martedì 13 febbraio 2024

Portapacchi frontale per la bici, quale scegliere? La guida (quasi) completa.

Vedi il post sulla migliore bici per muoversi in città o per le avventure fuori porta

NOTA: come tutto quello che leggete su queste pagine è fatto per piacere senza nessun ritorno o sponsor, vi chiediamo quindi per favore di fare girare questa pagina con il link sperando di convicere più gente possibile ad usare la bici per divertirsi e per muoversi.

Dopo un po' di tempo, un nuovo post per quanto riguarda la bici visto che cercado online ho visto che di pagine in italiano su questo di argomenti utili per l'uso quotidiano purtroppo non ne esistono: che portapacchi frontale scegliere? Ma prima di tutto:

HA SENSO PRENDERE UN PORTAPACCHI FRONTALE?

Ancora prima bisognerebbe chiedersi se ha senso usare un portapacchi sulla bici in generale e qui c'è il post al riguardo: LINK

Il portapacchi frontale è molto meno usuale di quello posteriore per lo meno quando si parla di bici da trekking o comunque sportive. Quello frontale ce lo ricordiamo sulle vecchie bici da città, magari sui modelli da donna per andare a fare la spesa con un cestino. Il portapacchi posteriore è più solido, più adatto ad attaccarci le borse da viaggio e quindi, come detto poco fa si vede più spesso.

Negli ultimi anni però il modello frontale è tornato di moda, soprattutto tra i ciclisti americani più chic e hipster e molti produttori indipendenti (ma non solo) hanno iniziato a produrne di molto belli e solidi, generalmente però sono anche più cari in rapporto a quello che offre un portapacchi posteriore. Quindi mi è venuto da chiedermi: ha senso?

Il portapacchi frontale è molto comodo

Dopo diversi anni di prove e ripensamenti devo dire che avere un appoggio davanti e vicino al manubrio e quindi alle mani è molto comodo. Questo è vero in particolare se usiamo la bici in città ma anche per gite fuori porta o durante i viaggi. 

* PARENTESI* In Italia, come ho già detto molte volte, siamo abituati a vedere la bici come qualcosa di sportivo e quindi pensiamo alla bici da corsa o alla mountain bike per andare veloce o fare gare oppure come a qualcosa di ludico o per bambini. Gran parte delle biciclette che vediamo nei negozi quindi non hanno portapacchi e ci sembrano anzi fuori posto. Pur essendo uno dei paesi storici del ciclismo in Italia le persone pedalano poco. In realtà la vera forza della bicicletta sta nell'uso quotidiano, come mezzo di trasporto o come mezzo perfetto per avventure fuori porta: la bici è un miracolo! Una bici comoda e bella è lo strumento ideale per divertirsi senza pensare a performance e gare. Vedi CICLISMO LENTO


Sul portapacchi possiamo fissare una borsa o un cestino sul quale appoggiare lo zaino o qualsiasi cosa ci serva. Possiamo sempre avere a portata di mano la gli occhiali, la macchina fotografica, la giacca o il telefono con le mappe. In città un capiente cestino su un robusto portapacchi è la cosa più comoda per andare a fare la spesa e se viviamo in zone poco sicure non corriamo il rischio che qualcuno ci sfili la borsa mentre si trova sul cestino alle nostre spalle.

Non ci intralcia mentre saliamo e scendiamo

Se avete un portapacchi posteriore e magari anche un cestino si sarà inciampato almeno una volta salendo o scendendo dalla bici (a meno che non abbiate una bici da donna con canna bassa). Questo problema nell'uso quotidiano urbano può anche diventare molto noioso, una volta sono anche caduto! Mettendo i nostri pacchi davanti potremmo risolvere bene questo problema.

Per alcuni può essere più bello esteticamente

Di questo non sono del tutto convinto, ma ultimamente, soprattutto tra i ciclisti più chic c'è una vera e propria fissazione per le borse frontali perché lasciano libera la ruota posteriore: questo avrebbe anche un effetto estetico perché come si sa anche l'occhio vuole la sua parte, soprattutto quando si parla di biciclette!

Un modo perfetto per distribuire il peso

Onestamente un gran peso sulla forcella per me è la cosa meno comoda che ci sia mentre pedalo, MA: abbinando un portapacchi anteriore ad uno posteriore possiamo distribuire meglio i pesi quando siamo carichi. In oltre ci sono dei portapacchi "low rider" che vedremo sotto, fatti apposta per le borse laterali che mantengono i pesi molto bassi rendendo la bici addirittura più stabile.

