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sabato 15 giugno 2024

MASCHE E MASCONI: 6) Ancora masche che sono gatti e altri animali.

>>> Vedi l'indice dei post dedicati alle storie di MASCHE E MASCONI!

IL GATTONE NERO DELLA VAL SUSA. In un villaggio di pastori in Val Susa viveva un grosso e paffuto gatto nero come la notte senza luna. Era amato da tutti e veniva ospitato e accarezzato per il suo bellissimo pelo e per la sua simpatia. In inverno entrava nelle case con il focolare acceso dove le gente si trovava per scaldarsi e per raccontarsi storie e si sedeva sulle gambe di  tutti benvenuto. Proprio durante una di queste sere gioviali nella stanza qualcuno disse: "Ruin l'est mort!" (Ruin è morto!) Nessuno capì subito cosa volesse dire quella frase pronunciata nel buio della sera ma il gatto si alzò di colpo, come fanno i gatti delle volte e, nella meraviglia di tutti parlò, pronunciando queste parole: "Ruin l'è mort, a toca mi!" (Ruin è morto, tocca a me!). Detto questo il gatto scomparve. Ruin era il nome di un Mascone di cui si parlava in valle e che essendo morto lui, il gattone avrebbe dovuto prendere il suo posto.

Questa storia è molto interessante perchè al contrario delle altre non vede una masca trasformarsi in gatto, ma, esattamente al contrario un gatto diventare mascone!

Il gattone Nerone che viveva con i miei genitori fino a qualche anno fa, mi viene sempre in mente quando penso al gattone masca della Val Susa.

LA VALANGA DI PIAMPRATO, I TRE DIAVOLI. esistono diverse versioni di questa leggenda con diavoli, animali magici, ecc... Ci troviamo in Val Soana, una delle valli franco-provenzali del Piemonte sul versante sud del Gran Paradiso. Del torrente che da il nome alla valle ne avevamo parlato anche nell'articolo sugli idronimi di origine celtica in Piemonte (LINK) ed è praticamente omonimo della Sanna e della Saona in Francia e deriverebbero dalla dea gallica Sequana. Il fatto in questione avvenne nel 1711, il 14 o il 17 maggio a seconda delle leggende. La storia più popolare dice che gli abitanti di Pianprato non fossero dei bravi cristiani, c'è chi dice che si affidassero ancora ai loro idoli alpini pagani, chi dice che in mancanza di preti che arrivassero lassù, si arrangiassero con rosari, preghiere mischiando con le pratiche superstiziose, sta di fatto che per questo vennero puniti. Sulle tre cime principali si posizionarono tre "diavoli" o masche: un gatto, un cane e un gallo che fecero nevicare giorno e notte per tre giorni. Quelli che erano scesi a valle non riuscirono a tornare a casa sia per la neve sia perchè erano stati fermati dai paesani più in basso che li avvertirono che stava succedendo qualcosa di strano e oscuro. Fu così che una grandissima valanga si staccò dalle cime dei diavoli e sommerse completamente il paese di Valprato (che sembra si trovasse dove oggi c'è la Grange Prariond) distruggendolo. I paesani sopravvissuti lo ricostruirono più in basso dove oggi si trova. Questo sembra sia vero, infatti tutte le case nel nuovo paese recano date posteriori al 1711. 

LA SECONDA VERSIONE, LA VENDETTA DEGLI ANIMALI. Un'altra versione della leggenda (che mi ricorda alcune leggende giapponesi o asiatiche) dice che nel paese di Piamprato abitasse gente cattiva che si comportava in modo crudele con le persone e con gli animali della valle. Fu così che in quella primavera del 1711 furono visti alcune bestie (anche in questo caso gatti, cani e un gallo) che portavano curiosamente con piccoli sacchi la neve in cima alla montagna. Questi animali, probabilmente masche stavano preparando la punizione per la gente del villaggio che infatti come nella storia precedente venne colpita dalla terribile valanga. Esiste anche una bizzarra terza leggenda che spiega la scomparsa del vecchio paese di Piamprato: quest'ultima narra di una cavaliere in armatura che, mandato dal Signore, si presentò per punire i paesani che non seguivano la religione nel modo giusto.

