Visualizzazione post con etichetta menhir. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta menhir. Mostra tutti i post

martedì 14 aprile 2026

Il Menhir di Velmaio

 Per il giorno di Pasquetta io e Walter abbiamo deciso di fare un giro a visitare diversi siti in area Lombarda, uno dei nostri giri "druidici". Il posto sicuramente più bello e magico che abbiamo visto è stato il menhir di Velmaio nei dintorni di Varese che abbiamo conosciuto pochi mesi fa grazie alla segnalazione di Explore Insubria che ringraziamo moltissimo!

Si tratta di un grosso monolite che si erge dal prato circostante per poco più di due metri. La forma è tozza e grezza che comunque presenta alcuni segni di lavorazione e alcune incisioni appena visibili. 

Prima di tutto bisogna dire che, al contrario di altri simili siti in Piemonte e Lombardia, questo si trova in una zona isolata, tranquilla e che si può apprezzare totalmente sia visivamente che in tutta la sua magia. Il monolite si trova infatti in mezzo ad un bel prato, vicino ad un laghetto, un ruscello e a dei boschi. Ci apettavamo molta genete perchè era pasquetta e invece eravamo gli unici e abbiamo potuto quindi goderci la visita nella pace più totale. Gli unici suoni erano quelli dei tanti uccelli che popolavano la bella giornata di primavera.

Non è possibile datare precisamente questo menhir, non ci sono ritrovamenti databili nelle immediate vicinanze (anche perchè come al solito in Italia non sono stati effettuati scavi approfonditi) ma sicuramente è più antico di quelli canavesani che dovrebbero essere stele funerarie dell'età del ferro. A me ha ricordato molto alcuni dei menhir di Cavaglià e in effetti ho letto che anche in questo caso potrebbe essere legato ad alcuni ritrovamenti di una civiltà palafitticola nella vicina Cattafame. In oltre la zona è stata abitata fin dal neolitico e quindi si ipotizza un periodo che va da quello megalitico classico all'età del bronzo.

A livello più magico il luogo è perfetto, come dicevamo sopra è tranquillissimo ed è perfetto per trovare un po' di pace quando ne abbiamo bisogno! Posto adatto per meditare o ritrovare la connessione con la natura e con la terra.

sabato 18 ottobre 2025

Il Menhir de Pierrefiche

Continua il nostro tour alla ricerca dei menhir meo conosciuti in giro per l'Europa. Questa volta siamo andati in Francia nel dipartimento dell'Ain (Regione Alvernia Rodano Alpi) in una bellissima zona piena di Montagne, colline e boschi.

Il monolite sorge a poca distanza dalla strada, appena fuori il paese di Simandre sur Suran, nella zona di Burg en Bresse. Nessun ritrovamento diretto (manufatti o altro trovato nelle vicinanze) ha permesso di stabilire l'età dell'erezione del menhir. La sua forma però lo avvicina ad esemplari della Borgogna risalenti al Neolitico medio (4200-3600 a.C.). Si dice che fino a qualche secolo fa esistessero altre due pietre erette nelle vicinanze, rimosse nel XVIII secolo. Potrebbe quindi trattarsi, in origine, come in molti altri casi, non di una pietra isolata, ma di un insieme più complesso. Si tratta comunque dell’unico menhir conosciuto nel dipartimento dell’Ain, e di uno dei pochi monumenti megalitici attestati della zona.

Il menhir di Pierrefiche è classificato come monumento storico dal 6 marzo 1888.

Folklore: si dice che le tre pietre che si trovavano da queste parti ormai scomparse, sarebbero i fusi che tre fate avrebbero piantato passando di lì. In oltre una delle sporgenze era ritenuta capace di rendere fertili le coppie che vi si strofinavano, quindi entra a far parte di quelle pietre della fertilità che in Piemonte venivano chiamate "Pietre della vita".