E ADESSO VEDIAMO I DIFETTI

Solidità

Per quanto si possa leggere e sentire il portapacchi posteriore è più solido: appoggia sul telaio e non sulla forcella, direttamente sulla parte più solida di tutta la bici: il carro posteriore. Non potrete mai fare lo stesso affidamento che fate sul carico posteriore in posizione frontale.

Spesa e reperibilità

A pari qualità i portapacchi anteriori sono generalmente più dispendiosi e soprattutto molto più difficili da trovare: molto probabilmente sarete costretti a comprarlo online e magari su un sito estero. Ci sono anche molti meno modelli disponibili.

Nell'immagine sopra si vedono gli occhielli vari che servono a montare il portapacchi frontale.

Compatibilità e montaggio

Per montare un qualsiasi portapacchi avrete bisogno degli occhielli apposta sul telaio: a meno che non abbiate una bici da viaggio apposta generalmente avrete quelli posteriori vicino al mozzo per parafanghi e portapacchi ma molto difficilmente quelli sulla forcella. Si possono adattare volendo quelli per il parafango, con vari problemi oppure comprare dei ganci adattatori, ma il risultato sarà sempre un po' raffazzonato. Per portapacchi frontali più solidi è utile avere anche gli occhielli a metà forcella che sono ancora più rari.

QUINDI CHE MODELLO SCEGLIERE

*non ho considerato le forcelle ammortizzate perchè richiedono adattori e modelli particolari.

Ci sono diversi modelli: alcuni servono a sostenere la borsa o il cestino, altri ad agganciare le borse laterali. Possono essere in alluminio o in acciaio e si possono agganciare alle viti basse o a quelle medie. Iniziamo da:

Quello più bello, completo ma anche più caro: Nitto F25, Campee, 34f front racks


Questo modello ha tutto quello che potete desiderare: un piano d'appoggio superiore per borse, cestini o altro, i telai laterali bassi per le borse, è realizzato in acciaio al cromo e quindi è robustissimo e volendo riparabile con una saldatura ed è realizzato in modo praticamente artigianale nelle officine Nitto in Giappone. Esteticamente è si rifà alle randonneur francesi anni 60-70 e quindi anche da questo punto di vista non si potrebbe chiedere di meglio. Ha anche dei difetti? Si, è molto difficile da reperire e caro, se lo trovate preparatevi a spendere più di 250 euro. 

Molto simili e belli sono anche i modelli Campee, sempre con uno stile vintage e invece con uno stile più moderno è il modello 34f della stessa Nitto, con questo, se lo trovate, potrete sperare di spendere un pelo meno, ma proprio un pelo.

Necessita di occhielli al mozzo e a metà forcella.

LINKS:

Nitto F25 - link 2

Nitto Campee 26 and 27 (spedizione da Germania, no dogana)

Nitto 34f (spedizione da USA)


IL MIGLIORE PER UN USO URBANO E PER LE GITE

Se cercate qualcosa di imbattibile per rapporto qualtà prezzo il modello migliore potrebbe essere il TOPIT prodotto dalla Racktime. Questo vale quasi per tutti i prodotti tedeschi che hanno a che fare con la bici, si tratta di prodotti robustissimi, progettati bene (di solito in Germani e non in oriente) a prezzi popolari. Personalmente uso questo modello da diversi anni sulla mia bici da città e questo vuol dire diversi km al giorno con un cestino agganciato carico di spesa e altro. E' veramente robustissimo, ha un piano d'appoggio lungo e comodo e, come tutti i prodotti Racktime ha un sistema di aggancio veloce per cestini, borse, o qualsiasi altra cosa su cui possa essere montato un gancio (molto economico) compatibile: si chiama Snap It.

Il TOPIT è costruito in Germania senza l'utilizzo di manodopera a basso costo, utilizzando metodi di produzione che contengono il più possibile i danni ambientali e nonostante questo costa intorno ai 50 euro. E' facilmente disponibile (anche in Italia anche se ovviamente non ovunque) e pesa circa mezzo kilo. Difetti? Non ha attacchi per le borse laterali low rider e per alcuni non è molto bello.

Compatibilità: necessità di occhielli a metà forcella.

