesso erano più a rischio. Non solo nel folklore, ma anche nelle storie di paese è infatti facile imbattersi in queste figure, frati o preti cristiani che però si intendevano anche di magia, o meglio facevano o battevano "la fisica" e che probabilmente andavano a sostituire i vecchi "guaritori" e "guaritrici", druidi e druidesse (LINK), maghi e sciamane che probabilmente davano alle popolazioni rurali quello che i rappresentanti della nuova fede non erano in grado di dare: un aiuto pratico contro malattie, siccità, e cose del genere. Di questo tipo di racconti è pieno il territorio piemontese e sono pieni i documenti processuali dei tribunali dell'inquisizione locale e man mano vedremo di riportare i più significativi e interessanti su queste pagine.

L'apparizione di una Masca in una faggeta, interpretazione artistica contemporanea.

La Masca poi in molti casi non è solo strega, intesa come maga o fattucchiera umana, ma è uno spirito della natura. 

Non solo può trasformarsi in un gatto, in cane o in altri animali (con alcuni problemi come vedremo nelle storie singole, ad esempio conservare la coda o i piedi animali anche nella forma umana) ma anche in alberi e altri vegetali o addirittura in agenti atmosferici come la Nebbia (la famosa Masca Nebbiassa) o la neve. Questo non può che non farci pensare all'animismo in cui credevano i nostri avi e che esiste ancora oggi in società primitive ma anche molto meno primitive come il modernissimo Giappone! A volte si tratta chiaramente della sopravvivenza di divinità pagane soppiantate dal cristianesimo ma mai del tutto sparite, come la Masca dell'Inverno

COME SI DIVENTA MASCA?
Quando comunque parliamo di "Masche umane", ed è la maggior parte delle volte, c'è un'altra peculiarità da ricordare: la Masca è generalmente masca per ereditarietà familiare (di solito però sono le figlie a ricevere i poteri) oppure in altri modi curiosi. Ad esempio il "dono" può essere passato ad un'altra persona, ma anche a gatti, rospi ecc... in punto di morte. E' in questo modo che nascono i Masconi, ed è per questo che non bisogna mai toccare o guardare negli occhi una Masca! Di questo parleremo meglio in un post apposito comunque. In moltissimi casi però la Masca è soltanto uno spirito naturale, come dicevamo più in alto, che sembra più ad una divinità popolare dei boschi che nessuno ha iniziato: è così da sempre e basta, come un Kami giapponese. Altra caratteristica comune però a molte testimonianze dei Sabba e delle "feste" stregoniche è l'utilizzo di pomate e soprattutto del tamburo per provocare la trance e i viaggi ultra-corporei, caratteristiche chiave della pratica sciamanica. E se chi legge pensa che qui stiamo esagerando, consiglio di dare un'occhiata a due dei testi più seri e interessanti mai scritti sull'argomento: "I Benandanti" e "Storia notturna" di Carlo Ginzburg.
Le ultime due caratteristiche peculiari su cui vorrei tornare proprie delle Masche penso siano la presenza più frequente di individui maschili, ossia i "Masconi" rispetto alle altre storie di streghe, che molte volte hanno anche caratteristiche a parte e soprattutto che non erano sempre votate al maligno. Negli ultimi decenni ci siamo abituati a vedere la Strega anche in modo positivo. Sia per la rivalutazione e la politicizzazione di questa figura in ambito femminista, sia per la perdita di potere che il cristianesimo ha avuto sull'immaginario collettivo contemporaneo ma anche per le caratteristiche "ecologiste" di questa figura legata al mondo naturale. Tuttavia, fino al secolo scorso, le fattucchiere venivano viste con paura ad esse erano attribuiti i più orribili misfatti e le più terribili capacità malefiche, poche volte una sfortunata guaritrice veniva confusa con una strega. Masche e Masconi invece, venivano chiamati in soccorso dal popolo in quanto tali e il termine in alcuni casi era addirittura sinonimo di settimino o guaritore, ovviamente cercando di non farlo sapere ai preti (sempre che non si trattasse di masconi guaritori a loro volta!)