IL MASCONE CHIOCCIOLA DEL BELBO. Nelle zone paludose del torrente Belbo che si trovavano poco prima della confluenza con il Tanaro nelle vicinanze di Villa del Foro si dice si trovassero delle antiche pietre dove si trovavano tantissime lumache. Era questa proprio la zona in cui nell'alto medioevo vagava San Baudolino meditando e compiendo miracoli. I cristiani più fedeli evitavano quella radura con le pietre considerata luogo di ritrovo di masche e diavoli ma vista la fame che i popolani della zona nei secoli scorsi c'era sempre qualcuno che, senza farsi vedere, ci andava per lumache. Un giorno un uomo di nome Bianchin vi ci si recò dopo una grande piovuta mentre un grandissimo arcobaleno sembrava indicasse proprio il luogo con le grandi pietre che si ergevano da suolo. Le lumache erano così tante che non gli bastò la borsa che aveva portato, ma su una pietra piena di coppe piene dell'acqua piovana ne trovò una così grande e di un colore così bello che non aveva mai vista. Presa anche quella tornò a casa a mise le lumache a spurgare. Durante la notte si senti un gran baccano e la moglie alzandosi trovò uno stranissimo personaggio dalla pelle viscida e grigia che gli disse che se avrebbe voluto ritrovare il marito sarebbe dovuta andare a cercarlo alla radura delle pietre. La mattina seguente la donna si svegliò all'alba e seguendo la traccia bavosa delle lumache trovò il posto senza problemi. Qui sulla pietra centrale con i fori vide la grande Chiocciola che, con sua grande sorpresa iniziò a parlare: "Eccoti! Tuo marito è qui con noi ora, puoi cercarlo tra le mille lumache, ma non sarà difficile riconoscerlo"! Il personaggio che aveva visto la notte precedente era il Mascone delle chicciole, il re delle lumache e aveva trasformato il marito che voleva mangiarselo in uno di loro. Da quel giorno la donna non cucinò più nessuna lumaca e divenne protettrice della radura, considerata pazza dagli altri paesani. Esistono altre leggende riguardarti questo luogo in cui era possibile fare incontri poco piacevoli e che le persone più assennate si guardavano bene dal visitare. Si dice che un giorno le pietre siano state rimosse definitivamente ma sia ancora oggi possibile vederle utilizzate per la costruzione di vecchie case a Villa del Foro. Forse la famosa Pietra di Santa Varena veniva proprio di li ed è certo che poco distante dalla chiesa ancora oggi sia visibile, usata come paracarro un'altra pietra muschiosa sulla quale sono visibili diverse coppelle. vedi: pietra-coppellata-di-villa-del-foro


Bibliografia:
Leggende delle Alpi - Maria Savi Lopez
Tanto tempo fa... - leggende, canzoni e strane storie in Piemonte - Marta Salvi Villa
Foglio della conferenza su Masche e Masconi - Castelnuovo Belbo 1973

Links:



venerdì 27 ottobre 2023

Cosa dice l'scrizione medievale della Porta dei Vacca a Genova?


“Nel nome di Dio Padre onnipotente, del figlio e dello Spirito santo, così sia.
Sono difesa da mura mirabili e da genti coraggiose e per il mio valore respingo lontano i dardi nemici.
Se porti pace sarai ben accolto, se porti guerra te ne tornerai triste e vinto.
Austro ed occidente, settentrione ed oriente sanno quante battaglie ho sostenuto vittoriosa.
Sotto il consolato di Guglielmo Porco, Oberto Cancelliere, Giovanni Malocello e Guglielmo Lusio e dei consiglieri Bonvassallo De Castro, Guglielmo Stangone, guglielmo cicala, Nicola Roca e Oberto Recalcati”





domenica 15 ottobre 2023

L'enigmatica pieve romanica di San Marziano a Viarigi (AT)

Un'altra pieve romanica, piccolissima ma notevole è quella di San Marziano che si trova a 3 km da Viarigi. Giace purtroppo in stato di semi abbandono e per raggiungerla bisogna percorrere un pezzo di strada sterrata, ma ne vale la pena.


