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martedì 28 luglio 2026

Gli antichi tumuli di Cracovia: Krakus e Wanda

 Quando viaggio, ovviamente, amo cercare cose curiose e particolari: I megaliti e i monumenti antichi precristiani, sono sicuramente tra le prime cose che cerco, poi chiese romaniche e gotiche, musei, tram, ferrovie e musei ferroviari (questo c'entra meno con questo blog). Comunque Cracovia è una città bellissima ha tutto questo. Il centro storico è patrimonio mondiale dell'UNESCO, ha ragione, in quanto è davvero meraviglioso, anche se ovviamente molto turistico. I quartieri centrali, sono anche molto belli, Kazimierz ad esempio, il quartiere ebraico, è pieno di locali, ristoranti posti alternativi in cui bere qualcosa e conserva, per ora, l'atmosfera antica della città. Comunque per me è una di quelle città perfette perchè oltre ad essere bellissima, ci sono anche linee tranviarie urbane ed extraurbane con cui muoversi ovunque (il biglietto di 72 ore costa poco) e diversi tumuli attorno al centro urbano di cui due antichi. E' di questo che parliamo. 

KOPIEK KRAKUSA (Krakus' Mound - il tumulo di Krakus)

Il tumulo di Krakus si trova appena fuori dal centro di Cracovia ed è raggiungibile con due o tre fermati di tram e una breve passeggiata sulla collina. La leggenda dice che si tratti della tomba del mitologico Re Krak, che fondò la città di Cracovia dopo aver sconfitto un temibile drago. In realtà non si sa precisamente chi abbia costruito questa collina artificiale e anche quando resta un mistero. Negli anni 70 vennero effettuati degli scavi ma nessun resto umano venne scoperto, solo alcuni oggetti risalenti all'alto medioevo. Le teorie più accreditate lo vedono come collina sacra costruita dagli antichi Slavi o dai Vandali intorno al VII VIII secolo, oppure risalente al periodo in cui i celti arrivarono qui, primo o secondo secolo prima di Cristo. Questa tesi è interessante perchè lo vede collegato al secondo tumulo, quello di Wanda, dall'allineamento solare al sorgere del sole del 1° Maggio, data di Beltana, molto importante nel calendario celtico.

Altezza 16 metri

Diametro 60 metri circa


KOPIEK WANDY (Wanda's Mound - il tumulo di Wanda)

Il tumulo di Wanda si trova a circa mezz'ora di tram da centro di Cracovia. E' raggiungibile anche in bicicletta attraverso le belle piste ciclabili di cui è disseminata Cracovia ma se avete il biglietto dei tmezzi potete farvi un giro con il tram 22 che vi lascerà esattamente all'ingresso del piccolo parco in cui si trova il monumento. Non dovete preoccuparvi perchè da queste parti sia i mezzi pubblici che i parchi (anche in periferia) sono frequentati da gente tranquilla e famiglie con bambini. La leggenda in questo caso dice che si tratti della tomba della figlia del Re Krak, la principessa Wanda. Anche in questo caso le vere origini di questa collina artificiale sono misteriose, le terorie sono le stesse di quello di Krakus, alto medioevo o epoca celtica. Tuttavia potrebbe essere anche più antico. 

Altezza 14 metri

Diametro 50 metri circa

ALLINEAMENTO e ritrovamenti:

I due tumuli si trovano a circa 8 km di distanza e sono allineati in modo che guardando il Kopiec Wandy dalla cima del Krakus all'alba del primo maggio si vede il sole che sorge sopra di esso. Come detto sopra, questa data li collega al periodo celtico. Tuttavia durante gli scavi del 1930 non portarono alla luce tombe o manufatti importanti, dimostrarono che nel centro del tumulo di Krakus si trovava un palo di legno e vicino alla cima venne scoperto un piccolo elemento metallico riferibile alla popolazione degli avari che vissero in quei luoghi tra il sesto e l'ottavo secolo. Quest'ultimo è l'elemento più importante ma non toglie del tutto il mistero perchè vennero anche ritrovati frammenti di ceramica, di ossa risalenti al periodo che va tra il mesolitico e l'alto medioevo, quindi un arco di tempo lunghissimo. Questi elementi potrebbero anche significare che questa collina artificiale sia stata restaurata e mantenuta in piedi durante i secoli.

la sezione del tumulo di Krakus che venne scavato quasi completamente negli anni '30.


I TUMULI "MODERNI"

La tradizione locale legata alle colline artificiali è comunque molto radicata in questa zona e ci sono altri due tumuli più recenti a cui dedichiamo proprio due righe: il tumulo di Kościuszko costruito tra il 1820-e il 1823 alto 34 metri e quello di Piłsudski innalzato tra il 1934 e il 1937, alto circa 35 metri. Esiste anche un quinto tumulo molto più piccolo quello dedicato a Giovanni Paolo II, costruito nel 1997 e alto circa 7 metri. È un monumento commemorativo, nato in occasione della visita del pontefice originario di questa città, in Polonia. Di questi monumenti quello che ci interessa maggiormente è appunto la continuità millenaria sopravvissuta fino alla cristianità e ai nostri giorni che questo tipo di costruzioni ha per il popolo polacco. A differenza di molti monumenti europei (obelischi, statue equestri o colonne), in Polonia il tumulo è rimasto un modello monumentale "vivente".

La cosa più affascinante di questi tumuli è che si può vedere una continuità reale e viva che unisce la storia più profonda dell'Europa: dai Kurgan delle steppe ai Tumuli dell'età del Bronzo europea, quelli dell'età del Ferro e altomedievali (Krakus e Wanda), ai Tumuli nazionali (Kościuszko) fino a quelli commemorativi moderni (Piłsudski).

