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martedì 14 aprile 2026

Il Menhir di Velmaio

 Per il giorno di Pasquetta io e Walter abbiamo deciso di fare un giro a visitare diversi siti in area Lombarda, uno dei nostri giri "druidici". Il posto sicuramente più bello e magico che abbiamo visto è stato il menhir di Velmaio nei dintorni di Varese che abbiamo conosciuto pochi mesi fa grazie alla segnalazione di Explore Insubria che ringraziamo moltissimo!

Si tratta di un grosso monolite che si erge dal prato circostante per poco più di due metri. La forma è tozza e grezza che comunque presenta alcuni segni di lavorazione e alcune incisioni appena visibili. 

Prima di tutto bisogna dire che, al contrario di altri simili siti in Piemonte e Lombardia, questo si trova in una zona isolata, tranquilla e che si può apprezzare totalmente sia visivamente che in tutta la sua magia. Il monolite si trova infatti in mezzo ad un bel prato, vicino ad un laghetto, un ruscello e a dei boschi. Ci apettavamo molta genete perchè era pasquetta e invece eravamo gli unici e abbiamo potuto quindi goderci la visita nella pace più totale. Gli unici suoni erano quelli dei tanti uccelli che popolavano la bella giornata di primavera.

Non è possibile datare precisamente questo menhir, non ci sono ritrovamenti databili nelle immediate vicinanze (anche perchè come al solito in Italia non sono stati effettuati scavi approfonditi) ma sicuramente è più antico di quelli canavesani che dovrebbero essere stele funerarie dell'età del ferro. A me ha ricordato molto alcuni dei menhir di Cavaglià e in effetti ho letto che anche in questo caso potrebbe essere legato ad alcuni ritrovamenti di una civiltà palafitticola nella vicina Cattafame. In oltre la zona è stata abitata fin dal neolitico e quindi si ipotizza un periodo che va da quello megalitico classico all'età del bronzo.

A livello più magico il luogo è perfetto, come dicevamo sopra è tranquillissimo ed è perfetto per trovare un po' di pace quando ne abbiamo bisogno! Posto adatto per meditare o ritrovare la connessione con la natura e con la terra.

lunedì 21 aprile 2025

La pietra di Santa Brigida "Ròch ëd Santa Brigida" sulla collina torinese.

Il Ròch ëd Santa Brigida (pietra di Santa Brigida in piemontese) è una masso che si trova nei pressi di Moncalieri sulla collina torinese ed è un masso che affiora dal terreno proprio vicino alla strada.


Il masso di gneiss si è formato nel massiccio Dora Maira e in milioni di anni, attraverso sconvolgimenti tellurici, erosioni, glaciazioni e alluvioni è arrivato fino da queste parti. Non si sa esattamente se la pietra sia stata lavorata in tempi preistorici o se la sua forma levigata sia naturale, ma è sicuro che essa sia stata posizionata in modo da essere venerata come capitava spesso in epoca precristiana. Il roch infatti è una delle tante pietre che troviamo in Piemonte che hanno proprietà curative, in particolare si tratta di una delle "pietre della vita", come la più famosa che si trova ad Oropa (LINK). Ad essa le donne ricorrevano per rimanere incente, posandoci sopra il basso ventre o le parti genitali: questo succedeva ancora fino a pochi decenni fa come si vede nell'intervista a questo link:https://danielroux.eu/roch-ed-santa-brigida/


La pietra è comunque ancora oggi parte del folklore locale, conosciuta dagli abitanti di questa collina e oggetto di festeggiamenti stagionali. Dopo essere stata un po' dimenticata alla fine del '900 e maltrattata (qualche anno fa era coperta di scritte) è stata ripulita e l'aiuola su cui sorge è stata anche allargata per proteggerla dalle auto.



giovedì 28 novembre 2024

Chi è il MAGO?

 A cura di Aldebrandos Silvani

Il "mago classico" può essere visto in molti modi, a seconda del contesto. È spesso una figura archetipica della mitologia e della letteratura, un personaggio saggio e potente che guida l'eroe, come Merlino nelle leggende arturiane, Gandalf ne Il Signore degli Anelli, o Prospero ne La tempesta di Shakespeare.

Nei tarocchi, il Mago (o Bagatto) rappresenta la padronanza degli elementi e il potenziale creativo.

Nell'immaginario moderno, lo ritroviamo in personaggi come Harry Potter o Doctor Strange, che incarnano il mago con un tocco contemporaneo. Infine, nella tradizione esoterica, il mago richiama pratiche antiche come alchimia, astrologia e Cabala, unendo scienza e spiritualità.

Quando però ci immaginiamo un mago generalmente lo visualizziamo come quello che generalmente viene detto "fiabesco". È la figura che subito ci viene in mente pensando a fiabe, leggende medievali e mondi fantasy. Lo immaginiamo con un lungo mantello blu o viola, decorato con stelle e lune, e un cappello a punta alto e conico, altrettanto ornato. Sempre accompagnato da un bastone magico o una bacchetta, spesso porta con sé sacchetti di erbe o antichi libri pieni di misteri.

È un personaggio saggio e misterioso, che vaga per boschi e montagne in cerca di equilibrio naturale e conoscenza. Protettore della natura e delle forze elementali, usa i suoi poteri rispettandone le leggi. Gentile ma riservato, aiuta chi è in difficoltà, ma non svela facilmente i suoi segreti.