Bibliografia selezionata:

"MASCHE" di Donato Bosca e Bruno Murialdo

"Streghe in Piemonte" di Massimo Centini

"I Benandanti" e "Storia notturna" di Carlo Ginzburg

(da finire)

LINK interessanti:

https://axismundi.blog/2018/10/28/frammenti-di-uno-sciamanesimo-dimenticato-le-masche-piemontesi

https://centrostudiomisteritaliani.com/2019/11/06/la-masca-e-il-mascone-approfondimento-sulla-strega-piemontese/

http://www.margutte.com/?p=29395

lunedì 14 marzo 2016

Incontri Druidici: Roberto "Rovere"

Di Andrea

Ho recentemente incontrato mentre facevo la spesa quello che in gioventù fu il mio primo vero contatto con i druidi (dopo Panoramix nei fumetti). Roberto era uno di quei bizzarri conoscenti che ogni tanto capita di avere in famiglia e per cui ovviamente ho avuto simpatia fin da quando ero piccolo. A parte i discorsi sui druidi era un personaggio incredibile, uno che viaggiava, che aveva lavorato all'estero, era veramente esotico. Anche adesso l'ho notato prima di riconoscerlo per i capelli bianchi lunghi e la camicia a quadri, riesce a distinguersi ancora oggi dai suoi concittadini. Dopo anni che non lo vedevo ne ho approfittato per farmi lasciare un contatto e per fare questa breve discussione per telefono, volevo andare a trovarlo in cascina ma tra piemontesi si ha sempre paura di disturbare. Ho indirizzato la discussione verso le cose di cui parliamo su questo blog, lui intermezza sempre con un po' di dialetto e quindi ho adattato all'italiano per rendere più facile la lettura.

oltre ad essere difficile da rintracciare Roberto non vuole farsi fotografare, quindi mettiamo una foto fatta vicino a casa sua.

*nota successiva: ATTENZIONE! un'amico mi ha detto che anni fa Roberto scrisse un libretto che girava nella biblioteca locale. Penso fossero dei fogli ciclostilati, purtroppo io non l'ho mai visto e lui mi ha detto che deve cercare. Se qualcuno ne avesse notizia o potesse mandarci delle foto vi prego di contattarci qui sotto nei commenti!

Presentati brevemente e come vuoi:

Ciao, mi chiamo Roberto e sono nato e cresciuto nel Monferrato astigiano negli anni del dopoguerra. Mi sono sempre piaciuti gli alberi e le piante, ma anche gli animali, tutti, da quelli domestici a quelli selvatici. Ho sempre avuto un rapporto più piacevole e sincero con loro che non con i miei simili. Nonostante questo mi sono appassionato a certe cose, a quelle storie che sentivo da bambino dai parenti più anziani e poi da quello che leggevo sui libri di scuola di terre lontane, così appena ho potuto sono andato a lavorare via. Poi sono tornato da queste parti e va bene così, nonostante tutto quello che succede.

Come hai conosciuto il druidismo?

In due momenti distinti. Quando ero un bambino sentivo tutte queste storie e mia nonna raccontava sempre storie di fate, folletti, streghe e masche (insieme ovviamente a Gesù, Madonne, ecc... che mi piacevano meno). In particolare avevo uno zio che parlava di un mascone (io me lo immaginavo proprio come un druido) un uomo strano e "trasandato", che viveva in una capanna nel bosco quado lui era giovane. Ne parlava sempre quando c'era da tirare il collo a una gallina, a lui dava fastidio e non lo faceva mai, allora diceva che prima o poi avrebbe fatto come "Cullà che mangiava solo erba". I bambini quando parlavano delle masche avevano paura, io ho sempre avuto simpatia per quelle cose. Era bello essere bambini a quei tempi, e io avevo gente buona in famiglia. Mia nonna mi diceva sempre di non far del male alle bestie, ben, dovrei raccontare tante cose, mi diceva per esempio di non tagliare mai i rami o le piante se non era necessario. Uno pensa che la gente fosse ignorante e cattiva in campagna e un po' era vero, ma quando ci si conosceva tutti era più difficile e ricordo proprio che la gente ci teneva alla natura, non solo per il denaro. Va bene, poi sono cresciuto e volevo andare via, erano gli anni '60 stavano venendo fuori un mucchio di cose interessanti, ma da queste parti era tutto sempre troppo lento, specialmente per un ragazzo di 20 anni, qui c'era movimento, c'erano anche delle comuni, ma si finiva sempre con pane e salame, bottiglione di vino e discorsi politici noiosi, quelle cose che non mi piacevano perché ci vedevo tanta ipocrisia e alla fine, quando avevo un po' di soldi da parte, sono andato a Londra. Conoscevo una ragazza e anche se parlavo pochissimo l'inglese mi sono messo a lavorare in cucina, sono stato molti anni la, poi mi sono spostato in altri posti sempre in Inghilterra. Li ho conosciuto dei ragazzi che suonavano, musica rock psichedelica, ma anche altro e che mi hanno portato a vedere Stonehenge e vari altri luoghi antichi, meravigliosi, a Stonehenge facevano anche un festival pieno di gente, tutti più matti di me. Non sono praticamente mai tornato qui fino agli anni '80. Leggevo libri buddisti, yoga del periodo, uno di quei ragazzi in particolare si definiva Druido, ma ce n'erano tanti. Erano sempre un po' sballati ma era un periodo veramente pazzesco! Io sono sempre stato sulle mie, anche la in Inghilterra, ma era proprio bello, tutto quello che pensavo di pensare solo io, lo avevo trovato, almeno un po'. La musica, poi c'era questo pacifismo perenne, la non violenza, i vegetariani. Ecco per farla breve è stato poi li che ho tirato le somme e anche un po' per fare il matto, mi sono messo a seguire i druidi.