 Personalmente consigliato, lo trovate qui a poco più di 50 euro: https://www.bike-components.de/en/Racktime/Topit-Evo-Rack-p73473/

IL MIGLIOR COMPROMESSO TRA USO E PREZZO

L'ormai famoso PIZZA RACK della Specialized è uno dei portapacchi frontali più venduti e usati: dispone di un enorme piano d'appoggio superiore, attacchi per borse laterali (anche se non troppo bassi) ed è molto robusto, con il TOPIT direi che è il modello più utile.

Anche questo modello potrebbe non piacere a molti che ricercano un estetica più raffinata, è prodotto in oriente e pesa circa 850 grammi. Il prezzo però è, per quello che offre, molto buono: 70 euro su bike components dalla Germania, ok a 90 euro dal sito ufficiale Specialized.

Si monta sugli occhielli a metà forcella.

ALTRI PORTAPACCHI DA VIAGGIO

I modelli che seguono sono abbastanza simili, permettono di caricare pesanti borse laterali e di avere anche un appoggio superiore:

Tubus Grand Expedition

Tubus è il marchio più noto e affidabile per quanto riguarda i portapacchi da viaggio. I suoi modelli sono prodotti in Germania in acciaio o in titanio, hanno dei prezzi abbastanza alti ma adeguati alla qualità. Tubus è anche proprietaria di Racktime con cui produce i modelli in alluminio. Il modello in questione si trova online tra i 120 e i 170 euro, consiglio di fare una ricerca al momento.

Surly Front Nice Rack



Surly è il marchio americano per le bici da viaggio, avventura, uso urbano e divertimento per antonomasia. Tutti i telai delle bici sono prodotte in acciaio in oriente a prezzi abordabili e sono noti per la robustezza. Simili sono i portapacchi. Pesante ma indistruttibile, anche questo modello permette di agganciare le borse laterali e ha un appoggio superiore. Lo trovate a meno di 160 euro su Bike Components e a 180 in Italia. Guardate sempre se trovate offerte.

Bontrager Carry Forward Front Rack


Molto simile ai due sopra ha un appoggio superiore e l'aggancio per le borse laterali. E' prodotto dalla Trek in oriente, il materiale però è l'alluminio. Questo potrebbe sembrare un difetto a livello di robustezza (ma non è di certo delicato) ma risulta più leggero ed economico del Surly. Purtroppo è anche meno facile da trovare, in ogni caso è disponibile su Alltricks.it a 119 euro.

I MODELLI LOW RIDER

I modelli Low Rider come dice il nome, permettono di tenere le borse molto basse per una maggiore stabilità, ma non hanno un appoggio superiore. Questo permette di risparmiare molto su pesi ed ingombri. Come per i modelli visti prima richiedono gli occhielli a metà forcella.

Tubus Tara


Questo è il modello low rider per eccellenza, lo vedrete su gran parte delle bici in viaggio: semplice, robusto e leggero è prodotto in acciaio in Germania da Tubus già vista più sopra. Si trova online a circa 70 euro

Tubus Duo low rider


Anche questo è prodotto in Germania da Tubus, a differenza del Tara è costituito da due pazzi scollegati da montare sui due lati della forcella, da evitare in mancanza di occhielli. Si trova online tra i 60 e i 70 euro. Simile a questo potete cercare anche il Salsa Down Under.

Il classicone economico


Questo modello generalmente marchiato XLC Alu low rider è veramente economico e versatile: possiamo infatti montarlo su tutte le forcelle, anche quelle ammortizzate, grazie ai suoi bulloni adattatori e per questo è uno dei modelli più popolari. Possiamo trovarlo online addirittura a circa 20 euro, è costruito in alluminio ma ovviamente ha anche qualche difetto: non è robusto come gli altri e per un uso intensivo potrebbe essere meno adatto.

MODELLI "LEGGERI" PER BORSE E CESTINI

Iniziamo questo capitoletto con i modelli dall'aspetto semplice e classico esteticamente belli su ogni ogni bici e adatti a sostenere il cestino. Il cestino, normalmente visto come un "accessorio da nonna" che addirittura imbarazza alcuni è invece qualcosa che può trasformare la vostra bici sia per un uso quotidiano sia per le scampagnate. Quello che a me forse piace di più, ma non l'ho mai provato è il Pelago Commuer Front Rack: prodotto da Pelago, marchi finlandese (non so dove però) è disponibile in vari modelli: Small, Medium e Large in base alla larghezza, in acciaio o in alluminio ed esistono anche delle bacchette laterali di ricambio per attaccarci delle borse laterali come quelli sopra.


