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martedì 2 aprile 2019

PREGHIERA DRUIDICA DELLA PACE


...
Profondamente dentro il fermo centro del mio essere 
possa io trovare la Pace 
Silenziosamente dentro la quiete della Radura 
possa io condividere la Pace 
Dolcemente dentro il più grande cerchio dell’umanità 
possa io irradiare la Pace.
...
In english:
Deep within the still center of my being, 
may I find peace. 
Silently within the quiet of the Grove, 
may I share peace. 
Gently and powerfully, within the greater circle of humankind, 
may I radiate peace.


I druidi sono sempre stati portatori di pace. Nonostante fraintendimenti e malafede, sappiamo che anche nell'antichità molte volete i druidi di diverse tribù si trovavano prima della battaglia e chiedevano ai guerrieri se erano proprio sicuri che non ci fossero alternative. Prima di chiedere favori o miracoli un druido chiede sempre che ci possa essere pace, per lui e per tutto il mondo. Ovviamente queste preghiere sono tradotte in lingua moderna ed appartengono al druidismo moderno.

articolo preso da: http://druidismoalessandria.blogspot.com

E già che ci siamo pubblichiamo anche la preghiera universale dei druidi:

(da OBOD http://www.druidry.org/events-projects/peacemaking-druidry)
Questa preghiera scritta da Iolo Morganwg, non menziona la pace, ma guarda ad essa in forma d'amore per tutte gli esseri viventi e divini alla fine:

Concedeti o Dea (*) la tua protezione,
E nella protezione, forza,
E nella forza, comprensione,
E nella comprensione, conoscenza,
E nella conoscenza, conoscenza di giustizia,
E nella conoscenza di giustizia, l'amore per essa,
E nell'amore per essa, l'amore per tutte le esistenze,
E nell'amore per tutte le esistenze,
L'amore per la Dea (*) e per tutte le Divinità.

Grant o Goddess (*) thy protection,
And in protection, strength,
And in strength, understanding,
And in understanding, knowledge,
And in knowledge, the knowledge of justice,
And in the knowledge of justice, the love of it,
And in the love of it, the love of all existences.
And in the love of all existences,
The love of Goddess (*) and all goodness.

(*) Si può dedicare questa preghiera alla divinità, alle divinità, agli spiriti, alla forza universale o in quello che crediamo.

giovedì 20 aprile 2017

Gran Tour in bici delle pietre magiche nel monferrato alessandrino.

Introduzione: Oggi piove, è maggio ma ci sono 10 gradi, sono sceso a comprare due cose e ho sentito gente che ancora una volta si lamentava di questi posti. Bene, non piove tutti i giorni e quelli che si lamentano di solito sono quelli che non escono di casa se non in macchina per andare al centro commerciale. Bene questo mi spinge a fare questo post. Ho la fortuna di abitare in mezzo ad una delle zone più belle d'Europa, ricca di storia popolare e folklore che purtroppo è in gran parte sparita. La settimana scorsa ho fatto questo giro attraverso il monferrato Alessandrino e ho toccato 3 siti caratterizzati dalla presenza di pietre magiche o guaritrici, così popolari in piemonte legate al folklore e una religiosità antichissima oggi difficilmete comprensibili. Questi tre luoghi sono sparsi tra colline magnifiche, paesi monferrini arroccati sulla cima delle colline e panorami mozzafiato. 

Il giro è di circa 75 km, il dislivello non sono riuscito a calcolarlo ma penso sia intorno ai 1000 m. La strada è asfaltata al 95% anche di più. Quindi non è proprio una passeggiata ed è consigliabile una bici da touring. Il perido migliore è primavera (aprile/maggio) e l'autunno, in particolare ottobre. Ma evitando i giorni più freddi, la neve e la pioggia o il caldo estremo d'estate il giro è effettuabile tutto l'anno.

(aggiornamento 2023, traccia komoot qui: https://www.komoot.com/it-it/tour/1035486937?ref=wta




Si parte dalla stazione di Alessandria, se non siete di queste parti quindi si può arrivare in treno. Usciti dalla stazione si va a sinistra, alla rotonda di nuovo a sinistra, dopo un pezzo di brutto e trafficato spalto troviamo un'altra rotonda. A questo punto possiamo imboccare la ciclabile a destra, che pur in cattive condizioni ci renderà il percorso urbano più tranquillo. La seguiamo e arriviamo al nuovo ponte. A questo punto giriamo a destra per un centinaio di metri e imbocchiamo di nuovo la ciclabile a sinistra seguendola oltre lo stadio fino alla rotonda che incrocia Viale MIlite Ignoto. Qui imbocchiamo il viale tenendoci a destra sempre sulla ciclabile, per alcuni chilometri. Uscendo dalla città bisognerà spostarsi sulla sinistra per per prendere il sottopasso ciclabile in corrispondenza del grande svincolo della tangenziale, passiamo il ponte Tanaro e facciamo ancora un pezzo di ciclabile in condizioni deprecabili fino al sanatorio borsalino. A questo punto giriamo a sinistra e iniziamo il nostro giro in campagna. Andando verso la Valmilana seguiamo però la strada per Valle San Bartolomeo. Arrivati in questo sobborgo incontriamo un incrocio e svoltiamo a sinistra salendo in direzione Pecetto. Incontriamo il primo tornante e vedremo il sulla sinistra il bellissimo murale di Riccardo Guasco dedicato a Borsalino. Proprio sulla destra noteremo una pietra conficcata nel terreno, in cui alcuni riconoscono la "Peira del tempural" (pietra del temporale) [LINK] del folklore locale.