Le sue magie spaziano dal controllo degli elementi – come evocare tempeste o calmare le acque – alla creazione di illusioni e incantesimi. Spesso padroneggia anche l’alchimia e la guarigione, grazie alla conoscenza di erbe e pozioni.

Questa figura si ispira a personaggi iconici come Merlino delle leggende arturiane o il Mago di Oz, e vive ancora oggi nei giochi di ruolo come Dungeons & Dragons e nell’immaginario fantasy moderno. È il simbolo perfetto del mago che incanta e affascina, con la sua aura intramontabile.

Ancora oggi esistono persone e gruppi che si rifanno a queste figure alla magia naturale e alle tradizioni antiche:

  • Associazioni di Wicca e neopaganesimo: Seguono pratiche spirituali legate agli elementi, alla natura e agli antichi culti. Non sono "maghi fiabeschi", ma molte delle loro ritualità si ispirano a figure come il druido o il mago classico.
  • Scuole di esoterismo: Alcune realtà insegnano pratiche legate alla magia, all'alchimia o alla conoscenza simbolica. Ad esempio, Cerchio delle Streghe o gruppi simili.
Esistono anche gruppi che si rifanno alla rievocazione storica in un contesto medievale o mitologico, molte associazioni di rievocazione storica organizzano eventi che includono la figura del mago:
  • Eventi medievali: Fiere come il Mercato delle Gaite o il Palio di San Donato spesso ricreano atmosfere medievali in cui maghi e alchimisti trovano spazio.
  • Associazioni di mitologia arturiana: Gruppi che celebrano leggende arturiane e cavalieri della Tavola Rotonda, con personaggi ispirati a Merlino e altri maghi.
  • LARP (Live Action Role-Playing): Giochi di ruolo dal vivo in cui i partecipanti interpretano personaggi fantasy, inclusi maghi, con costumi elaborati. In Italia, associazioni come GRVItalia o Terre Spezzate organizzano eventi in contesti naturali o storici.
  • Fiere e raduni fantasy: Eventi come Lucca Comics & Games o il Fantasy Fest accolgono appassionati di magia, spesso con workshop e spettacoli a tema.
Music for Wizards:


Origini del mago nell'antichità europea

La figura del mago nell'antichità europea ha radici profonde che affondano nella mitologia, nella religione e nelle tradizioni esoteriche e può essere ritrovata in queste antiche tradizioni:

  1. Religioni e culture pre-cristiane:

    • Druidi celtici: Sacerdoti della religione celtica, erano considerati intermediari tra gli uomini e gli dèi, con conoscenze di astrologia, erboristeria e rituali sacri. Sono tra i precursori del mago europeo.
    • Sciamani e figure simili: Popolazioni germaniche, slave e nordiche avevano figure spirituali che praticavano rituali magici e comunicavano con il mondo spirituale.
  2. Influenze greche e romane:

    • La magia nell'antica Grecia era legata a figure come Circe o Medea, maghe capaci di evocare forze sovrannaturali. Filosofi come Pitagora e Platone associavano la magia alla conoscenza del cosmo e delle forze naturali.
    • A Roma, i magus erano spesso visti con sospetto, ma molti praticavano arti divinatorie e rituali importati dall’Oriente.
  3. Influenza persiana:

    • La parola "mago" deriva dal termine persiano magus, usato per indicare i sacerdoti zoroastriani. Questi erano esperti di astrologia e conoscenze esoteriche, e il termine si diffuse in Europa tramite la cultura greco-romana.
  4. Medioevo cristiano:

    • Con l'arrivo del cristianesimo, la magia divenne spesso associata all'eresia e al paganesimo. Tuttavia, figure come Merlino (ispirato probabilmente ai druidi e agli uomini saggi celtici) fecero da ponte tra il vecchio mondo magico e le nuove leggende cristiane.

Il "cappello del mago" di Berlino

Il cosiddetto "cappello del mago" è in realtà un oggetto conosciuto come "Cappello d'Oro di Berlino" (Berliner Goldhut), un manufatto risalente all'Età del Bronzo (circa 1000-800 a.C.), conservato presso il Neues Museum di Berlino.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cappello_d%27oro_di_Berlino

Caratteristiche:

  • Materiale: Realizzato in foglia d'oro, alto circa 75 cm.
  • Decorazioni: Ricoperto di intricati motivi geometrici, come cerchi e spirali, che si ritiene siano legati a calendari lunari e solari.
  • Funzione: Si ipotizza che fosse usato da sacerdoti o capi spirituali come strumento rituale per calcolare il calendario agricolo e astronomico. Le sue decorazioni potrebbero rappresentare un sistema complesso per prevedere eventi naturali e stagionali.
Sono stati trovati 4 oggetti molto simili e sicuramente collegati:

Relazione con la figura del mago:

Il "cappello" non è un copricapo di mago nel senso moderno, ma è spesso considerato una delle prime rappresentazioni del potere magico attribuito a figure sacerdotali o druidiche. È possibile che la sua forma conica e il suo uso cerimoniale abbiano ispirato l'immaginario del cappello a punta del mago nelle epoche successive.

