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venerdì 15 settembre 2023

La Pera d'la Pansa a Rocca di Cavour.

Una delle pietre magiche più note tra quelle piemontesi è sicuramente la "Pera d'la Pansa" (Pietra della pancia) che si trova ai piedi della Rocca di Cavour, una collina rocciosa che si erge solitaria ed enigmatica dalla pianura tra Saluzzo e Pinerolo. Si tratta di una forma tondeggiante, evidentemente scolpita dall'uomo, che per via della sua forma è parte del folklore locale e di molte leggende. Non è possibile datarla essendo di pietra, ma si ipotizza che possa essere stata realizzata in un largo periodo che va dal neolitico all'età del ferro. Qualcuno ha ipotizzato che si potesse trattare solamente di una macina non finita. In effetti esistono cave di pietra in cui sono state trovate macine non del tutto scavate abbastanza simili; il fatto è che in questo caso la forma invece di essere piatta presenta una sezione tondeggiante e anche la circonferenza è troppo irregolare, decisamente ovale, rendendo questa ipotesi molto poco plausibile. In oltre la Rocca ha avuto un significato sacro fin dai tempi più antichi: nel vicino museo di Caburrum (Cavour deriva proprio dal nome del centro romano Forum Caburrum) sono conservati i resti di una frequentazione antichissima. Le popolazioni vedevano in questa formazione rocciosa un qualcosa di sacro come è successo in altri luoghi del mondo (basti pensare alla collina di Glastombury in Inghilterra o ad Ayers Rock (Uluru) enigmatica formazione rocciosa australiana sacra agli aborigeni).

Foto ravvicinata della "pancia" ripresa nell'estate del 2023.

Il nome stesso viene proprio dalla forma della roccia, come si diceva, in cui gli abitanti hanno sempre visto un ventre materno. Da qui l'interpretazione più classica che è quella che rappresenti simbolicamente l'ombelico della Dea Madre divinità primordiale sacra agli antichi. Roberto Gremmo nel suo "Le Grandi Pietre Magiche" fa notare che il foro centrale ricordi molto più l'organo genitale femminile di un ombelico ed è interessante ricordare che la pietra guardi dall'alto l'antichissima abbazia dedicata proprio a Maria (la Dea Madre cristiana), dal punto più soleggiato di tutta la rocca. Al riguardo, comunque, si possono fare solo delle ipotesi per quanto affascinanti e cercare di interpretare quello che ci comunica il folklore. Un'altra ipotesi è quella che la forma pseudo circolare rappresenti la ruota di Taranis, dio dei fulmini e dei temporali delle popolazioni celtiche assimilabile a Giove/Zeus della mitologia classica o a Thor norreno, il cui simbolo era proprio la ruota. Questa teoria è fondata per il fatto che queste zone fossero abitate da popolazioni celtiche (si, i liguri dell'età del ferro erano celti) e che oltre alla forma che richiama appunto una ruota la rocca sia bersaglio di fulmini, ma non credo che trovi relazioni con il folklore o con la toponomastica locale.

Una pietra guaritrice e della vita? Tra le varie pietre magiche del Piemonte questa sembra finire nella categoria delle "Pietre Guaritrici", come ad esempio  la Pietra di Santa Varena, in quanto, proprio come quella alessandrina guarirebbe chi le dimostra devozione dal mal di schiena. Basterebbe infatti appoggiare la parte dolorante alla roccia affinché il fastidio passi in men che non si dica (cit. Roberto Gremmo). La pietra però forse aveva anche proprietà fecondatrici, come la famosa Pietra della Vita di Oropa ma la rientraza adibita a questo scopo (strofinare i genitali femminili sulla roccia) sarebbe stata occultata dal piccolo muretto di mattoni alla sinistra della formazione visibile oggi.


Purtroppo durante la nostra visita erano in corso dei lavori e la pietra era stata recintata.

