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lunedì 10 agosto 2026

Ciclismo lento: alternativo e divertente, Party Pace, e altro.

Oltre la Lycra e il Cronometro: un'introduzione veloce al movimento "Party Pace"

Se siete stanchi di un ciclismo dominato da segmenti Strava, watt, telai in carbonio da migliaia di euro e completini attillati all'ultima moda, non siete soli. Esiste una sottocultura globale che sta riportando la bicicletta alla sua natura più bella: quella sensazione di libertà, gioco ed esplorazione che tutti abbiamo provato da ragazzini quando uscivamo in bici con gli amici ad esplorare zone sempre più lontane!

Per anni personalmente ho vissuto la bici in questo modo, rimettendo a posto le mie vecchie MTB anni 80-90, cercando nuove bici che non fossero ne da corsa ne mtb da gara, bici con cui fare tutto, con portapacchi e cestini. Con un amico 20 anni fa avevamo ideato il "ciclismo enigmatico" un sorta di dadaismo legato alla bici. A Roma c'era un gruppo che praticava l'UFO ciclismo, praticamente giri in bici sociali con luci per incontrare niente meno che gli extraterrestri! Ogni volta però che ho conosciuto qualcuno con cui fare qualche giro di questo tipo è sempre finita che dopo un po' si cercava la competizione, la performance, la bici sempre più leggera e costosa... il fatto è che a me non è mai interessata ma bici da 7 kg ma quella robusta e comoda! Non mi interessano i pedali con ganci ed esteticamente (ma anche praticamente) non sopporto ne i telai in carbonio ne i vestitini da ciclista professionista! Alla fine sono sempre rimasto da solo (che poi girare in bici da soli è anche bello!) e ho usato la bici per fare cose come visitare i siti megalitici! In ogni caso per fortuna nell'ultimo decennio mi sono accorto che in giro per il mondo c'era altra gente che viveva la bici similmente a me, ma che di questo tipo di ciclismo ne ha fatto un movimento e in certi casi addirittura una professione. In questo articolo facciamo il punto su cos'è il Party Pace, chi lo ha codificato e quali sono i canali, i blogger e i punti di riferimento da seguire in Italia e nel mondo per pedalare felici e rilassati.





1. Che cos'è il "Party Pace"?
Il termine significa letteralmente "passo da festa". Non indica una festa selvaggia, ma lo spirito sociale, celebrativo e inclusivo dell'uscita. A differenza del classico "ciclismo lento" o del "fondo lento" (che nascono comunque come concetti di allenamento sportivo), il Party Pace è una sorta di ribellione conscia. L'andare piano e godersi il giro, è rivendicato.

Oltre al CICLISMO LENTO
Mentre il "ciclismo lento" tradizionale è una definizione puramente legata alla velocità fisica o all'approccio turistico classico, il Party Pace è un concetto quasi "filosofico" e culturale molto più profondo.




 
Lo Scopo della Sosta

Ciclismo Lento: Ci si ferma perché si è stanchi, per guardare una mappa, per fare una foto al monumento o perché si è arrivati a destinazione.

Party Pace: Le soste sono la colonna portante del giro, non un'interruzione. Si pianifica l'uscita in funzione delle soste: fermarsi a fare il caffè con il fornellino nel bosco, mangiare un pezzo di torta, fare un bagno in un fiume o fare uno schizzo ad acquerello. La pedalata è anche il mezzo per unire questi momenti di relax. 





Il Rifiuto Attivo della Tecnologia

Ciclismo Lento: Chi va lento semplicemente ignora i dati o li usa solo come pura utilità secondaria.

Party Pace: È una scelta di ribellione conscia e ironica contro lo "strapotere" di Strava, dei sensori di potenza e dell'ossessione per il peso della bici e della performance sportiva. Chi fa Party Pace sceglie deliberatamente di lasciare a casa i computerini o di usarli solo per la mappa, godendosi il momento, prendendosi la libertà di cambiare strada al momento.

I pilastri della filosofia:

Velocità conversazionale: Il ritmo si adatta sempre alla persona più lenta del gruppo, permettendo di chiacchierare senza affanno. Una cosa importantissima è che non si esce per fare una performance sportiva, per i tempi e nemmeno per farsi un fisico sportivo, si esce per il piacere di farlo. Si va quindi ad una velocità sociale adatta a tutti e anche quando si è da soli ci si gode il giro. E' quindi un'attività davvero inclusiva!

Le soste edonistiche: Non ci si ferma solo perché si è stanchi, ma per bersi (o farsi) un caffè, un tea o una birra, fare un picnic, scattare foto o anche dipingere e suonare. La pedalata è il mezzo per unire questi momenti di relax.




Vicino a questo movimento c'è anche l'estetica "Xbiking": Rifiuto del consumismo sportivo. Si prediligono vecchie mountain bike in acciaio degli anni '90 restaurate, borse in tessuto cucite a mano da piccoli artigiani e abbigliamento comodo (camicie di flanella e pantaloncini larghi).

NOTA critica: ovviamente, come in tutti i movimenti poi si finisce anche ad esagerare: magari si trova una bella bici anni 90 da 50 euro e poi si spendono 200 euro solo per i freni della marca chic. Oppure si finisce a fare gli snob con le bici e le borse da viaggio classiche e poi si comprano le borse più chic che sono presentate come "indy" ma sono prodotte in Cina e costano 3 volte quelle prodotte in Europa. MI dispiace aggiungere questa piccola polemica, ma questo post non sarebbe stato completo. Ma torniamo alle cose interessanti:

I Pionieri: Chi c'è dietro al movimento?