Proseguiamo e passati 2 piccoli tornanti arriviamo all'incrocio con una piccola stradina che scende sulla sinistra. A questo punto la prendiamo e praticamente torniamo indietro facendo quasi un anello percorrendo un pezzo di valle che pur essendo vicinissimo alla città ci regala viste meravigliose.


Comunque incrociamo la via Cerca e svoltando a destra la seguiamo fino a Gerlotti. Qui incrociamo la statale per Casale e dobbiamo prenderla per circa un km. Poi svoltiamo di nuovo a sinistra ritornando su strade di campagna. Non siamo ancora nella zona più bella ma iniziano ad esserci begli scorci di Monferrato. Comunque proseguiamo sulla proviciale 75 passiamo giardinetto e dopo circa un km, bisogna stare attenti a non perdere una stradina sulla destra che va verso Lu passando per una valletta meravigliosa, soprattutto in primavera. Ad un certo punto diventa sterrata dividendosi, prendiamo quella sulla destra e proseguiamo arrivando nel bel borgo di Lu Monferrato su una salita molto ripida.


Se vogliamo e abbiamo energie, possiamo visitare il bellissimo paese, se no proseguiamo verso conzano, altro sali e scendi e panorami meravigliosi. Bisogna dire che ci sarebbe una scorciatoia: una strada vicinale sterrata che resta in fondo valle e che incrociamo prima di salire a Conzano sulla sinistra. Ma ci perderemmo panorama e salite!



Una volta arrivati a Conzano scendiamo di nuovo e risaliamo a Camagna finalmente. Esattamente entrando in paese ci troviamo davanti ad una grande pittura murale di qualche anno fa. La prima cosa che vediamo è una strana forma nera con la scritta: "La Culiëta, la peira d'Camagna d'na vota ch'la marcava al'temp" (La Culiëta,la pietra di Camagna di una volta che segnava il tempo).


Questa Pietra di cui parliamo qui [LINK] purtroppo è stata murata ma noi sappiamo dove si trova! Prendendo la strada a sinistra andiamo avanti qualche centinaio di metri (ancora salita molto forte!!!) e incontriamo una chiesa bellissima in mattoni dedicata al solito Sant'Eusebio, cristianizzatore del Piemonte. Come diceva un anziano signore una volta: "n'do ca l'è Sant'Eusèbi ù iè semper il diavùl!" per dire che dove c'è Sant'Eusebio c'è sempre qualcosa di pagano [LINK]. Infatti i suoi santuari si trovano sempre su qualche luogo di culto precedente (vedi Oropa o Crea).



Bene al di sotto di questa chiesa c'è un muro di mattoni, con una Madonna, che sembra proprio ad una Matrona romana ed è li sotto che si trova la vecchia pietra che prediceva il tempo!



Immaginando la Pietra (non possiamo sapere se fosse una pitra naturale o un menhir) possiamo ripartire alla volta della pietra più famosa: La pietra di Santa Varena! Ci aspetta ancora un lungo tratto di strada, molto bello. Scendiamo di nuovo e prima di risalire a Cuccaro sulla sinistra vediamo la strada consortile che avevamo visto prima. Ci sarebbe molto da dire su questa pietra e rimandiamo alla pagina a lei dedicata [LINK], sappiate che la cristianizzazione non riuscì a cancellarne la fama, infatti venne usata come prima pietra di costruzione per la chiesa ma lasciata in vista con la scritta in evidenza. Ancora oggi qualcuno con dolori alla schiena si reca sulla scala, appoggia la parte dolorante e recità per tre volte: "Santa Vareina, Santa Vareina fame pasè l'mal de schiena!". In questo caso dopo quasi 70 km di sali e scendi in bici sarà molto utile!





Ripartiamo verso Alessandria, attraversiamo Casal Bagliano con il suo castello ormai ridotto a rovina, passando in una zona abitata fin dal neolitico in cui sono stati molti i ritrovamenti importanti (oltre a Villa del Foro anche il sito di Cascina Chiappona) relativi ai siti abitativi precedenti alla fondazione di Alessandria. Entriamo ad Alessandria proprio vicino alla stazione in cui poi potremo riprendere il treno con le nostre biciclette al seguito. Ci sarebbe molto da dire su questa pietra e rimandiamo alla pagina a lei dedicata [LINK], sappiate che la cristianizzazione non riuscì a cancellarne la fama, infatti venne usata come prima pietra di costruzione per la chiesa ma lasciata in vista con la scritta in evidenza. Ancora oggi qualcuno con dolori alla schiena si reca sulla scala, appoggia la parte dolorante e recità per tre volte: "Santa Vareina, Santa Vareina fame pasè l'mal de schiena!". In questo caso dopo quasi 70 km di sali e scendi in bici sarà molto utile! Ripartiamo verso Alessandria, attraversiamo Casal Bagliano con il suo castello ormai ridotto a rovina, passando in una zona abitata fin dal neolitico in cui sono stati molti i ritrovamenti importanti (oltre a Villa del Foro anche il sito di Cascina Chiappona) relativi ai siti abitativi precedenti alla fondazione di Alessandria. Entriamo ad Alessandria proprio vicino alla stazione in cui poi potremo riprendere il treno con le nostre biciclette al seguito.

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Per quanto riguarda links, bibliografia e maggiori informazioni seguite i collegamenti che trovate lungo il testo. Ovviamente il percorso può essere effettuato anche in auto o in moto anche se in bici o a piedi ha tutta un'altra importanza.

lunedì 2 febbraio 2015

The Open Court, magazine 1887, divinità celtiche.