La Rocca di Cavour è un blocco alpino di gneiss occhiadino, una roccia particolarmente resistente all'erosione, che spunta di 162 metri rispetto alla piana alluvionale che la circonda, caratterizzata da una aspetto vistoso, come un'isola nel mare che negli anni gli ha donato visibilità e un alone di mistero e riverenza. Per questo, come dimostrano i reperti conservati al museo Caburrum dedicato al periodo preistorico e protostorica. La Rocca - appartiene al massiccio del Dora-Maira, e la sua conformazione rocciosa risale al Carbonifero (345/280 milioni di anni fa). Presenta caratteristiche archeologiche, storiche e naturalistiche, tra cui diverse incisioni rupestri (fori a coppella, la pansa d'la Roca, le ongià e la piotà del diav), una pittura policroma risalente al post-paleolitico, ruderi e resti di fortificazioni medievali. - dal sito del FAI https://fondoambiente.it/luoghi/rocca-di-cavour?ldc


La rocca che svetta solitaria dalla pianura. (non avendo una foto decente abbiamo preso provvisoriamente questa dal sito http://www.piemonteparchi.it/ - foto di Toni Farina)



sabato 2 settembre 2023

Visita alla Parrocchiale di Santa Margherita, Casteldelfino (CN)

 

Casteldelfino è un paese in Valle Varaita e fa parte dell'area di cultura occitana del Piemonte. Se ne hanno notizie dal X secolo in cui si chiamava Villa Sant'Eusebio. Nel 1343 il territorio di Villa Sant'Eusebio entrò a far parte della Repubblica degli Escartons, in quello che viene appunto definito Escartoun di Casteldelfino. Nel 1349 il Delfinato venne ceduto alla Francia, e Villa Sant'Eusebio diventò francese. Del primo nucleo oggi resta pochissimo (la chiesa di Sant'Eusebio) perchè venne distrutto da una frana nel 1391. La zona fu teatro di sanguinose guerre di religione tra protestantesimo e cattolicesimo e da periodi di dominio incerto tra Francesi e Savoia. 

La parrocchiale di Santa Margherita venne costruita nel 1400 in stile romanico gotico e, come nel resto della valle, presenta alcuni caratteri comuni alle epoche precedenti. Il campanile, ben visibile dalla statale, domina il paese e venne completato nel 1690. I doccioni agli angoli sono probabilmente più antichi. Sulla facciata della chiesa (dal lato opposto del campanile) sono presenti alcune pitture nel classico stile alpino e diverse sculture interessanti e bizzarre.

L'affresco più visibile sulla sinistra rappresenta un gigantesco San Cristoforo con il bastone (foto in alto)  e sulla destra si vedono Santa Lucia e Santa Chiara. L'autore sarebbe Tommaso Biazaci di cui sono presenti alcune opere anche all'interno.

Al centro è presente il bellissimo portale in stile romanico con decorazioni particolari. Come si diceva all'inizio, lo stile rimanda ai secoli precedenti, con teste e personaggi di tipo celtico e testimonia come in queste vallate certi caratteri culturali siano sopravvissuti ai secoli.


 Tra i rilievi in pietra visibili sul portale, sicuramente quello che per primo salta all'occhio è il pentacolo (o pentagramma) generalmente accostato a paganesimo, stregoneria, massoneria e, quando capovolto, al satanismo. In realtà è un simbolo inusuale ma è presente su in varie chiese (vedi questo LINK)

Il resto delle decorazioni, tipicamente romaniche, rischiama figure vegetali, animali e umane e rimanda ad altre raffigurazioni con influenza celtica comuni sia in Piemonte che nel resto dell'Italia settentrionale ma anche nell'europa centrale e settentrionale.








LINKS

pentacolo in chiesa: https://monica-casalini.blogspot.com/p/monumenti.html

martedì 19 aprile 2022

Il Castello di Graines, una meraviglia in Valle d'Aosta

 Uno dei castelli più affascinanti della Valle d'Aosta è quello di Graines. Si tratta più che altro delle rovine di questa fortezza, ma per varie ragioni è un luogo veramente unico ed è anche una delle cose da vedere assolutamente in Val d'Ayas se vi capita di essere da quelle parti. 