STORIA: La notizia scritta più antica relativa al 1041 quando l’Imperatore Enrico III, nel confermare al Vescovo d’Asti il patrimonio della sua chiesa, include nell’elenco la corte di Viarigi con il castello e la cappella. Viene poi nominata ancora nel 1200 e Nel registro diocesano del 1345 San Marziano appare insieme con San Pietro e un’ altra chiesa che è nei boschi di Viarigi (qui est in boscis de Viarixio) non meglio specificata. Una quarta, infine, San Severio (oggi San Silverio), appartiene al monastero benedettino di Azzano. Fra tutte, San Marziano appare la meno dotata.



DESCRIZIONE: Il piccolo edificio dell’antica pieve è realizzato in blocchi di pietra da cantini locale, molto morbida, ma presenta una facciata in muratura rifatta purtroppo nel XVIII secolo e oggi in stato precario. L’abside è divisa in tre parti da due semicolonne con capitello scolpito. Gli archetti in pietra tioici del romanico locale, sono scolpiti e sono presenti tre monofore sormontate da altre decorazioni


LE DECORAZIONI: sono presenti numerose decorazioni, principalmente zoomorfe e alcune facce umane in stile romanico. Il numero di queste decorazioni è elevato per una chiesetta di queste dimensioni ed è uno dei motivi che la rendono unica. Tra le figure scolpite tra gli archetti ci sono un cane, una scimmia, un bue, un pesce, ci sono poi motivi floreali, astratti e alcune facce. 








LE INCISIONI: oltre alle sopracitate decorazioni scultoree sono presenti anche numerose incisioni superficiali alcune delle quali ricorrenti, ad esempio quello che potrebbe essere un ascia o un aratro:



Uno motivo che io non sono riuscito a decifrare o a riconoscere e del quale non ho trovato informazioni



Una triplice cinta (generalmente collegata addirittura ai druidi) e altri segni difficilmente comprensibili:


Sono presenti anche alcune iscrizioni:


Le incisioni e le decorazioni in queste foto sono solo alcune in quanto la chiesetta risulta davvero piena, se poteste aiutarci nei commenti qui sotto a comprenderle sarebbe vi saremmo riconoscenti!


CHIESE ISOLATE IN CAMPAGNA: il territorio del monferrato tra astigiano e alessandrino è pieno di chiesette romaniche isolate, cosa che si nota subito dopo averne visitate alcune (vedi SAN SECONDO in CORTAZZONE LINK) il motivo principale come si è già detto in altri post è il fatto che verso la fine del primo millennio queste zone erano ancora scarsissimamente abitate e coperte da selve veramente selvagge (silvae, sterminate foreste naturali) e da boschi (boscha) già soggetti a ceduazione per produrre legname. Con il finire delle incursioni ungare, saracene e normanne un po' in tutta Europa ci fu un miglioramento delle condizioni sociali, un incremento demografico che portò ad un allargarsi delle coltivazioni cerealicole e al pascolo con il formarsi di nuovi villaggi contadini e con l'allargarsi di alcuni di essi in veri e propri paesi. Fu allora che proliferò il sistema delle pievi e dei sentieri sacri che portavano i pellegrini a roma da tutta Europa. Gran parte degli edifici romanici che oggi costellano le colline, i bordi dei campi o si nascondono tra i pochi boschi rimasti nacquero come chiese di villaggio. edifici battesimali, tituli (chiese minori) molti dei quali sono tra l'altro andati perduti. Verso la fine del medioevo con una nuova instabilità politica, ci fu un nuovo calo demografico, una regressione agraria e una nuova espansione delle selve, la famosa crisi del 1300. I contadini abbandonarono villaggi e paesi che, fino a quell'epoca, erano costruiti in legno e malta di fango, materiali facilmete degradabili, di cui non ci è rimasto praticamente niente se non le chiese ed i cimiteri isolati che invece erano costruiti in solida pietra locale e mattoni, e che oggi quindi restano isolate e solitarie.