Trovo questa pagina e faccio copia incolla:
(Link diretto al libro: https://archive.org/stream/opencourt_dec1910caru/opencourt_dec1910caru#page/729/mode/1up)
 
s. The trinitarian god of Gaul has been preserved in several monu-ments, of which perhaps the oldest is the altar of Beaune, wherehe sits between two other gods of whom the one is horned while theother, a plain human figure, is assumed to be the Gallic Apollo.Another monument to the old trinitarian deity is a short pillar foundat Rheims representing him with three faces looking in three dififer- THE RELIGION OF ANCIENT GAUL AND CAESAR WORSHIP. 729 ent directions. The least archaic form of this same deity has been foundat Autun which minimizes the two heads. It seems to be a concessionto the more artistic and cultured taste that spread after the Romanconquest, for it shows one face in front which is normal, while theother faces on either side are not made prominent, which arrange-ment takes away the ugliness of a three-faced monstrosity. An interesting account of the Gallic Hercules so called, is pre-served by Lucian who under this name describes a Celtic divinityof eloquence. He says:



ALTAR OF BEAUNE. TRICEPHALUS AT RHEIMS. The Gauls call Hercules in their own language Ogmios, butthey picture him quite different than the Greeks and indeed strangeenough. I have seen his portraiture once where he is represented asan old bald-headed man, his hair gray as much as there is left of it,his face full of wrinkles and of as swarthy a complexion as that ofold sailors. One might have taken him for Charon or lapetus orsome other inhabitant of Tartarus, indeed for anything but for Her-cules. But his dress was quite Herculian, for he carried the lion 730 THE OPEN COURT. skin on his back, a club in his right hand, a bow in his left and aquiver over his shoulder. In this respect he was a true Hercules.My first thought was that this burlesque figure had been drawn forthe purpose of ridiculing the Greek gods, perhaps in revenge for therobberies which Hercules had committed in Gaul, when he wassearching for the oxen of Geryon. The most peculiar feature of this picture I have not yet t
 

martedì 30 dicembre 2014

La pietra magica di Camagna!

Oggi in una freddissima, ma limpida giornata di fineanno sono tornato a Camagna, bellissimo paese che si trova in cima ad uno dei colli del Monferrato in provincia di Alessandria. Niente neve, ma ghiaccio ovunque anche al sole e temperatura costantemente sotto lo zero hanno complicato un pò la mia gita in bici. Come sempre ho trovato notizie del "magico sasso" sul solito libro "Le grandi pietre magiche" di Roberto Gremmo. Sono stato numerose volte in questo paese famoso anche per la mitica banda di partigiani e per i suoi ristoranti, e conoscevo bene il murales che rappresenta "La Culiëta" ossia il sasso che prediceva il tempo. Quello che avevo sempre ignorato era il suo originale posizionamente e soprattutto che la chiesa sotto la quale si trovava era dedicata al solito Sant'Eusebio!!! (Vedi LINK: Sant'Eusebio e la cristianizzazione del Piemonte).

Particolare del murales eseguito da Silvana Berra, Giovanni Cappa, Renzo Rossino che rappresenta la pietra magica!

Ma andiamo con ordine: la pietra era una grosso masso che quando stava per arrivare il maltempo cominciava a bagnarsi predicendo così il tempo come un'antico servizio meteo. Un altra testimonianza dei culti litici pagani precristiani così radicati in questa zona. Non so quando ma un giorno il sasso venne fatto sparire e sostituito con una madonnina. Roberto Gremmo dice nel suo libro che la pietra è stata distrutta, ma oggi ho scoperto che non è esattamente così. Mentre cercavo qualcuno a cui chiedere informazioni sulla madonnina mi sono imbattuto in alcuni abitanti locali che conoscevano la storia della pietra ma non dove si trovasse, così mi hanno mandato a trovare un altra madonna su di un bivio tra i vicoli del centro del paese che ho trovato ma ho capito che non si trattasse di quella indicata da R.Gremmo. Mentre cercavo di tornare ho girato per sbaglio in un vicolo cieco in cui ho incontrato un signore che conosceva bene la storia. La pietra si trovava proprio al di sotto del piazzale laterale della chiesa principale e un bel giorno venne fatta murare (ma non si sa esattamente quando) e sostituita come spesso accade con una madonnina. 

Il muro di mattoni sotto la chiesa di Sant'Eusebio, dietro al quale è stata murata la Culiëta.

 La statua della Madonnina ricorda molto una matrona gallo-romana.

Mi rendo conto che questa somiglianza è forse un pò forzata ma è innegabile che come fa notare R. Gremmo, la modonnina che oggi sostituisce la pietra ricordi molto più una Matrona celtica precristiana di una Madonna, ma forse non sono la stessa cosa? Quello che è sicuro è che ancora una volta ho trovato Pietre magiche, Madonne e Sant'eusebio in un paese piemontese! (Vedi LINKS: Pietra e Santuario di Oropa, Pietra e Santuario di Crea).

Vista dei colli monferrini tra cui quello di Camagna e delle vette alpine da Cuccaro Monferrato in una giornata di inizio Inverno.

Articoli correlati:
Bibliografia:
S. Eusebio di Vercelli, di Mario Trompetto. Tipolitografia MAULA, Biella.
Le Grandi Pietre Magiche, di Roberto Gremmo. Ed. Storia Ribelle.

venerdì 26 dicembre 2014

La Pietra Guaritrice del Santuario di Crea.