Il menhir di Pierrefiche (che letteralmente vuol dire "lastra di pietra") ha queste dimensioni:

Altezza: 3,8 m

Larghezza: 1,3 m

Spessore: 0,5 m

E' classificato come monumento storico.

https://leradicideglialberi.blogspot.com/2025/10/il-menhir-de-pierrefiche.html

VIDEO:

sabato 23 agosto 2025

Il Menhir di Weilheim a Tubinga in Germania (Menhir von Weilheim)

 Il Menhir di Weilheim, (Menhir von Weilheim) si trova appena fuori Tubinga ed è raggiungibile in bicicletta dal centro in circa 10 minuti. Faccio notare questa cosa non solo perchè io sono sempre in bici, ma anche perchè la città (come gran parte della Germania) è piena di piste e percorsi ciclabili bellissimi e sicurissimi.

Il menhir di Weilheim, detto anche stele di Weilheim, è un menhir risalente al tardo o finale Neolitico (o età del bronzo), scoperto nel 1985 nel quartiere di Weilheim di Tübingen (Tubinga), nel Baden-Württemberg, interrato nel terreno. Durante la costruzione di una casa in Herrenweg, in un canale di scolo furono ritrovati diversi frammenti di un monolite originariamente alto circa 4,5 metri e spesso 80–90 cm, in arenaria Stubensandstein. I frammenti si trovavano a circa 1,5 metri di profondità, in uno strato scuro e argilloso, probabilmente un’antica superficie del suolo. Il materiale di copertura proveniva dal rilievo collinare del Rammert, situato più a sud. Da lì proviene anche la pietra arenaria.

Sulla parte frontale del menhir sono rappresentate in bassorilievo cinque lame di pugnale con impugnatura corta, i cosiddetti pugnali a stelo. Accanto si possono distinguere un disco ovale (il Sole) e una falce di Luna rovesciata. Il rilievo è stato scolpito sulla superficie della pietra e in parte levigato. Sul retro del menhir si trova un sistema di coppelle e canaletti, disposti in modo apparentemente irregolare, probabilmente risalenti ad un periodo successivo quando il menhir era già crollato in posizione orizzontale.



Inizialmente, a causa del motivo del pugnale a stelo, si pensava che la stele fosse dell'età del bronzo, tuttavia, ricerche più recenti collocano il menhir in un contesto più ampio di stele decorate in rilievo con rappresentazioni di armi, che si estende dall’area del Neckar, attraverso la Svizzera, fino al nord Italia. Queste sono prevalentemente datate alla prima metà del III millennio a.C., cioè al passaggio dal tardo al finale Neolitico nel sud della Germania. Con valutazione simile vanno considerati anche le stele antropomorfe e i frammenti di stele provenienti da Rottenburg "Lindele", Tübingen-Kilchberg e Gomaringen-Stockach, che furono riutilizzati secondariamente in tombe dell’età del ferro. Tipologicamente, anche questi ritrovamenti risalgono al IV o III millennio a.C..

Da notare che l’originale si trova al Museo archeologico statale del Baden-Württemberg, a Costanza Mentre lriproduzione esatta del menhir è stata eretta come monumento archeologico circa 50 metri a est del luogo del ritrovamento, a un bivio lungo il Herrenweg, poco fuori da Weilheim (quella in foto).




lunedì 21 aprile 2025

La pietra di Santa Brigida "Ròch ëd Santa Brigida" sulla collina torinese.

Il Ròch ëd Santa Brigida (pietra di Santa Brigida in piemontese) è una masso che si trova nei pressi di Moncalieri sulla collina torinese ed è un masso che affiora dal terreno proprio vicino alla strada.