Cosa significa per te il druidismo?

E' un argomento che mi ha affascinato subito ma in maniera molto personale. L'immagine di questo vecchio saggio e pacifico, vestito di bianco... un po' banale e fasulla, però, c'è qualcosa che me lo ha sempre reso simpatico. Ogni religione ha una parte interessante, persino il cristianesimo delle nostre campagne, ma quando si parla di preti e dogmi da seguire scappo subito. Quindi quella parte li di organizzazioni di druidi che in Inghilterra c'erano già 40-50 anni fa e che poi sono arrivate anche qui sono utili per qualcuno, gente che ha scritto dei bei libri, ma non è roba per me. Io potrei essere anche buddista o non so cos'altro, tra i druidi ho sempre apprezzato il rapporto diretto con la natura e la totale libertà e anche un po' di ironia che c'è alla base, quell'essere dei sempliciotti, me li faceva essere simpatici. Poi io comunque sono un "Druido" diverso, sono amico degli spiriti delle colline e dei boschi che ci sono qui. Cerco di spiegarmi: cerco di avere rispetto per tutto e tutti, con gli uccellini e con l'erba, anche con i ragni che ho sul soffitto. Se trovo un bruco in mezzo alla strada lo sposto in modo che qualcun altro non lo schiacci. Vedere uno di quei tramonti speciali è un'esperienza mistica per davvero e la vista delle Alpi innevate in un bel giorno d'inverno è una vera e propria visione divina. Invecchiando mi sono messo sempre di più a cercare, anche tra i vecchi amici, risalire alla storia dei nostri vecchi, ci sono cose che io non ricordavo, è un peccato che stia andando tutto perso per questa modernità. Siamo diventati tutti degli americani (questa cosa me li dice proprio in dialetto).

E' importante per te il rapporto con il territorio e con gli antenati?

Bon, è una domanda difficile che mi fai. Si, a volte vivendo da solo è come se alcuni dei miei vecchi fossero qui, non so se si capisce, ci parlo insieme. Non a voce alta, ci parlo in testa, faccio proprio dei discorsi. Poi ci sono i miei gatti, certi tornano, lo sai? Hai dei gatti? Ma anche certi merli, ce n'è uno che viene da decenni, lo so che è lui, perde un corpo torna con un altro, ma è sempre lui. Certo i miei antenati li sento nella terra, nell'aria la sera a novembre. Però non mi interessa parlare di antenati per fare dei discorsi di quelli, sai come fanno i fascisti. Mi dispiace che man mano la gente di qui sia sparita, ma è così che va il mondo, cosa che credi che non siano passati i romani, i tedeschi e tanti altri? Però bisognerebbe che tutti rispettassero questi posti se ci vivono, oggi è difficile parlare di queste cose perché chi fa politica ha rovinato il senso delle parole.

Quanto è importante per te l'aspetto ecologico?