Il Santuario di Crea si trova sulla cima di un'alta collina del Monferrato, nei pressi di Serralunga a pochi chilometri da Casale in provincia di Alessandria. E' uno dei principali Monti Sacri di Piemonte e Lombardia, uno dei più visitati, specialmente in passato, ed è un posto molto bello, in quanto si trova in un parco naturale. Come Oropa (LINK) questo Sacro Monte è dedicato ad una Madonna (gemella di quella di Cagliari e di Oropa) e come per quello di Oropa la leggenda tramanda, sia stato Sant'Eusebio (Vedi LINK: Sant'Eusebio e la cristianizzazione del Piemonte) a iniziare la cristianizzazione di questo posto, in cui all'epoca ancora si praticava una forma di paganesimo animista di stampo celtico (1). Sant'Eusebio infatti portò la statua della madonna di legno in un piccolo Eremo dal quale poi si è sviluppato l'intero santuario.

Vista delle valli monferrine dal Sacro Monte di Crea in piena estate.

Per maggiori informazioni sulla storia e sulle opere artistiche vi rimando alla pagina del Santuario su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Sacro_Monte_di_Crea . Per quello che interessa a noi, posso iniziare con il dire che, come in altri casi (citiamo ancora una volta Oropa) la cristianizzazione partì dai luoghi in cui erano più radicate le credenze precristiane. A Crea ci sono 23 cappelle che costituiscono il percorso sacro. Solo due di queste però sono situate al di fuori del Santuario vero e proprio, infatti quando mi ci sono recato la prima volta non riuscii a trovarle. Esse sono le uniche ad essere dedicate espressamente ad Eusebio. Esse si trovano più in basso, sul sentiero che da Forneglio porta al Santuario. Ho trovato tutte queste preziosissime informazioni sul prezioso libro: "Le grandi pietre magiche" (2) di R. Gremmo. La prima Cappella è dedicata al martirio di Eusebio ed è costruita su una fonte. La seconda si trova a metà del ripido sentiero all'inizio di un boschetto.

 La seconda cappella, di fronte alla parete di roccia e l'inquitante dipinto in una delle nicchie della roccia.

La seconda cappella si trova di fronte ad una parete di roccia imponente lunga diverse decine di metri e alta diversi. Proprio su questa roccia si trova un'antica seduta ed è proprio quella che le popolazioni chiamano "La pietra che guardisce". In oltre ci sono alcune misteriose nicchie e fori di cui ignoro l'origine. In questo punto in oltre si continua a sentire il rumore dell'acqua che scorre, forse una fonte, che però non ho potuto trovare. Per poter avere dei benefici da questa antica roccia è necesserio, come per la Pietra di Santa Varena (LINK) nei pressi di Alessandria, appoggiare la schiena o un'altra parte del corpo malata. La cosa che più colpisce è che qualcuno, qualche decennio fa, ha dipinto in una di queste nicchie un volto umano un pò inquietante, a dimostrazione di quanto questa pietra abbia ancora una qualche importanza per le genti locali.

La seduta nella roccia, la PIETRA CHE GUARISCE di Crea, di fronte alla seconda Cappella.

Proseguendo la salita si arriva al santuario vero e proprio da una scala ormai quasi abbandonata, capisco che questo santuario doveva essere molto più popolare alcuni decenni orsono. Da qui si vedono le due chiese sulla piazza e un piccolo nucleo di case con bar, souvenir e camere in cui poter pernottare. Il luogo devo ammettere è molto bello, anche perché si trova, come dicevo prima in un bel parco. Da qui si sale ancora completando il percorso che porta alla Cappella del Paradiso. Questa è l'ultima sulla cima del monte e sembra sia stata costruita su una torre di origini romane chiamata "torre del diavolo". Un'ultima cosa di cui tenere conto è il nome CREA che per alcuni sarebbe collegato a Kern-Cern-cervo e che farebbe pensare ad un luogo di culto legato al dio Cernunnos. Cosa non così improbabile vista la sua popolarità nel periodo celtico anche in Cisalpina. Cosa curiosa che si ricollega a questo è la presenza di alcune scritte dedicate a San Cornelio presenti nel santuario. Cornelio è infatti uno dei santi in cui il culto del dio cervo si trasformò in periodo cristiano, come avvenne per esempio a Carnac.

 La cappella del Paradiso e la biscia che ho incontrato durante il mio pellegrinaggio.

Considerazioni personali della visita. Nonostante io non sia cristiano (per lo meno, forse una piccola parte viste le influenze culturali), ho deciso di fare questa escursione pensando in qualche modo ad un piccolo pellegrinaggio. Penso che questi luoghi in cui la sacralità originaria è sopravvissuta fino a noi abbiano un grande fascino e forse anche tipo di qualche forza particolare. Sono partito da casa in uno dei pochi giorni di sole di questa piovosa estate (2014) in bicicletta e ho attraversato gran parte del Monferrato: quasi 50 km all'andata e altrettanti al ritorno di salite e discese. Panorami incredibili che quando si viaggia in macchina non hanno lo stessa forza. Arrivato al santuario dopo una salita interminabile e sotto il sole di Agosto nelle ore centrali della giornata ho iniziato ad esplorare il Santuario. Quanto ho scritto è il resoconto: il posto è molto bello anche solo per passare una giornata tra alberi e brevi passeggiate. Come sempre però, ho trovato molto di magico: la cosa più bella è stata l'incontro con un una grossa biscia (foto sopra) mentre facevo il giro esterno del monte e scambiavo due parole con alcune persone. La biscia cercava un varco nel muretto per allontanarsi da noi e rientrare nel bosco e non trovandolo si è alzata in piedi appoggiandosi tra le pietre più alte. Il serpente, non dimentichiamolo, simboleggia il paganesimo nel linguaggio visivo cristiano. Non dimentichiamo i serpenti schiacciati dai piedi di santi e madonne che hanno sconfitto il male e il paganesimo dall'Europa! In questo caso per me è stato come un piccolo messaggio: Anche se non è facile vederlo qui, lo spirito originario di questi luoghi è ancora presente!