Il masso di gneiss si è formato nel massiccio Dora Maira e in milioni di anni, attraverso sconvolgimenti tellurici, erosioni, glaciazioni e alluvioni è arrivato fino da queste parti. Non si sa esattamente se la pietra sia stata lavorata in tempi preistorici o se la sua forma levigata sia naturale, ma è sicuro che essa sia stata posizionata in modo da essere venerata come capitava spesso in epoca precristiana. Il roch infatti è una delle tante pietre che troviamo in Piemonte che hanno proprietà curative, in particolare si tratta di una delle "pietre della vita", come la più famosa che si trova ad Oropa (LINK). Ad essa le donne ricorrevano per rimanere incente, posandoci sopra il basso ventre o le parti genitali: questo succedeva ancora fino a pochi decenni fa come si vede nell'intervista a questo link:https://danielroux.eu/roch-ed-santa-brigida/


La pietra è comunque ancora oggi parte del folklore locale, conosciuta dagli abitanti di questa collina e oggetto di festeggiamenti stagionali. Dopo essere stata un po' dimenticata alla fine del '900 e maltrattata (qualche anno fa era coperta di scritte) è stata ripulita e l'aiuola su cui sorge è stata anche allargata per proteggerla dalle auto.



martedì 10 dicembre 2024

L'area megalitica di Sion: Le Petit-Chasseur

Il sito megalitico si Sion, nel Vallese, è interessante e importate per una serie di motivi.

La scoperta, nel 1961, delle prime tombe costruite con lastre di pietra lungo l'Avenue du Petit-Chasseur, segna un passo significativo nella conoscenza delle pratiche funerarie del Neolitico Finale nell'arco alpino. In poco tempo, Olivier-Jean Bocksberger riconobbe l'importanza di questa scoperta, confermata dall'apparizione della prima ceramica campaniforme segnalata nella regione e, soprattutto, dal ritrovamento di stele antropomorfe incise, riutilizzate nella costruzione di dolmen funerari. Nonostante le numerose pubblicazioni scientifiche dal 1964 al 2007, molto resta ancora da dire e scrivere su questo sito eccezionale e, in particolare, sulle statue stele antropomorfe, il cui significato continua a gettare luce sul periodo di transizione tra la fine del Neolitico e l'inizio dell'età del Bronzo.

Il sito del Petit-Chasseur a Sion si trova sulla riva destra del Rodano, all'ingresso occidentale della città di Sion. La necropoli è situata sul pendio del cono di alluvioni del fiume Sionne, che scorre più a est, al centro della città vecchia. I due monumenti funerari più antichi (M V e M XII) sono addossati al piede del versante roccioso della collina di Gravelonne, mentre le altre tombe si trovano leggermente più in basso. In totale, sono stati ritrovati e studiati dodici monumenti dolmenici su entrambi i lati dell'avenue.


La fondazione della necropoli risale agli inizi del quarto millennio a.C., tra il 3000 e il 2900 a.C. Questo periodo è caratterizzato da una maggiore densità degli insediamenti, in particolare lungo le rive del Lago di Ginevra e nella valle del Rodano.

DATAZIONE

Le stele antropomorfe della necropoli del Petit-Chasseur sono state tutte scoperte in posizione secondaria, cioè riutilizzate come materiale da costruzione nei monumenti funerari o trovate direttamente sul terreno vicino alle tombe. Per questo motivo, non è possibile determinare con certezza l'epoca della loro creazione basandosi esclusivamente sulla loro posizione stratigrafica. Tuttavia, due stili distinti emergono chiaramente tra le rappresentazioni conosciute.ù

Stile A

Le stele di stile A sono le più semplici e presentano elementi antropomorfi limitati. Le braccia sono rappresentate piegate a 90° con le mani incrociate sul ventre, spesso con tratti realistici. La testa è sempre frammentata, ma sembra essere relativamente piccola rispetto alla larghezza delle spalle. I motivi incisi includono una cintura poco decorata, pugnali con pomoli semicircolari, asce con manico e decorazioni a spirale doppia. Questo stile è attribuibile alla seconda fase del Neolitico Finale (circa 3000-2700 a.C.), ed è culturalmente affine alla necropoli di Remedello, in Italia, e ai ritrovamenti di Stollhof (Austria) e Malé Leváre (Slovacchia).