Sono di sicuro un ecologista, a modo mio. Anni fa, quando sono tornato, avevo visto che qui la gente ci teneva meno, quante cose avevano rovinato. Mi ero dato da fare anche con altra gente dei verdi, tanti anni fa ormai, ma come sempre poi sono troppo solitario e trovo sempre qualche cosa con cui non sono d'accordo. E' un mio problema, ma cosa vuoi farci? Delle volte vado giù di qua per andare in paese con la bicicletta, è pieno di cartacce, bottiglie, vicino alla strada. E' una cosa che ho visto peggiorare tanto negli anni, ma proprio negli ultimi 10 secondo me. Adesso c'è questa mania della plastica, ma il problema non è la plastica sono gli uomini che non hanno più neanche voglia di portarla a casa o al bidone. Poi lo sai sono uno dei primi vegetariani di qui, io più che essere ecologico cerco di vivere facendo meno danni possibile a questo mondo che mi ha ospitato in questa vita e a tutti gli altri esseri che lo abitano, uccelli, topi o alberi. Sai, si fa quel che si può!

Aggiungi quello che vuoi, se vuoi:

Grazie per avermi riconosciuto e per la telefonata, mi ha fatto piacere parlare di ste cose non mi capita più spesso. Pace e bene a tutti!



domenica 16 novembre 2014

Faie, Masche, Cercalune: le streghe in Piemonte, convegno con Donatella Taverna.

L'ASSOCIAZIONE AMICI DEL MUSEO DELLA GAMBARINA di Alessandria ha presentato in convegno dal titolo "MASCHE E STREGHE PIEMONTESI". Sabato 15 novembre dalle ore 17.00 presso il Museo etnografico della Gambarina in piazza della Gambarina 1 ad Alessandria la professoressa Donatella Taverna ha parlato delle parole “Masca”, “Stria” e di altri meno conosciuti come "Cercaluna" (sercalùna). Il pomeriggio ha anche visto la partecipazione di Chaco Marchelli che tra un discorso e l'altro ha intrattenuto i presenti con antichi canti della tradizione locale.
La ricercatrice torinese di origini alessandrine ha esposto il risultato dei suoi studi sull'argomento, e ha esposto le sue teorie secondo le quali la stregoneria in Piemonte, specialmente le Masche (come vengono chiamate in le streghe in questa regione) sia fortemente influenzata dalla cultura occitana e francese.



Guardando il video da Youtube (LINK) si può saltare direttamente da capitolo a capitolo, usando la descrizione.

venerdì 31 ottobre 2014

Pietra del temporale: un menhir alle porte di Alessandria.


Da piccolo avevo sentito parlare di sassi antichi e malefici che si trovavano dalle parti di Valle San Bartolomeo e Pecetto, estrema periferia nord di Alessandria. Poi circa una decina d'anni fa mentre ero in Montagna con un gruppetto di escursionisti e venne fuori il discorso di pietre coppellate e menhir che talvolta si incontrano sulle nostre montagne, un anziano signore ci raccontò di alcune pietre erette che si trovavano proprio a Valle San Bartolomeo e che una volta qualcuno chiamava pietre dei temporali perchè usate da alcuni personaggi strani che trafficavano con "La Fisica" (stregoneria o magia in lingua locale). Per anni sono impazzito a pensare dove potevano essere queste pietre e ci sono anche passato davanti decine di volte. Alla fine credo di averlo trovato, proprio sulla strada che da Valle San Bartolomeo sale a Pecetto su di un bivio poco dopo l'abitato. 


E' ovvio che sia stata utilizzata come pietra miliare molto antica, ma è molto simile sia nella posizione che nella forma ad alcuni menhir "minori" che avevo visitato in Bretagna nella zona di Morbihan pochi anni fa. Potrebbe essere stato il suo nuovo utilizzo come è accaduto per altre pietre? Si tratta di un masso che esce di circa un metro e venti da terra ed è costituito da pietra porosa con fossili, tipica della zona, molto simile a quella del Menhir di  Montechiaro. E' impossibile datarlo e sapere se questa sia la sua posizione originale o sia stato spostato qui in epoca successiva e la scarsa attenzione riguardo alla propria storia e al proprio territorio di queste zone non aiuta. Ho guardato in giro ma non ho trovato altre pietre simili. Una pietra strana e sicuramente lavorata si trova ad una ventina di metri salendo la strada più piccola, molto rovinata ed attaccata ad una specie di muretto. Ma potrebbe essere qualsiasi cosa. Tutta la zona è recintata in giardini privati oppure trasformata in campi coltivati, quindi credo che se altre pietre ci fossero state sarebbe molto difficile trovarle. Ovviamente chiunque avesse maggiori informazioni su questa pietra sarebbe il ben venuto.


Qui sopra l'unica altra pietra "lavorata" a pochi metri dal "menhir".

domenica 28 novembre 2010

MASCHE E MASCONI: 5) IL MASCONE DI ALESSANDRIA.