Articoli correlati:

La pietra di Santa Varena: http://leradicideglialberi.blogspot.it/2008/08/la-pietra-guaritrice-di-santa-varena_08.html

La pietra di Oropa: http://leradicideglialberi.blogspot.it/2008/04/la-pietra-della-vita-oropa_1308.html


Sant'Eusebio e la cristianizzazione del Piemonte:
http://leradicideglialberi.blogspot.it/2014/07/santeusebio-e-la-cristianizzazione-del.html

Bibliografia:
1) - Mario Trompetto, S. Eusebio di Vercelli, Biella 1961, pp. 9-10.
2) - Roberto Gremmo, Le Grandi Pietre Magiche, Storia Ribelle Biella 1995 - 2da edizione 2009, pp 31-33.

venerdì 22 marzo 2013

Druidismo: chi erano i Druidi?

(Per seguire i post legalti direttamente al druidismo potete cercare la tag/etichetta DRUIDISMO)
In questo post volevo fare una piccola introduzione a quello che è il druidismo oggi. Essendo il druidismo una filosofia aperta, questa introduzione rispecchia la mia idea in particolare. Se volete approfondire rimetto alla fine di questo testo il link ai gruppi druidici principali.


Chi erano i druidi?
I druidi erano i filosofi e rappresentavano una classe importante della religione dei galli (o celti) che abitavano l'antica Europa prima della romanizzazione e della cristianizzazione. Se consideriamo i druidi come sacerdoti gallici quindi, il druidismo era praticato da tutte le popolazioi di cultura celtica (dalla Spagna alla Scozia, dalla Repubblica Ceca all'Italia del Nord), ma, bisogna dirlo, non ci sono testimonianze dirette e non sappiamo se ci fossero differenze tra le varie tribù. Leggendo le testimonianze coeve e più vicine al tempo dei Druidi, essi vengono generalmente descritti più come filosofi o monaci, rappresentanti di una classe che aveva un influenza molto importante su ogni decisione e che godeva di particolari privilegi. Cesare ci dice che il grande centro Druidico fosse in Britannia e questo, visto che i celti si sono sviluppati intorno all'area alpina e sono arrivati dopo sulle isole britanniche in seguito, ci fa pensare a una qualche discendenza diretta dagli sciamani megalitici che popolavano l'Europa prima dell'arrivo dei Celti. 


Questa evidenza potrebbe dare un nuovo senso al collegamento tra Druidi e Megaliti, che storicamente è privo di fondamento visto che i principali monumento megalitici sono anche 2-3000 anni più antichi dei celti. Un'altra caratteristica notevole è la somiglianza tra le divinità e la spiritualità celtica e quelle Indù, anche a livello estetico in effetti. I Celti infatti erano un popolo di origini indoeuropee (come del resto i Romani!) che si sovrappose in fasi successive alle popolazioni pre-indoeuropee che popolavano l'Europa. Quando si parla di Galli (o di Celti) non si parla di un impero ma di una serie di popolazioni eterogenee con simile lingua, cultura e religione. Sui druidi si sa appunto molto poco: pochissime sono le testimonianze archeologiche e poche le testimonianze indirette degli storici greci e romani, i quali erano ovviamente di parte. Cesare si sofferma sui sacrifici umani e riti cruenti ad esempio, un modo per renderli più barbari agli occhi dei romani! Plinio ci parla invece di culti arborei e della loro conoscenza astronomica. La religione dei celti era una vera e propria religione pagana, anche agli occhi dei contemporanei romani, i primi infatti, adoravano dei e spiriti, fonti e montagne, oggi li definiremmo "Animisti". Quando Brenno (omonimo del Brenno che invase Roma il secolo precedente, il termine significava probabilmente "condottiero") invase la Grecia nel 280 a.c. arrivò a Delfi, derise la credenza dei greci che rappresentavano gli Dei in forma umana! Sembra infatti che i galli iniziarono a rappresentare alcune divinità (mai ben differenti dagli spiriti locali) in modo antropomorfo dopo il contatto prolungato con il mondo classico. Come dice Miranda Green nel suo "The Druids" infatti, quando essi parlavano del Dio del Sole o della Luna, non pensavano ad una divinità separata o antropomorfa, essi pensavano al Sole o alla Luna così com'erano. Ora non mi voglio dilungare più di tanto e consiglio di leggere qualche libro sull'argomento. In basso i libri consigliati. Il problema principale è che i druidi non scrivevano (con poche eccezioni) e quindi non ci è rimasta nessuna testimonianza diretta.