Questo portapacchi viene fornito con 3 adattari con cui potrete montarlo su quasi ogni tipo di bici con forcella rigida (cosa non usuale) ed è compatibile con le borse prodotte dalla stessa Pelago (modelli M ed L). I prezzi sono abbastanza alti ma non ai livelli di Nitto o altre marche hipster americane del momento e potete trovare tutto dal loro shop: https://pelagobicycles.com/shop/equipment/racks-baskets/

Molto simile al precedente e ancora più raffinato è quello prodotto ancora dalla Nitto in Giappone: il Nitto Basket Rack, purtroppo anche questo è carissimo e difficile da trovare, non metto nemmeno il link perché oltre ad essere sempre esaurito costa così caro che sembra uno scherzo. 


Adatto allo stesso uso ma non così chic, vi rimando più sopra al Topit di Racktime che fa esattamente lo stesso lavoro costando un terzo.

Un altro Nitto è il modello 1B, più piccolo e leggero e agganciabile alle viti a metà forcella o tramite adattatori. Ovviamente caro ma non come l'altro costa sui 140 euro e lo trovate qui: LINK NITTO


Ci sono poi i modelli ultraleggeri per borse e per appoggiare piccole cose tra i quali:


Il Nitto M1, M12, M18 oppure l'MF22, variano di poco a seconda dei ganchi e delle bacchette, lascio a voi il piacere di fare una ricerca se ne avete voglia. I prezzi sono sempre alti come del resto la qualità made in Japan. 

LEGGERI E POPOLARI

Se invece volete qualcosa di simile ma non volete spendere tanto, anzi volete spendere il meno possibile perchè lo monterete sulla vecchia bici che usate in città e dovete legare spesso fuori, ci sono dei prodotti che fanno al caso vostro: io ne ho provati due: entrambi sono super economici, fatti decentemente e si possono montare sui bulloni dei freni cantilever/v-brakes, quindi perfetti per le vecchie MTB riutilizzate come bici da città o simili: ve ne metto due che ho usato personalmente per diversi anni e che delle volte ho caricato anche in modo vergognoso (6 bottiglie dell'acqua) e che hanno dato segni di cedimento solo dopo anni.


Il primo modello è d'acciaio in Italia si trova marchiato BRN ma in giro si vede anche con altri nomi, all'apparenza direi più resistente del secondo ma un filo più pesante lo potete ordinare qui a 15 euro o cercare dal vostro ciclista di quartiere: BRN Bernardi portacesto anteriore in acciaio.


Il secondo modello è in alluminio, all'apparenza più rifinito e nonostante il materiale ho potuto usarlo per anni con un cestino sopra sulla mia vecchia MTB ad uso urbano. Anche questo in Italia si trova marchiato BRN e oltre a trovarlo nel vostro negozio di quartiere è disponibile qui a circa 16 euro: BRN Bernardi Portacesto anteriore in alluminio

GANCI ADATTORI in mancanza di occhielli sulla forcella

prodotti dalla Tubus permettono di montare i portapacchi su forcelle senza occhielli. Bisogna stare molto attenti alla circonferenza degli steli della forcella e al montaggio. Li potete trovare qui:

Se volete una borsa comoda a manubrio senza dover montare i portapacchi oggi esistono molte possibilità e su questo scriveremo un post molto presto, per ora mi limito a consigliare due cose: La prima è la famosa e vendutissima Ultimate della Ortlieb:


Per usarla ha bisogni di un attacco che si monta sul manubrio tramite un cavo d'acciaio. Questo gancio è vendibile separatamente in modo da potere usare la borsa su diverse bici e si può usare su ogni tipo di manubrio. Una volta fissato l'attacco la borsa si aggancia e si sgancia in un secondo ed è solidissima, io personalmente la uso da circa 10 anni. La fattura è ancora una volta tedesca, quindi prodotta ottimamente, con attenzione all'ambiente, robustissima e impermeabile. La capienza è di circa 6 litri (ci sono diversi modelli) e va bene per gite di una giornata o come borsa in cui tenere le cose che devono essere a portata di mano durante un viaggio. Ancora una volta i ciclisti più modaioli potrebbero non apprezzarla ma personalmente la reputo veramente ottima. Può essere anche fissata al manubrio con una piccola serratura e generalmente la potete trovare nei vari modelli online tra i 50 e gli 80 euro: LINK

Se non volete nemmeno avere un gancio attaccato al manubrio esistono le classiche borsine del decathlon iper economiche fino alle borse da BikePacking da 300 euro, ma di questo appunto parleremo in un altro post.


giovedì 21 dicembre 2023

BUON SOLSTIZIO D'INVERNO, BUON NATALE!