Per raggiungerlo in auto si esce a Verrés dall'autostrada e si sale per la Val d'Ayas e si trova sulla destra poco prima di entrare nel paese di Brusson. La sua storia si perde nei meandri del tempo restando tutt'ora sconosciuta. Ricognizioni di superficie fanno risalire l'uso di questo luogo addirittura alla tarda età del bronzo, intorno al 1000 a.c. mentre i più antichi documenti riguardanti la cappella di San Martino risalgono al 1100 d.c. oltre due millenni dopo. Oggi si pensa che la fortezza visibile oggi sia stata costruita proprio attorno all'anno 1000 d.c. datando proprio la cappella che presenta una pianta riferibile all'architettura del XI sec. Si tratta comunque di un tipico esempio di "castello primitivo valdostano" con un mastio centrale e le mura quadrangolari irregolari che si adattavano alla forma della roccia e che vennero più volte modificate nei secoli. Nel XIII il castello venne infeudato alla famiglia Challant. Dopo essere passato a diverse famiglie la costruzione venne venduta a fine XIX secolo al comune di Brusson.


 L'amore per questa struttura risale allo stesso periodo, quando l'associazione Gli amici del castello si adoperò per la ricostruzione del mastio, parzialmente crollato, e per il restauro delle mura. Dagli anni '90 del XX secolo in poi si sono succedute numerose opere di consolidamento di alcune aree pericolanti e varie indagini archeologiche.

Non è facile oggi ricostruire la planimetria con i fabbricati all'interno delle mura oltre alla torre e la parte adiacente in cui viveva il signore e la cappella. In ogni caso, in seguito alle indagini archeologiche si è riconosciuta una pianta vicino all'ingresso e si è riconosciuto un forno che insieme al ritrovamento di varie ceramiche fa pensare che qui si trovasse la cucina che doveva servire diverse milizie.


Altre foto:










 

martedì 1 marzo 2022

La difficile cristianizzazione del PIemonte.


IL PIEMONTE E LA DIFFICILE CRISTIANIZZAZIONE: abbiamo visto in diversi post come il Piemonte sia stato praticamente fino al '700 un'area di passaggio con caratteri particolari e dal grande valore militare ma alla fine sempre un po' marginale rispetto al resto della penisola italica o alla Francia. Le città romane nacquero qui con grande ritardo rispetto al resto del paese e quando i alcuni centri divennero importanti città, le campagne restarono in molti casi luoghi molto selvaggi, per lo più ricoperti da montagne, boschi e paludi. Quando i primi santi arrivarono per evangelizzare la popolazioni non trovarono un computo facile (leggi: Sant'Eusebio e la cristianizzazione del Piemonte) e quando i primi "barbari" giunsero in zona all'inizio del medioevo, in un epoca di grande confusione, si trovarono nelle campagne a che fare con una situazione rurale difficile in alcuni casi ferma al periodo precedente alla conquista romana. Fu così che con l'arrivo di San Colombano a Bobbio partì un periodo di evangelizzazione Irlandese nelle zone che vanno dal Monferrato alla Valle d'Aosta, non privo di scontri e momenti bizzarri (leggi: Meroveo e la persistenza del paganesimo...) e caratterizzato da una grande repressione dei culti e persistenze pagane da parte della chiesa. Tuttavia le campagne continuavano ad essere troppo isolate e selvagge e l'adorazione di pietre e sorgenti, rituali rurali vari, impossibili da eliminare vennero mano a mano accettate e cristianizzate. Questo da il via ad un periodo di quasi accettazione, molto diverso da quella che è la nostra normale idea di medioevo, in cui nelle città la nuova religione è ormai ufficiale anche se non libera di influenze precedenti, nelle campagne si assiste ad una coesistenza più o meno pacifica tra culti ufficiali e popolari oggi molto difficile da comprendere. Di alcuni santi popolari, in particolare alpini e piemontesi, conosciamo in realtà solo la parte folklorica, non ci è giunto niente di scritto ed è sempre difficile capire quanto fossero beati e quanto fossero santoni o guaritori di campagna (leggi: San Baudolino...) Verso l'anno mille l'Europa sembra rinascere, anzi l'Europa che conosciamo oggi forse nasce proprio in grazie ai secoli precedenti e nel romanico l'influenza "barbarica" evidente si affina sempre più con il riemergere delle culture pre-romane e anche preistoriche del vecchio continente. Se dal punto di vista artistico il picco è raggiunto dalle cattedrali nei centri urbani, nelle piccole chiese di campagna "sacro e profano" si fondono in modo ancora più diretto in modo, delle volte, difficile da accettare e comprendere anche per noi contemporanei (leggi: San Secondo a Cortazzone).