Stile B
Le stele di stile B sono più elaborate, con una testa più ampia e dettagliata, spesso dotata di un "copricapo" e un naso. Le braccia e le mani sono stilizzate e accompagnate da elementi come archi, frecce, pugnali in fodero e decorazioni intricate sui vestiti (triangoli, losanghe, chevron, ecc.). Questi ornamenti riflettono probabilmente abiti cerimoniali appartenenti a membri importanti della comunità.

Le stele di tipo B risalgono alla civiltà campaniforme (circa 2500-2200 a.C.), caratterizzata dall’uso di ceramiche a forma di campana ornate da motivi incisi. Le rappresentazioni maschili includono armi, mentre quelle femminili si distinguono per la mancanza di armi e la presenza di elementi decorativi specifici, come pettorali metallici e cinture a fibbia.

  • Motivi maschili: Comprendono armi come pugnali e asce, oltre a elementi distintivi come archi e faretre.
  • Motivi femminili: Rappresentati da decorazioni più elaborate, cinture con fibbie e pettorali metallici.
  • Motivi comuni: Alcuni simboli, come spirali doppie e motivi geometrici, erano condivisi da entrambe le categorie e potrebbero riflettere valori o ideologie comuni nella comunità.
  • FUNZIONE DELLE STELE

    La funzione delle stele antropomorfe solleva due domande fondamentali: chi rappresentano e quale ruolo avevano nella società dell’epoca?

    Gli elementi decorativi e le armi indicano che le stele raffiguravano personaggi di alto rango. La loro creazione, che richiedeva un grande investimento di tempo e risorse, aveva un carattere ostentatorio, volto a sottolineare il prestigio e il potere del soggetto raffigurato. È interessante notare che queste rappresentazioni includono sia uomini sia donne, anche se le figure maschili sono in maggioranza. Le stele erano associate al contesto funerario. Questo utilizzo si riscontra in altri siti dell’arco alpino e del sud della Francia, come Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta, dove sono state trovate basi di stele rotte. 

    Rituali di distruzione e riutilizzo
    Un tratto distintivo delle stele del Petit-Chasseur è il loro riutilizzo come materiale da costruzione in nuove sepolture. Questo processo era parte di un rituale volontario, poiché le stele venivano intenzionalmente rimosse, spezzate e reimpiegate. Diverse ipotesi spiegano questo comportamento: con il passare del tempo veniva a meno la memoria del defunto oppure mentre questo era in vita il suo prestigio calava. Non lo possiamo sapere.

     Interpretazione delle Decorazioni Antropomorfe

    Le caratteristiche antropomorfe delle stele sono evidenti nella forma generale, con teste che sporgono dalle spalle e dettagli come braccia, mani e copricapi.

    • Il "naso": Sebbene spesso chiamato "naso", questa caratteristica potrebbe rappresentare un elemento di un elmo o di un copricapo, simile a quelli medievali.
    • Assenza di occhi e bocca: L’omissione di occhi e bocca potrebbe suggerire che le figure rappresentassero defunti, piuttosto che persone viventi.

    Le stele del Petit-Chasseur offrono una ricca varietà di motivi decorativi, che possono essere suddivisi in categorie principali:

    1. Motivi antropomorfi: Elementi come la testa, le braccia e le mani sono predominanti.
    2. Armi e ornamenti: Pugnali, asce, archi e frecce rappresentano status e funzione.
    3. Decorazioni geometriche: Losanghe, triangoli, damieri e altre forme adornano gli abiti e riflettono una complessa simbologia culturale.

    L'EUROPA NEOLITICA

    Il sito del Petit-Chasseur è stato confrontato con altre necropoli dell'arco alpino e dell'Europa occidentale, evidenziando somiglianze e differenze:

    • Saint-Martin-de-Corléans (Aosta): Sito parallelo con stele simili, che presentano incisioni elaborate e contesti rituali comparabili.
    • Necropoli di Remedello (Italia): Nota per la presenza di pugnali e asce incisi, elemento comune con le stele di stile A del Petit-Chasseur.
    • Siti della cultura campaniforme: Le decorazioni geometriche trovate sulle ceramiche campaniformi sono spesso replicate sugli ornamenti delle stele di stile B.