In breve:
  1. I druidi erano i FILOSOFI della religione dei Celti (o Galli) e avevano una grande importanza religiosa e spirituale.
  2. Dalle conoscenze che abbiamo la religione dei Celti può essere quindi detta "Druidismo".
  3. Il druidismo era un tipo di religione animista, in cui la natura era essa stessa sacra e l'uomo era parte integrante di essa.
  4. I druidi originariamente non avevano templi edificati, svolgevano i loro riti in radure nelle foreste, in seguito ai contatti con la cultura greca e poi romana, essi disponevano di altari e piccoli templi, perdendo però man mano la loro importanza.
  5. Nel druidismo c'era una grande cerchia di divinità, a volte non ben distinta da spiriti e entità naturali quali alberi, fiumi, montagne, fonti, ecc... un esempio odierno per capire questo aspetto che secondo me calza molto bene è lo scintoismo, ossia la religione originale giapponese*.
  6. Nel druidismo si credeva nell'idea di reincarnazione, o meglio di metempsicosi ossia l'idea di un passaggio delle anime di corpo in corpo, non solo umano. (alcuni autori cristiani di epoca moderna non sono d'accordo).
(*) ancora oggi in giappone la maggior parte della popolazione pratica lo scintoismo, la religione originale giapponese che è molto simile alle antiche forme di paganesimo europeo. SI venerano infatti i Kami (divinità e spiriti), alberi, fiumi...

Alcuni LIBRI per approfondire la storia dei Druidi (ogni libro rispecchia le idee dell'autore e ci sono notevoli differenze...):
Il mistero dei Druidi di Stuart Piggot (varie edizioni)
Il segreto dei Druidi di Peter B.Ellis (Piemme)
Il Druidismo di Jean Markale (Oscar Mondadori, Edizioni Mediterranee)
I Druidi di Massimo Centini (Xenia)
Riti e misteri dei druidi di Philip Carr Gomm (Oscar Mondadori)
I principi del druidismo di Emma Restal Orr (Armenia)

LINKS:
Ordini internazionali principali:
OBOD – The Order of Bards, Ovates and Druids (uk)
TDN – The Druid Network (uk)
BDO – The British Druid Order (uk)

In Italia
Cerchio Druidico Italiano
OBOD Italia

Ritrovi druidici in italiano su Facebook:
Cerchio Druidico Italiano
Ordine Druidico Italiano (OBOD) cerchio dell'Awen
Corporazione Druidica Nazionale

lunedì 18 febbraio 2013

Il menhir di Mazzè.

Il menhir (o stele) di Mazzè.


Questo è il terzo di tre menhir molto simili trovati in questa zona. Gli altri sono quello di Lugnacco   e quello di Chivasso, tutti molto simili per lavorazione, forma e dimensione. Il monolite, alto 4 metri, venne ritrovato durante i lavori della diga a pochi chilometri e quindi non è nel suo luogo originario. Questo rende ancora più difficile la sua datazione, praticamente impossibile per mancanza di reperti. Comunque si pensa che risalga alla prima età del ferro, vista la sua accurata lavorazione e similitudine ad altre pietre simili ritrovate in Germania, un epoca molto più recente all'epoca megalitica. Per una volta quindi sembrerebbe esatto parlare di menhir celtico. Si trova sulla piazza principale di Mazzè in provincia di Torino. In oltre un calco di questa pietra è visibile al Museo di Antichità di Torino insieme ad altri notevoli reperti della zona Piemontese.

(ENG) Menhir of Mazzè.
This stone is the tird of 3 menhirs found in this area, similar for size and shape. The others are the
Lugnacco one and the Chivassos one. It was found during the works on the local dam, so it's not in his original position. The age is not sure, but it can be more recent than the typical megaliths, probably it was erected during the early iron age (it is similar to some german stones of this age), so for one time seems to be possible to call it celtic menhir.


Sul menhir sono in oltre visibili le tracce di una accurata lavorazione: diverse coppelle sono state scavate con utensili litici e sono ancora oggi visibili, specialmente al mattino con luce radente. Tale accurata lavorazione rende possibile questo monolite una vera e propria stele monumentale, probabilmente in origine eretta su di un tumulo funerario.




venerdì 16 novembre 2012

LE DRUIDESSE.

Bisogna notare chei druidi moderni specificano che il termine druida (al femminile) sia un invenzione moderna. In inglese infatti "Druid" non è maschile ne femminile e quindi non ha nessuna valenza nell'indicare il sesso. Da tempo volevo scrivere un piccolo post su questo argomento. In molti casi si è letto di druide o druidesse, soprattutto nel folklore e nel periodo romantico. Sono vari i quedri di artisti di questa epoca che rappresentano sacerdoti druidi di sesso femminile. Però sui druidi storici sappiamo molto poco ed è difficile capire se queste sacerdotesse esistessero veramente. Io direi che l'esistenza di sacerdotesse, maghe o donne sante in area celtica nel periodo preromano è fuori discusssione. A questo punto bisognerebbe chidersi chi erano quindi i druidi, nel senso: essi erano gli unici sacerdoti della religione dei celti? Erano presenti in tutte le differenti culture celtiche dalla Gallia Transalpina, a quella Cisalpina, alle isole fino al sud della Germania e alla Spagna? Su questo argomento sono stati scritti molti libri e penso di scrivere un lungo (o più di uno) post sull'argomento in futuro.

 La druidessa (Odilon Redon)

TESTOMONIANZE CLASSICHE. Nell'immaginario collettivo, la parola druido ci rimanda subito ad un sacerdote uomo, con una lunga barba bianca, ma erano veramente soltato uomini? L'unico modo diretto che abbiamo per conoscere la religione dei Celti è andare a cercare sui testi classici degli autori greci e latini, oppure negli scarsi ritrovamenti archeologici. Da questo punto di vista non ci sono testimonianze ben chiare, ma molte tracce che ci possono aiutare a fare supposizioni più o meno fondate. Strabone nella "Geografia" (IV, 5) di una tribù di sole donne che vivevano su di un'isola alla foce della Loira, ma non è ben chiaro chi fossero. La testimonianza più conosciuta è forse quella di Tacito che nei suoi "Annali" (XXIX-XXX) parla della presa dell'isola di Mona (forse Anglesey o l'attuale isola di Man): quando Svetonio si preparava ad invadere l'sola, rifugio di profughi locali, gli abitanti si prepararono a riceverli sulla spiaggia. Tra loro i druidi che lanciavano maledizioni e preghiere con le mani al cielo e delle donne vestite di nero simili a furie che agitavano fiaccole tanto da terrorizzare i soldati romani. Ovviamente i locali furono poi vinti, alcuni dei sacerdoti bruciati nelle loro fiamme e i loro boschi sacri rasi al suolo. Inutile commentare l'azione di quelli che all'epoca si consideravano il popolo più civile del mondo, non è questo il posto.  