In sintesi, questo oggetto è un simbolo dell'antico legame tra sapere, natura e sacralità, che sta alla base della figura del mago come lo conosciamo oggi.

martedì 17 settembre 2024

L'Equinozio d'Autunno:

Come ben sappiamo gli equinozi sono i due momenti dell'anno in cui giorno e notte si equivalgono e che rappresentano quindi l'equilibrio ma anche il momento in cui si passa dalla luce al buio e viceversa. In oltre i due equinozi, fanno parte con i solstizi dei quattro punti che dividono la ruota dell'anno solare in quarti. In particolare l'equinozio di settembre, che si verifica di solito verso il giorno 21 segna l'arrivo segna l'arrivo dell'Autunno. Per molti è un periodo triste che segna la fine dell'Estate, per me, personalmente, è il periodo più bello dell'anno. La luce e il caldo finalmente diminuiscono, i colori diventano bellissimi e si può finalmente riposarsi.

L'equinozio d'autunno oltre a celebrare l'ingresso nella metà oscura dell'anno è sempre stato legato al raccolto: era infatti in questo momento che si raccoglievano i frutti di molti del lavoro nei campi, in particolare in Europa mediterranea e centrale era il momento della vendemmia. In moltissimi mosaici antichi e medievali settembre viene proprio raffigurato con la raccolta dell'uva e la sua spremitura.

OGGI E' MOLTO IMPORTANTE RICORDARSI E CELEBRARE SOLSTIZI ED EQUINOZI

Oggi è molto importante ricordarsi e celebrare solstizi ed equinozi anche se potrebbe sembrare invece inutile in questo mondo sempre più artificiale. Invece è proprio in questi momenti in cui possiamo renderci conto di come noi umani siamo parte della natura e dell'universo. Senza il Sole e la sua luce, senza il movimento circolare della terra attorno ad esso, senza l'atmosfera, senza infiniti altri elementi noi semplicemente non esisteremmo. Se un tempo questi momenti erano fondamentali per i nostri avi per fare i conti e organizzare semine e raccolti, oggi sono ugualmente fondamentali per non farci dimenticare che senza il fragile equilibrio naturale che permette alla terra di essere abitabile, che noi stiamo mettendo in serio pericolo, sarebbe la catastrofe. 

CELEBRARE ANCHE SE NON CREDIAMO IN NESSUNA RELIGIONE

Questi giorni vanno celebrati e onorati sia che noi nutriamo qualche sentimento religioso o spirituale sia che noi pensiamo che non ci sia nient'altro che quello che vediamo; in entrambi i casi si tratta di un buon momento per festeggiare e tenere a mente quello che abbiamo detto sopra. Se però siete interessati all'aspetto culturale di queste antiche festività continuate a leggere.

CI RIAVVICINIAMO A CARI ESTINTI

Il periodo che va dall'Equinozio d'Autunno al Solstizio d'Inverno è quello che più ci riavvicina al mondo dei mordi e ha il suo picco alla fine di Ottobre durante quelli che in molte culture sono considerati i giorni dei morti e degli spiriti. Il calare della luce e del calore mette, chi ha una certa sensibilità, in una atmosfera meditativa.

I MISTERI E IL MONDO CLASSICO

Nel mondo classico questo era il periodo dei Misteri: ad Eleusi si celebravano i misteri, rituali di tipo mistico che nessuno poteva comprendere in modo razionale ma che avevano come figura centrale Demetra (a Roma Cerere), dea della natura e dei raccolti la cui figlia Persefone (a Roma Proserpina) venne rapita dal dio degli Inferi Ade che la sposò. Questo fatto causò la disperazione di Demetra che andò in cerca della figlia lasciando il mondo nell'Inverno eterno. Grazie all'interesse di Zeus Persefone potè tornare sulla terra per sei mesi all'anno creando così il succedersi delle stagioni, luminose e oscure. I misteri associati al ciclo delle stagioni e a quello di morte e rinascita non potevano essere svelati ma sappiamo che oltre ad essere legati a Demetra e a Persefone avevano come oggetto la spiga di grano e la raccolta dell'uva e della sua trasformazione in vino e i loro cicli stagionali.

L'EQUINOZIO D'AUTUNNO NELL'EUROPA CELTICA E NEL NEODRUIDISMO

I moderni Druidi chiamano questa festività Alban Elfed che significa Sole che si riflette sulle acque e sappiamo che anche per loro questo è il tempo raccolto in cui si ringrazia la Terra per la sua abbondanza. Non sappiamo esattamente quali fossero le celebrazioni di questo periodo degli antichi popoli celtici anche se probabilmente seguivano delle ricorrenze basate su di un calendario luni-solare, anch'essi comunque consideravano questo tempo come un momento di gratitudine per il raccolto e per i doni della Terra, sapendo che le scorte avrebbero sostenuto sia le persone che gli animali nei mesi freddi. Si contempla il ciclo della vita, ricordando che, anche se la luce si ritira, tornerà alla fine delle giornate oscure. Al museo gallo-romano di Lione è conservato il calendario di Coligny l'unico calendario druidico esistente, purtroppo incompleto e non facilmente decifrabile; è compilato in caratteri latini e su di esso, ad esempio, compaiono le tre notti di Samoni (Samhain per i celti britannici), ovvero le notti dei santi e dei morti che ancora oggi celebriamo. In oltre molte tradizioni sono sopravvissute all'interno delle festività cristiane delle nostre zone soprattuttue nelle aree cattoliche, ma non è facile ricostruirle.

Pulizie d'Autunno: questo è il momento giusto per fare pulizia ed eliminare il superfluo prima di andare in letargo!

Vestiti: vestirsi di colori caldi e tenui e con materiali morbidi e comodi!