Sono anni che vorrei scrivere due parole su questo argomento, mi metto oggi un po' di fretta, come al solito su queste pagine, se no resta nel mondo dei pensieri come tanti altri post mai scritti.



Come si sa dalle nostre parti (in Piemonte), soprattutto nelle Langhe e nel Monferrato, le streghe venivano chiamate Masche. Le masche incarnavano sia la figura tipica della persona che vive fuori dalla società portatrice di poteri magici, sia oscuri spiriti dei boschi e della natura, ricordo di antiche divinità tipiche di molte aree dell'Europa. Per cercare di capire meglio cosa siano le masche l'unica cosa da fare è leggere un pò di racconti e legende locali, ma su questo argomento tornerò in futuro. Un libro essenziale per questo è: "MASCHE" di Donato Bosca e Bruno Murialdo (Priuli & Verlucca).


Al riguardo di questa storia, purtroppo, non ho trovato nessun'altra testimonianza scritta. Quando però negli ultimi anni mi sono imbattutto in alcune testimonianze simili mi sono tornate alla memoria varie parti di una storia che mio nonno mi aveva raccontato più volte quando da piccolo mi portava in bicicletta per Alessandria e per alcune stradine di campagna appena fuori dalla città. "Mi ricordo ancora bene un pezzo di una frase in dialetto che mi disse: "...u iera un mascòn cul fava la fisica..." che voleva dire: "...c'era un mascone che faceva la fisica...". Fino a pochi anni fa non avevo ben chiaro cosa volesse dire fare la fisica e men che meno cos'era veramente un mascone. Nel resto della storia si parlava di temporali, si soprattutto di temporali. Mio nonno raccontava che c'era questo signore il quale viveva o almeno si aggirava tra i bastioni, che fino al dopoguerra circondavano il centro della città di Alessandria e che faceva delle magie, almeno questo era quello che capivo io. Faceva dei fuochi, disponeva dei rami e cose del genere. Mio nonno è morto quasi dieci anni fa e purtroppo non posso più chiedergli niente.

I luoghi in cui viveva questo personaggio non esistono più da almeno mezzo secolo. Infatti i bastioni erano le mura di cinta della città che si trovavano esattamente dove ora c'è la circonvallazione che circonda il centro, l'urbanizzazione non si era ancora espansa al di fuori ed esistevano delle zone selvagge con dei boschetti dei prati e dei corsi d'acqua. Esistono ancora dei bastioni che circondano la Cittadella (foto sopra) e guardandoli mi sono fatto un idea di come dovevano essere quelle zone della città fino al secondo dopoguerra. Per tornare al nostro Mascone: ricordo la descrizione come di un vecchio o una specie di barbone, con la barba e dei vestiti strani e che ogni tanto qualcuno lo vedeva fare queste cose (quei riti direi ora). Non mi ricordo se mio nonno l'abbia mai chiamato mago o sregone, io lo vedevo un pò così. Anni dopo ho letto che i "masconi" non erano altro che masche di sesso machile e che "fare la fisica" in breve voleva appunto dire fare magie, fatture e riti vari. Questa storia mi è cara per vari motiv e probabilmente ha influenzato il mio immaginario durante l'infanzia. La presenza delle masche quindi, non era limitata alle zone collinari e montuose della nostra regione, ma probabilmente l'urbanizzazione e l'industrializzazione ne hanno cancellato più velocemente le tracce.

Sono alla ricerca di altre testimonianze!

lunedì 12 maggio 2008

Menhir di Paroldo

Menhir di Paroldo

Ho trovato un altro esempio di menhir mal tenuto, ma visitabile in questa pagina: LINK. Si trova a Paroldo, sempre in provincia di Cuneo e anche qui spero di riuscire ad andarci al più presto... ecco la foto che c'è su questo sito.


Zona di Masche per eccellenza, le leggende parlano proprio di una masca in questo paese e la legano però a certe altre pietre erette che si troverebbero nei boschi a Deversi verso il confine con la Liguria.
Visitato poi nell'inverno 2009, la stele si trova vicino al cimitero del paese salendo alla chiesetta. La forma, veramente particolare ne spiega in parte il culto antico e le leggende che ancora la interessano. Per chi avesse dei dubbi sull'autenticità, una croce incisa sulla pietra ne testimonia la cristianizzazione forzata di un culto popolare precedente. Evidentemente doveva avere una certa importanza per gli abitanti del luogo.