sabato 28 giugno 2008

IL NOCE DI SAN GIOVANNI, Trisobbio (AL)

IL NOCE DI SAN GIOVANNI, Trisobbio (AL)

E' meno conosciuto di quello di Benevento, ma è ancora li. Anche quest'anno a San Giovanni il noce è tornato a fiorire. Un'altra leggenda in cui è facile rintracciare la persistenza di culti legati agli Alberi. Si trova nei pressi di Trisobbio, in provincia di Alessandria, in mezzo ad una vigna dove si incontrano le strade provenienti da Ovada e Cremolino. Il noce centenario sembra secco, senza nemmeno una foglia, come si vede in foto, ma ogni anno nei giorni a cavallo del Solstizio d'Estate torna "miracolosamente" a fiorire, coprirsi di foglie e poi dare eccellenti frutti. E' parte della leggenda popolare della zona. Si dice che la Notte di San Giovanni appunto, (da ricordare i fuochi di San Giovanni che sostituirono i fuochi di Belenus)  tutte le Masche, le Feighe e le Strié della zona si dessero appuntamento sotto questo noce per celebrare il sabba più importante di tutto l'anno in compagnia del loro Signore Cornuto.


Anche quest'anno il noce ha ripreso a fiorire!

IL SABBA: Recentemente gli studiosi dell'Accademia Urbense hanno scoperto un manoscritto trovato tra le pagine di un atto notarile di fine '700. In esso sono identificate tutte le streghe (in zona meglio conosciute come Masche!) che vi si recavano: quelle dei Bacchetti (località di silvano d'orba), la giovane di Varo di Tagliolo, almeno due di Bric Trionfo. Un'altra veniva sicuramente dal bosco di Bandita e una da Battagliosi. Una Feiga che partecipava al Sabba abitava precisamente vicino alla Cappella di Santa Caterina di Montaldello. Un'altra veniva dai Setteventi di Belforte e poi alcune arrivavano dalla Valle dell'Albara, dalla Valle Scura di Lerma (dal campanile), da Mascatagliata (il nome di questa località ovviamente mi ha sempre colpito) dai boschi della Colma e da quelli di Capanne di Marcarolo e quelle della Val Bormida che l'Inquisizione non era riuscita a debellare. Per ultimo arrivava il Diavolo! (o meglio il Cornuto Dio dei Boschi!). Tutti gli anni, anche se il tempo era bello, all'avvicinarsi di mezza notte il cielo si faceva scuro, le stelle sparivano e arrivava un vento "del diavul". Finita la riunione il Noce poteva finalmente riprendere a fiorire in tutto il suo splendore. Per preti e credenti il motivo era che finalmente dopo la "congrega" il Noce veniva liberato dalla oscura magia, per altri erano proprio le Masche che ogni anno tornavano per restituire la vita al sacro Noce!

Per andare a trovare il Noce qui c'è una mappa dettagliata:
www.funghiitaliani.it/index.php?act=Print&client=printer&f=21&t=48134

lunedì 23 giugno 2008

BELISMA, Belisama, dea del Fuoco!

BELISMA, Belisama, dea del Fuoco!