Riposarsi e meditare: questo è il periodo perfetto per riposarsi. Finalmente fa fresco e si dorme bene, le giornate si accorciano, prediligere attività contemplative.

LINKS

https://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/territorio/miti-leggende-racconti/item/2084-alle-radici-dell-equinozio-d-autunno

martedì 1 marzo 2022

La difficile cristianizzazione del PIemonte.


IL PIEMONTE E LA DIFFICILE CRISTIANIZZAZIONE: abbiamo visto in diversi post come il Piemonte sia stato praticamente fino al '700 un'area di passaggio con caratteri particolari e dal grande valore militare ma alla fine sempre un po' marginale rispetto al resto della penisola italica o alla Francia. Le città romane nacquero qui con grande ritardo rispetto al resto del paese e quando i alcuni centri divennero importanti città, le campagne restarono in molti casi luoghi molto selvaggi, per lo più ricoperti da montagne, boschi e paludi. Quando i primi santi arrivarono per evangelizzare la popolazioni non trovarono un computo facile (leggi: Sant'Eusebio e la cristianizzazione del Piemonte) e quando i primi "barbari" giunsero in zona all'inizio del medioevo, in un epoca di grande confusione, si trovarono nelle campagne a che fare con una situazione rurale difficile in alcuni casi ferma al periodo precedente alla conquista romana. Fu così che con l'arrivo di San Colombano a Bobbio partì un periodo di evangelizzazione Irlandese nelle zone che vanno dal Monferrato alla Valle d'Aosta, non privo di scontri e momenti bizzarri (leggi: Meroveo e la persistenza del paganesimo...) e caratterizzato da una grande repressione dei culti e persistenze pagane da parte della chiesa. Tuttavia le campagne continuavano ad essere troppo isolate e selvagge e l'adorazione di pietre e sorgenti, rituali rurali vari, impossibili da eliminare vennero mano a mano accettate e cristianizzate. Questo da il via ad un periodo di quasi accettazione, molto diverso da quella che è la nostra normale idea di medioevo, in cui nelle città la nuova religione è ormai ufficiale anche se non libera di influenze precedenti, nelle campagne si assiste ad una coesistenza più o meno pacifica tra culti ufficiali e popolari oggi molto difficile da comprendere. Di alcuni santi popolari, in particolare alpini e piemontesi, conosciamo in realtà solo la parte folklorica, non ci è giunto niente di scritto ed è sempre difficile capire quanto fossero beati e quanto fossero santoni o guaritori di campagna (leggi: San Baudolino...) Verso l'anno mille l'Europa sembra rinascere, anzi l'Europa che conosciamo oggi forse nasce proprio in grazie ai secoli precedenti e nel romanico l'influenza "barbarica" evidente si affina sempre più con il riemergere delle culture pre-romane e anche preistoriche del vecchio continente. Se dal punto di vista artistico il picco è raggiunto dalle cattedrali nei centri urbani, nelle piccole chiese di campagna "sacro e profano" si fondono in modo ancora più diretto in modo, delle volte, difficile da accettare e comprendere anche per noi contemporanei (leggi: San Secondo a Cortazzone).

Al riguardo Virgilio Gilardoni scrive:

"L'antica Europa romana, sconvolta dalle ondate delle migrazioni e delle incursioni barbariche si rinnova, nel Medioevo, per i profondi moti di assestamento demografico che lacerano lo strato sottile della sua civiltà latina. Tornano a pullulare ovunque le antiche e mal represse culture preistoriche e protostoriche, italiche, celtiche, germaniche, iberiche, liberare e fecondate dal nuovo lievito barbarico di Franchi, Alamanni, Sassoni, Visigoti, Svevi, Alani, Vandali, Eruli, Burgundi, Ostrogoti, Longobardi."
"...la vita spirituale delle popolazioni assume aspetti di patologia collettiva; le superstizioni si accavallano, si sviluppano e si fondono in un caos in cui a stento si discernono le componenti giudaiche, celtiche, germaniche, romane e cristiano popolari. I rapporti dell'uomo con la natura divetano morbosi: ogni cosa sembra nascondere l'insidia di forze malefiche e di demoni; ogni avvenimento è segno di eventi ultraterreni, di minacce, di pericoli, di punizioni che si tentano di domare con forme popolari di scongiuro e di esorcismo. Talvolta vere manifestazioni di pazzia collettiva esplodono fra le masse; basta la figura d'un falso profeta o d'un pazzo a scatenare rivolte persino oscene, in cui si liberano antichi bisogni erotici conculcati e altrettanto antiche aspirazioni di ribellione delle plebi, trascinando, nel turbine della follia, preti, vescovi, chierici e popolo. Prodigi e miracoli sono nell'ordine delle cose, fatti normali, ormai di tutte le cronache..."

Da "Il Romanico" Biblioteca Moderna Mondadori 1963

venerdì 27 novembre 2020

MASCHE E MASCONI: 3: "Le pietre delle masche"

Di Andrea.

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Tra i vari elementi che ricorrono nelle storie e nelle leggende di Masche ci sono sono sicuramente le pietre. Delle PIETRE DEL PIEMONTE (menhir, massi sacri, ecc...) abbiamo parlato più volte dal punto di vista storico, archelogico e in effetti anche della loro importanza nel folklore regionale. 