Russ Roca & Laura Crawford
(Path Less Pedaled)
Nel 2009, Russ (fotografo) e Laura (scrittrice e orefice) vendono tutto per vivere in viaggio in bicicletta. Nel 2020 coniano ufficialmente il marchio e l'espressione PARTYPACE. Sul loro canale YouTube e sul sito ufficiale Path Less Pedaled recensiscono componenti non convenzionali e promuovono il ciclismo alternativo per le persone comuni, normalizzando la lentezza.




Il Papa del Ciclismo Romantico: Ronnie Romance (Instagram / YouTube)
Noto anche come Ultra Romance o Benedict, è l'icona estetica assoluta del movimento. Con la sua estetica ottocentesca, vive il ciclismo come "surfare la terra". È un imprenditore geniale che detta i trend della nicchia con il suo brand di borse e telai classici Ron's Bikes e la linea di copertoni Ultradynamico.



La Community Internazionale: Blogger e YouTuber da seguire

Probably Riding: (UK/Korea) Gestito da Marcus, è il perfetto esempio di Party Pace urbano e giovanile. Si concentra su sfilate e raduni di gruppo focalizzati sulla salute mentale e sui caffè all'aperto.

The Radavist: (USA) Il blog/portale globale di riferimento per la cultura alternative cycling. Fotografie mozzafiato di bici artigianali in acciaio e viaggi selvaggi. Grande fonte d'ispirazione.

Bikepacking.com: Il sito e canale YouTube definitivo per viaggiare in bici in autosufficienza, con guide, tutorial e un focus fortissimo sulla connessione con la natura.

Blue Lug: (Japan) Canale YouTube di un leggendario negozio di Tokyo. Sono i re dell'estetica Xbiking asiatica, tuttavia per niente economici.

Gary's Projects: (Australia) Il re del fai-da-te. Compra vecchie mountain bike da 50 sterline e mostra come trasformarle in bellissimi mezzi da viaggio sterrati con un approccio terra-terra.

E in Italia? Come fuggire dal "Fissati per la Performance" o dallo "Chic"

L'Italia ha una cultura ciclistica storicamente legata alla competizione o al lusso della moda gravel. Trovare lo spirito genuino del Party Pace richiede di guardare fuori dai circuiti commerciali classici:
Witoor / Bike Night: Organizzatori di eventi inclusivi per eccellenza. Le loro Bike Night sono pedalate notturne di 100km senza cronometro, aperte a qualsiasi bici (dalle e-bike alle grazielline), dove il focus è mangiare torte ai ristori e stare insieme.
La Stazione delle Biciclette: Storica officina e negozio di Milano. Il loro blog e i social sono un punto di riferimento per chi cerca marchi alternativi (Surly, Salsa), telai in acciaio e accessori da viaggio pratici, lontani dalle mode passeggere.

Le Ciclofficine Popolari: Per trovare la vera cultura del recupero e dell'Xbiking italiano, la cosa migliore è frequentare le ciclofficine di quartiere (come la Ciclofficina Stecca a Milano o simili a Torino, Bologna e Roma). Lì si impara a riparare vecchi telai e si incontra la community più genuina.
I "Trail" Regionali (In modalità Unsupported): Eventi come il Tuscany Trail o il Veneto Trail attirano ciclisti competitivi, ma la stragrande maggioranza dei partecipanti li affronta in puro spirito Party Pace: pedalando tutto il giorno senza ansia, dormendo in tenda e fermandosi a mangiare nelle trattorie locali.

martedì 13 febbraio 2024

Portapacchi frontale per la bici, quale scegliere? La guida (quasi) completa.

Vedi il post sulla migliore bici per muoversi in città o per le avventure fuori porta

NOTA: come tutto quello che leggete su queste pagine è fatto per piacere senza nessun ritorno o sponsor, vi chiediamo quindi per favore di fare girare questa pagina con il link sperando di convicere più gente possibile ad usare la bici per divertirsi e per muoversi.

Dopo un po' di tempo, un nuovo post per quanto riguarda la bici visto che cercado online ho visto che di pagine in italiano su questo di argomenti utili per l'uso quotidiano purtroppo non ne esistono: che portapacchi frontale scegliere? Ma prima di tutto:

HA SENSO PRENDERE UN PORTAPACCHI FRONTALE?

Ancora prima bisognerebbe chiedersi se ha senso usare un portapacchi sulla bici in generale e qui c'è il post al riguardo: LINK

Il portapacchi frontale è molto meno usuale di quello posteriore per lo meno quando si parla di bici da trekking o comunque sportive. Quello frontale ce lo ricordiamo sulle vecchie bici da città, magari sui modelli da donna per andare a fare la spesa con un cestino. Il portapacchi posteriore è più solido, più adatto ad attaccarci le borse da viaggio e quindi, come detto poco fa si vede più spesso.

Negli ultimi anni però il modello frontale è tornato di moda, soprattutto tra i ciclisti americani più chic e hipster e molti produttori indipendenti (ma non solo) hanno iniziato a produrne di molto belli e solidi, generalmente però sono anche più cari in rapporto a quello che offre un portapacchi posteriore. Quindi mi è venuto da chiedermi: ha senso?

Il portapacchi frontale è molto comodo

Dopo diversi anni di prove e ripensamenti devo dire che avere un appoggio davanti e vicino al manubrio e quindi alle mani è molto comodo. Questo è vero in particolare se usiamo la bici in città ma anche per gite fuori porta o durante i viaggi. 