Belisama era la compagna di Belanu (qui sotto) e deriva dalla stessa radice proto-indoeuropea "Bel", Luce. Non so, onestamente, chi dei due fosse più importante, ma della divinità femminile ho trovato meno notizie forse a causa della nostra civiltà attuale che considera sempre "il maschio" più importante.
Come il suo compagno Belisama era adorata in Europa continentale dall'Illiria alle isole britanniche, da Iberi, Liguri e Celti ed era la Dea del Fuoco, quindi importantissima.
E' stata collegata a Brigid e poi in periodo Gallo-Romano con la dea Minerva.
Era connessa anche con la luce, con le arti e con i corsi d'acqua. Molte sono le iscrizioni trovate a lei dedicate. Famose quelle di  Vaison-la-Romaine in Provenza che indica la dedica di un Nemeton (bosco sacro) alla divinità, e quella di Saint-Lizier in Aquitania che la associa appunto a Minerva.
In epoca romana, il fiume Ribble in Inghilterra era conosciuto con il nome di Belisama. Anche lei veniva fessteggiata il 1° Maggio (Beltane).
Il Biancospino era la pianta sacra alla Dea, con la quale avrebbe segnalato a Belloveso il luogo in cui fondare Milano. Sempre legata alla fondazione di Milano e alla Dea era la Scrofa bianca, animale sacro e simbolo della città Lombarda che venne in seguito maschile transformandosi  nel Cinghiale Bianco, sacro al dio Lugh.
Molto interessante è notare che alla Dea, come abbiamo visto più su, erano dedicati Nemeton: questa usanza continua ed è arrivata fino a noi tramite le cappellette che ancora oggi si trovano in campagna di solito all'inizio o all'interno di un bosco o di quello che un tempo lo era. Al loro interno si trova sempre una Madonna a cui si offrono fiori freschi.

LINKS:
http://it.wikipedia.org/wiki/Belisma


BELANU - Divinita' solare della luce.

BELANU - Divinita' solare della luce.
(Conosciuto anche come: Belenos, Belinos, Belinu, Belinus, Belenus, Veran, Vaerano, Bellinus, Belus, Bel...)
 


Il mio amico Maba, l'altro ieri, per il solstizio mi ha mandato gli auguri con una dedica a Belanu. E' vergognoso che questa divinità così popolare nelle Gallie, in particolar modo nella Gallia Cisalpina, sia praticamente sconosciuta oggi. Conoscevo questa divinità solare principalmente perchè ne avevo letto come una delle poche divinità conosciute adorate dai Liguri (come Penn/Pennina di cui parleremo prima possibile!) e così ho voluto fare una ricerca riprendendo in mano qualche libro che avevo in casa in bilblioteca e su internet naturalmente. Belanu deriva dall'indoueropeo "Bel" che significa "luminoso", "Brillante" ed era una divinità legata ai culti solari. Belanu più tardi era conosciuto in area ed epoca Gallo-Romana come Apollo Belenus, una versione locale dell'Apollo mediterraneo perchè come la più famosa divinità era guaritore e dio del sole (sempre più chiare le connessioni tra dei celtici, greco-romani, nordici, ecc...). In realtà è una delle più antiche divinità protoceltiche conosciute ed era adorato nelle aree abitate da queste antiche popolazioni (Nord della penisola iberica, Gallia transalpina, Gallia cisalpina, Austria, Illiria e Britannia) e quindi inseguito da Iberi, Liguri e Celti. E' probabile che fosse lo stesso dio venerato nell'Inghilterra del nord come Belatu-Cadros e ha molti collegamenti con Lugh il cui nome significa infatti "splendente", adorato in Irlanda. Luoghi di culto dedicati a B. erano numerosissimi e si possono ricordare iscrizioni e santuari a lui dedicati scoperti a Marsiglia, Nimes, Aquileia, in Carnia, Kirkby Lonsdale, in Piemonte a Levo, dove una chiesetta romanica è stata costruita proprio su un piccolo tempio precedente dedicato a Belenus (di cui parliamo qui: LINK) e a Bellino (sotto)


Il nome delle città di Belluno e di Biella, così come probabilmente Belfast e molte altre, deriva probabilmente da questa divinità. Belanu era noto per la sua influenza sulla luce solare, sui cicli stagionali, sull'agricoltura, sulla temperatura, sull'allevamento e su ogni attivita' umana dell'epoca protostorica europea. Per questo è legato ai solstizi e ad altre ricorrenze stagionali (specialmente al 1° Maggio, festa della luce nota in area celtica con il nome di Beltane - "Bel" anche qui, fuoco-luminoso appunto ) ed'è indelebilmente rintracciabile nell'usanza ancora esistente nelle usanze contadine di tutta Europa di accendere fuochi e falò per queste feste.