Pietra con coppelle a Monsagnasco

Sono moltissime in regione le "Pietre delle Masche" e generalmente si tratta di pietre a coppelle o di menhir e steli preromane. Esiste un libro chiamato proprio "La Pietra delle Masche" di Bruno Vallepiano e ne parlano Donato Bosca e Bruno Murialdo sul loro libro "Masche". Ne parlano davvero in tanti e tra i siti più conosciuti troviamo i famosi menhir, purtroppo quasi tutti demoliti, di Briaglia (LINK), oppure il menhir di Paroldo (LINK) e di altre pietre fitte nel cuneese, Il Roc delle Masche a Vonzo che però è una grossa formazione rocciosa naturale e le innumerevoli pietre coppllate legate alle masche come ad esempio quella di Sant'Antonino di Susa: La Pera delle Masche (LINK) che a volte è anche detta delle Faie, fate, per sottolineare il collegamento tra Masche e culti precedenti che si discosta un po' dalla classica figura della strega malefica.

La "Pera d'le Masche" a Sant'Antonino di Susa.

Ancora alcuni anni fa, nelle vicinanze di Mango, un agricoltore trovò una pietra, probabilmente naturale, con delle forme che ricordavano la forma umana femminile e da questo vennero fatti i più vari collegamenti: da quelli alle stele della lunigiana all'orogine delle masche "buone e cattive". Ci sono poi le pietre guaritrici, così comuni in Piemonte, come quella usata per rituali di fertilità ad Oropa (LINK) o quella che guarirebbe dal mal di schiena a Villa del Foro (LINK) che vista la loro funzione benefica sono giunte fino a noi con le loro proprietà quasi intatte e che non vengono di solito associate alle masche. Il collegamento invece è molto più stretto con altri tipi di pietre, quelle associate agli agenti atmosferici come le Pietre del Tuono (o del fulmine, o ancora "sfolgorine") piccole pietre cuneiformi comuni nel cuneese e nelle Langhe che i contadini trovavano nei campi e che si pensava conservassero il potere dei fulmini che colpivano il terreno e le Pietre del Temporale. Queste ultime più comuni nel Monferrato predicevano il tempo oppure venivano usate come strumento dalle Masche (cattive) per governare le tempeste e distruggere i raccolti. 

Incisione che raffigura delle streghe intente a creare una Tempesta

Di queste pietre la più famosa era la "Culiëta" di Camagna che è arrivata intatta fino all'inizio del secolo scorso ma poi è stata definitivamente murata e sigillata (ma non dimenticata!) con una madonna dalla forma un po' troppo "Pagana", ne parliamo meglio qui: (LINK). Un'altra pietra che invece è arrivata fino a noi è l'ultima superstite delle "Pietre del Temporale" di Valle San Bartolomeo (LINK), usata come pietra miliare, si può ancora incontrare sulla strada che sale verso Pecetto. Altra pietra simile si trova a Montechiaro d'Acqui (LINK) purtroppo nascosto in mezzo ai rottami.

La pietra del Temporale a Valle San Bartolomeo (AL)

LINK:
http://archeocarta.org/santantonino-susa-to-pera-dle-masche-roca-dle-faie/

venerdì 1 maggio 2020

MASCHE E MASCONI: 2) La masca Micilina

Di Guido

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Tra tutte la Masche piemontesi, forse la più famosa è Micilina. Se cercate su google infatti vi compariranno decine di pagine dedicate a questa figura e compare persino in un racconto del grande Italo Calvino: "La barba del conte". Questa potrebbe essere la storia di una qualsiasi altra strega in giro per l'Europa del '600 se non fosse per la sua potenza e per alcuni particolari che vedremo qui sotto.

Micilina, che forse stava per Michelina, era nata all'inizio del '600 in un'umile famiglia di Barolo, ma giovanissima venne costretta a sposarsi con un contadino di Pocapaglia (CN) che da subito iniziò a farla lavorare duramente nei campi e picchiarla e umiliarla per ogni piccola cosa. Sembra che la ragazza avesse un carattere introverso che peggiorò con la nuova situazione famigliare e con il trasferimento nel nuovo paese, fino forse a farla impazzire. In oltre aveva i capelli rossi, caratteristica che subito l'aveva messa in cattiva luce di fronte ai nuovi compaesani. Da qui inizia la leggenda e forse è questo il bello di queste storie che si caricano di tutte quelle caratteristiche che ci interessano per ricostruire le credenze di questi luoghi in quelle epoche. C'è chi dice che fosse brutta e deforme, chi lo fosse diventata con l'età a causa delle botte e dei soprusi del marito ubriacone, chi invece dice che fosse bellissima da giovane, sta di fatto che sempre più spesso spesso la nostra signora iniziò a sparire all'improvviso e si dice che quando fosse davvero arrabbiata fosse in grado di chiamare la nebbia e i temporali. Tutti la evitavano per paura delle sue maledizioni, non bisognava incrociare il suo sguardo e non averci niente a che fare. Tuttavia sembra che Micilina non fosse davvero una Masca, la venne in contatto con le masche proprio nei boschi di Pocapaglia, le quali le offrirono la loro amicizia e le diedero il loro aiuto per vendicarsi del marito e di chi le voleva donandole il loro potere. Fu così che si dice che fosse in grado di trasformarsi in gatto nero, in corvo o addirittura in lumaca per sparire a comando o per andare la notte a incontrarsi con le altre masche. Si narra di gente colpita nei modi più strani. una ragazza che aveva toccato sulla spalla si ritrovo all'improvviso una gobba in quel punto, un altro ragazzo che era caduto alla sua vist, quando cercò di alzarsi si rese conto che aveva i piedi girati al contrario! Ma la svolta arrivò quando, si dice, con l'aiuto del maligno, fece cadere il marito dall'albero su cui stava lavorando che morì poco dopo. Da quel momento il suo potere diventa inarrestabile: storpiò dei bambini a Bra, fece colpire da un fulmine i fornaio di Pocapaglia, fece crescere la barba ad una giovane sposa di Pollenzo e i suoi poteri arrivarono fino ad Alessandria dove fece morire un Vetturale che l'aveva trattata in modo sgarbato (1). Si dice che Micilina vivesse ormai al di fuori del paese tra i rovi e le vecchie querce in una grotta scavata in una "Collina delle fate" (2) ancora oggi visibile, circondata solo da gatte nere, masche a loro volta e nessuno cercava ovviamente di avvicinarla.