CHIESE IN CIMA ALLE COLLINE: Un altro caso molto interessante e che probabilmente interessa anche San Marziano è che le piccole chiese sorsero in luoghi dominanti in cima a colli e colline o che in passato avevano accolto le aediculae pagane (nota 1), mucchi di pietre rituali, gli ometti che vediamo sui sentierei di montagna e che ancora oggi in Piemonte vengono chiamati mongioie, da Mons Jovis o Monte di Giove, in quanto generalmente dedicate al dio romano delle alture Giove, con cui i romani avevano identificato molte divinita celtiche preromane come Pen ad esempio, dio delle vette. In questo caso San Marziano potrebbe riferirsi direttamente a un precedente culto dedicato a Marte come accade spesso, ma di questo non ci sono prove reali.

ORIENTAMENTO: La facciata (asse abside - facciata) della chiesa è precisamente orientata verso il tramonto del sole al 10 marzo. Considerando le imperfezioni di questo tipo di architettura e dei mille anni che probabilmente ha questo edificio è facile fare il collegamento con il 6 marzo giorno in cui si celebra San Marziano martire. Le misurazioni sono state effettuate il giorno 18/06/2006 dagli studiosi del Centro Ricerche Archeoastronomia Ligustica (LINK)

NOTE:
1) AEDICULAE: Cumuli di pietre con significato rituale religioso innalzate ai bordi dei sentieri prima dai galli che lo dedicavano a Bel o a Penn e poi dai romani che li dedicavano a Giove (Giove Pennino per l'appunto in area gallo romana) da qui Mont Iovis. Questi mucchi di pietre sopravvivono ancora oggi in maniera un po' superstiziosa e per indicare il sentiero sorgono sui bivi in montagna o in punti in cui è facile perdere di vista la strada. Essi sono molto simili ai muri mani tibetani o agli ovoo mongoli vedi LINK) e come si diceva ancora oggi vengono chiamati mongioie in Piemonte e ometti in Italiano.

LINKS:

martedì 10 ottobre 2023

Uno "Stregatto" a Rubbiano?

Questo post segue da quello precedente dedicato alla meravigliosa pieve medievale di Rubbiano nell'appennino Modenese: VEDI IL POST: "La pieve romanica di Rubbiano"

Tra le decorazioni romaniche che mi hanno colpito particolarmente durante la visita c'è la faccia di un gatto che si nota sia per lo stile "cartonesco" che per il sorriso beffardo. Di gatti se ne sono visti alcuni nelle chiese romaniche ma questo mi ricorda qualcosa in particolare: lo Stregatto! Questa è una cosa alquanto bizzarra, ma vedendolo mi è venuto in mente che il famoso gatto di Alice nel paese delle meraviglie e che in Italia viene chiamato appunto "Stregatto" è lo Cheshire Cat (Gatto del Cheshire) del racconto in lingua originale. Lewis Carrol prese ispirazione da una figura del folklore della campagna inglese, in particolare dello Cheshire: un gatto invisibile che compare e scompare e che si trovava rappresentato appunto su alcune chiese romaniche e gotiche dei luoghi da lui frequentati in gioventù. Caratteristica evidente di questo felino è il sorriso che mostra tutti i denti, infatti in quei luoghi esite il detto: "sorridere come un gatto del Cheshire" (To grin like a Cheshire cat), quando magari si ride anche alle spalle di qualcuno. Allora metto qui sotto una foto ravvicinata che ho fatto a Rubbiano:


E una dello stregatto nelle illustrazioni originali del libro:


Si tratta proprio di un gatto che sorride con tutti i denti e c'è una grande somiglianza! Fa anche pensare il fatto che per molti versi ci troviamo davanti un tipo di architettura (TAG: ROMANICO)che apparve in Europa molto omogeneamente in un periodo in cui le varie culture precedenti si erano scontrate, incontrate e sovrapposte soprattutto nelle aree rurali: caratteristiche celtiche  (anche l'Emilia ha un passato celto-ligure e celtico), romane e bizantine, germaniche (proprio i Longobardi che fondarono la Pieve a Rubbiano) che confluivano in un cristianesimo dei primi secoli che, soprattutto nelle campagne, aveva incorporato tantissime credenze pagane. Per completezza metto anche alcune figure dello stesso gatto come appare nelle chiese inglesi e che ha ispirato Carroll:




Se devo dire il vero, lo stregatto di Rubbiano sembra ancora più "stregatto" di quelli inglesi. 

Ma esiste qualcosa di simile alla leggenda del gatto dello Cheshire nella zona? Ed esistono altre raffigurazioni simili in Emilia o nell'Italia settentrionale?
Il gatto mammone è una figura del folklore italiano di cui non si conoscono le origini, a volte un gatto enorme, a volte uno strano incrocio tra un gatto e una scimmia, avolte una specie di Babau ed esistono tantissime apparizioni nella letteratura ed un film con il titolo omonimo (del 1975, diretto da Nando Cicero). Questo personaggio però risulta più legato al folklore meridionale (Campania e Sicilia) e quindi una zona che difficilmente può essere legata a questa anche se in tempi più recenti potrebbe essere un nome con il quale negli anni sono stati chiamati diversi personaggi fiabeschi felini in tutta Italia. In effetti si hanno notizie di gatti mammoni che terrorizzavano i bambini di notte a Firenze e che ancora nel 900 spaventavano le mucche nei pascoli veneti. Esiste poi un altro personaggio ancora più bizzarro detto "Gatto Lupesco" il quale racconta, lui stesso in prima persona, le sue avventure in un poemetto di autore ignoto del 1200: il "Detto del Gatto Lupesco". In questo bizzarro testo medievale toscano il narratore è appunto l'enigmatico Gatto che gira il mondo, incontrando cavalieri inglesi che vanno alla ricerca di Re Artù per poi raggiungere un eremita nel deserto in terra santa, evitare fiere feroci e poi tornare a casa.

E qui per forza devo ricopiare qualche verso:

Allora uscìo fuor del cammino
ed intrai in uno sentieri
10 ed incontrai duo cavalieri
de la corte de lo re Artù,
ke mi dissero: “Ki sse’ tu?”
E io rispuosi in salutare:
“Quello k’io sono, ben mi si pare.
15 Io sono uno gatto lupesco,
ke a catuno vo dando un esco,
ki non mi dice veritate.
Però saper vogl[i]o ove andate,
e voglio sapere onde sete
20 e di qual parte venite”.

Per quanto riguarda altri gatti raffigurati nell'arte romanica o medievale o comunque nel folklore di queste zone ho appena iniziato a documentarmi e a cercare per cui non posso ancora scrivere niente di esaustivo, ma sicuramente aggiornerò questo post in futuro.

domenica 8 ottobre 2023

La pieve romanica di Rubbiano

 

Rubbiano è un paese che si trova nella valle del torrente Dolo, appennino Modenese e più precisamente nel territorio del comune di Montefiorino. La località viene nominata la prima volta nel 728 quando i Longobardi aprirono la Via Bibulca chiamata in questo modo perché permetteva il transito di due buoi appaiati e ancora oggi percorribile. Il nome Rubbiano deriva probabilmente da Fundus Rubbianus che a sua volta potrebbe derivare dal nome proprio Rubbiano o da un'erba il cui nome latino è Rubia (o grana rossa) usata per tingere lane e pellami. 