Alcune rappresentazioni classiche di druidesse.

Nella testimonianza di Tacito però non è ben chiaro se le donne fossero Druidesse, sacerdotesse di altro tipo o addirittura guerriere. Ci sono delle testimonianze ben più chiare però anche se meno importanti e non ben documentate. La prima si riferisce a Lampridio nella biografia di Alessandro Severo (LIX, 6) in cui lo stesso imperatore venne messo in guardia sul valore del suo esercito da una "Profetessa Druidica". Molto simile il testo di Vopisco in cui Diocleziano riceve indicazioni sul suo futuro da una Druidessa (Vita di Numeriano XIV, 2). Sempre secondo Vopisco Diocleziano usava chiedere consigli alle Dryades sul suo modo di gevernare.  Queste sono sicuramente le le testimonianze che ci fanno propendere per una risposta affermativa alla questione. Esistono poi molti altri testi in cui gli osservatori romani ci parlano sbalorditi delle donne dei britanni, che si dipingevano il corpo di nero, andavano in battaglia, tenevano rituali ma non ci sono di grande aiuto. 


DRUIDESSE PIEMONTESI. Ci sono poi testimonianze più vicine a noi sia per quanto riguarda il tempo che per questioni geografiche. Bisogna tornare in Piemonte nel 1600 infatti, precisamente nella prima metà di questo secolo quando viveva a Mondovì con il governatore della città Carlo Operti una donna popolarmente detta Druida molto nota per i suoi malefici, filtri e magie, prodotte, secondo la tradizione, in modo diabolico. La druida era al servizio dell'Operti che serviva eliminando chiunque gli si opponesse utilizzando, appunto le arti diaboliche. Ella aveva uno strano rapporto con un "prete-masca" (LINK), Giovanni Gandolfo che viveva nel convento cistercense di Vicoforte ed era molto brava a fare del male realizzando pomate e pozioni a base di sangue di neonati, gatti neri squartati e veleno di vipera. Ovviamente si trattava delle classiche accuse terrificanti che venivano usate per condannare le streghe, la cosa interessante è che però il termine druida venisse usato in Piemonte del all'inizio del 1600 e che quindi fosse un termine ancora popolare. Sappiamo che il prete studioso di astronomia, occultismo e visionario venne condannato a morte per squartamento sulla pubblica piazza per avere ordito congiura diabolica per uccidere la Madama Reale, ma non si sa che fine abbia fatto la Druida. 


Restando in Piemonte però incontriamo quella che forse è la "Druida" più famosa. La Druida di Malciaussia: Si tratta di una statua che si trova in una sperduta cappelletta alpina nella frazione di Malciaussìa appunto che rappresenta una figura apparentemente femminile coperta da una tunica sacerdotale risalente al periodo precristiano. Oggi sappiamo che probabilmente sia una rappresentazione molto più recente e che probabilmente rappresenti San Bernardo. La leggenda comunque la identifica con questa druida anche perchè tra le scritte di vario genere che la ricoprono ve n'è una sulla veste in caratteri greci è scritto "Druas" termine celtico. Sono poi presenti varie croci e la scritta cristianizzante: San Bernardo (appunto). Come trasformare una figura pagana in un santo Cristiano nel medioevo o viceversa. Da notare che la "druida" nell'altorilievo uccide un esserino con bastone, ma questo è un vero e proprio enigma. La cosa più interessante, al di quello che la statua rappresenti realmente, è che il termine druido in questi casi è sempre femminile, testimoniando una qualche ricorrenza della figura delle druide nell'immaginario piemontese dei secoli scorsi che precede di molto il revival druidico britannico in un'area ben distante. Sono quindi del tutto indipendenti e testimoniano come credenze e usanze precristiane, celtiche e pre-celtiche siano sopravvissute ai secoli nell'immaginario popolare dopo la cristianizzazione di questi territori.


DRUIDESSE CONTEMPORANEE. Nel druidismo moderno le druidesse sono una realtà. Se negli antichi ordini nati nel 1700 e nel 1800 le donne erano tenute fuori a causa della condizione sociale e delle idee sessite dell'epoca, negli ordini moderni questo non accade e anzi molte volte sono proprio donne ascrivere libri e presiedere gruppi e ritiri come nel caso di Emma Restal Orr (http://www.emmarestallorr.org/) autrice di veri libri tra i quali tradotto in Italia "I principi del druidismo". Emma è anche la fondatrice di The Druid Network, importante gruppo inglese.

Moderna druidessa in bicicletta.

Bibliografia:

I Druidi di Massimo Centini (Xenia)
I Principi del Druidismo di Emma Restal Orr (Armenia)
Riti e Misteri dei Druidi di Philip Carr Gomm (Mondadori)
Streghe in Piemonte di Massimo Centini (Priuli & Verlucca Ed.).
Streghe e Magia di Roberto Gremmo (Ed. ELF).