BUON SOLSTIZIO D'INVERNO DA LE RADICI DEGLI ALBERI
Buon Natale, buon Yule, buon Alban Arthan!

Qui un vecchio post sui luoghi da visitare on in cui festeggiare in zona nord ovest:

Qui un vecchio post sulle druidesse:

Che tutti gli esseri possano essere felici e in pace!


lunedì 11 dicembre 2023

Il Dhammapada, i primi versi.

Il Dhammapada (Pali, in sascrito: Dharmapada) è una raccolta in versi di insegnamenti (“parole”, pada ) concernenti il Dharma. Dhamma. L’opera è suddivista in 423 stanze divise in 26 brevi capitoli e si trova sia nel canone pali che in in quello cinese. Oltre ad essere uno dei testi più importanti per il Buddismo Theravada è importante in ogni ambito del buddismo ed è uno dei testi più antichi: non conosciamo il nome di chi lo ha compilato, ma secondo la tradizione si tratta di insegnamenti del Buddha in persona.

Ho deciso di riportare qui i primi versi (troverete il link al testo completo in fondo) perché si tratta di semplici indicazioni che se riuscissimo a tenere sempre a mente migliorerebbero moltissimo, non solo la nostra vita personale, ma l'intera società: Io mi arrabbio spesso e perdo la testa per cose stupide, ma quando poi ci penso in un momento di calma capisco quanto sia stupido farlo. In una scala più grande questo è vero quando si parla di conflitti e di guerre. Comunque, spero possa essere anche a qualche lettore. 


1
Tutto ciò che siamo è generato dalla mente.
E’ la mente che traccia la strada. 
Come la ruota del carro segue 
l’impronta del bue che lo traina 
così la sofferenza ci accompagna 
quando sventatamente parliamo o 
agiamo con mente impura. 

Tutto ciò che siamo è generato dalla mente. 
E’ la mente che traccia la strada. 
Come la nostra ombra incessante ci segue 
così ci segue il benessere 
quando parliamo o agiamo 
con purezza di mente. 

"Mi hanno insultato, maltrattato, 
mi hanno offeso, derubato": 
impigliati in tali pensieri 
ravviviamo il fuoco dell’odio. 

Se ci liberiamo del tutto 
da pensieri che insinuano: 
"Mi hanno insultato, maltrattato, 
mi hanno offeso, derubato", 
l’odio è spento. 

L’odio non può sconfiggere l’odio, 
solo esser pronti all’amore lo può. 
Questa è la legge eterna. 

Chi è litigioso dimentica 
che moriremo tutti; 
non ci sono litigi per 
il saggio che riflette sulla morte

QUI TROVATE IL TESTO COMPLETO
con i versi che seguono a questi:

sabato 25 novembre 2023

Alla ricerca di Belanu, Bellino in Val Varaita. Belenus.

Il video sul nostro canale Youtube per i più pigri:


Tanti anni fa scrivemmo un articoletto su Belanu (o Belenus, Belino, ecc...) divinità proto celtica della luce e del sole, considerato l'equivalente dell'Apollo greco e romano e che potete leggere a questo LINK. Quindi non ci dilungheremo troppo, sappiate comunque che il suo nome voleva probabilmente dire "Il Luminoso", "Lo Splendente" dalla radice indoeuropea Bel che ritroviamo ancora oggi in Italiano, per esempio in bello o in baleno. La divinità era sicuramente adorata dalle popolazioni Celtiche in generale, continentali, liguri e iberiche e anche da quelle insulari. In pochi sanno che era molto popolare in quella che oggi è l'Italia del Nord. Ad Aquileia in Friuli sono state trovate diverse epigrafe e si trovava un area sacra a lui dedicata nel periodo gallo romano. Sono poi molti i luoghi che conservano la sua memoria nel suo nome, tra di esse sicuramente il comune di Bellino in Val Varaita (Piemonte) dove ci siamo recati questa volta.