La Pieve è forse la più antica del modenese, fondata nel VII e dedicata a Maria Assunta sull'importantissima via longobarda che collegava la Valle Secchia con la Toscana attraversando la Selva Romanesca, che, come già detto veniva detta Bibulca. Alla pieve era connesso un'Ospizio per pellegrini e viandanti e i testi più antichi che la riguardano risalgono al 882 e al 902 firmate dai parroci per riparazioni della chiesa e per l'istruzione di ragazzi e si trovano all'Archivio Capitolare di Modena. La pieve era officiata da un capitolo di canonici che vivevano in comune con l'Arciprete ma il suo prestigio subì un duro colpo a causa della fondazione dell'Abbazia di Frassinoro, per questo nacquero diverse controversie tra le due istituzioni e si dovette ricorrere addirittura al Papa callisto II.


L'architettura attuale è in stile romanico e risale al periodo compreso tra i secoli X e XII seguendo il modello cluniacense, ha 3 navate con transetto e 3 absidi. Nel 1662 la chiesa venne accorciata (un'arcata) per motivi statici e quindi venne demolita la facciata originale. Per la nuova vennero utilizzate le stesse pietre ma purtroppo si persero lo zoccolo e numerose decorazioni. Nel corso del 1800 vennero restaurate le absidi. L'interno, con colonne e capitelli decorati con animali fantastici non ho potuto visitarlo in quanto purtroppo la chiesa era chiusa e il paese deserto in una uggiosa domenica di inizio autunno che comunque ha accentuato il fascino del luogo. In particolare è notevole un'acquasantiera decorata con sirene ed arpie romaniche e fu scolpito dalla stesso maestro delle metope che lavorò al Duomo di Modena attorno al 1300.

In ogni caso, oltre allo stile architettonico romanico che amo, la parte più affascinante delle pievi di campagne è la decorazione che nella maggior parte dei casi si discosta da quella delle cattedrali urbane dello stesso periodo per uno stile più primitivo e bizzarro. Queste decorazioni rappresentano motivi astratti e floreali che uniscono influenze bizantine, celtiche e longobarde, tipicamente medievali, ma anche personaggi in atteggiamenti a volte a dir poco equivoci, animali e esseri di fantasia: Sirene bicaudate (Melusine LINK) arpie, centauri, ecc... che riescono in un attimo a rimandarci alla mentalità e all'immaginario dell'Europa rurale di quel periodo che purtroppo in parte è andato perduto.


Quello che però mi ha colpito di più è il gatto scolpito sotto ad uno dei tipici archetti romanici di una delle absidi e che si vede nella foto qui sopra a sinistra e sul quale ho scritto un post a parte di cui metto il LINK: "Uno stregatto rubbiano?"

Qui sotto aggiungo qualche foto della meravigliosa chiesa:



sabato 20 agosto 2022

Visita a Tubinga.

Altra bellissima città visitata durante il nostro peregrinare estivo in treno nel  Baden Württemberg è stata Tubinga. Il centro sorge alla confluenza dei fiumi Neckar e Ammer e il suo centro è veramente meraviglioso, uno dei pochi sopravvissuti ai bombardamenti della seconda guerra mondiale con un'atmosfera anche questa volta fiabesca dovuta alle stradine e ai palazzi medievali. 

La città è famosa per la sua vita universitaria: gli studenti costituiscono circa il 30% della popolazione cittadina, in oltre è considerata una dei luoghi con la più altra qualità della vita in Germania e in Europa. Come in altri centri tedeschi gran parte delle persone usa la bici per spostarsi, il traffico veicolare è bassissimo e questo si sente. Anche da queste parti poi, se si escludono alcune vie del centro storico il verde e gli alberi sono d'appertutto.

Notevoli monumenti della città sono la chiesa tardogotica di San Giorgio (Stiftskirche Sankt Georg) edificata a fine 1400 e ritoccata nel 1600, la piazza centrale (Markt) con il bellissimo municipio affrescato, La Torre Holderlin che fu parte delle mura oggi scomparse, il castello che domina la città, ma, parere personale, la cosa più bella è sempre perdersi per un po' tra le bellissime vie della città, uscendo magari un pochino da quelle più turistiche. 