LINKS:
http://ilboscodelcinghialebianco.blogspot.it/2012/09/druidesse-streghe-badesse.html
http://guide.supereva.it/musica_celtica_/interventi/2004/03/151016.shtml
http://www.emmarestallorr.org/

LINK a gruppi druidici italiani:
Cerchio Druidico Italiano (zona Biella)
OBOD Italia

martedì 13 maggio 2008

Divinità: Cernunnos

Di Andrea

Divinità: Cernunnos.

Oggi inizio a parlare di alcune divinità a cui tengo particolarmente. In generale io sono quasi ateo, ma ho sempre sentito la forza di alcuni elemnti naturali. Di solito non parlo di queste cose, perchè le considero personali (e non è mia intenzione imporle a nessuno) se non quando bevo veramente tanto e magari mi trovo in luoghi particolari. Molti dei miei amici mi considerano pazzo. Mi risulta "strano" quindi parlare di divinità ma lo faccio per due motivi principalmente:

1) Sono appassionato di antropologia, mitologia, storie e quindi sono sempre stato affascinato da questi antichi miti, fina da quando da piccolo sentivo parlare di Ulisse e degli dei greci per esmpio, ma specialmente da quelli più sconosciuti e misteriosi...

2) Molti di questi miti non sono altro che una antropomorfizzazione delle forze naturali, ovvero un modo più semplice per rappresentarle che gli uomini, che fanno fatica a comprendere concetti più "astratti" hanno trovato nei secoli.

Divinità a cui tengo molto è sicuramente il dio CERNUNNOS. Il dio dalle corna di cervo, di cui come per la maggior parte delle divinità antiche europee non classiche, si sa molto poco.


La rappresentazione più antica è probabilmente quella trovata in Val Camonica che risale, sembra, al quarto secolo avanti cristo, mentre la più conosciuta si trova sul famoso calderone di Gundstrup della Danimarca pregermanica e risalente al primo secolo a.c. una zono mai interessata dalla presenza della cultura celtica quindi? Oggi sappiamo infatti che il calderone rituale venne costruito da artigiani in quella che oggi è la bulgaria per via dello stile e dei confronti con manufatti simili, non sappiamo se la manodopera fosse celtica o lo fosse solo la committenza e non sappiamo esattamente dove si trovasse quando venne preso come bottino di guerra dalle tribù germaniche che lo portarono appunto in Danimarca. 


Un'altra rappresentazione è quella del Pilier des nautes ("Pilastro dei barcaioli") a Parigi in cui si legge il nome Cernunnos, rilievo grazie al quale oggi sappiamo come venisse chiamato in ambito gallo-romano. 



Altre rappresentazioni praticamente certe sono invece giunte a noi molto rovinate, ad esempio quella della coppa di Lione, sempre di fattura gallo-romana a cui però manca completamente la testa.



Esistono molte alte rappresentazioni del Dio Cornuto, ma sono in poche quelle di cui siamo sicuri ad esempio quella che si presuppone venga da Cirencester in Inghilterra. Al riguardo bisogna dire che tutte le rappresentazioni di Cernunnos che provengono dal Regno Unito sono incerte.


Altre rappresentazioni vengono da altre parti d'Europa, interessante il fatto che la sua figura (vedi sotto) si confonda spesso non solo con quella di Pan e di Dioniso classici, ma anche con quella dello Shiva indiano (con cui probabilmente condivide un'origine pre-indoeuropea) e addirittura con quella del Buddha per vie più che mai complesse che infatti ritroviamo nel tempio celto-ligure di Roquepertuse vicino a Marsiglia e addiritture in epoche successive su di una nave vichinga.


In Italia oltre alla rappresentazione più antica del mondo trovata in Valcamonica (sopra) troviamo un mascherone celtico (forse del II sec. a.C.) di Vogogna nei pressi di Novara che a volte viene attribuito al Cornuto, ma probabilmente è riferibile a Verkos o Belenos o altra divinità celtica assimilabile ad Apollo (Gambari).


Sempre in Piemonte è documentata la presenza di un rilievo che chiaramente rappresenta Cernunnos (Corna, torques, posizione del braccio) ritrovato in località San Damiano a Villa del Foro (AL) ma di cui unica testimonianza sembra essere un rilievo apparso su una rivista del primo dopo guerra.


Cernunnos era la divinità naturale dei boschi, degli animali e degli istinti primordiali dell'uomo, rappresentato con le corna di cervo di solito con un torques al collo, uno in una mano ed un serpente nell'altra circondato da animali. Era sicuramente adorato dalle popolazioni celtiche delle gallie ma si pensa che il suo culto sia anteriore, il famoso "dio cornuto" indoeuropeo simile a Pan e sicuramente connesso con Dioniso in grecia e con Shiva in India. Da notare la fortissima somiglianza con la rappresentazione di Pashupati "proto-shiva" trovata a Mohenjo Daro in India, civiltà della valle dell'Indo, 2000 a.c. circa, che presenta tantissime similitudini con la cultura celtica e precristiana dell'Europa. (vedi: melusina-e-naga-kanya-e-sheela-na-gig)



Libro interessantissimo che consiglio a questo punto è "Shiva e Dioniso" di  A.Daniélou (Ubaldini Editore, Roma, 1980). Nel periodo Gallo-Romano questa divinità venne poi a volte identificata con il dio Pan (anch'esso legato a dioniso) e poi entrambi identificati durante la cristianizzazione dell'Europa con il Diavolo. Ancora adorato ai tempi della stregoneria durante i sabba in cui si conseravavano ancora elementi pagani e oggi da alcune correnti neo-pagane.