Al riguardo Virgilio Gilardoni scrive:

"L'antica Europa romana, sconvolta dalle ondate delle migrazioni e delle incursioni barbariche si rinnova, nel Medioevo, per i profondi moti di assestamento demografico che lacerano lo strato sottile della sua civiltà latina. Tornano a pullulare ovunque le antiche e mal represse culture preistoriche e protostoriche, italiche, celtiche, germaniche, iberiche, liberare e fecondate dal nuovo lievito barbarico di Franchi, Alamanni, Sassoni, Visigoti, Svevi, Alani, Vandali, Eruli, Burgundi, Ostrogoti, Longobardi."
"...la vita spirituale delle popolazioni assume aspetti di patologia collettiva; le superstizioni si accavallano, si sviluppano e si fondono in un caos in cui a stento si discernono le componenti giudaiche, celtiche, germaniche, romane e cristiano popolari. I rapporti dell'uomo con la natura divetano morbosi: ogni cosa sembra nascondere l'insidia di forze malefiche e di demoni; ogni avvenimento è segno di eventi ultraterreni, di minacce, di pericoli, di punizioni che si tentano di domare con forme popolari di scongiuro e di esorcismo. Talvolta vere manifestazioni di pazzia collettiva esplodono fra le masse; basta la figura d'un falso profeta o d'un pazzo a scatenare rivolte persino oscene, in cui si liberano antichi bisogni erotici conculcati e altrettanto antiche aspirazioni di ribellione delle plebi, trascinando, nel turbine della follia, preti, vescovi, chierici e popolo. Prodigi e miracoli sono nell'ordine delle cose, fatti normali, ormai di tutte le cronache..."

Da "Il Romanico" Biblioteca Moderna Mondadori 1963

mercoledì 30 luglio 2014

Sant'Eusebio e la prima cristianizzazione del Piemonte

"Dove c'è Sant'Eusebio c'è roba pagana" diceva un vecchio tempo fa.

 S. Eusebio benedice le pietre magiche di Oropa, (notare anche che la madonna è nera). Dipinto di M.Giovanna Brovetto della Basilica di Oropa.

Qualche anna fa ho visitato Carnac in Bretagna "il paese dei megaliti" e vidi i dipinti che raffiguravano il famoso santo tra le pietre. La chiesa come in mille altre occasioni non era in grado di distruggere le pietre erette nella zona e aveva così cristianizzato il culto di queste. Da notare il nome CORNELIO, corna, Cernunnos!

 Saint Cornély di Carnac (Bretagna)

Ma lasciamo stare e torniamo dalle nostre parti. Anche qui, anche se in scala più piccola ci sono decine di esmpi simili, conosciamo bene le numerose pietre guaritrici che ci sono in piemonte (tag: Pietre Piemonte) pietre e luoghi impossibili da distruggere che sono sopravvissuti fino a noi cristianizzati (Oropa, Villa del Foro, Crea...). Finalmente però ho trovato su un mercatino un libretto del 1961 di Mario Trompetto di cui io possiedo la terza ristampa del '72, dal titolo "S. EUSEBIO DI VERCELLI.


Questo libretto è importantissimo, perchè venne scritto negli anni in cui la moda dell'archeologia misteriosa non era ancora arrivata e soprattutto perchè è un edizione ufficiale del Santuario, scritta dall'allora rettore del santuario M. Trompetto per la festa festa di S. Eusebio del 1 Agosto 1961. Quindi niente a che vedere con misteri, neo celtismo, druidismo, hippies che studiosi e cattolici amano tanto denigrare.