IL MENHIR DI WEILHEIM

da segnalare ai lettori di questo blog, sicuramente interessati a questa cosa, che appena fuori città si trova un menhir dell'età del bronzo, notevole sia per le dimensioni (è alto circa 4 metri) che per il fatto di essere coperto di coppelle e canaletti. Questa caratteristica, personalmente (Guido) mi fa dubitare che sia sempre stato in posizione eretta. Sfortunatamente però non abbiamo potuto visitarlo (quest'anno non avevamo le bici e non ce la facevamo con i tempi) e quindi l'immagine non è nostra ma trovata online. Per la posizione basta cercarlo su google maps. Purtroppo tutte le informazioni al riguardo sono solo in tedesco.

TUBINGA CITTA' VEGANA

Come dicevamo, tubinga è una città verde, con tante biciclette e poche auto e in cui sono molte le iniziative che puntano ad un futuro più sostenibile. Tra queste una particolare attenzione al limitare il consumo di carne: spese collettive (100% vegetali), ogni anno a gennaio la città partecipa ufficialmente al Veganuary (mese in cui internazionalmente si prova a rinunciare ai prodotti di origine animale) e gran parte dei ristoranti hanno una parte vegan del loro menù. MANGIARE VEG(ETARI)ANO A TUBINGA: come dicevamo prima è più facile che altrove, ci sono molti ristoranti che offrono cibo mediorientale con gran parte del menù veg. alcuni sono completamente vegetariani (noi abbiamo mangiato da Vegi, molto buono) e uno Vegan: Kostlich Vegan. Esiste una pagina dedicata: https://www.tuebingen-vegan.de/ e se avete l'App Happy Cow come sempre sarà tutto ancora più facile.





 

martedì 19 aprile 2022

Il Castello di Graines, una meraviglia in Valle d'Aosta

 Uno dei castelli più affascinanti della Valle d'Aosta è quello di Graines. Si tratta più che altro delle rovine di questa fortezza, ma per varie ragioni è un luogo veramente unico ed è anche una delle cose da vedere assolutamente in Val d'Ayas se vi capita di essere da quelle parti. 

Per raggiungerlo in auto si esce a Verrés dall'autostrada e si sale per la Val d'Ayas e si trova sulla destra poco prima di entrare nel paese di Brusson. La sua storia si perde nei meandri del tempo restando tutt'ora sconosciuta. Ricognizioni di superficie fanno risalire l'uso di questo luogo addirittura alla tarda età del bronzo, intorno al 1000 a.c. mentre i più antichi documenti riguardanti la cappella di San Martino risalgono al 1100 d.c. oltre due millenni dopo. Oggi si pensa che la fortezza visibile oggi sia stata costruita proprio attorno all'anno 1000 d.c. datando proprio la cappella che presenta una pianta riferibile all'architettura del XI sec. Si tratta comunque di un tipico esempio di "castello primitivo valdostano" con un mastio centrale e le mura quadrangolari irregolari che si adattavano alla forma della roccia e che vennero più volte modificate nei secoli. Nel XIII il castello venne infeudato alla famiglia Challant. Dopo essere passato a diverse famiglie la costruzione venne venduta a fine XIX secolo al comune di Brusson.


 L'amore per questa struttura risale allo stesso periodo, quando l'associazione Gli amici del castello si adoperò per la ricostruzione del mastio, parzialmente crollato, e per il restauro delle mura. Dagli anni '90 del XX secolo in poi si sono succedute numerose opere di consolidamento di alcune aree pericolanti e varie indagini archeologiche.

Non è facile oggi ricostruire la planimetria con i fabbricati all'interno delle mura oltre alla torre e la parte adiacente in cui viveva il signore e la cappella. In ogni caso, in seguito alle indagini archeologiche si è riconosciuta una pianta vicino all'ingresso e si è riconosciuto un forno che insieme al ritrovamento di varie ceramiche fa pensare che qui si trovasse la cucina che doveva servire diverse milizie.


Altre foto: