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giovedì 17 aprile 2025

Il Bialbero di Casorzo: un ciliegio cresciuto su un gelso.

A poche centinaia di metri da Casorzo, il paese della Malvasia dolce nel cuore del Monferrato, c'è una meraviglia della natura: il Bialbero. Si tratta di un Ciliegio cresciuto su di un Gelso. Questo tipo di fenomeni naturali vengono chiamati "alberi epifeti" ma generalmente si tratta di piccole piante che riescono a sopravvivere per un breve periodo. La particolarità di questo "bialbero" è che entrambe le piante sono ben sviluppate e vivono da molti anni. Questo è possibile perchè, a causa dell'età del gelso, le radici del ciliegio hanno potuto svilupparsi in una cavità dell'albero ospite raggiungendo il terreno. 

Fino a pochi anni fa si poteva vedere il ciliegio spuntare dal gelso in mezzo ad un campo a pochi metri dalla strada, oggi, vista la notorietà acquistata, ai piedi della pianta in questione sono stati posizionate panche e tavoli in qui si può fare pic nic, fortunatamente tutto liberamente. Io lo preferivo nel suo ambiente naturale, ma per fortuna, in questo modo, il bialbero è stato protetto e viene curato.

Per raggiungere l'albero potete cercare direttamente "Bialbero" su google maps, oppure raggiungere Casorzo in bicicletta o in auto uscendo ad Alessandria est.

domenica 15 ottobre 2023

L'enigmatica pieve romanica di San Marziano a Viarigi (AT)

Un'altra pieve romanica, piccolissima ma notevole è quella di San Marziano che si trova a 3 km da Viarigi. Giace purtroppo in stato di semi abbandono e per raggiungerla bisogna percorrere un pezzo di strada sterrata, ma ne vale la pena.


STORIA: La notizia scritta più antica relativa al 1041 quando l’Imperatore Enrico III, nel confermare al Vescovo d’Asti il patrimonio della sua chiesa, include nell’elenco la corte di Viarigi con il castello e la cappella. Viene poi nominata ancora nel 1200 e Nel registro diocesano del 1345 San Marziano appare insieme con San Pietro e un’ altra chiesa che è nei boschi di Viarigi (qui est in boscis de Viarixio) non meglio specificata. Una quarta, infine, San Severio (oggi San Silverio), appartiene al monastero benedettino di Azzano. Fra tutte, San Marziano appare la meno dotata.



DESCRIZIONE: Il piccolo edificio dell’antica pieve è realizzato in blocchi di pietra da cantini locale, molto morbida, ma presenta una facciata in muratura rifatta purtroppo nel XVIII secolo e oggi in stato precario. L’abside è divisa in tre parti da due semicolonne con capitello scolpito. Gli archetti in pietra tioici del romanico locale, sono scolpiti e sono presenti tre monofore sormontate da altre decorazioni


LE DECORAZIONI: sono presenti numerose decorazioni, principalmente zoomorfe e alcune facce umane in stile romanico. Il numero di queste decorazioni è elevato per una chiesetta di queste dimensioni ed è uno dei motivi che la rendono unica. Tra le figure scolpite tra gli archetti ci sono un cane, una scimmia, un bue, un pesce, ci sono poi motivi floreali, astratti e alcune facce. 








LE INCISIONI: oltre alle sopracitate decorazioni scultoree sono presenti anche numerose incisioni superficiali alcune delle quali ricorrenti, ad esempio quello che potrebbe essere un ascia o un aratro:



Uno motivo che io non sono riuscito a decifrare o a riconoscere e del quale non ho trovato informazioni



Una triplice cinta (generalmente collegata addirittura ai druidi) e altri segni difficilmente comprensibili:


Sono presenti anche alcune iscrizioni:


Le incisioni e le decorazioni in queste foto sono solo alcune in quanto la chiesetta risulta davvero piena, se poteste aiutarci nei commenti qui sotto a comprenderle sarebbe vi saremmo riconoscenti!