Nella foto sopra una testa con raggi, (ribaltata) incorporata nella chiesa romanica di Bellino (il nome dice tutto), borgata Chiesa, nel vallone appaiono qua e là ,alcune delle celebri e strane teste mozze di stile Celtico , scolpite nella pietra e usate come materiali di rimpiego o di recuper durante il medioevo.

Era conosciuto anche come: Belenos, Belinos, Belen, Belinu, Belinus, Belenus, Bellinus, Belus, Bel, ma anche deformato in Velen-Veleno-Velino o Veran-Verano.

Belanu aveva una compagna chiamata Belisma o Belisama, dea a cui è dedicata la città di Milano (vedi fondazione di Milano) e di cui la "madonnina" è solo la versione cristianizzata.

Tempietto odierno dedicato al dio Belus. Si trova sulle pendici del Monte Tobbio (in provincia di Alessandria), e più precisamente al Passo della Dagliola.

Curiosità: Il settimo album "Belus" di Burzum uscito nel 2010 è dedicato proprio a questa divinità.

Libro:
Dizionario di Mitologia Celtica - Miranda J. Green
Culti Naturalistici della Liguria Antica - Italo Pucci - Luna Editore.

Links:
http://it.wikipedia.org/wiki/Belanu
http://en.wikipedia.org/wiki/Belenus (in inglese più completo)
http://jean.gallian.free.fr/bell2/breve/ip1.htm 
http://guide.supereva.it/druidismo/interventi/2005/08/220743.shtml

venerdì 20 giugno 2008

IL SOLSTIZIO D'ESTATE, 21 Giugno, Le Erbe, Litha, Midsummer.

IL SOLSTIZIO D'ESTATE 21-23 Giugno, Alban Hefin, Le Erbe, Litha, Midsummer, la notte di San Giovanni.

Il solstizio d'estate nell'emisfero Nord, il 21 giugno, (nell'emisfero Sud il 21 o 22 giugno) è la data del dì più lungo dell'anno, e di conseguenza della notte più corta. Al momento del solstizio, il Sole raggiunge la sua massima declinazione nel suo movimento apparente rispetto al piano dell'eclittica, ed è allo zenit al tropico del Cancro. Rappresentando l'inizio dell'Estate è sempre stato nella storia occasione di feste.Ancora oggi sono molte le usanze superstiti in Europa. I fuochi della notte di San Giovanni ad esempio. Fino a pochi anni fa (ma in alcuni posti ancora oggi) la notte della vigilia del solstizio, specie in montagna si accendevano grandi falò. Molto sentita ancora oggi questa ricorrenza è in nord-europa: il Midsummar svedese per esempio. Feste, fuochi e danze attorno al classico albero, prima della mezzanotte, i bambini addobati da streghe e da antiche divinità silvane girano per le case a chiedere monete e dolcetti. Usanza popolarissima ancora oggi.



Il solstizio d'estate è in fine una festività con un importante lato femminile, una festa della terra e della fertilità (massima luce, raccolti, ecc...) ed è per questo che è stato così duramente avversata dalla chiesa: si diceva infatti che nella notte di san Giovanni le streghe volassero al Sabba. E' anche una festa con un velo di tristezza in quanto si sa che da questo momento le giornate incominceranno di nuovo ad accorciarsi e ci si avvia di nuovo verso le tenebre invernali.