La rocca di Pocapaglia vista da una delle grotte dove si dice vivesse la Masca.

Il punto di non ritorno venne raggiunto quando la terribile Masca venne accusata di aver fatto morire i bachi da seta della zona e fu così che un prete riuscì a fermarla con l'aiuto di preghiere benedette e soprattutto dell'acqua santa di una fonte benefica che si trovava in zona. Impossibilitata a scappare o trasformarsi, Micilina venne incatenata e trasportata in una cella nel castello di Pocapaglia. Qui, legata, torturata e soprattutto bagnata continuamente con l'acqua santa venne costretta a confessare tutto. Il rogo venne preparato su una rocca ancora oggi conosciuta come Bric de la Masca, oggi meta di turisti ed escursionisti. Grazie ad un libro conservato a Palazzo Traversa di Bra sappiamo che intervenne il tribunale di Savigliano che mandò un inquisitore e un giudice di Cherasco ad appurare i fatti: essi decisero che la terribile donna dovesse essere prima impiccata per impedire che l'anima lasciasse il corpo fisico e poi arsa sul rogo preparato sul bricco di qui sopra. Si dice che un lungo corteo di frati e monache incappucciati scortò la condannata e che quando il rogo venne accesso molti gatti neri uscirono dai boschi facendo miagolii striduli. Come promesso sembra che la nostra "strega" si sia reincarnata più volte in una gatta randagia che spunta dai boschi di notte e si aggira nei vicoli di Pocapaglia. In oltre si dice che con altre masche, tra le quali la ormai tre volte centenaria, Malamassa, partecipa ogni terzo plenilunio dell'anno al falò che si accende nelle radure tra i boschi o nei ritrovi della zona (presto un post) come la Zizzola o l'America dei boschi. 

Il "Bric della Masca"

(1) da MASCHE di Donato Bosca e Bruno Murialdo, pag. 68

(2) Colline delle fate: piccole colline franose che spuntano tra il verde visibili per la loro forma e per il loro colore grigio.

mercoledì 8 novembre 2017

MASCHE E MASCONI: 1) chi è la masca?

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Masca è un termine ancora in uso in territorio piemontese e che, grossolanamente identifica la Strega, con alcune importanti peculiarità però. Questo termine è di uso comunque soprattutto in camapgna dalle alpi Biellesi fino alle Langhe al confine con la Liguria e al Monferrato astigiano e alessandrino, mentre si perde nel Novarese e nel vercellese man mano che l'influenza Lombarda diventa più forte.  Si possono rintracciare storie nel folklore, nella mitologia locale e a volte anche nomi di luoghi (Bric d'le masche, Mascatagliata, ecc...).  Esistono le Masche ma anche i Masconi (In piemontese Mascon), ovvero gli individui di sesso maschile. Prima di passare ad approfondire questa figura in particolare vorrei analizzare il termine, con cui nei vari paesi e regioni, venivano chiamate le Streghe. E' fatto veramente interessante e curioso pensare che in ogni lingua, esiste un termine diverso, il più delle volte senza nessuna origine comune per indicare questa figura che non esiste solo in Europa, ma praticamente in un tutte le culture del mondo. Witch in inglese, Sorcière in francese, Bruja in Spagna, Hexe in tedesco, Carovnica in molte lingue slave, ma basti vedere soltanto le differenze nel territorio italiano dove il nome Strega che deriva dal latino Stryx (uccello notturno, barbagianni) trova differenti sinonimi regionali: oltre alla variante Stria rintracciabile in gran parte del nord, abbiamo Masca appunto, in Piemonte, Basura in Liguria, Janara in Irpinia e poi Magara, Magga ecc... (derivante da Mago) nel sud, per nominare solo i più conosciuti. Questo è un punto su cui anche gli antropologi si interrogano. Non esiste per esempio un comune termine originario per questa figura nelle lingue Indoeuropee, sembra che ogni zona abbia le sue particolari streghe legate a quel territorio in particolare, fin dai periodi più antichi, legati alle tribù e all'epoca pre-indoeuropea.