CHIESE ISOLATE IN CAMPAGNA: il territorio del monferrato tra astigiano e alessandrino è pieno di chiesette romaniche isolate, cosa che si nota subito dopo averne visitate alcune (vedi SAN SECONDO in CORTAZZONE LINK) il motivo principale come si è già detto in altri post è il fatto che verso la fine del primo millennio queste zone erano ancora scarsissimamente abitate e coperte da selve veramente selvagge (silvae, sterminate foreste naturali) e da boschi (boscha) già soggetti a ceduazione per produrre legname. Con il finire delle incursioni ungare, saracene e normanne un po' in tutta Europa ci fu un miglioramento delle condizioni sociali, un incremento demografico che portò ad un allargarsi delle coltivazioni cerealicole e al pascolo con il formarsi di nuovi villaggi contadini e con l'allargarsi di alcuni di essi in veri e propri paesi. Fu allora che proliferò il sistema delle pievi e dei sentieri sacri che portavano i pellegrini a roma da tutta Europa. Gran parte degli edifici romanici che oggi costellano le colline, i bordi dei campi o si nascondono tra i pochi boschi rimasti nacquero come chiese di villaggio. edifici battesimali, tituli (chiese minori) molti dei quali sono tra l'altro andati perduti. Verso la fine del medioevo con una nuova instabilità politica, ci fu un nuovo calo demografico, una regressione agraria e una nuova espansione delle selve, la famosa crisi del 1300. I contadini abbandonarono villaggi e paesi che, fino a quell'epoca, erano costruiti in legno e malta di fango, materiali facilmete degradabili, di cui non ci è rimasto praticamente niente se non le chiese ed i cimiteri isolati che invece erano costruiti in solida pietra locale e mattoni, e che oggi quindi restano isolate e solitarie.


CHIESE IN CIMA ALLE COLLINE: Un altro caso molto interessante e che probabilmente interessa anche San Marziano è che le piccole chiese sorsero in luoghi dominanti in cima a colli e colline o che in passato avevano accolto le aediculae pagane (nota 1), mucchi di pietre rituali, gli ometti che vediamo sui sentierei di montagna e che ancora oggi in Piemonte vengono chiamati mongioie, da Mons Jovis o Monte di Giove, in quanto generalmente dedicate al dio romano delle alture Giove, con cui i romani avevano identificato molte divinita celtiche preromane come Pen ad esempio, dio delle vette. In questo caso San Marziano potrebbe riferirsi direttamente a un precedente culto dedicato a Marte come accade spesso, ma di questo non ci sono prove reali.

ORIENTAMENTO: La facciata (asse abside - facciata) della chiesa è precisamente orientata verso il tramonto del sole al 10 marzo. Considerando le imperfezioni di questo tipo di architettura e dei mille anni che probabilmente ha questo edificio è facile fare il collegamento con il 6 marzo giorno in cui si celebra San Marziano martire. Le misurazioni sono state effettuate il giorno 18/06/2006 dagli studiosi del Centro Ricerche Archeoastronomia Ligustica (LINK)

NOTE:
1) AEDICULAE: Cumuli di pietre con significato rituale religioso innalzate ai bordi dei sentieri prima dai galli che lo dedicavano a Bel o a Penn e poi dai romani che li dedicavano a Giove (Giove Pennino per l'appunto in area gallo romana) da qui Mont Iovis. Questi mucchi di pietre sopravvivono ancora oggi in maniera un po' superstiziosa e per indicare il sentiero sorgono sui bivi in montagna o in punti in cui è facile perdere di vista la strada. Essi sono molto simili ai muri mani tibetani o agli ovoo mongoli vedi LINK) e come si diceva ancora oggi vengono chiamati mongioie in Piemonte e ometti in Italiano.

LINKS:

lunedì 17 giugno 2019

LE CENERI DEGLI STATIELLI "La necropoli dell'età del ferro di Montabone"

Gli Statielli erano una delle popolazioni Celto-Liguri preromane che abitavano grosso modo il territorio occupato dalla provincia di Alessandria e di Asti a sud del Tanaro e abbiamo parlato della loro resistenza ai romani e del loro genocidio qui:
http://leradicideglialberi.blogspot.com/2019/03/linvasione-romana-della-gallia.html

Il I Giugno ha inaugurato l'interessantissima mostra "LE CENERI DEGLI STATIELLI" al museo archeologico di Acqui e resterà aperta fino al 23 febbraio 2020, sulla necropoli a tumuli di Montabone. La Necropoli fu scoperta nel 2008 in occasione della costruzione del metanodotto Snam Rete Gas Mortara-Cosseria. Le indagini archeologiche ( 2008-2010) hanno interessato l'intero sepolcreto, composto da 17 sepolture. La necropoli di Montabone, riferibile ad una comunità di Ligures Statielli, l'antico popolo preromano che nel I millennio a.C. abitava il territorio dell'Alessandrino, è molto importante per la conoscenza della seconda età del Ferro nel Piemonte meridionale, in quanto è stata ritrovata intatta ed è stata indagata con le metodologie di scavo e di documentazione più aggiornate. Lo studio dei corredi è stato accompagnato da una serie di analisi che forniscono molti dati non solo sui rituali funerari di questa comunità, ma anche circa l'ambiente in cui viveva ed il suo tenore di vita.