Bellino è un comune che si trova in alta Val Varaita (1390 m.s.l.m.) nelle valli occitane del Piemonte. Il nome è quanto mai interessante per la nostra ricerca: Belins in dialetto, nei secoli scorsi veniva registrato come Bellin, Belin o Bellins in francese. Il paese infatti è sempre stato a cavallo tra Piemonte e Delfinato ma la lingua è quella occitana. Il nome ci interessa perchè potrebbe derivare da Bego o Becco o da Belanu appunto, che in molti casi era conosciuto come Belin, Belino appunto. Il nome quindi sarebbe già interessante quindi, ma il motivo per cui siamo venuti fin qui, oltre alla bellezza della Val Varaita è che sul pittoresco campanile medievale di Borgata Chiesa (Bellino è suddiviso in 10 borgate lungo il torrente Varaita) si troverebbe probabilmente l'unica rappresentazione reale della divinità celtica solare che stiamo inseguendo. Per la verità se ne trova anche una a Levo, vicino a Stresa, ma è molto meno caratterizzata, l'articolo è leggibile qui: LINK.


La Borgata Chiesa è riconoscibile salendo in alta valle, già dal suo campanile, nel tipico stile medievale alpino di fattezze grezze in pietra locale, con un bellissimo tetto spiovente: se siete dei bevitore di tisane lo avrete sicuramente già visto infatti compare sulle confezioni delle infusioni biologiche Valverbe prodotte a pochi chilometri di distanza. Ed è proprio sotto questo campanile, al centro di questo piccolo e meraviglioso borgo che si trova la faccia raggiata scolpita sulla roccia che rappresenta la nostra divinità. Per trovarlo potete parcheggiare nell'unico spiazzo vicino al bar e addentrarvi negli stretti vicoli tenendo come riferimento la cima del campanile appunto.


Arrivati di fronte alla piccola chiesetta dedicata a San Giacomo, interessanta dai recenti scavi (2018) in cui sono venite alla luce alcune sepolture medievali si entra aprendo un cancello sulla destra della facciata e si entra nel piccolo prato. La più antica fonte scritta riguardante questa chiesa risale al 1308 ma la sua esistenza in epoca romanica è comprovata da diversi elementi architettonici sia all'interno che sul campanile. Sulla piccola cappella di Sant'Antonio, proprio sotto il campanile compare, usato ad angolo, un elemento di riutilizzo più antico: una testa raggiata in stile tipicamente celtico identificato appunto come l'Apollo Beleno gallo romano: Belenus!


A comprovare questa ipotesi, oltre ai raggi che circondano la testa, lo stile scultoreo e il nome del paese stesso, c'è il fatto che l'elemento sia stato riutilizzato capovolto probabilmente come atto esorcizzante per un culto che in una vallata così remota (ma come in altri luoghi) non doveva essere del tutto scomparso con l'arrivo del cristianesimo. Devo ammettere che trovarmi di fronte ad un manufatto del genere è stato emozionante e non ho potuto pensare a quanto poco sia conosciuto. In rete cercando Belenus si possono trovare illustrazioni di fantasia, divinità galliche e romane che però non lo sono e molti articoli che parlano di questo Dio in Inghilterra dove però non è mai stato trovato. Ma forse è meglio così: per trovarlo bisogna cercarlo! Nella foto qui sotto abbiamo capovolto l'immagine per vedere meglio il volto ancestrale scolpito in questa pietra:


Oltre a questo comunque è interessante notare che sia il campanile che la chiesa sono arricchiti con altri elementi più antichi reimpiegati come una testa barbuta e un animale difficile da identificare.



Il comune di Bellino è poi noto, per restare in tema, per le “têtes coupées” (teste mozzate) che compaiono sui portali in pietra direttamente derivati dall'uso delle popolazioni celtiche, ma anche per l'altissima concentrazione di Meridiane. Esiste un piccolo Museo del Tempo in borgata Celle che raccoglie e testimonia la loro presenza anch'essa legata al culto solare. Notevoli anche i portali "megalitici" e le fontane con vasche scavate da un unico blocco di roccia.