    Questi confronti confermano che il Petit-Chasseur era parte di una rete culturale più ampia, condividendo pratiche e ideologie con altre comunità dell'Europa neolitica.


    LINK: 

    http://www.archeosvapa.eu/wp-content/uploads/2019/02/Bepa-XX-suppl-WEB.pdf

    giovedì 5 dicembre 2024

    Il Menhir di Nomaglio: coppelle per il Monviso.

    Finalmente siamo riusciti a trovare il menhir di Nomaglio. Siamo riusciti, perché, come molte altre pietre piemontesi, non è per niente segnalata e giace praticamente dimenticata in mezzo ai boschi.

    La pietra si trova nei pressi di Nomaglio (da cui prende il nome) e Andrate, in provincia di Torino a circa 800 metri di altitudine e per trovarlo bisogna percorrere una strada tra piccole case di pietra e i bellissimi boschi che dominano la zona. Il monolite è crollato in antichità e si trova oggi proprio tra due piccole costruzioni in pietra ormai quasi abbandonate. Esso viene accomunato ai tre famosi menhir canavese, Mazzè, Chivasso e Lugnacco per via della sua forma, anche se questo non è intatto e si trova quasi completamente interrato. Come nel caso degli altri 3 monoliti, non ci sono molti evidenze archeologiche che possano essere usate per datarlo o contestualizzarlo. Del resto l'assoluto stato di abbandono e la mancanza di studi che caratterizza questo tipo di reperti in Italia è imbarazzante.


    Una cosa che salta immediatamente all'occhio visitando questa pietra sono le coppelle che lo coprono e che, con ogni probabilità, vennero scavate quando il menhir era già crollato e spezzato, quindi in due epoche diverse. Chiunque si interessi di incisioni a coppelle e canaletti sa che, generalmente, venivano usate per contenere dei liquidi e quindi perderebbero di senso in posizione erette, specialmente quando sono accompagnate da canaletti.


    In ogni caso, siamo sicuri che i frammenti costituissero un singolo pezzo litico perché è possibile seguire la forma della pietra con i sui spigoli artificialmente sbozzati, anche se purtroppo manca la parte centrale, forse usata come materiale edile durante la costruzione delle casette in pietra che lo sovrastano. In zona comunque sono stati trovati altri maufatti megalitici riutilizzati come architravi, coppelle su pietre fontana e soprattutto, nelle vicinanze, un'elsa di un coltello a forma di ariete in stile celtico. 


    L'ipotesi è quindi che il monolite sovrastasse un tumulo funerario, cosa molto frequente e che quando questo crollò, o venne demolito per motivazioni ignote, esso continuò a mantenere una funzione sacra e per questo su di esso vennero scavate le coppelle e i canaletti.


    Ma la grande sorpresa alla fine è stata alzare gli occhi e notare che la pietra è orientata panoramicamente verso il Monviso, ben visibile al tramonto e nei giorni sereni. Chiunque si interessi di massi coppellati, specialmente in area piemontese, sa che nella stragrande maggioranza dei casi le rocce con questo tipo di incisione si trovano in luoghi panoramici orientate verso montagne o alture particolarmente evidenti. Questo, personalmente, penso indichi un qualche tipo di culto, oggi dimenticato, ma collegato alle alture.

    Collegamenti essenziali:
     
    LINK PDF di Enrico Gallo: 


    sabato 18 novembre 2023

    Il Sasso dell'Olio e la sua area sacra.