I CALENDARI DI PIETRA


Molti dei cerchi di pietra, allineamenti o monumenti megalitici d'Europa, sono orientati verso il sorgere del sole durante i solstizi e lo sono anche gran parte delle chiese per altro. Sono cambiati i nomi ma Cristo sotto sotto resta sempre il dio Sole. Tra i più famosi ricordiamo: Stonehenge in Inghilterra allineato con quello d'estate e Newgrange in irlanda, allineato con quello d'inverno. Ma anche se gran parte dei centri megalitici in Europa centrale e in particolare nelle nostre zone siano in molti casi scomparsi, non occorre andare così lontano. Ad esempio il Cerchio del piccolo San Bernardo, posto esattamente sul confine tra Francia e Italia, è visibile ancora oggi malgrado i degradi irreparabili commessi durante la realizzazione della strada carrozzabile circa un secolo fa. Anch'esso era allineato con il sorgere del sole di questo giorno. Nel centro Italia, lo studioso Giovanni Feo (interessantissimo il suo libro "Geografia Sacra" - stampa alternativa), ha recentemente scoperto moltissimi siti megalitici in queste zone legate a culture pre-etrusche e per ora sconosciute ma sicuramente collegate alle altre zone d'Europa e del Mediterraneo. (I Villanoviani del resto, prima dell'influenza egea avevano moltissimi punti in comune con i Celti e lo erano anche poi gli Etruschi. Pensiamo a come essi venivano visti da greci e romani, la condizione femminile, il simbolo del cinghiale e soprattutto la similarità tra Druidi ed Aruspici)





LE 8 ERBE DI SAN GIOVANNI E ALTRE USANZE

Ancora durante l'era cristiana la notte di San Giovanni (23 gennaio) resta magica e misteriosa, in essa si decide il destino del prossimo anno solare: falò rituali di origine pre-cristiana, raccolta notturna di rugiada (Esporsi nella notte della vigilia alla rugiada, curerebbe ogni male, compresa la sterilità) ed erbe benefiche (iperico, agnocasto, lavanda, artemisia, verbena, ruta, ribes, rosmarino), bagni purificatori e ripetizioni di preghiere incomprensibili sono arrivati fino a noi.
Molte usanze sono le stesse del primo maggio (Beltane) e allo stesso modo questa festa, nell'Europa centrale ha un forte collegamento con la luce, il sole e con la figura di Bel, Belenus, l'Apollo proto-celtico così adorato nelle Gallie, compreso tutta l'Italia del Nord. La sua figura (come quella di molte divinità solari simili di tutta l'europa, si è trasferita nel Cristo (pensate all'aureola, alla faccia barbuta e raggiata) e in altro santi come San Giovanni. I fuochi di Belenus sono semplicemente diventati i fuochi di San Giovanni. Alcune leggende di campagna parlano di questi misteriosi collegamenti: i più anziani raccontano che “il 24 giugno la sfera sia più luminosa del solito e sembra quasi che a delimitarne il contorno ci sia un cerchio di fuoco che gira instancabilmente per qualche ora. Chi, tra le ragazze da marito, riuscirà a vedervi la testa di San Giovanni decapitato, si sposerà entro l’anno”.
Un rito divinatorio che si è tramandato fino ai nostri giorni, è quello delle chiare d’uovo nell’acqua. La sera della vigilia (23 giugno), prima di andare a letto, bisogna versare l’albume in un bicchiere e lasciarlo fuori tutta la notte. Al sorgere del sole, la più anziana cercherà di scrutare il destino, in base alla forma assunta dal bianco d’uovo. In particolare: una barca è segno di partenza; una bara o un coltello, morte in famiglia; una casa, lunga vita; una bottiglia, felicità; un uovo, maternità in arrivo.



monaci cattolici adorano il Sole come il Cristo.

COME FESTEGGIARE OGGI IL SOLSTIZIO D'ESTATE?