A questo link https://leradicideglialberi.blogspot.com/2023/09/visita-alla-parrocchiale-di-santa.html qualche post or sono abbiamo anche visitato la parrocchiale di Castel Delfino in cui in epoca tardo gotica e addirittura nel '500 era ancora vivo in valle, sia il culto delle "teste tagliate" che lo stile celtico sultoreo. 

BIBLIOGRAFIA:
Per avere un testo sulla testa dell'Apollo Beleno e sugli scavi più recenti molto più scientifico ed accademico del nostro vi rimando al quaderno N.3 di archeologia del piemonte, scaricabile in PDF qui:

mercoledì 22 novembre 2023

Acqui Terme - "Da Carystum ad Aquae Statiellae" conferenza

Interessantissima conferenza ad Acqui del 2011:
Acqui Terme - "Da Carystum ad Aquae Statiellae" 
Un racconto che parte dai primi insediamenti nel territorio per arrivare fino al fulgore dell' età imperiale., passando per la Battaglia di Caristo e lo scontro tra Liguri e Romani. 
MARICA VENTURINO, archeologa: “Acqui prima di Aquae Statiellae” 
SILVIA GIORCELLI, storica: “Statielli e Romani: scontro di civiltà” 
GERMANO LEPORATI, archeologo: “Aquae Statiellae e la Via Aemilia Scauri”

sabato 18 novembre 2023

Il Sasso dell'Olio e la sua area sacra.

La settimana scorsa sono finalmente riuscito a visitare il Sasso dell'Olio o Pietra dell'Olio di cui avevo sentito parlare da tempo e per questo ringrazio tantissimo il sergente Tobia e il gruppo di amici di "Montagna e Gastronomia" con cui abbiamo passato una bellissima giornata a vagare per boschi e luoghi magici tra i colli tortonesi. Si tratta di una pietra eretta, un menhir, di cui è ancora vivo il ricordo tra gli abitanti della zona, ma durante la visita abbiamo trovato anche di più. 



Il "Sasso dell'Olio" si trova nella zona in cui i colli tortonesi stanno diventando appennino, il paese più vicino è Garbagna e la strada asfaltata più vicino porta fino in località Bastita da cui poi si prosegue a piedi. Noi in realtà abbiamo fatto una bella escursione partendo da Castellania e passando per le Torri di Sant'Alosio, che abbiamo già visto, luogo in cui si trovano alcune coppelle e che sembra essere collegato a questo. 

La pietra sorge proprio sul sentiero in mezzo al bosco, in cima ad uno dei numerosi colli,ma senza una guida non è molto facile da trovare. Dal terreno spuntano molte pietre, in modo naturale ma questa sembra proprio eretta dall'uomo, in effetti ha anche ceduto nel corso dei secoli e oggi si presenta pendente di circa 30 gradi. E' alta approssimativamente 1,70 ma, essendo il terrendo pendente da un lato è anche più alta. Vedendola finalmente di persona diventa subito chiara la ragione del nome con cui è conosciuta. Sulla sommità di trova una vaschetta, più che una grande coppella, che probabilmente veniva riempita di olio o grasso per alimentare un fuoco. In oltra un'altra cosa sorprendente è che la pietra, nonostante la vegetazione, è orientata verso la cima di Sant'Alosio, da cui siamo passati poco prima, dove si trova la grande coppella e in cui da alcuni anni si celebra il solstizio d'estate in vari modi.


Qui sopra la coppella principale a Sant'Alosio e le due torri viste dall Sasso dell'Olio.

I due colli panoramici, che noi abbiamo visitato in giornata distano a piedi circa 6 km di sentiero, sicuramente meno in linea d'aria. Il sito in cui sorge il Sasso però è molto interessante e presenta molte altre pietre. Una sulla sinistra a terra sembra molto simile e potrebbe essere crollata con il tempo. Addentrandosi alle spalle di queste due pietre si trova una piccola radura, disseminata di pietre naturali che andrebbero forse esaminate meglio, in quanto almeno su una di esse ci sono segni che potrebbero essere artificiali. La cosa più notevole comunque è una grande masso, alto quasi tre metri che sorge esattamente al centro dell'area sulla piccola altura. 



Questo masso sembra in posizione naturale ma ha sicuramente una sua forza particolare, in oltre presenta alcune cavità molto particolari. Anche di queste non si può sapere se siano dovute all'erosione o all'opera dell'uomo, ma sicuramente hanno richiamato la nostra attenzione e probabilmente quella di chi frequentava questi luoghi in passato. Qui sotto riporto alcune foto perchè si possa capire di cosa stiamo parlando.