A pagina 9, capito III si affronta l'argomento a me molto caro: culti pagani in Piemonte. Come potete leggere qui sopra si dice chiaramente che a Vercelli (città romana) la religione prevalente era il politeismo romano, nei territori limitrofi romanizzati lo stesso misto alla religione celtica che invece sopravviveva intatto nelle zone alpine e in Monferrato. Prima di continuare vorrei fare due puntualizzazioni: 1) anche se si considera tutta l'Italia del Nord o Gallia Cisalpina romanizzata già da secoli, è chiaro che lo fossero soltanto i centri urbani.  2) In tutto il Piemonte (Alpi e Monferrato almeno) la cultura celtica perdurò per molti secoli intatta.
Dopo queste importanti notizie si scende nei particolari: alle divinità femminili che usando un termine romano vengono dette "matrone" (come nel resto della Gallia transalpina e nelle isole britanniche) sono sacri massi detti "Barme". E' interessante vedere che dopo la cristianizzazione a tutte le pietre famose è sacra una madonna: La Madonna nera di Oropa, La Madonna con il bambino di Crea e Santa Varena a Villa del Foro vicino Alessandria. Ai boschi invece era sacro Apollo. Anche in questo caso si usa la divinità con cui i romani identificavano le divinità celtiche della luce (BELENUS), BORMO, il ribollente, legato alle acque (da cui deriva per esempio il nome del fiume Bormida e del Borbera che proprio da queste parti scorrono o la città di Bormio LINK). Dopo e nelle pagine 10-11 si sottolinea il fatto che i massi di Oropa fossero sacri alle "Matrone" divinità femminili celtiche e che da queste parti sopravvivessero anche superstizione e astrolgia. Anche qui credo sia interessante notare che certi culti delle campagne era visti come estranei già dai romani "pagani", quindi già pagani prima del periodo cristiano. Pagano infatti deriva da Pagus, villaggio, appunto, quindi riferito alle usanze religiose degli abitanti delle campagne.
A pagina 10 e poi a pagina 11 vengono descritti chiaramente i centri principali di questo tipo di culti celtici: Oropa, Crea, Lucedio, su una collina morenica della valle d'Elvo e a Salussola. 
S.Eusebio si concentrò principalmente a Oropa e a Crea, luoghi di antichissimo culto in cui sul libro si dice chiaramente egli sostituì le divinità pagane con le madonne cristiane (che in verità non esisterebbero nel cristianesimo monoteista cristiano delle origini).



In quanti oggi recandosi in questi luoghi sacri si rendono conto che stanno in verità onorando culti antichi di millenni, e soprattutto non la Madonna cristiana ma antiche Dee care ai nostri avi? E anche noi forse non ci rendiamo conto che le varie madonne non sono altro che le nostre antiche divinità femminili che anche se hanno perso i loro nomi originali sono giunte fino a noi?

Sacro Monte di Oropa: http://leradicideglialberi.blogspot.it/2008/04/la-pietra-della-vita-oropa_1308.html
Sacro Monte di Crea: http://leradicideglialberi.blogspot.it/2014/12/la-pietra-guaritrice-del-santuario-di_26.html 
La pietra di Camagna: http://leradicideglialberi.blogspot.it/2014/12/la-pietra-magica-di-camagna.html

Bibliografia:
S. Eusebio di Vercelli, di Mario Trompetto. Tipolitografia MAULA, Biella.
Le Grandi Pietre Magiche, di Roberto Gremmo. Ed. Storia Ribelle.
Dizionario di Mitologia Celtica, di Miranda J. Green. Ed. Bompiani.

giovedì 12 gennaio 2012

Gita sul Monte Musinè.

Lo scorso anno, in primavera, sono finalmente riuscito a recarmi sul Monte Musinè. Chiunque si interessi di "mistero", specialmente in Piemonte conosce molto bene questo monte. Su di esso si può trovare qualsiasi cosa: rocce coppellate, incisioni di vario genere, menhir più o meno veri, monumenti alla cristianità e alla lotta al paganesimo, targhe dai significati esoterici incomprensibili, leggende di ufo e di energie terrestri e molto altro. Ne parlò molto e su diversi libri, uno dei padri dell'archeologia misteriosa Peter Kolosimo. Al contrario di altri luoghi però, su questo monte molte delle cose qui sopra elencate ci sono davvero e si possono toccare con mano. Tra i numerosi sentieri che consentono di raggiungere la cima il più frequentato è senza dubbio quello che parte dal campo sportivo di Caselette (378 m) e che, passando per il santuario di Sant'Abaco, percorre integralmente la cresta sudest.
Purtroppo non ero da solo quindi non ho potuto lasciare il sentiero e allontanarmi più di tanto, infatti non sono riuscito a trovare la cosa che più mi interessava e che al di la di misteri e di ufo, è sicuramente originale: la grande pietra con coppelle. Detto questo salendo dal fondo valle si incontra una parte senza vegetazione, quasi mediterranea che sicuramente, a livello istintivo, risulta strana forse perchè del tutto fuori luogo. In questa zona è facile incontrare affioramenti rocciosi e molte pietre a forma di menhir. A dire la verità anche il più grande esperto di megaliti farebbe molta fatica a dire cosa è naturale e cosa no, sicuramente una qualche importanza queste pietre dovevano averla. Comunque due sono le cose che ho deciso di fotografare in questa zona:


1) una pietra caduta a forma di stele 
Un "allineamento" segnalato su vari libri, tra i quali "Spiriti di Pietra" (Macchione editore) di Massimo Centini (pag. 39) il quale di solito è molto accurato.


Su questo sito potete vedere più foto qui:
Non ho trovato il famoso Menhir con il falso "ufo" inciso, fotografato e pubblicato su decine di libri e che negli anni '70 ha contribuito molto a creare l'alone di mistero attorno a questo monte.
Arrivati sulla cima la prima cosa che salta all'occhio è l'enorme croce in cemento, simbolo della vittoria del cristianesimo sul paganesimo. Su questa croce e sul suo significato di intolleranza religiosa mi dilungherò di più nel post successivo, il fatto è che una croce di tali dimensioni (direi quasi una decina di metri), targhe firmate dal re in persona, ecc... devono avere un significato. Questo monte doveva avere di certo una grande importanza in passato per i culti locali.


Tra le cose più misteriose poi c'è un piccolo "cippo", in realtà questo si trova sulla vera cima della montagna, la croce infatti, è alcuni metri più in basso, che reca una scritta veramente enigatica: "Qui è l'Una Antenna dei Sette Punti Elettrodinamici, che dal proprio nucleo incandescente vivo la Terra tutta respira emette vita. Qui operano le Astrali Entità che furono: Hatsheptut, Echnaton, Gesù il Cristo, Abramo, Confucio, Maometto, Buddha, Ghandi, Martin Luther King, Francesco d'Assisi, e anche Tu, se vuoi, alla fratellanza costruttiva tra tutti i Popoli. Pensaci intensamente, 3 minuti: Pensiero è Costruzione". La scritta è riportata su di una targa e anche questo "cippo" è in muratura, quindi una cosa studiata e che a richiesto un certo lavoro. Tuttavia nessuno sa di cosa si tratti esattamente o chi l'abbia costruita. Riporto la foto:


Chiusa la parentesi propriamente "misteriosa", la cosa che tra tutte quelle che ho visto mi ha più colpito è una roccia con una grande coppella, proprio sulla cima a pochi metri dalla grande croce. Nessuno ne parla ne sui libri ne su internet e la cosa è veramente strana. Probabilmente sono tutti molto più attratti da cosa più appariscenti e fantastiche come gli avvistamenti degli ufo o messia millenari. Riporto la foto:


Anche su questa roccia potete vedere più foto seguendo questo link:
Tra le altre cose come dicevo il Musinè è famoso per gli avvistamenti Ufo e per le energie terrestri che ne farebbero un centro molto importante. Certo è che, probabilmente per grandi quantità di minerale di ferro, le bussole in vari punti di questo monte impazziscono.
In definitiva è una gita molto interessante, sia a livello naturalistico che storico (indagini archeologiche hanno segnalato il Musiné come area di presenze pre e protostoriche ed è innegabile, come dicevo, che questa montagna fosse stata sacra nell'antichità) ed è senza dubbio molto affascinante. Meglio andarci in primavera o in autunno perchè con il caldo il percorso potrebbe diventare veramente fastidioso. Vorrei fare un appunto all'archeologia ufficiale, che come sempre cerca di tenersi il più lontano possibile da posti come questo, facendo di ogni erba un fascio e perdendo parti molto importanti della nostra storia passata (le pietre coppellate sono un dato di fatto!)
LINKS:
Bibliografia:
Spiriti di Pietra, (Macchione editore) di Massimo Centini.
Musinè magico, (Piemonte in bancarella) di Giuditta Ansante Dembech. (libro incentrato sulle teorie più esoterico, ma interessante per quanto riguarda le foto dei siti, alcuni oggi andati distrutti).

martedì 5 gennaio 2010

EPIFANIA, Befana, festa cristiana? O pagana?

Oggi non ho molto tempo, ma non ce la faccio proprio a non scrivere 2 righe sull'Epifania. Cercando notizie si internet, vengono fuori solo cenni riguardanti alla nascita di Gesù e dei Magi. Pensate pure che io sia un paranoico (in effetti lo sono) , eppure... come mai questa cosa non viene in mente a nessuno?
Fina dai tempi dell'asilo con suore e gente varia, quando era tempo dell'eifania io penso alla BEFANA! A TUTTI VIENE IN MENTE LA BEFANA! Cosa significa? Che è solo un'altra delle tante feste pagane trasformate in cristiane quando era impossibile debellarla. Il periodo che va dal "Natale" al giorno dell'"Epifania" era infatti un periodo molto importante per quanto riguarda il culto dei morti per i nostri avi della vecchia Europa. Ci sono numerose leggende al riguardo. La maggior parte di esse parlano di schiere di spiriti, demoni e presenze varie che vagano nelle notti di questo periodo. La Befana è comunque il personaggio che tutti conosciamo meglio. Una ricerca al riguardo della befana è molto interessante dal punto di vista antropologico.
Questa figura è ancora molto popolare in Europa (principalmente in area alpina e germanica) e risale alla figura della BERCHTA, figura mitica femminile, conosciuta con molti altri nomi (Perchta, Bercht, Percht... e appunto anche Befana) che vaga nella notte dell'Epifania. Questo è ciò che è giunto a noi di un'antica divinità del Pieno Inverno (Holle... ecc...) legata appunto al culto dei morti e della morte nel ciclo solare dell'anno. La cosa interessante di questa figura è che non venne mai cristianizzata. Mano a mano assunse connotati sempre più negativi, diventando bruttissima, vecchia e sempre più malvagia. Divenne capo di schiere demoniache, punitrice di bambini cattivi e giovani ragazze con poca voglia di lavorare, in breve come tutte le divinità femminili pagane e della natura divenne una strega. Ma alla fine, per tutti i bambini ancora oggi la Befana è una figura positiva da cui aspettarsi dei dolciumi.
La Befana non è un prodotto importato dagli USA o inventato dalla TV. Sta sera non anche se la maggior parte della gente non lo sa, festeggerà una vera festa europea, una divinità femminile dell'Inverno!
W LA BEFANA.


martedì 15 dicembre 2009

PERA CREVOLA' - Mattie fraz. Menolzio - Val Susa (TO)

ENGLISH PAGE: Pera Crevolà on T.M.A.

Devo cercare di recuperare un pò di cose che volevo scrivere nell'ultimo anno ma che non ho fatto. Inizio dalla "Pera Crevolà" che si trova nei pressi di Mattie risalendo un sentiero che parte dalla frazione di Menolzio in Val Susa.
(Cliccando sulle foto andate alle pagine di flickr con una migliore qualità).



Pera Crevolà, vuol dire pietra bucherellata nel dialetto locale, è situata nel comune di Mattie (TO), località Menolzio (Val Susa, Provincia di Torino - Piemonte), a quota 950 m. Questa pietra incredibile non è enorme, misura 150 x 170 cm ma è compleatmente ricoperta da 237 coppelle, 13 canaletti, 5 croci e una vaschetta. Spostata dal suo punto originale (si trovava sul lato opposto a poca distanza) per allargare la mulattiera. Le incisioni sono di difficiele datazione: alcune sembrano risalire almeno all'età del bronzo mentre altre potrebbero essere state aggiunte da pastori in età più recente. Presenti alcune croci ricavate dalle coppelle in epoca cristiana.



Nella foto sopra si possono vedere le croci scavate nella roccia collegando le coppelle, in epoca di cristianizzazione della valle, ovviamente incerta.

COME RAGGIUNGERE IL LUOGO: vi consiglio di andare a vedere questa pietra, anche perchè si fa un breve percorso in un bellissimo bosco, fattibile anche da chi non è pratico di escursioni in montagna. Uscite a Bussoleno e vi dirigete a Menolzio, le strade sono piccole e poco indicate, ma avendo Torino alle spalle il paese è sul lato sinistro. Dovete raggiungere via Menolzio e nella frazione omonima dopo il ponte girare in una stradina (via Prà la Grangia). Guidate finchè potete ma ad un certo punto c'è una sterrata vietata ai mezzi. La seguite a piedi, dopo 150-200 metri vedete sulla sinistra la mulattiera lastricata che seguite per 20-30 minuti in salita tra bellissimi alberi fino a quando incontrerete questa splendida pietra.

NOTE: Interessante notare che seguendo la mulattiera si giunge in Val Chisone dall'altro lato dove si trova un'altra famosa pietra coppellata "Cro da Lairi" (LINK con info in inglese - LINK con bellissime foto di Tommy Leggy su TMA). Altra cosa interessante la presenza di un Menhir segnalato sul sito del comune di Mattie (LINK) che dovrebbe trovarsi ad ovest della frazione vicino ad un altra misteriosa pietra "DU REI" ma senza nessuna indicazione precisa per me impossibile da trovare (come sempre se avete informazioni lasciate un commeno).

LINKS:


La roccia coppellata di Susa.

ENGLISH PAGE: Pera Crevolà on T.M.A.

Un'altro posto incredibile visitabile in giornata con altre pietre della Val Susa è quello forse più famoso di Susa città. Si trova proprio in centro, a pochi metri dal famoso Arco di Augusto e più precisamente sotto l'arco principale di ciò che rimane delle Terme Graziane. E' un posto incredibile, che mi ha profondamente colpito, per molti motivi. Mi dispiace di non averlo pubblicato questa primavera prima dell'estate. Sulla grande roccia sono scolpite numerose coppelle unite da molti canaletti, alcune sicuramente più antiche che si vedono appena altre più moderne vengono fatte risalire all'età del ferro per la loro forma e lavorazione. Per una volta si può parlare infatti di "epoca celtica", riferendosi in particolare al popolo dei COZII che abitava queste zone. Ci sono poi anche delle vaschette quadre. Pubblico un pò di foto sempre dal mio Flickr con descrizione:


Sopra: Uno degli archi delle Terme Graziane a poca distanza dall'arco di Augusto, edificate sulla pietra coppellata. Questo è un indizio a favore dell'ipotesi di un culto legato all'Acqua pagano (probabile culto di fertilita - l'acqua fertilizza la terra tramite le coppelle che la trattengono): i romani in qualche modo seguirono le usanze dei popoli precedenti (Cozii) edificando il loro acquedotto nello stesso luogo? Notare anche il culto del Monte Rocciamelone (vedi l'ultima foto).



Le coppelle con i canaletti: Ho riempito d'acqua le coppelle principali e tramite i canaletti tutte le altre si sono a loro volta riempite. Ancora oggi funzionano! Guardate il video su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=GV1V0aC2914 (scusate qualità ed errori, tipo testo troppo piccolo).


I gradoni scavati nella roccia (molte volte le rocce coppellate sono state scavate in questo modo) con grandi coppelle e canali.



Il monte Rocciamelone visto dall'arco delle terme Graziane. Il masso principale è sotto il pilastro sinistro. Il monte è esattamente al centro della visuale. Il Monte Rocciamelone era considerato fino ad epoche recenti il monte più alto delle Alpi, infatti ha un aspetto maestoso e le sue pendici partono dal fondovalle elevandosi per 3538 metri. Fu sicuramente oggetto di culto, molti ritrovamenti lo provano e questo ne è uno dei più evidenti (vedi altro post precedente dedicato).

NOTE: la forma e la lavorazione delle coppelle e dei canali lo collega alla pietra coppellata di "Cro da Lairi".

COME ARRIVARE:
arrivare in questo luogo fantastico è semplicissimo. Si trova in centro della cittadina di Susa, raggiungete il piccolo parco con l'Arco di Augusto, salite la scala e raggiungete le Terme Graziane.

LINKS:

venerdì 23 gennaio 2009

FIORI DELLE ALPI

I FIORI DELLE ALPI!

Solo una segnalazione di un sito che ho trovato per caso mentre cercavo di capire il nome di alcuni fiori di montagna. Il sito è fatto molto bene perchè, oltre ad un elenco con foto e informazioni ha una ricerca per colore e mese di fioritura. Dateci un occhio:

http://www.fiorialpini.net