Ecco nostri consigli, come pensiamo generalmente facciamo noi.
L'anno scorso finalmente siamo andati a Stonehenge. Non è assolutamente necessario andare così lontano, e quello di Stonehenge è in assoluto forse il festeggiamento più commerciale legato a questa ricorrenza, ma una volta nella vita volevamo farlo. La possibilità di toccare le pietre e addirittura dormici contro è unica e persone da ogni angolo del mondo si ritrovano qui per danzare, meditare o pregare aspettando il sorgere del sole più forte dell'anno.
Comunque è sempre meglio celebrare in un posto vicino a casa, con gli spiriti a noi vicini. Se oggi vogliamo festeggiare la Ruota dell'anno durante il giorno di suo massimo splendore, la Terra, il Sole, tutti gli dei e gli spiriti o semplicemente il giorno più luminoso dell'anno da perfetti atei possiamo prima di tutto fare a modo nostro! Ricordandocene, come facevano i nostri antichi avi e magari fare un sentito brindisi a mezzanotte e dedicare la nostra bevuta al sole o a chi sentiamo di doverlo dedicare e cercare di essere più felici possibile!
Magari riprometterci di piantare un albero e di riavvicinarci il più possibile alla ruota dell'anno con le sue stagioni. Usare meno possibile la macchina, di consumare meno possibile le fonti di energia e di sprecare meno. Queste sono le cose più importanti. Per il resto in Italia ci sono molti gruppi, ma non credo ci sia un vero movimento spirituale-naturale abbastanza popolare come per esempio in Inghilterra in cui gente dalle motivazioni diverse si ritrova spontaneamente tutti gli anni a vari luoghi (guardate le gallerie d'immagini su internet, gente di tutti i tipi). Ma le cose stanno migliorando, anche se a volte il carattere esageratamente “fantasy” e folcloristico di molti gruppi ci allontana un po' dall'intento più spirituale di queste celebrazioni. In realtà anche nelle celebrazioni cristiane, come nella notte di San Giovanni, se abbiamo voglia di scavare sotto lo strato di apparenze, ci porta ad un passato ancora molto presente nell'animo della nostra società.
Forse, se vi sentite un pò mistico-naturalisti (e di nuovo ripeto: di qualsiasi tipo!), animisti, sarebbe meglio cercare in zona, possibilmente non usare la macchina o l'aereo sia perché inquinano tantissimo, sia perché così potrete avvicinarvi di più alla vostra terra, (camminare o andare in bicicletta sono due forme di meditazione naturale perfette) trovare un bel posto, un cerchio di pietre (ci sono, cercateli) o un posto in cui sapete che ce ne fossero, o un bel prato un boschetto, un monte da cui se vede sorgere il sole. Oppure visto che poi, lo so, ci si trova da soli a casa o con amici a cui non interessa, si può festeggiare (come dicevo prima) con un brindisi, tra i vasi del vostro balcone, accendere un piccolo fuoco, una candela sulla finestra, magari aspettare che il sole sorga! Questo mi sembra semplice e fattibile e a noi sicuramente ha reso la vita un po' meno difficile in questi ultimi anni.

Libro consigliato:
"I riri del solstizio" by Richard Heinberg edito in Italia da Ed. Mediterranee, molto hippy, ma interessante.

Links:

http://www.ginevra2000.it/fiori/Fiori_Leggende/Giugno.htm
http://www.trigallia.com/solstizio_estate.asp
(eng)
Feste e ritrovi a Avebury e Stonehenge.
Ciclisti nudisti per il solstizo d'estate!
https://www.nove.firenze.it/notte-di-san-giovanni-tra-sacro-e-profano-magia-e-tradizione.htm

giovedì 12 giugno 2008

I menhir di Cavaglià

Il sito dei menhir di Cavaglià rappresenta un'importante testimonianza archeologica, sebbene la sua storia recente sia segnata da eventi tragici, soprattutto nel corso del Novecento. Si tratta, con ogni probabilità, del più grande complesso di menhir e pietre megalitiche conservato in Piemonte e uno dei più rilevanti in Italia. Tuttavia, viene talvolta erroneamente definito "cromlech".

Foto "psichedelica" fatta poco dopo l'inaugurazione del sito

Storia e distruzione del sito

Il sito è stato riscoperto nei primi anni 2000 grazie alle ricerche dell'appassionato studioso torinese Luca Lenzi. Purtroppo, durante il Novecento, l'area fu pesantemente danneggiata: i menhir vennero rimossi con l'uso di ruspe e ammassati per consentire la costruzione di una nuova area residenziale. Molti di essi furono distrutti definitivamente, e l'originaria configurazione del sito risulta ormai irriconoscibile, rendendo impossibile qualsiasi tentativo di ricostruzione, anche teorica. Questo episodio rappresenta un caso emblematico della scarsa attenzione riservata, nel nostro Paese, alla tutela dei siti archeologici, con la conseguente perdita irreversibile di importanti testimonianze del passato.