Il nostro video su youtube:

lunedì 17 giugno 2019

LE CENERI DEGLI STATIELLI "La necropoli dell'età del ferro di Montabone"

Gli Statielli erano una delle popolazioni Celto-Liguri preromane che abitavano grosso modo il territorio occupato dalla provincia di Alessandria e di Asti a sud del Tanaro e abbiamo parlato della loro resistenza ai romani e del loro genocidio qui:
http://leradicideglialberi.blogspot.com/2019/03/linvasione-romana-della-gallia.html

Il I Giugno ha inaugurato l'interessantissima mostra "LE CENERI DEGLI STATIELLI" al museo archeologico di Acqui e resterà aperta fino al 23 febbraio 2020, sulla necropoli a tumuli di Montabone. La Necropoli fu scoperta nel 2008 in occasione della costruzione del metanodotto Snam Rete Gas Mortara-Cosseria. Le indagini archeologiche ( 2008-2010) hanno interessato l'intero sepolcreto, composto da 17 sepolture. La necropoli di Montabone, riferibile ad una comunità di Ligures Statielli, l'antico popolo preromano che nel I millennio a.C. abitava il territorio dell'Alessandrino, è molto importante per la conoscenza della seconda età del Ferro nel Piemonte meridionale, in quanto è stata ritrovata intatta ed è stata indagata con le metodologie di scavo e di documentazione più aggiornate. Lo studio dei corredi è stato accompagnato da una serie di analisi che forniscono molti dati non solo sui rituali funerari di questa comunità, ma anche circa l'ambiente in cui viveva ed il suo tenore di vita.

Interessante il fatto che alcune di queste tombe risalgano al I secolo a.c. e quindi dimostrano che nonostante il genocidio, le deportazioni e la fondazione di Aquae Statiellae (oggi Acqui Terme) nella seconda metà del II sec. a.c. sulla loro capitale Carystum, la romanizzazione fu tarda e incompleta. Al di fuori delle mura urbane le popolazioni locali continuavano a vivere secondo i loro usi e costumi.

Visto che al momento non è disponibile un catalogo abbiamo pensato fosse utile pubblicare le foto della mostra e di tutti i cartelli esplicativi, veramente interessanti. Aprire e salvare le immagini in alta risoluzione per leggere i testi.





















Un'intervista con la grande archeologa Marica Venturino al riguardo della mostra (da La Stampa 17 Febbraio 2020):

La sua esperienza e soprattutto il valore dei reperti di questo sito archeologico sono raccontati nel libro «Le ceneri degli Statielli. La necropoli della seconda età del Ferro di Montabone», che è stato presentato a Palazzo Levi, ad Acqui Terme. La città ha dedicato ai reperti appartenuti ai Liguri Statielli l’omonima mostra visitabile nel Civico Museo Archeologico fino al 23 febbraio.

«La necropoli – spiega Venturino – si trovava a una profondità di due metri e non sarebbe mai emersa se non grazie allo scavo del gasdotto costruito dalla Snam. Venne notato uno strato di terra annerita e sbancando l’area emersero diciassette urne cinerarie, vasi in ceramica usati per le ceneri dei defunti. Si è poi scoperto che l’area veniva sacralizzata dagli Statielli diffondendo sul terreno le ceneri dei roghi usati per la cremazione, venivano poi creati dei circoli fatti con le pietre intorno ai pozzi scavati nel terreno, dove venivano poi posate le urne». L’inverno 2008-2009 fu particolarmente rigido e gli scavi per forza di cose rallentarono. Due anni dopo però il restauro iniziò insieme alle analisi dei reperti: vasi, anfore, punte di lancia, fibbie, spille e spade, tessuti e piccole perle di vetro.

«Fu eccezionale – racconta ancora l’ex funzionaria della Soprintendenza - scoprire su queste perle, grandi pochi millimetri, una piccolissima incisione in alfabeto celtico. Era un sito praticamente intatto, l’unico scoperto nel territorio piemontese riferito a questo popolo. Grazie a un gruppo di lavoro esteso, al quale hanno preso parte anche il Museo delle Civiltà di Roma, le Università di Roma Sapienza e di Padova e la città di Acqui Terme, siamo riusciti a ricavare molti dati sui Liguri Statielli, sui quali le fonti storiche ci dicono pochissimo». Per questo, dice ancora Marica Venturino, «l’archeologia è importante poiché, come nel caso di questo popolo e in particolare della comunità di Montabone, nulla sapevamo». Si è invece riusciti a comprendere come venivano sepolti i defunti e riti che venivano celebrati sulla necropoli.

Il volume, come ricordano dal Comune di Acqui Terme, nasce dalla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia per le province di Alessandria, Asti e Cuneo e la città di Acqui Terme ed è stato realizzato con il contributo del Comune di Montabone, de Lo Studio srl e di Snam Rete Gas, che nel 2008 aveva contribuito economicamente anche agli scavi archeologici. Il volume, edito da DE Ferrari, è uno dei punti del progetto di valorizzazione dei reperti di Montabone insieme alla mostra.

«La storia si ricostruisce – dice l’assessore comunale alla Cultura, Alessandra Terzolo – leggendo le fonti oppure studiando i frammenti del passato, come è avvenuto a Montabone. Questo volume ci permette di riportare alla luce le testimonianze di antiche civiltà e sono molto orgogliosa che il Comune di Acqui Terme sia stato tra i promotori di questo determinante progetto di valorizzazione che ha permesso di ricostruire la storia di una comunità di Liguri Statielli. Ho potuto conoscere l’impegno e la passione della dottoressa Marica Venturino, che voglio ringraziare insieme alla Soprintendenza e al Civico museo archeologico di Acqui».