    La settimana scorsa sono finalmente riuscito a visitare il Sasso dell'Olio o Pietra dell'Olio di cui avevo sentito parlare da tempo e per questo ringrazio tantissimo il sergente Tobia e il gruppo di amici di "Montagna e Gastronomia" con cui abbiamo passato una bellissima giornata a vagare per boschi e luoghi magici tra i colli tortonesi. Si tratta di una pietra eretta, un menhir, di cui è ancora vivo il ricordo tra gli abitanti della zona, ma durante la visita abbiamo trovato anche di più. 



    Il "Sasso dell'Olio" si trova nella zona in cui i colli tortonesi stanno diventando appennino, il paese più vicino è Garbagna e la strada asfaltata più vicino porta fino in località Bastita da cui poi si prosegue a piedi. Noi in realtà abbiamo fatto una bella escursione partendo da Castellania e passando per le Torri di Sant'Alosio, che abbiamo già visto, luogo in cui si trovano alcune coppelle e che sembra essere collegato a questo. 

    La pietra sorge proprio sul sentiero in mezzo al bosco, in cima ad uno dei numerosi colli,ma senza una guida non è molto facile da trovare. Dal terreno spuntano molte pietre, in modo naturale ma questa sembra proprio eretta dall'uomo, in effetti ha anche ceduto nel corso dei secoli e oggi si presenta pendente di circa 30 gradi. E' alta approssimativamente 1,70 ma, essendo il terrendo pendente da un lato è anche più alta. Vedendola finalmente di persona diventa subito chiara la ragione del nome con cui è conosciuta. Sulla sommità di trova una vaschetta, più che una grande coppella, che probabilmente veniva riempita di olio o grasso per alimentare un fuoco. In oltra un'altra cosa sorprendente è che la pietra, nonostante la vegetazione, è orientata verso la cima di Sant'Alosio, da cui siamo passati poco prima, dove si trova la grande coppella e in cui da alcuni anni si celebra il solstizio d'estate in vari modi.


    Qui sopra la coppella principale a Sant'Alosio e le due torri viste dall Sasso dell'Olio.

    I due colli panoramici, che noi abbiamo visitato in giornata distano a piedi circa 6 km di sentiero, sicuramente meno in linea d'aria. Il sito in cui sorge il Sasso però è molto interessante e presenta molte altre pietre. Una sulla sinistra a terra sembra molto simile e potrebbe essere crollata con il tempo. Addentrandosi alle spalle di queste due pietre si trova una piccola radura, disseminata di pietre naturali che andrebbero forse esaminate meglio, in quanto almeno su una di esse ci sono segni che potrebbero essere artificiali. La cosa più notevole comunque è una grande masso, alto quasi tre metri che sorge esattamente al centro dell'area sulla piccola altura. 



    Questo masso sembra in posizione naturale ma ha sicuramente una sua forza particolare, in oltre presenta alcune cavità molto particolari. Anche di queste non si può sapere se siano dovute all'erosione o all'opera dell'uomo, ma sicuramente hanno richiamato la nostra attenzione e probabilmente quella di chi frequentava questi luoghi in passato. Qui sotto riporto alcune foto perchè si possa capire di cosa stiamo parlando.



    In oltre come si diceva sopra, sono molte le altre pietre affioranti che anche se coperte di muschio e di foglie, erose da centinaia e centinaia di anni di intemperie ad un'occhiata veloce sembrava prensentassero diversi segni, tra coppelle e segni vari, come si può intuire da queste due foto qui sotto.



    Il modo migliore per visitare queste zone è quello di farlo con una bella escursione, quindi vale la pena prendersi una giornata intera. Sono molte le leggende che sopravvivono nel folklore locale, i nomi dei santi che rimandano forse a divinità e spiriti locali, le storie di fate e diavoli che popolavano i grandi calanchi e le fonti che costellano le vallate e i nomi di colline e corsi d'acqua in zona che hanno origini celtiche e precristiane. A seguire alcune altre immagini dell'escursione e una serie di collegamenti e note utili.

    I resti di una fonte molto antica in cui si tramanda la presenza di fate.