foto d'epoca trovate da Mario Roggero

In un contesto simile, purtroppo non isolato, un aspetto positivo è rappresentato dalla parziale conservazione del complesso. Grazie all'analisi di fotografie d'epoca e ai segni incisi su alcune pietre (tra cui croci e coppelle), gli studiosi hanno tentato di riposizionare alcuni menhir nella loro probabile disposizione originale. La presenza di depositi calcarei su alcune di esse ha fornito indicazioni utili sulla loro verticalità e sul livello del suolo da cui emergevano. Tuttavia, si tratta solo di una minima parte: molte pietre furono sepolte, distrutte o disperse già nei secoli precedenti, spesso a causa dell'uso di esplosivi per ampliare i vigneti o per ricavarne materiale da costruzione.

Secondo testimonianze locali, fino agli anni Sessanta i menhir si trovavano allineati nei pressi di un laghetto presente nella zona. Già nei secoli passati, tuttavia, molte di queste pietre erano state abbattute, anche per ragioni religiose: considerate oggetto di culti pagani difficili da eradicare, furono condannate da numerosi sinodi e concili ecclesiastici, tra cui quelli di Cartagine (398), Arles (452), Tours (567), Toledo (681) e Parigi (827). Nel 1858, la scrittrice George Sand riferiva che tali pietre, chiamate "Pietre Sciocche", venivano distrutte dalle autorità locali quando individuate.



Turisti in visita, si notano le dimensioni dei menhir

Un possibile legame con la civiltà palafitticola di Viverone

La datazione precisa dei menhir di Cavaglià rimane incerta. Potrebbero risalire al Neolitico o alla prima Età del Ferro, ma l'ipotesi più accreditata li collega alla civiltà palafitticola di Viverone, una cultura proto-celtica autoctona. Questa civiltà ha lasciato numerose testimonianze, tra cui tombe e raffinati manufatti, come spade in bronzo risalenti al 1500 a.C.

Si ritiene che l'allineamento originario dei menhir fosse molto più esteso, forse diretto verso il vicino lago di Viverone, e che il sito avesse una significativa valenza sacra. Alle spalle dell'area principale si erge una collina, che potrebbe essere un tumulo artificiale o un rilievo naturale. Purtroppo, non sono mai stati condotti studi approfonditi per verificare questa ipotesi.

Spade scoperte a viverone 1500 a.c. media età del bronzo.

Menhir nel parco giochi e resti visibili

A poche decine di metri dal cerchio principale, all'interno di un parco giochi, è ancora possibile osservare alcuni monoliti emergere dal terreno nella loro posizione originale, sebbene in condizioni precarie. La loro disposizione suggerisce che potrebbero appartenere a epoche diverse, data la varietà di materiali utilizzati. Tuttavia, a causa della quasi totale distruzione del sito, non è possibile determinare con certezza la loro funzione e collocazione originaria.

Altri resti sono ancora presenti nella zona, ma purtroppo gran parte del patrimonio megalitico è andato perduto a causa dell'espansione edilizia.



Per visitare i menhir di Cavaglià, è consigliabile uscire dall'autostrada a Santhià e proseguire in direzione Biella. I menhir si trovano poco dopo la rotonda all'uscita di Cavaglià.

Nonostante le gravi perdite subite, questo sito rappresenta ancora oggi una straordinaria testimonianza della presenza di antiche civiltà in Piemonte e merita di essere conosciuto e valorizzato.


LINKS:
http://ontanomagico.altervista.org/menhircavaglia.htm
http://www.panoramio.com/photo/8147461
(interessantissimo intervento dello scopritore Luca Lenzi)
http://www.sacrobosco.org/speciale.htm (Altre foto d'epoca)
http://www.themodernantiquarian.com/site/11610/menhirs_di_cavagli_biella.html (pagina su TMA)

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Altre foto d'epoca di proprietà di Marco Roggero.