* PARENTESI* In Italia, come ho già detto molte volte, siamo abituati a vedere la bici come qualcosa di sportivo e quindi pensiamo alla bici da corsa o alla mountain bike per andare veloce o fare gare oppure come a qualcosa di ludico o per bambini. Gran parte delle biciclette che vediamo nei negozi quindi non hanno portapacchi e ci sembrano anzi fuori posto. Pur essendo uno dei paesi storici del ciclismo in Italia le persone pedalano poco. In realtà la vera forza della bicicletta sta nell'uso quotidiano, come mezzo di trasporto o come mezzo perfetto per avventure fuori porta: la bici è un miracolo! Una bici comoda e bella è lo strumento ideale per divertirsi senza pensare a performance e gare. Vedi CICLISMO LENTO


Sul portapacchi possiamo fissare una borsa o un cestino sul quale appoggiare lo zaino o qualsiasi cosa ci serva. Possiamo sempre avere a portata di mano la gli occhiali, la macchina fotografica, la giacca o il telefono con le mappe. In città un capiente cestino su un robusto portapacchi è la cosa più comoda per andare a fare la spesa e se viviamo in zone poco sicure non corriamo il rischio che qualcuno ci sfili la borsa mentre si trova sul cestino alle nostre spalle.

Non ci intralcia mentre saliamo e scendiamo

Se avete un portapacchi posteriore e magari anche un cestino si sarà inciampato almeno una volta salendo o scendendo dalla bici (a meno che non abbiate una bici da donna con canna bassa). Questo problema nell'uso quotidiano urbano può anche diventare molto noioso, una volta sono anche caduto! Mettendo i nostri pacchi davanti potremmo risolvere bene questo problema.

Per alcuni può essere più bello esteticamente

Di questo non sono del tutto convinto, ma ultimamente, soprattutto tra i ciclisti più chic c'è una vera e propria fissazione per le borse frontali perché lasciano libera la ruota posteriore: questo avrebbe anche un effetto estetico perché come si sa anche l'occhio vuole la sua parte, soprattutto quando si parla di biciclette!

Un modo perfetto per distribuire il peso

Onestamente un gran peso sulla forcella per me è la cosa meno comoda che ci sia mentre pedalo, MA: abbinando un portapacchi anteriore ad uno posteriore possiamo distribuire meglio i pesi quando siamo carichi. In oltre ci sono dei portapacchi "low rider" che vedremo sotto, fatti apposta per le borse laterali che mantengono i pesi molto bassi rendendo la bici addirittura più stabile.

E ADESSO VEDIAMO I DIFETTI

Solidità

Per quanto si possa leggere e sentire il portapacchi posteriore è più solido: appoggia sul telaio e non sulla forcella, direttamente sulla parte più solida di tutta la bici: il carro posteriore. Non potrete mai fare lo stesso affidamento che fate sul carico posteriore in posizione frontale.

Spesa e reperibilità

A pari qualità i portapacchi anteriori sono generalmente più dispendiosi e soprattutto molto più difficili da trovare: molto probabilmente sarete costretti a comprarlo online e magari su un sito estero. Ci sono anche molti meno modelli disponibili.

Nell'immagine sopra si vedono gli occhielli vari che servono a montare il portapacchi frontale.

Compatibilità e montaggio

Per montare un qualsiasi portapacchi avrete bisogno degli occhielli apposta sul telaio: a meno che non abbiate una bici da viaggio apposta generalmente avrete quelli posteriori vicino al mozzo per parafanghi e portapacchi ma molto difficilmente quelli sulla forcella. Si possono adattare volendo quelli per il parafango, con vari problemi oppure comprare dei ganci adattatori, ma il risultato sarà sempre un po' raffazzonato. Per portapacchi frontali più solidi è utile avere anche gli occhielli a metà forcella che sono ancora più rari.

QUINDI CHE MODELLO SCEGLIERE

*non ho considerato le forcelle ammortizzate perchè richiedono adattori e modelli particolari.

Ci sono diversi modelli: alcuni servono a sostenere la borsa o il cestino, altri ad agganciare le borse laterali. Possono essere in alluminio o in acciaio e si possono agganciare alle viti basse o a quelle medie. Iniziamo da:

Quello più bello, completo ma anche più caro: Nitto F25, Campee, 34f front racks


Questo modello ha tutto quello che potete desiderare: un piano d'appoggio superiore per borse, cestini o altro, i telai laterali bassi per le borse, è realizzato in acciaio al cromo e quindi è robustissimo e volendo riparabile con una saldatura ed è realizzato in modo praticamente artigianale nelle officine Nitto in Giappone. Esteticamente è si rifà alle randonneur francesi anni 60-70 e quindi anche da questo punto di vista non si potrebbe chiedere di meglio. Ha anche dei difetti? Si, è molto difficile da reperire e caro, se lo trovate preparatevi a spendere più di 250 euro. 

Molto simili e belli sono anche i modelli Campee, sempre con uno stile vintage e invece con uno stile più moderno è il modello 34f della stessa Nitto, con questo, se lo trovate, potrete sperare di spendere un pelo meno, ma proprio un pelo.

Necessita di occhielli al mozzo e a metà forcella.

LINKS:

Nitto F25 - link 2

Nitto Campee 26 and 27 (spedizione da Germania, no dogana)

Nitto 34f (spedizione da USA)


IL MIGLIORE PER UN USO URBANO E PER LE GITE

Se cercate qualcosa di imbattibile per rapporto qualtà prezzo il modello migliore potrebbe essere il TOPIT prodotto dalla Racktime. Questo vale quasi per tutti i prodotti tedeschi che hanno a che fare con la bici, si tratta di prodotti robustissimi, progettati bene (di solito in Germani e non in oriente) a prezzi popolari. Personalmente uso questo modello da diversi anni sulla mia bici da città e questo vuol dire diversi km al giorno con un cestino agganciato carico di spesa e altro. E' veramente robustissimo, ha un piano d'appoggio lungo e comodo e, come tutti i prodotti Racktime ha un sistema di aggancio veloce per cestini, borse, o qualsiasi altra cosa su cui possa essere montato un gancio (molto economico) compatibile: si chiama Snap It.

Il TOPIT è costruito in Germania senza l'utilizzo di manodopera a basso costo, utilizzando metodi di produzione che contengono il più possibile i danni ambientali e nonostante questo costa intorno ai 50 euro. E' facilmente disponibile (anche in Italia anche se ovviamente non ovunque) e pesa circa mezzo kilo. Difetti? Non ha attacchi per le borse laterali low rider e per alcuni non è molto bello.

Compatibilità: necessità di occhielli a metà forcella.

 Personalmente consigliato, lo trovate qui a poco più di 50 euro: https://www.bike-components.de/en/Racktime/Topit-Evo-Rack-p73473/

IL MIGLIOR COMPROMESSO TRA USO E PREZZO

L'ormai famoso PIZZA RACK della Specialized è uno dei portapacchi frontali più venduti e usati: dispone di un enorme piano d'appoggio superiore, attacchi per borse laterali (anche se non troppo bassi) ed è molto robusto, con il TOPIT direi che è il modello più utile.

Anche questo modello potrebbe non piacere a molti che ricercano un estetica più raffinata, è prodotto in oriente e pesa circa 850 grammi. Il prezzo però è, per quello che offre, molto buono: 70 euro su bike components dalla Germania, ok a 90 euro dal sito ufficiale Specialized.

Si monta sugli occhielli a metà forcella.

ALTRI PORTAPACCHI DA VIAGGIO

I modelli che seguono sono abbastanza simili, permettono di caricare pesanti borse laterali e di avere anche un appoggio superiore:

Tubus Grand Expedition

Tubus è il marchio più noto e affidabile per quanto riguarda i portapacchi da viaggio. I suoi modelli sono prodotti in Germania in acciaio o in titanio, hanno dei prezzi abbastanza alti ma adeguati alla qualità. Tubus è anche proprietaria di Racktime con cui produce i modelli in alluminio. Il modello in questione si trova online tra i 120 e i 170 euro, consiglio di fare una ricerca al momento.

Surly Front Nice Rack



Surly è il marchio americano per le bici da viaggio, avventura, uso urbano e divertimento per antonomasia. Tutti i telai delle bici sono prodotte in acciaio in oriente a prezzi abordabili e sono noti per la robustezza. Simili sono i portapacchi. Pesante ma indistruttibile, anche questo modello permette di agganciare le borse laterali e ha un appoggio superiore. Lo trovate a meno di 160 euro su Bike Components e a 180 in Italia. Guardate sempre se trovate offerte.

Bontrager Carry Forward Front Rack


Molto simile ai due sopra ha un appoggio superiore e l'aggancio per le borse laterali. E' prodotto dalla Trek in oriente, il materiale però è l'alluminio. Questo potrebbe sembrare un difetto a livello di robustezza (ma non è di certo delicato) ma risulta più leggero ed economico del Surly. Purtroppo è anche meno facile da trovare, in ogni caso è disponibile su Alltricks.it a 119 euro.

I MODELLI LOW RIDER

I modelli Low Rider come dice il nome, permettono di tenere le borse molto basse per una maggiore stabilità, ma non hanno un appoggio superiore. Questo permette di risparmiare molto su pesi ed ingombri. Come per i modelli visti prima richiedono gli occhielli a metà forcella.

Tubus Tara


Questo è il modello low rider per eccellenza, lo vedrete su gran parte delle bici in viaggio: semplice, robusto e leggero è prodotto in acciaio in Germania da Tubus già vista più sopra. Si trova online a circa 70 euro

Tubus Duo low rider


Anche questo è prodotto in Germania da Tubus, a differenza del Tara è costituito da due pazzi scollegati da montare sui due lati della forcella, da evitare in mancanza di occhielli. Si trova online tra i 60 e i 70 euro. Simile a questo potete cercare anche il Salsa Down Under.

Il classicone economico


Questo modello generalmente marchiato XLC Alu low rider è veramente economico e versatile: possiamo infatti montarlo su tutte le forcelle, anche quelle ammortizzate, grazie ai suoi bulloni adattatori e per questo è uno dei modelli più popolari. Possiamo trovarlo online addirittura a circa 20 euro, è costruito in alluminio ma ovviamente ha anche qualche difetto: non è robusto come gli altri e per un uso intensivo potrebbe essere meno adatto.

MODELLI "LEGGERI" PER BORSE E CESTINI

Iniziamo questo capitoletto con i modelli dall'aspetto semplice e classico esteticamente belli su ogni ogni bici e adatti a sostenere il cestino. Il cestino, normalmente visto come un "accessorio da nonna" che addirittura imbarazza alcuni è invece qualcosa che può trasformare la vostra bici sia per un uso quotidiano sia per le scampagnate. Quello che a me forse piace di più, ma non l'ho mai provato è il Pelago Commuer Front Rack: prodotto da Pelago, marchi finlandese (non so dove però) è disponibile in vari modelli: Small, Medium e Large in base alla larghezza, in acciaio o in alluminio ed esistono anche delle bacchette laterali di ricambio per attaccarci delle borse laterali come quelli sopra.


Questo portapacchi viene fornito con 3 adattari con cui potrete montarlo su quasi ogni tipo di bici con forcella rigida (cosa non usuale) ed è compatibile con le borse prodotte dalla stessa Pelago (modelli M ed L). I prezzi sono abbastanza alti ma non ai livelli di Nitto o altre marche hipster americane del momento e potete trovare tutto dal loro shop: https://pelagobicycles.com/shop/equipment/racks-baskets/

Molto simile al precedente e ancora più raffinato è quello prodotto ancora dalla Nitto in Giappone: il Nitto Basket Rack, purtroppo anche questo è carissimo e difficile da trovare, non metto nemmeno il link perché oltre ad essere sempre esaurito costa così caro che sembra uno scherzo. 


Adatto allo stesso uso ma non così chic, vi rimando più sopra al Topit di Racktime che fa esattamente lo stesso lavoro costando un terzo.

Un altro Nitto è il modello 1B, più piccolo e leggero e agganciabile alle viti a metà forcella o tramite adattatori. Ovviamente caro ma non come l'altro costa sui 140 euro e lo trovate qui: LINK NITTO


Ci sono poi i modelli ultraleggeri per borse e per appoggiare piccole cose tra i quali:


Il Nitto M1, M12, M18 oppure l'MF22, variano di poco a seconda dei ganchi e delle bacchette, lascio a voi il piacere di fare una ricerca se ne avete voglia. I prezzi sono sempre alti come del resto la qualità made in Japan. 

LEGGERI E POPOLARI

Se invece volete qualcosa di simile ma non volete spendere tanto, anzi volete spendere il meno possibile perchè lo monterete sulla vecchia bici che usate in città e dovete legare spesso fuori, ci sono dei prodotti che fanno al caso vostro: io ne ho provati due: entrambi sono super economici, fatti decentemente e si possono montare sui bulloni dei freni cantilever/v-brakes, quindi perfetti per le vecchie MTB riutilizzate come bici da città o simili: ve ne metto due che ho usato personalmente per diversi anni e che delle volte ho caricato anche in modo vergognoso (6 bottiglie dell'acqua) e che hanno dato segni di cedimento solo dopo anni.


Il primo modello è d'acciaio in Italia si trova marchiato BRN ma in giro si vede anche con altri nomi, all'apparenza direi più resistente del secondo ma un filo più pesante lo potete ordinare qui a 15 euro o cercare dal vostro ciclista di quartiere: BRN Bernardi portacesto anteriore in acciaio.


Il secondo modello è in alluminio, all'apparenza più rifinito e nonostante il materiale ho potuto usarlo per anni con un cestino sopra sulla mia vecchia MTB ad uso urbano. Anche questo in Italia si trova marchiato BRN e oltre a trovarlo nel vostro negozio di quartiere è disponibile qui a circa 16 euro: BRN Bernardi Portacesto anteriore in alluminio

GANCI ADATTORI in mancanza di occhielli sulla forcella

prodotti dalla Tubus permettono di montare i portapacchi su forcelle senza occhielli. Bisogna stare molto attenti alla circonferenza degli steli della forcella e al montaggio. Li potete trovare qui:

Se volete una borsa comoda a manubrio senza dover montare i portapacchi oggi esistono molte possibilità e su questo scriveremo un post molto presto, per ora mi limito a consigliare due cose: La prima è la famosa e vendutissima Ultimate della Ortlieb:


Per usarla ha bisogni di un attacco che si monta sul manubrio tramite un cavo d'acciaio. Questo gancio è vendibile separatamente in modo da potere usare la borsa su diverse bici e si può usare su ogni tipo di manubrio. Una volta fissato l'attacco la borsa si aggancia e si sgancia in un secondo ed è solidissima, io personalmente la uso da circa 10 anni. La fattura è ancora una volta tedesca, quindi prodotta ottimamente, con attenzione all'ambiente, robustissima e impermeabile. La capienza è di circa 6 litri (ci sono diversi modelli) e va bene per gite di una giornata o come borsa in cui tenere le cose che devono essere a portata di mano durante un viaggio. Ancora una volta i ciclisti più modaioli potrebbero non apprezzarla ma personalmente la reputo veramente ottima. Può essere anche fissata al manubrio con una piccola serratura e generalmente la potete trovare nei vari modelli online tra i 50 e gli 80 euro: LINK

Se non volete nemmeno avere un gancio attaccato al manubrio esistono le classiche borsine del decathlon iper economiche fino alle borse da BikePacking da 300 euro, ma di questo appunto parleremo in un altro post.


domenica 13 novembre 2022

Buon AUTUNNO.

 Sembra che da un paio di settimane finalmente sia arrivato l'autunno sul serio.

Vi auguriamo quindi una buona stagione autunnale, tranquilla, pacifica, vegetariana e da esplorare in bicicletta con questa bella illustrazione di VIttorio Belli da libro "Autunno" di Claudio Corvino.

Questo è un periodo in cui bisogna riposarsi, godersi i bei colori della campagna, ricordiamocelo!



venerdì 1 aprile 2022

BIci da avventura parte prima: Il Rampichino: la prima mitica MTB italiana.

Cinelli Rampichino 1985

Un breve post dedicato alla prima mountain bike prodotta in Italia e forse in Europa. Il suo impatto sociale nel nostro paese fu tale che chi oggi ha più di quarant'anni si ricorderà che il nome Rampichino, popolarmente, non indicava soltanto questo modello prodotto da Cinelli ma tutte le bici da montagna. La mountain bike si è voluta tantissimo da allora e il boom che ebbe tra la fine degli anni '80 e i primissimi '90 fu incredibile. Ricordo bene che tutti avevamo la nostra mtb, generalmente i modelli più economici prodotti in Italia da tutte le marche che in un attimo si buttarono nel mercato seguendo Cinelli. Perché un post del genere? Per me il rampichino era un sogno, conservo ancora il numero di Airone che mio nonno mi comprò in edicola uscendo da scuola perchè in copertina c'era un dinosauro, per cui io andavo matto. Bisogna dire che Airone era davvero una rivista meravigliosa, che quel giorno scoprì insieme al Rampichino, non c'entrava niente con quella in cui si è trasformata poi negli ultimi anni, era piena di foto bellissime, viaggi, luoghi che, in un epoca in cui in pochi viaggiavano sul serio facevano sognare e  i bellissimi disegni di Franco Testa. In ogni caso, proprio su quel numero veniva presentata al pubblico italiano "la prima bici da montagna" prodotta da Cinelli in collaborazione con la rivista, in 1000 esemplari numerati e ordinabili soltanto per posta.

Airone 47, 1986

Le foto erano bellissime, il giro con le due bici nelle Alpi marittime era stato documentato con delle foto bellissime, sulla neve e tra i sentieri. Trattandosi del 1985 la bici è molto simile a quella che era la mtb iconica di quegli anni, la Stumpjumper di Specialized (bisogna sempre ricordare però che Mike Sinyard fondò Specialized dopo essere venuto in Europa ed avere importato attacchi e componentistica Cinelli negli USA), telaio robustissimo in acciaio, ruote da 26" con copertoni "artigliati" come dicevano ai tempi e cambio Shimano con tripla davanti e rapporti cortissimi. Il rampichino per i puristi italiani ed europei della bici da corsa era un mezzo pesante e goffo, ma da quel momento divenne appunto un mito di quegli anni. Gente come Keith Haring a New York o Gianna Nannini in Italia lo possedevano e tutte le altre marche iniziarono a copiarlo. In oltre essendo Cinelli dello stesso proprietario di Columbus, Antonio Colombo, aveva le migliori tubazioni in acciaio che si potessero trovare e quel qualcosa di più a livello di design e finiture che ha sempre contraddistinto le sue produzioni. Il nome "Rampichino" tra l'altro veniva da un piccolo uccello insettivoro europeo che si arrampica con facilità sugli alberi.


Ci sono poi due cose importanti da dire sul Rampichino e la sua prima apparizione di cui qui vedete alcune foto. La prima è sicuramente il fatto che questa bicicletta non sia stata presentata come un mezzo sportivo per fare performance. Non si vedono muscoli o vestiti iper performanti, addirittura il colore verde militare era particolarmente sobrio. Con una visione in anticipo di decenni, Cinelli e Airone presentarono anche questa prima mtb come una bici da avventura, per scoprire territori naturali e fare lunghi viaggi selvaggi. Questo era sicuramente un aspetto presente già nella testa dei primi "mountain bikers" californiani, ma in modo molto minore. E certo anche che la bici da viaggio esisteva da tempo, anche se in Italia non aveva un grande seguito, specialmente in paesi come Francia e Germania dove produttori come Peugeot avevano sempre prodotto modelli dedicati a quello scopo. Qui però, guardare l'articolo, ci trovavamo davanti a qualcosa di nuovo.


Si può benissimo notare anche l'abbigliamento, non è quello tipico da ciclismo competitivo, i due protagonisti hanno anche uno zaino. Le bici sono dotate di attacchi per portapacchi e parafanghi, da li a pochi mesi verrà anche prodotta una serie di borse apposta, marchiate rampichino. 

Cinelli/Airone Rampichino con borse dedicate da viaggio.

Cinelli poi proseguì con la produzione di mountain bike per diversi anni ma soprattutto nel '89 fece uscire anche il mitico Passatore, praticamente una "Gravel" in anticipo di più di 30 anni, ma di questo parleremo nella parte seconda di questi speciali sulle bici da avventura. Ultima cosa notevole che fa piacere notare a distanza di tanti anni è che i due ciclisti erano un uomo e una donna. Moltissime volte, specialmente negli ultimi anni, si leggono critiche al ciclismo, ai ciclisti e all'industria ciclistica per un certo maschilismo, o quantomeno una mancanza di attenzione alle donne, il Rampichino veniva presentato come una bici adatto esattamente allo stesso modo ad entrambi i sessi. Devo dire che questa è una cosa che ricordo con piacere ma anche con un po' di nostalgia: la bicicletta vissuta in modo assolutamente non competitivo e non "machista", lo si vede anche nell'altro post che avevamo dedicato ad un altro articolo dedicato al cicloturismo su Airone del 1986 (qui il LINK) e che dimostra anche che in quegli anni anche il nostro paese fosse molto meno provinciale di come generalmente ce lo ricordiamo e di come poi, in molti casi, sia diventato poi.



sabato 8 gennaio 2022

Ciclismo lento: cicloturismo vintage, appennino emiliano-romagnolo 1986

 Da tempo ho scritto un post su questo blog che resta impubblicato perché non lo finisco mai, non riesco a trovare gli aggettivi giusti e cose del genere per finirlo. In ogni caso, la bici ossia l'andare in bici, ma anche a piedi, non come pratica sportiva, ma come locomozione più "umana" e non inquinante da un lato e come attività contemplativa per ritrovare un rapporto con il mondo naturale è uno degli interessi di questa paginetta. Devo dire che sono anche un gran feticista dell'oggetto, specialmente dei telai in acciaio e delle bici meno tecnologiche, quelle che si possono riparare da soli anche dopo decenni ecc... le bici comode, ma di questo appunto voglio parlare in quel post che è come un introduzione a tutto questo. In Italia il ciclismo ha una storia lunghissima e mitica, il problema è che al contrario di altri paesi, viene nella maggior parte dei casi vista come un mezzo sportivo per fare "Performance" e se andate a cercare una bici da turismo per farvi una vacanza su due ruote o per girare in campagna nel tempo libero o muovervi in città, vedrete che la maggior parte dei rivenditori cercherà sempre di vendervi una mezzo da corsa, una mountain bike, o attualmente una gravel (da competizione magari). Ecco io vorrei che come in altri paesi, la Germania, l'Olanda... ma anche la Francia diventasse popolare anche un modo meno competitivo e più amichevole di usare la bicicletta. Ho visto che qui in molti lo chiamano "ciclismo lento" e per semplificare ho deciso di usare questo termine per questi post.

Questo post l'ho scritto per il mio blogghino personale, ma penso che sia perfetto per "Le radici degli alberi" anche per allargare un po' gli orizzonti.

Le foto che pubblico qui sono prese da un articolo uscito sul numero '65 della rivista Airone del 1986. Ai tempi la rivista era veramente ben fatta  (un altro mondo rispetto a quella che esce oggi) e io da bambino la guardavo e riguardavo, ne ho diversi numeri, mi ha fatto sognare un mondo e un paese diverso. Le cose purtroppo non sono andate esattamente come pensavo in questo paese, così riguardare certe cose penso potrebbe essere utile non solo a me, vedere che certe cose succedevano anche qui e forse bisognerebbe ricordarselo in un periodo in cui sembra che la cultura italiana sia solo la cucina o la nazionale di calcio. 

Bene, su quel numero c'era un bell'articolo da titolo: "Scoprite l'appenino in bici" e venivano presentati 4 itinerari sull'appennino emiliano-romagnolo con bellissime foto che con il tempo hanno preso quell'aspetto vintage che fa sognare. 

Un'altra cosa che amo tantissimo di questo servizio, di quell'epoca e della rivista (eccezion fatta per alcune pubblicità) è la sobrietà generale. Le persone, lo stile delle foto, le biciclette, c'è sempre questa eleganza sobria che oggi manca completamente a tutti i livelli. 


I luoghi ritratti nelle foto sono bellissimi, i paesi dell'appennino nel 1986 non erano ancora stati ristrutturati come oggi, ma, per lo meno quelli in queste foto, non erano assolutamente decadenti, si vede bene quell'atmosfera novecentesca analogica e l'assenza quasi totale delle automobili che riescono a deturpare oggi anche i borghi più belli.


I paesaggi appenninici a me molto cari, hanno anch'essi quella patina analogica che crea un po' di nostalgia, ma allo stesso tempo fa venire una voglia irresistibile di prendere e uscire in bici. Sarebbe bello ritrovare quel piacere di uscire per godersi il viaggio e i panorami senza pensare alla performance: sia chiaro per me è così, e certo per questi percorsi ci vuole un minimo di preparazione, ma generalmente mi trovo da solo, che è una cosa in effetti altrettanto bella. Un'ultima nota, più feticista, è legata alle biciclette: i nostri amici sono in sella a biciclette da corsa adattate da turismo "alla francese", in questo caso non sono proprio tipo randonneur, penso anche che all'epoca fossero un po' sparite e in Italia non sono mai state molto popolari. In ogni caso sono in acciaio ovviamente, è possibile farsene una simile oggi, magari con qualche accorgimento moderno (rapporti più comodi per esempoio) con veramente un budget ridicolo. Le randonneur erano un po' le antenate delle gravel più stradali di oggi: simili alle bici da corsa (in alcuni casi erano proprio bici da corsa adattate) con una borsa a manubrio o sul portapacchino anteriore e con la possibilità di mettere parafanghi e altro. (Nota: Anche su questo un giorno farò magari un post dedicato)


I percorsi sono 4 appunto e potete vederli nell'immagine qui sopra. Ovviamente questo post è un ricordo, se vogliamo una celebrazione di quel servizio quindi non scrivo tutto ma se vi interessa potete trovarlo a risoluzione più alta qui: https://www.flickr.com/photos/94063501@N00/albums/72177720295645943



mercoledì 9 settembre 2020

Il girovagare del Passatore: 1) Friuli, Alpe Adria e altro.

di Guido

Prima puntata per questa "rubrica" o serie di post dedicati al girovagare e alla mia carissima bicicletta, una passatore del 1989 che sognavo da piccolo e che ho finalmente trovato usato alcuni anni fa. So che essere legati a degli oggetti non è forse una cosa molto sana ed etica, ma con le biciclette faccio davvero fatica specialmente in quest'epoca materialista. Penso poi, forse per sentirmi meno in colpa, che recuperare vecchie bici ed usarle abbia comunque un suo valore sia culturale che "ecologico" ed è una bella scusa per parlare di giri in bicicletta nella natura.

Estate 2020, vista la situazione internazionale con il virus decidiamo di ritornare alla vecchia casa in Friuli dei nonni della mia compagna, che si trova poco a nord di Udine al confine con la Slovenia. Posti bellissimi che se non fossero così lontani (dal nord-ovest all'estremo nord est dell'Italia non è una passeggiata) frequenterei più spesso. Possiamo stare li quasi due settimane ma bisogna andarci in macchina, quindi ci portiamo le bici. Oltre ad essere una zona bellissima è anche piena di ciclabili e percorsi perfetti da fare sulle due ruote. Io mi porto il mio Cinelli Passatore a cui ho appena cambiato la sella, quella originale, ormai logora, la tengo da parte. Ci ho messo una Brooks cambium, che certo non è economicissima, ma che prima di tutto è in gomma naturale e cotone e quindi, a differenza dalle classiche Brooks, è vegan (è scritto anche sulla confezione) e poi è la sella più comoda che abbia mai avuto. In oltre si tratta della primissima uscita che ho trovato da un ciclista qui da me che aveva in una scaffale per un prezzaccio. A parte questi piccoli particolari e diversi giretti partendo direttamente da casa (in zona Nimis) abbiamo fatto alcuni percorsi tenendo come base il bellissimo paese di Venzone, un po' per evitare un pezzo di statale trafficata che ci separava dalle ciclabili più belle. I percorsi sono molto tranquilli e con i chilometraggi più vari, perfetti da fare anche con amici che magari non vanno sempre in bici.

Percorsi:

Venzone - Cavazzo, Tolmezzo e ritorno, quasi completamente su ciclabile.
Un classico problema con le ciclabili, in particolare in Italia, è che anche se esistono (e come questa sono molto belle) sono difficili da scovare da casa. Pochi siti e poco chiari, mancano quasi completamente le informazioni sul reale stato delle cose. In ogni caso, questa volta è stata una bellissima scoperta. Si parte dal meraviglioso centro di Venzone (dove si può arrivare in treno o con la macchina) e si va verso Pioveno, da qui si prende la meravigliosa ciclabile che costeggia il fiume tra i boschi, fino ad arrivare (circa 9 km) ad un bivio in cui si può posare un momento la bici, guardare la strada e magari fare un picnic. 
Cinelli Passatore 1989



Si prosegue verso Cavazzo su un altro pezzo di ciclabile incantata tra boschi e prati e poi si raggiunge Tolmezzo su una strada più o meno tranquilla. Questo è un giro quasi completamente pianeggiante, tranquillo e in mezzo a scenari a dir poco bellissimi. Perfetto da fare con chi non va spesso in bici, ne resterà sicuramente entusiasta. Per tornare si fa lo stesso percorso al contrario (volendo ci sono anche dei percorsi ad anello) e si ripercorre la bellissima ciclabile fino a Venzone dove ci si può sedere in uno dei bellissimi bar del centro e bersi una buona birra fresca in compagnia di tanti altri cicloturisti che generalmente si fermano qui arrivando dall'Austria percorrendo la ciclovia Alpe Adria, di questo parlo sotto




ALPE ADRIA: Tarvisio - Venzone.
Il percorso più noto e lungo in zona è comunque la ciclovia Alpe Adria: è il tratto italiano del percorso ciclabile che da Salisburgo porta fino a Grando, seguendo in gran parte una via indipendente dal traffico motorizzato. Qui il sito ufficiale della regione Friuli Venezia Giulia: https://www.turismofvg.it/ciclovia-alpe-adria-itinerario-completo. Noi abbiamo lasciato la macchina  Venzone e abbiamo preso il treno per Tarvisio, lo fanno in molti e i treni sono spaziosi e dotati di parta-bici. In questo modo il percorso di circa 60 km viene fatto in leggera discesa. Il percorso, specialmente quello iniziale nell'alta Carnia è davvero fiabesco con boschi, prati, case bellissime e vecchi caselli della ferrovia. Questo percorso infatti ripercorre la vecchia ferrovia a binario unico oggi sostituita da quella più veloce e a doppio binario.



A vedere questo scenari bellissimi viene anche un po' di tristezza a pensare a che bello doveva essere prendere il treno su questa linea, ma per fortuna, in questo caso, non si tratta di una chiusura ma di un'ammodernamento e il suo spazio si è dimostrato perfetto per quest meravigliosa ciclabile. Segurla è molto semplice e praticamente non ci sono salite: in estate è anche abbastanza trafficata e lungo la strada ci sono vari punti di ristoro e di pernottamento per chi si fa tutto il percorso in diversi giorni (cosa che punto a fare prossimamente).





Ci sono anche molte gallerie il cui fresco in estate fa anche piacere, in quelle più lunghe bisogna anche coprirsi ed è meglio avere delle luci da accendere. Il percorso scorre bellissimo e con poca fatica grazie alla leggera pendenza, l'unica parte non bellissima è quella finale che ci porterà a Venzone passando da Carnia. La ciclabile si interrompe e bisogna passare per la trafficata statale piena di automobili, che dopo i molti chilometri in tranquillità risultano ancora più fastidiosio del solito. Davvero una nota stonata finale. Arriviamo però a Venzone dove ancora una volta ci attende il bellissimo centro storico con una bella birra fresca.



Salute!