    Alcuni degli impressionanti calanchi argillosi dei colli tortonesi. Anch'essi noti per fate e diavoli.

    COLLEGAMENTI E NOTE:
    Ogni anno per il solstizio d'estate alle Torri di Sant'Alosio c'è un grande raduno di Yoga al tramonto con decine di persone.

    Il territorio era popolato da popolazioni celto liguri e principalmente dai Dertonini o Dectunini che avevano 15 oppida in zona: uno era Tortona, la romana Dertona che prende il nome appunto dai Dertonini. Un'altro era nel luogo in cui i romani fondarono Libarna e un'altro ancora era Carezzano a poca distanza. 

    A questo link sul canale youtube de Le Radici Degli Alberi c'è mia nonna (nata proprio a Sarizzola nel 1917) che racconta di aver visto le fate di persona): https://youtu.be/G0g2Yt_xrz4?si=uaErXU94DNQYpYDv 

    sabato 20 agosto 2022

    Visita a Tubinga.

    Altra bellissima città visitata durante il nostro peregrinare estivo in treno nel  Baden Württemberg è stata Tubinga. Il centro sorge alla confluenza dei fiumi Neckar e Ammer e il suo centro è veramente meraviglioso, uno dei pochi sopravvissuti ai bombardamenti della seconda guerra mondiale con un'atmosfera anche questa volta fiabesca dovuta alle stradine e ai palazzi medievali. 

    La città è famosa per la sua vita universitaria: gli studenti costituiscono circa il 30% della popolazione cittadina, in oltre è considerata una dei luoghi con la più altra qualità della vita in Germania e in Europa. Come in altri centri tedeschi gran parte delle persone usa la bici per spostarsi, il traffico veicolare è bassissimo e questo si sente. Anche da queste parti poi, se si escludono alcune vie del centro storico il verde e gli alberi sono d'appertutto.

    Notevoli monumenti della città sono la chiesa tardogotica di San Giorgio (Stiftskirche Sankt Georg) edificata a fine 1400 e ritoccata nel 1600, la piazza centrale (Markt) con il bellissimo municipio affrescato, La Torre Holderlin che fu parte delle mura oggi scomparse, il castello che domina la città, ma, parere personale, la cosa più bella è sempre perdersi per un po' tra le bellissime vie della città, uscendo magari un pochino da quelle più turistiche. 

    IL MENHIR DI WEILHEIM

    da segnalare ai lettori di questo blog, sicuramente interessati a questa cosa, che appena fuori città si trova un menhir dell'età del bronzo, notevole sia per le dimensioni (è alto circa 4 metri) che per il fatto di essere coperto di coppelle e canaletti. Questa caratteristica, personalmente (Guido) mi fa dubitare che sia sempre stato in posizione eretta. Sfortunatamente però non abbiamo potuto visitarlo (quest'anno non avevamo le bici e non ce la facevamo con i tempi) e quindi l'immagine non è nostra ma trovata online. Per la posizione basta cercarlo su google maps. Purtroppo tutte le informazioni al riguardo sono solo in tedesco.

    TUBINGA CITTA' VEGANA

    Come dicevamo, tubinga è una città verde, con tante biciclette e poche auto e in cui sono molte le iniziative che puntano ad un futuro più sostenibile. Tra queste una particolare attenzione al limitare il consumo di carne: spese collettive (100% vegetali), ogni anno a gennaio la città partecipa ufficialmente al Veganuary (mese in cui internazionalmente si prova a rinunciare ai prodotti di origine animale) e gran parte dei ristoranti hanno una parte vegan del loro menù. MANGIARE VEG(ETARI)ANO A TUBINGA: come dicevamo prima è più facile che altrove, ci sono molti ristoranti che offrono cibo mediorientale con gran parte del menù veg. alcuni sono completamente vegetariani (noi abbiamo mangiato da Vegi, molto buono) e uno Vegan: Kostlich Vegan. Esiste una pagina dedicata: https://www.tuebingen-vegan.de/ e se avete l'App Happy Cow come sempre sarà tutto ancora più facile.