"The wilder man" in Francia - Charles Fréger 

Il termine MASCA ha un'origine incerta, probabilmente longobarda, le teorie più accreditate lo accostano al termine "maschera" per quanto riguarda l'origine. La prima volta di cui ne abbiamo notizia è nell'editto di Rotari del 643 d.c. in cui leggiamo: "Si quis eam strigam, quod est Masca, clamaverit" col significato di strega appunto. Un termine usato dai longobardi quindi per indicare le "fattucchiere" ma anche gli spiriti di diverse origini, purtroppo però non sappiamo se fosse arrivato con loro dalle aree germaniche o se fosse già esistente prima in zona, in quanto Liguri e Celti non ci hanno lasciato documenti scritti. Nell'antico provenzale "Mascar" vorrebbe dire borbottare, nel senso di sussurrare incantesimi. In ogni caso questo termine in epoca medievale in alcuni scritti tardo latini del nord ovest, diventa sinonimo di "Larvae" e quindi di fantasma, anima dei morti, spirito oscuro. Possiamo vedere questo termine come tipico dell'area piemontese, una parola che si perde nelle origini liguri, galliche, latine e germaniche delle sue genti. Non mi dilungherei oltre sull'origine del termine visto che sia in rete che su carta è stato scritto molto sull'argomento.

Torniamo ora alla figura della Masca (e del Mascone). Gran parte delle storie non cambierebbero se usassimo il termine "strega"; donne vecchie e dall'aspetto sgradevole che vivono ai limiti della società, che facevano malefici, provocavano tempeste e si trasformavano in animali. Questo è vero  specialmente quando si legge qualche libro di quelli che sono spuntati come funghi sui banchetti negli ultimi anni con la riscoperta della masca e il suo sfruttamente da parte del turismo enogastronomico, specialmente langarolo, in cui a volte vengono scritte storie scritte puramente inventate o addirittura adattate da altre zone per motivi prettamente commerciali (io sono uno di quelli che a prescindere dalla qualità del libro non riesce a trattenersi dal comprare quasi tutto per poi restare molte volte deluso). 

A parte questo, si vede subito che nei racconti di Masche c'è un rapporto più forte con gli elementi della natura: 

i casi in cui queste ricorrono alla "rugiada" per guarire, sono legate agli alberi, provocano gli agenti atmosferici per creare problemi ai paesani sono più numerosi di quelli che si riscontrano negli altri racconti di streghe. Anche le trasformazioni in animali, principalmente gatti, volpi, bisce e rospi (ma non solo) sono frequentissime, ma restiamo comunque nello stereotipo classico di un certo tipo di strega. C'è una caratteristica chiave però di questa figura che affascina lo studioso della storia della stregoneria e che affascina gli antropologi: 

I richiami all'animismo precristiano, allo sciamanesimo sono molto più chiari: 

La Masca non è sempre cattiva, anzi molte volte si tratta di un personaggio, femminile o maschile, a cui la gente del villaggio o della valle si appella per farsi guarire. Addirittura questi personaggi sono così frequenti e popolari che quando vengono denunciati e processati vengono puniti con penitenze davvero leggere, come recitare preghiere o stare sulla soglia della chiesa per tempi variabili. Alcune zone del Piemonte come certe vallate alpine, le Langhe e il Monferrato sono fino all'anno 1000 ancora coperte da fitte foreste in cui la gente lontana dai pochi e piccoli centri urbani vive in villaggi costituiti da case di legno e che in parte pratica ancora forme religiose arcaiche che non sono cambiate per migliaia di anni. Per farsene un'idea basta pensare alle piccole pievi romaniche, dei secoli XI-XIII dai tratti rozzi e barbari che si ergono solitarie in mezzo a campi o boschi ancora oggi perchè i piccoli villaggi di legno che le circondavano sono spariti a causa dei materiali deperibili. Un'esempio lampante è la chiesa di San Secondo a Cortazzone (Asti), costruita  attorno all'anno 1000 da monaci provenienti dal Piacentino, mandati a cristianizzare le popolazioni di queste terre. Su queste piccole chiese sono chiare le simbologie pagane, i riti della fertilità che i missionari cercavano di unire al culto di Cristo per avvicinare queste popolazioni alla "vera fede" ancora oltre un millennio dopo la nascita di Cristo.

Accoppiamento raffigurato sulla chiesa di San Secondo a Cortazzone

IL CONTESTO SOCIALE, IL PIEMONTE RURALE

Tutto questo discorso mi viene necessario per dare l'idea di quale fosse la situazione in molte aree del Piemonte medievale in cui vivevano i nostri avi, ben diverso da quell'Italia classica e cristiana a cui pensiamo normalmente, simile solo ad altre zone appenniniche e alpine particolarmente isolate.  Probabilmente questa tipo di società rurale primitiva sparì con molta difficoltà dall'anno mille in poi e alcuni frammenti erano ancora vivi nel folclore e nella religiosità popolare fino al secolo scorso. E' qui che possiamo inserire le molte "Pietre delle Masche" e come le molte "Pietre Guaritrici" rintracciabili in tutto il Piemonte che con qualche croce aggiunta e qualche esorcismo sono arrivate fino a noi. E possiamo anche inserire la figura dei vari "Frate masca" o "Prete masca" sicuramente più accettabili rispetto alle "suore o monache" masca che a causa del sesso erano più a rischio. Non solo nel folklore, ma anche nelle storie di paese è infatti facile imbattersi in queste figure, frati o preti cristiani che però si intendevano anche di magia, o meglio facevano o battevano "la fisica" e che probabilmente andavano a sostituire i vecchi "guaritori" e "guaritrici", druidi e druidesse (LINK), maghi e sciamane che probabilmente davano alle popolazioni rurali quello che i rappresentanti della nuova fede non erano in grado di dare: un aiuto pratico contro malattie, siccità, e cose del genere. Di questo tipo di racconti è pieno il territorio piemontese e sono pieni i documenti processuali dei tribunali dell'inquisizione locale e man mano vedremo di riportare i più significativi e interessanti su queste pagine.

