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mercoledì 6 novembre 2019

Quando in Liguria deviarono l'autostrada per salvare una pietra magica.

Titolo un po' ad effetto ma veritiero per parlare del povero menhir di Varazze. "Povero" perchè lo vedremo dopo. E' noto che in Islanda anni fa deviarono una strada per non rimuovere una pietra magica che ancora oggi si credeva abitata dagli elfi. La storia fu ingigantita e divenne, specialmente in Italia una specie di leggenda metropolitana romanzata. In quel bel periodo tra la fine degli anni '90 e inizio dei 2000 in cui sulla scia di Bjork e poi Sigur Ros la cultura islandese raggiunse il resto del mondo cose del genere colpivano la fantasia degli Italiani a cui piaceva pensare agli Islandesi come popolazioni selvagge che quotidianamente parlavano con gli gnomi. In realtà non si trattava di un'autostrada (in Islanda vivono meno di 400.000 persone e certe statali non sono nemmeno asfaltate)ma di una statale e alla fine, dopo varie vicissitudini la grande pietra venne spostata come si può vedere da questa immagine sotto (ne potete trovare diverse cercando su google). Gli Elfi non penso abbiano gradito, ma non sto scrivendo di questo.


Ci spostiamo in Liguria, nel comune di Varazze, dove qualcosa di simile ma in scala più grossa è successo diversi decenni or sono. Proprio qui, al di sopra dei Piani d'Invrea si trova una zona ancora oggi conosciuta come Cian da Munega che in ligure significa campo delle monache, famoso nei secoli scorsi per gli avvistamenti delle fate (e delle streghe) che nel folklore locale si ritrovavano vicino alle pietre di questi prati magici che davano sul golfo. Si trattava di menhir (di cui la liguria era e in parte è ancora piena) o pietre erette che dir si voglia che risalgono alla preistoria. Quello giunto a noi è particolare perchè in seguito ad alcuni scavi effettuati negli anni 30-40 del '900 vennero scoperti alcuni reperti databili all'età del bronzo e del ferro facendone risalire la datazione almeno a quel periodo e eliminando le ipotesi di origine naturale o falsi. Il Menhir fu ufficialmente segnalato da M. Garea (Garea 1941 pp. 167‑172; 1957 p. 4; 1° p. 6; 2° pp. 93‑98) ed è stato più volte misurato e pubblicato (Mennevée 1965; Bernardini 1981. pp. 165‑167; Priuli & Pucci 1994 p. 142).


La parte interessante è che a metà degli anni '60 durante il periodo del boom ma anche della cementificazione e della privatizzazione del trasporto in Italia e in Liguria si rese necessario costruire l'autostrada Genova-Ventimiglia che sarebbe dovuta passare esattamente in questo luogo e avrebbe reso necessario la distruzione totale del sito. Questo, per quanto riguarda siti preistorici, o comunque non romani, si è verificato più volte nel nostro paese e si verifica purtroppo ancora oggi, senza troppi problemi. Per fortuna in questo caso grazie all'interessamento del sig, Mario Fenoglio, ispettore alla Soprintendenza Archeologica della Liguria il progetto venne modificato e, addirittura, il tracciato dell'importantissima autostrada venne deviato. Purtroppo sembra che il sito interessasse altre pietre e che scavi seri per trovare altro e mappare eventuali gruppi megalitici non vennero mai fatti e non si potranno mai più fare. Per fortuna però il menhir di Cian da Munega è stato conservato nel suo posto originale e possiamo andarlo a vedere ancora oggi. Ma ora arriviamo alla parte veramente triste della cosa. Come è conservato oggi il monolite e la zona?


Io ho visitato il luogo alcuni anni fa, un giorno di fine estate in cui mi trovavo ai Piani d'Invrea con alcuni amici. Salendo in mezzo a case e giardini privati non troppo belli, sono arrivato alla strada che collega l'autostrada a Varazze. Li ho incredibilmente trovato un cartello che indicava la posizione del menhir, purtroppo bisognava camminare lungo una statale molto pericolosa per un breve tratto e poi... poi si entra in una specie di parcheggio orrendo, in cui si trovano rimorchi in stato di abbandono rifiuti, preservativi usati e siringhe. Ero da solo e ho pensato di essermi sbagliato, invece facendomi forza ho provato a seguire delle scale in cemento armato coperte da erbe infestanti e li ho trovato il menhir. Che tristezza. Come spesso succede in Italia si fanno dei lavori per valorizzare qualcosa, ma l'unica cosa che si fa è usare del cemento, rovinare il luogo e forse comprometterne l'integrità archeologica e spendere soldi per alla fine abbruttire il posto. La cosa poi peggiore è che una volta fatti i lavori, si lascia andare tutto in rovina, tra incapacità delle amministrazioni, mancanza di fondi e menefreghismo della popolazione locale ormai completamente sradicata dalle sue radici. E dei reperti preistorici cosa ne è stato? Purtroppo tali reperti non sono mai stati pubblicati (Lamboglia 1947 p. 89) e giacciono inutilizzati presso il Comune di Varazze. Un esempio emblematico della mentalità e di come funzionano le cose in questo paese.


venerdì 29 dicembre 2017

I fiumi Tanaro, Bormida e altri idronimi celtici e preromani in Piemonte.

VEDERE il più ampio post sui toponimi celtici e preromani in provincia di Alessandria: http://leradicideglialberi.blogspot.com/2021/03/toponimi-celtici-nel-territorio.html
Pur essendo uno dei primi affluenti del Po, il Tanaro è uno dei fiumi più importanti d'Italia. Sesto per lunghezza e quarto per ampiezza del bacino idrografico. Inoltre alla confluenza con il Po il Tanaro risulta essere più lungo, 276/290 contro i 230 del Po. Questo ha causato alcune discussioni tra gli studiosi. Comunque il fiume con le sue caratteristiche acque limacciose si forma nel Piemonte sud occidentale nel territorio comunale di Ormea dall'incontro tra il torrente Tanarello con il Negrone. Anche per queste ragioni mitologicamente potrebbe essere addirittura identificato con il famoso Eridano. Visto che non possiamo dilungarci troppo e che esiste Wikipedia passiamo a dire che il Tanaro prosegue come spumeggiante fiume alpino ingrandendosi man mano che raccoglie le acque dei suoi affluenti arrivando in Pianura alla confluenza con il Po, attraversando le province di Imperia, Cuneo, Asti e Alessandria.

Il Tanaro alle porte di Alessandria

Quello che però ci interessa ora è l'origine del nome, che precisamente deriverebbe del gallico Taranus (variante di Taranis) temporale, tuono, e quindi dal nome del dio del tuono e del temporale "Toranus" Tonarus affine al Thor germanico e allo Zeus greco, venne poi in epoca Romana assimilato dal Giove romano; Un altra possibilità è che derivi dall'unione dal celto ligure Tan (Falesia) e Ar (Fiume). Si potrebbe dire in effetti lo stesso del fiume francese Tarn, non troppo lontano.

Altro fiume che ci interessa del basso Piemonte è il Bormida anzi più esattamente La Bormida che confluisce nel Tanaro alla periferia di Alessandria, poco prima che quest'ultimo si immetta nel Po. Il suo nome antico piemontese-ligure è Burmia o Bormia e anch'esso nasce sulle Alpi Marittime, nel primo tratto chiamato Bormida di Millesimo. Complessivamente è lungo 180 km ha un bacino molto esteso (la Val Bormida) ed è famoso per i gravissimi problemi di inquinamento dovuti agli scarichi dell'ACNA di Cengio che lo resero uno dei più inquinati dell'Italia del Nord fino al 1994.

La Bormida passa sotto il ponte antico di Monastero Bormida.

Anche in questo caso però quello che ci interessa è l'origine del nome e bisogna bisogna andare indietro in epoca preromana al periodo celto-ligure (e pensare che ancora oggi i liguri dell'età del ferro vengano tenuti separati dalla cultura celtica per ragioni nazionalistiche). I vari nomi assunti dalla Bormida (risalendo alle fonti troviamo ben quattro fiumi con questo nome) risalgono così alla parola gallica pre-romana "bormo" (sorgente calda o che gorgoglia), legata anche al dio delle sorgenti Bormō (conosciuto con molte varianti Borvo, Bormānus, Borbanus, ecc... "il gorgogliante"). Egli era legato alla salute delle acque sorgive e alle fonti termali. Forse dato il carattere femminile potrebbe essere legato alla sua consorte Bormana (stessa radice) simile a Sequana. Ricordiamo che il fiume attraversa Acqui Terme, "Aquae Statiellae" in latino, centro principale dei liguri Statielli famoso in epoca romana e contemporanea per le sue acque calde termali. A questo punto bisogna per forza ricollegarci ad un altro corso d'acqua della zona ligure piemontere il Borbera che scorre nella omonima valle in provincia di Alessandria derivante dalla stessa radice e il torrente Bòrbore. Con la stessa orgine e forse legati alle stesse divinità troviamo molti toponimi specialmente in Italia del nord ovest e nella Francia centro orientale che hanno a che fare con sorgenti termali: la città di Bormio in cui i romani costruirono le terme come Bourbonnes Les Bains, Bourbon Lancy, Bourbon-l'Archambault.


Il torrente Borbera attraversa l'omonima valle.

Per finire, restando sempre nel basso Piemonte passiamo alla frazione Saquana di Cartosio (AL) zona famosa in antichità per le fonti e per la presenza di popolazioni celto liguri (gli Statielli, vedi appunto i toponimi Cartosio, Camugno, ecc... link: http://leradicideglialberi.blogspot.com/2021/03/toponimi-celtici-nel-territorio.html)  Il nome potrebbe derivare semplicemente da acqua, ma il fatto che uno dei corsi d'acqua che da li hanno origine si chiami "Rio della Madonna" ci fa pensare un collegamento diretto con la dea Sequana, protettrice delle acque che da il nome niente di meno che alla Senna. Curiosità: l'altro rio è detto Taravorno, sempre per tornare alla radice celtica Tar. Spostandoci un poco più su, troviamo poi il torrente Soana, affluente dell'Orco che da il nome alla Val Soana e da cui prende il nome il paese Valprato Soana. Il nome sarebbe omofono della Senna e probabilmente deriva dalla stessa radice.

martedì 30 dicembre 2014

La pietra magica di Camagna!

Oggi in una freddissima, ma limpida giornata di fineanno sono tornato a Camagna, bellissimo paese che si trova in cima ad uno dei colli del Monferrato in provincia di Alessandria. Niente neve, ma ghiaccio ovunque anche al sole e temperatura costantemente sotto lo zero hanno complicato un pò la mia gita in bici. Come sempre ho trovato notizie del "magico sasso" sul solito libro "Le grandi pietre magiche" di Roberto Gremmo. Sono stato numerose volte in questo paese famoso anche per la mitica banda di partigiani e per i suoi ristoranti, e conoscevo bene il murales che rappresenta "La Culiëta" ossia il sasso che prediceva il tempo. Quello che avevo sempre ignorato era il suo originale posizionamente e soprattutto che la chiesa sotto la quale si trovava era dedicata al solito Sant'Eusebio!!! (Vedi LINK: Sant'Eusebio e la cristianizzazione del Piemonte).

Particolare del murales eseguito da Silvana Berra, Giovanni Cappa, Renzo Rossino che rappresenta la pietra magica!

Ma andiamo con ordine: la pietra era una grosso masso che quando stava per arrivare il maltempo cominciava a bagnarsi predicendo così il tempo come un'antico servizio meteo. Un altra testimonianza dei culti litici pagani precristiani così radicati in questa zona. Non so quando ma un giorno il sasso venne fatto sparire e sostituito con una madonnina. Roberto Gremmo dice nel suo libro che la pietra è stata distrutta, ma oggi ho scoperto che non è esattamente così. Mentre cercavo qualcuno a cui chiedere informazioni sulla madonnina mi sono imbattuto in alcuni abitanti locali che conoscevano la storia della pietra ma non dove si trovasse, così mi hanno mandato a trovare un altra madonna su di un bivio tra i vicoli del centro del paese che ho trovato ma ho capito che non si trattasse di quella indicata da R.Gremmo. Mentre cercavo di tornare ho girato per sbaglio in un vicolo cieco in cui ho incontrato un signore che conosceva bene la storia. La pietra si trovava proprio al di sotto del piazzale laterale della chiesa principale e un bel giorno venne fatta murare (ma non si sa esattamente quando) e sostituita come spesso accade con una madonnina. 

Il muro di mattoni sotto la chiesa di Sant'Eusebio, dietro al quale è stata murata la Culiëta.

 La statua della Madonnina ricorda molto una matrona gallo-romana.

Mi rendo conto che questa somiglianza è forse un pò forzata ma è innegabile che come fa notare R. Gremmo, la modonnina che oggi sostituisce la pietra ricordi molto più una Matrona celtica precristiana di una Madonna, ma forse non sono la stessa cosa? Quello che è sicuro è che ancora una volta ho trovato Pietre magiche, Madonne e Sant'eusebio in un paese piemontese! (Vedi LINKS: Pietra e Santuario di Oropa, Pietra e Santuario di Crea).

Vista dei colli monferrini tra cui quello di Camagna e delle vette alpine da Cuccaro Monferrato in una giornata di inizio Inverno.

Articoli correlati:
Bibliografia:
S. Eusebio di Vercelli, di Mario Trompetto. Tipolitografia MAULA, Biella.
Le Grandi Pietre Magiche, di Roberto Gremmo. Ed. Storia Ribelle.

giovedì 30 gennaio 2014

LE GALLIE!

Dall'enciclopedia Treccani: "Gallia (lat. Gallia): Denominazione latina della regione comprendente l’Italia settentrionale (G. Cisalpina) e in particolare la vasta area dell’Europa centrale delimitata dal Reno, i Pirenei, le coste atlantiche e mediterranee (G. Transalpina)"

(notare che a differenza della reale distribuzione delle popolazioni celtiche non facevano parte delle gallie i territori della Britannia, dell'Iberia e dell'Europa orientale).

Visto che c'è una confusione totale per quanto riguarda il periodo protostorico e storico dell'Europa, specialmente per quanto riguarda l'Europa centrale e l'Italia mi sono deciso a scrivere 2 righe sulle Gallie. Devo sottolineare ce si potrebbe fare con il resto della penisola conosciuta oggi come Italia, dei Balcani o di tutto il resto. Per fare chiarezza bisogna per prima cosa vedere di che epoca stiamo parlando e del fatto che gli attuali confini degli stati europei erano completamente inesistenti fino a qualche secolo fa. Questi due fattori genereano confusione ogni volta che si parla dei popoli antichi, oltre ovviamente ai fattori identitari che magicamente tornano fuori. Non è il caso di fare qui una storia dei popoli celtici, unica cosa mi preme sottolineare che quando si parla di celti (o di galli, ricordiamolo sono sinonimi!) è il fatto che non stiamo parlando di una vera e propria civiltà o di una "razza", ma di un grande insieme di popoli con una cultura che li univa. Ossia simili divinità, costumi, arte ecc... senza dei confini ben delineati e spesso divisa in miriadi di piccole tribù in guerra tra loro. 


Nel periodo precedente alla conquista romana, diciamo genericamente prima del 200 a.c. la parte centrale dell'Europa che oggi chiamiamo Francia, Spagna, Italia del nord, Svizzera, Austria, Sud della Germania, repubblica Ceca... fino ad alcune zone della Turchia (Galazia appunto) erano abitate da popolazionni celtiche. Quelli che i Romani chiamavano GALLI erano stanziati nelle attuali Francia, Svizzera e Italia settentrionale. Da qui il nome di Gallie che i romani diedero a questi territori. Principalmente si faceva faceva differenza tra i due territori gallici divisi dalle Alpi:
  • GALLIA CISALPINA: attualmente nel territorio italiano e sloveno comprendente più o meno le regioni italiane che oggi sono Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Friuli, separata dalle Alpi dalla Transalpina.



  • GALLIA TRANSALPINA: attualmente la Francia e parte di Germania e Svizzera, separata dalle alpi dalla Cisalpina.

A loro volta le Gallie erano divise in piccole provincie dai romani che prendevano il nome molte volte dalle popolazioni precedenti (Aquitania, Liguria...) o dalla posizione geografica (Transpadana, Cispadana).

MA OGGI?
E' molto curioso vedere che quando si parla di queste cose oggi nel nostro territorio, i più rimangono stupidi o increduli. Anni di italianizzazioni e di fascismo che continuano tuttora misti ai sensi di colpa per non essere "figli legittimi" dei romani, hanno cancellato la memoria e le personi comuni non si chiedono chi fossero i loro antenati reali, si fermano all'epoca romana, che bisogna dirlo nelle nostre zone (Gallia Cisalpina) fu molto breve e superficiale. Solo con l'unità d'Italia infatti (un secolo e mezzo fa) la lingua ufficiale divenne l'italiano, mentre quelli che oggi chiamamo "dialetti" e  che vanno scomparendo (ma che erano ancora parlati da gran parte della popolazione fino al dopo guerra) erano la lingua del popolo. Lingue Gallo Romanze, come il francese, ovvero nate dall'incontro delle lingue celtiche con quelle latine, è importante ricordarlo!
Non posso aprire un discorso sulle lingue qui  e nemmeno sui toponimi ma per incuriosirvi mi basta nominare il PO: conosciuto già dai greci come Eridano, venne poi latinizzato in Padus che derivava dal celto-ligure Bodinkus (dalla radice indoeuropea Bhodh - scavare).

Collegamenti e appendici:
Gallia Cisalpina
Gallia Transalpina
Lingue Galloromanze

domenica 23 maggio 2010

Museo delle antichità di Torino.

Museo delle antichità di Torino.

Dopo anni sono riuscito a visitare il museo di antichità di Torino quest'inverno durante una giornata di neve.
E' un vero peccato che il museo sia praticamente deserto e in certi punti direi proprio abbandonato a se stesso. La parte dedicata ad una mostra sulla vita dei romani era invece piena di visitatori, nonostante il prezzo triplo. Per fortuna c'era la possibilità di visitare solo la parte dedicata alle nostre zone per soli 3 euro.
Consiglio la visita a tutti, ci sono molti oggetti di cui avevo solo sentito parlare come punte di frecce del 3-4 sec. a.c. trovate ad Alessandria e le barche preistoriche del Tanaro, praticamente dei tronchi scavati.
Peccato anche che non sia disponibile nessuna brochure dettagliata, un catalogo da comprare con maggiori informazioni sulla collezione o un sito ben fatto... a quanto ho capito c'è solo da ringraziare l'associazione di volontari che si occupa del museo se possiamo ammirare queste cose.

Tra le cose che ho fotografato e che voglio pubblicare su questo blog, c'è il calco del menhir di Mazzè, cheè possibile vedere nella piazza antistante al comune dell'omonimo paese e di cui abbiamo parlato qui: http://leradicideglialberi.blogspot.it/2013/02/il-menhir-di-mazze.html



Una sorpresa invece è stata il menhir di Centallo, che non conoscevo. Si tratta di una piccola pietra piatta e incisa da un lato con una bellissima forma astratta, su cui non ho potuto trovare alcuna notizia. Era stato reimpiegato in una chiesa alto medioevale come materiale da costruzione e poi per fortuna recuperato.



Altra bellissima cosa è stata trovare alcune pietre importantissime per la storia delle lingue e della scrittura europee. 2 pietre con iscrizioni in lingua leponzia (Per approfondire vedi la pagina di WIKIPEDIA) e una pietra con iscrizioni in lingua leponzia e caratteri etruschi inseriti nel tipico binario (questa era la zona in cui i popoli dell'Italia mediterranea si incontravano con i popoli del nord per lo scambio di merci attraverso le popolazioni liguri e celtiche locali). E' chiara in questo caso l'influenza che questo tipo di iscrizioni ebbe sui popoli nordici per la creazione dell'alfabeto runico e delle tipiche iscrizioni sulle pietre runiche.





Per vedere le foto più grandi vai qui:
http://www.flickr.com/photos/94063501@N00/

Il Museo delle Antichità si trova in Via XX Settembre 88/c a Torino (proprio in centro). Purtroppo il sito non esiste più in quanto ho appena visto che il dominio è stato preso da altri...

venerdì 8 agosto 2008

La pietra guaritrice di Santa Varena - Villa del Foro (AL)


La pietra guaritrice di Santa Varena
Villa del Foro - Alessandria



Non sono impazzito in questo periodo, torno a parlare di chiese e di sante cristiane per un motivo: la sopravvivenza dei culti pagani, naturali e precristiani nascosti in luoghi e usanze apparentemente cristiane. Avevo già parlato del santuario di Oropa e della Pietra della Vita che si trova in quel luogo, ora torno a parlare di qualche cosa di molto simile. Sempre in Piemonte, sempre pietre guaritrici. Anche in questo caso una pietra legata al lato sacro femminile e alla natura.

Villa del Foro si trova a pochi chilometri da Alessandria, il centro fu abitato dai tempi più antichi come punto di incontro tra le culture palafitticole dell'età del bronzo e del rame, dalle tribù gallo-liguri degli Statielli e dei Marici, fino a mescolarsi con i Celti transalpini creando un fiorente commercio con gli Etruschi che occupavano parti della pianura padana fino in Emilia. Nel scolo precedente alla nascità di Cristo i Romani presero possesso del centro creando la città di Forum Fulvii. Decaduta ben prima della fine dell'Impero, le popolazioni gallo-romane si mescolarono con le popolazioni germaniche dei Goti e con i Longobardi provenienti dalla Scandinavia. Di origini tedesche sono appunto i nomi dei Santi Baudolino e Varena a cui è dedicata la chiesa che si trova nel centro del paese che durante il corso del medioevo sparì per dare origine, con altre popolazioni locali alla città di Alessandria. Sul lato sinistro in basso della chiesa, si può vedere un masso affiorare dall'intonaco. Anche n questo caso ci troviamo di fronte a una delle tante Pietre Guaritrici e del Megalitismo Piemontese che si trovano in queste zone (da ricordare a poche decine di metri la presenza di una pietra coppellata di cui parlo QUI o l'ormai scomparsa pietra di Camagna LINK)




Secondo la tradizione il masso guarirebbe chi soffre di mal di schiena, semplicemente appoggiandovi la schiena nel punto dolorante e ripetendo la formula: Santa Vareina, Santa Vareina famme passè l'mal de scheina". La santa di origine elvetica  si sarebbe fermata in questo luogo tornando dall'Egitto compiendo miracoli. La leggenda dice infatti che ella avrebbe "prodigiosamente" spostato il masso, che si trovava fuori dal paese (sembra nella borgata Parasio) nel luogo in cui si trova ora per strapparlo ai culti pagani che gli abitanti della zona ancora praticavano, ordinando di costruirvi sopra una chiesa, cristianizzandone il culto. Lo studioso Roberto Gremmo, ha notato che nella lingua locale la parola varèina, significa appunto "guaritrice".

La spiegazione più sensata al riguardo della Pietra e della sua leggenda, è che essa fosse un un menhir, o parte di un complesso megalitico viste la presenza di altre pietre sacralizzate in zona, o forse semplicemente un masso sacro agli antici. In questa zona la presenza di strutture megalitiche è certa, ma la natura alluvionale della terra, l'agricoltura e la pesante industrializzazione, unita all'azione iconoclasta dei cristiani nei secoli, ha cancellato gran parte di questo tipo di luoghi. Come abbiamo visto in altri casi, e data la persistenza del culto così radicato anche in epoca cristiana, impossibile da estirpare, è probabile che essa sia stata incorporata nelle credenze della nuova fede con la costruzione di una chiesa su di esso e con l'associazione alla santa. Il fatto è, che come abbiamo visto, nonostante tutto, il culto è arrivato fino a noi attraverso la religiosità popolare e la chiesa ha per una volta contribuito a conservare qualcosa che altrimenti sarebbe probabilmente scomparso.

villa del foro, alessandria

La parte della pietra guaritrice scoperta, come si presenta nel suo aspetto reale all'interno della chiesa (2019)

Come arrivare:

L'uscita autostradale più vicina è quella di Alessandria Est, da qui seguire per Alessandria - Centro e passati il ponte svoltare sulla destra e proseguire verso Villa del Foro/Oviglio. Anche in bicicletta è velocemente raggiungibile.

IL MINI DOCUMENTARIO:


Links:

La pietra guaritrice di Villa del Foro.

Libri:

> Le grandi pietre magiche - Roberto Gremmo.
> Guida ai luoghi misteriosi d'Italia - Umberto Cordier.
> L'italia dell'Insolito e del Mistero.