     

    venerdì 27 novembre 2020

    MASCHE E MASCONI: 3: "Le pietre delle masche"

    Di Andrea.

    >>> Vedi l'indice dei post dedicati alle storie di MASCHE E MASCONI!

    oppure Leggi tutti gli altri post taggati come: MASCHE E MASCONI


    Tra i vari elementi che ricorrono nelle storie e nelle leggende di Masche ci sono sono sicuramente le pietre. Delle PIETRE DEL PIEMONTE (menhir, massi sacri, ecc...) abbiamo parlato più volte dal punto di vista storico, archelogico e in effetti anche della loro importanza nel folklore regionale. 

    Pietra con coppelle a Monsagnasco

    Sono moltissime in regione le "Pietre delle Masche" e generalmente si tratta di pietre a coppelle o di menhir e steli preromane. Esiste un libro chiamato proprio "La Pietra delle Masche" di Bruno Vallepiano e ne parlano Donato Bosca e Bruno Murialdo sul loro libro "Masche". Ne parlano davvero in tanti e tra i siti più conosciuti troviamo i famosi menhir, purtroppo quasi tutti demoliti, di Briaglia (LINK), oppure il menhir di Paroldo (LINK) e di altre pietre fitte nel cuneese, Il Roc delle Masche a Vonzo che però è una grossa formazione rocciosa naturale e le innumerevoli pietre coppllate legate alle masche come ad esempio quella di Sant'Antonino di Susa: La Pera delle Masche (LINK) che a volte è anche detta delle Faie, fate, per sottolineare il collegamento tra Masche e culti precedenti che si discosta un po' dalla classica figura della strega malefica.

    La "Pera d'le Masche" a Sant'Antonino di Susa.

    Ancora alcuni anni fa, nelle vicinanze di Mango, un agricoltore trovò una pietra, probabilmente naturale, con delle forme che ricordavano la forma umana femminile e da questo vennero fatti i più vari collegamenti: da quelli alle stele della lunigiana all'orogine delle masche "buone e cattive". Ci sono poi le pietre guaritrici, così comuni in Piemonte, come quella usata per rituali di fertilità ad Oropa (LINK) o quella che guarirebbe dal mal di schiena a Villa del Foro (LINK) che vista la loro funzione benefica sono giunte fino a noi con le loro proprietà quasi intatte e che non vengono di solito associate alle masche. Il collegamento invece è molto più stretto con altri tipi di pietre, quelle associate agli agenti atmosferici come le Pietre del Tuono (o del fulmine, o ancora "sfolgorine") piccole pietre cuneiformi comuni nel cuneese e nelle Langhe che i contadini trovavano nei campi e che si pensava conservassero il potere dei fulmini che colpivano il terreno e le Pietre del Temporale. Queste ultime più comuni nel Monferrato predicevano il tempo oppure venivano usate come strumento dalle Masche (cattive) per governare le tempeste e distruggere i raccolti. 

    Incisione che raffigura delle streghe intente a creare una Tempesta

    Di queste pietre la più famosa era la "Culiëta" di Camagna che è arrivata intatta fino all'inizio del secolo scorso ma poi è stata definitivamente murata e sigillata (ma non dimenticata!) con una madonna dalla forma un po' troppo "Pagana", ne parliamo meglio qui: (LINK). Un'altra pietra che invece è arrivata fino a noi è l'ultima superstite delle "Pietre del Temporale" di Valle San Bartolomeo (LINK), usata come pietra miliare, si può ancora incontrare sulla strada che sale verso Pecetto. Altra pietra simile si trova a Montechiaro d'Acqui (LINK) purtroppo nascosto in mezzo ai rottami.

    La pietra del Temporale a Valle San Bartolomeo (AL)

    LINK:
    http://archeocarta.org/santantonino-susa-to-pera-dle-masche-roca-dle-faie/