Interessante il fatto che alcune di queste tombe risalgano al I secolo a.c. e quindi dimostrano che nonostante il genocidio, le deportazioni e la fondazione di Aquae Statiellae (oggi Acqui Terme) nella seconda metà del II sec. a.c. sulla loro capitale Carystum, la romanizzazione fu tarda e incompleta. Al di fuori delle mura urbane le popolazioni locali continuavano a vivere secondo i loro usi e costumi.

Visto che al momento non è disponibile un catalogo abbiamo pensato fosse utile pubblicare le foto della mostra e di tutti i cartelli esplicativi, veramente interessanti. Aprire e salvare le immagini in alta risoluzione per leggere i testi.





















Un'intervista con la grande archeologa Marica Venturino al riguardo della mostra (da La Stampa 17 Febbraio 2020):

La sua esperienza e soprattutto il valore dei reperti di questo sito archeologico sono raccontati nel libro «Le ceneri degli Statielli. La necropoli della seconda età del Ferro di Montabone», che è stato presentato a Palazzo Levi, ad Acqui Terme. La città ha dedicato ai reperti appartenuti ai Liguri Statielli l’omonima mostra visitabile nel Civico Museo Archeologico fino al 23 febbraio.

«La necropoli – spiega Venturino – si trovava a una profondità di due metri e non sarebbe mai emersa se non grazie allo scavo del gasdotto costruito dalla Snam. Venne notato uno strato di terra annerita e sbancando l’area emersero diciassette urne cinerarie, vasi in ceramica usati per le ceneri dei defunti. Si è poi scoperto che l’area veniva sacralizzata dagli Statielli diffondendo sul terreno le ceneri dei roghi usati per la cremazione, venivano poi creati dei circoli fatti con le pietre intorno ai pozzi scavati nel terreno, dove venivano poi posate le urne». L’inverno 2008-2009 fu particolarmente rigido e gli scavi per forza di cose rallentarono. Due anni dopo però il restauro iniziò insieme alle analisi dei reperti: vasi, anfore, punte di lancia, fibbie, spille e spade, tessuti e piccole perle di vetro.

«Fu eccezionale – racconta ancora l’ex funzionaria della Soprintendenza - scoprire su queste perle, grandi pochi millimetri, una piccolissima incisione in alfabeto celtico. Era un sito praticamente intatto, l’unico scoperto nel territorio piemontese riferito a questo popolo. Grazie a un gruppo di lavoro esteso, al quale hanno preso parte anche il Museo delle Civiltà di Roma, le Università di Roma Sapienza e di Padova e la città di Acqui Terme, siamo riusciti a ricavare molti dati sui Liguri Statielli, sui quali le fonti storiche ci dicono pochissimo». Per questo, dice ancora Marica Venturino, «l’archeologia è importante poiché, come nel caso di questo popolo e in particolare della comunità di Montabone, nulla sapevamo». Si è invece riusciti a comprendere come venivano sepolti i defunti e riti che venivano celebrati sulla necropoli.

Il volume, come ricordano dal Comune di Acqui Terme, nasce dalla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia per le province di Alessandria, Asti e Cuneo e la città di Acqui Terme ed è stato realizzato con il contributo del Comune di Montabone, de Lo Studio srl e di Snam Rete Gas, che nel 2008 aveva contribuito economicamente anche agli scavi archeologici. Il volume, edito da DE Ferrari, è uno dei punti del progetto di valorizzazione dei reperti di Montabone insieme alla mostra.

«La storia si ricostruisce – dice l’assessore comunale alla Cultura, Alessandra Terzolo – leggendo le fonti oppure studiando i frammenti del passato, come è avvenuto a Montabone. Questo volume ci permette di riportare alla luce le testimonianze di antiche civiltà e sono molto orgogliosa che il Comune di Acqui Terme sia stato tra i promotori di questo determinante progetto di valorizzazione che ha permesso di ricostruire la storia di una comunità di Liguri Statielli. Ho potuto conoscere l’impegno e la passione della dottoressa Marica Venturino, che voglio ringraziare insieme alla Soprintendenza e al Civico museo archeologico di Acqui».