L'apparizione di una Masca in una faggeta, interpretazione artistica contemporanea.

La Masca poi in molti casi non è solo strega, intesa come maga o fattucchiera umana, ma è uno spirito della natura. 

Non solo può trasformarsi in un gatto, in cane o in altri animali (con alcuni problemi come vedremo nelle storie singole, ad esempio conservare la coda o i piedi animali anche nella forma umana) ma anche in alberi e altri vegetali o addirittura in agenti atmosferici come la Nebbia (la famosa Masca Nebbiassa) o la neve. Questo non può che non farci pensare all'animismo in cui credevano i nostri avi e che esiste ancora oggi in società primitive ma anche molto meno primitive come il modernissimo Giappone! A volte si tratta chiaramente della sopravvivenza di divinità pagane soppiantate dal cristianesimo ma mai del tutto sparite, come la Masca dell'Inverno

COME SI DIVENTA MASCA?
Quando comunque parliamo di "Masche umane", ed è la maggior parte delle volte, c'è un'altra peculiarità da ricordare: la Masca è generalmente masca per ereditarietà familiare (di solito però sono le figlie a ricevere i poteri) oppure in altri modi curiosi. Ad esempio il "dono" può essere passato ad un'altra persona, ma anche a gatti, rospi ecc... in punto di morte. E' in questo modo che nascono i Masconi, ed è per questo che non bisogna mai toccare o guardare negli occhi una Masca! Di questo parleremo meglio in un post apposito comunque. In moltissimi casi però la Masca è soltanto uno spirito naturale, come dicevamo più in alto, che sembra più ad una divinità popolare dei boschi che nessuno ha iniziato: è così da sempre e basta, come un Kami giapponese. Altra caratteristica comune però a molte testimonianze dei Sabba e delle "feste" stregoniche è l'utilizzo di pomate e soprattutto del tamburo per provocare la trance e i viaggi ultra-corporei, caratteristiche chiave della pratica sciamanica. E se chi legge pensa che qui stiamo esagerando, consiglio di dare un'occhiata a due dei testi più seri e interessanti mai scritti sull'argomento: "I Benandanti" e "Storia notturna" di Carlo Ginzburg.
Le ultime due caratteristiche peculiari su cui vorrei tornare proprie delle Masche penso siano la presenza più frequente di individui maschili, ossia i "Masconi" rispetto alle altre storie di streghe, che molte volte hanno anche caratteristiche a parte e soprattutto che non erano sempre votate al maligno. Negli ultimi decenni ci siamo abituati a vedere la Strega anche in modo positivo. Sia per la rivalutazione e la politicizzazione di questa figura in ambito femminista, sia per la perdita di potere che il cristianesimo ha avuto sull'immaginario collettivo contemporaneo ma anche per le caratteristiche "ecologiste" di questa figura legata al mondo naturale. Tuttavia, fino al secolo scorso, le fattucchiere venivano viste con paura ad esse erano attribuiti i più orribili misfatti e le più terribili capacità malefiche, poche volte una sfortunata guaritrice veniva confusa con una strega. Masche e Masconi invece, venivano chiamati in soccorso dal popolo in quanto tali e il termine in alcuni casi era addirittura sinonimo di settimino o guaritore, ovviamente cercando di non farlo sapere ai preti (sempre che non si trattasse di masconi guaritori a loro volta!)

Bibliografia selezionata:

"MASCHE" di Donato Bosca e Bruno Murialdo

"Streghe in Piemonte" di Massimo Centini

"I Benandanti" e "Storia notturna" di Carlo Ginzburg

(da finire)

LINK interessanti:

https://axismundi.blog/2018/10/28/frammenti-di-uno-sciamanesimo-dimenticato-le-masche-piemontesi

https://centrostudiomisteritaliani.com/2019/11/06/la-masca-e-il-mascone-approfondimento-sulla-strega-piemontese/

http://www.margutte.com/?p=29395

domenica 16 novembre 2014

Faie, Masche, Cercalune: le streghe in Piemonte, convegno con Donatella Taverna.

L'ASSOCIAZIONE AMICI DEL MUSEO DELLA GAMBARINA di Alessandria ha presentato in convegno dal titolo "MASCHE E STREGHE PIEMONTESI". Sabato 15 novembre dalle ore 17.00 presso il Museo etnografico della Gambarina in piazza della Gambarina 1 ad Alessandria la professoressa Donatella Taverna ha parlato delle parole “Masca”, “Stria” e di altri meno conosciuti come "Cercaluna" (sercalùna). Il pomeriggio ha anche visto la partecipazione di Chaco Marchelli che tra un discorso e l'altro ha intrattenuto i presenti con antichi canti della tradizione locale.
La ricercatrice torinese di origini alessandrine ha esposto il risultato dei suoi studi sull'argomento, e ha esposto le sue teorie secondo le quali la stregoneria in Piemonte, specialmente le Masche (come vengono chiamate in le streghe in questa regione) sia fortemente influenzata dalla cultura occitana e francese.



Guardando il video da Youtube (LINK) si può saltare direttamente da capitolo a capitolo, usando la descrizione.