In oltre come si diceva sopra, sono molte le altre pietre affioranti che anche se coperte di muschio e di foglie, erose da centinaia e centinaia di anni di intemperie ad un'occhiata veloce sembrava prensentassero diversi segni, tra coppelle e segni vari, come si può intuire da queste due foto qui sotto.



Il modo migliore per visitare queste zone è quello di farlo con una bella escursione, quindi vale la pena prendersi una giornata intera. Sono molte le leggende che sopravvivono nel folklore locale, i nomi dei santi che rimandano forse a divinità e spiriti locali, le storie di fate e diavoli che popolavano i grandi calanchi e le fonti che costellano le vallate e i nomi di colline e corsi d'acqua in zona che hanno origini celtiche e precristiane. A seguire alcune altre immagini dell'escursione e una serie di collegamenti e note utili.

I resti di una fonte molto antica in cui si tramanda la presenza di fate.

Alcuni degli impressionanti calanchi argillosi dei colli tortonesi. Anch'essi noti per fate e diavoli.

COLLEGAMENTI E NOTE:
Ogni anno per il solstizio d'estate alle Torri di Sant'Alosio c'è un grande raduno di Yoga al tramonto con decine di persone.

Il territorio era popolato da popolazioni celto liguri e principalmente dai Dertonini o Dectunini che avevano 15 oppida in zona: uno era Tortona, la romana Dertona che prende il nome appunto dai Dertonini. Un'altro era nel luogo in cui i romani fondarono Libarna e un'altro ancora era Carezzano a poca distanza. 

A questo link sul canale youtube de Le Radici Degli Alberi c'è mia nonna (nata proprio a Sarizzola nel 1917) che racconta di aver visto le fate di persona): https://youtu.be/G0g2Yt_xrz4?si=uaErXU94DNQYpYDv 

sabato 4 novembre 2023

LRDA MUSICA: Flying Saucer Attack - David Pearce

 Iniziamo con questo post una rubrica musicale su Le Radici Degli Alberi: musica più o meno insolita che per qualche motivo ha a che fare con gli argomenti trattati generalmente su queste pagine. Iniziamo quindi con questo nome proveniente da Bristol.

I Flying Saucer Attack si formarono a Briston nel 1992 con David Pearce che resta per tutto il periodo il membro fisso e autore di quasi tutti i pezzi, Rachel Brook (or Rachel Coe) dei Movietone e, nel primo periodo più "rock" altri membri come Matt Elliott e Sam Jones. I FSA sono uno di quei gruppi veramente unici, difficili da definire e da inserire in qualche corrente musicale: il termine più preciso per definire il loro sound è "rural psychedelia" nome con cui viene a volte chiamato il loro disco senza titolo del 1993. Negli anni hanno unito dream pop e shoegaze con il rock psichedelico tedesco più spaziale e con il noise a volta portato veramente all'estremo avvicinandosi all'harsh noise! 

Comunque i caratteri fondamentali della musica dei FSA sono le registrazioni casalinghe e sporche fatte con registratori a cassette, le ambientazioni sperimentali e ripetitive che, appunto, si rifanno non solo a certo folk e ai Jesus and Mary Chain e ai My Bloody Valentine, ma molto a cose come i Can e addirittura i primi Popol Vuh. Ballate psichedeliche e droni ossessivi che, come le loro copertine, hanno sempre questo sapore rurale e sobriamente ancestrale. Negli anni le produzioni si fanno sempre meno rock e più ambientali, evitando, però, sempre accuratamente le tastiere e l'elettronica, restando sempre assolutamente analogici. Quella dei FSA è una musica intimistica e perfetta per viaggiare, sia durante in treno attraverso le campagne autunnali ma soprattutto con la mente in mondi fumosi. 

Ho voluto iniziare la rubrica musicale con i FSA perché bel si adattano al carattere bizzaroe sognante ma tendenzialmente abbastanza sobrio di chi scrive qui sopra. Non sono sicuramente un ascolto facile o per tutti, consiglio i primi due album per entrare al meglio nel loro mondo. 

Discografia:

Studio albums:
Flying Saucer Attack (1993, FSA Records)
Further (1995, Domino Records/Drag City)
New Lands (1997, Domino Records/Drag City)
Mirror (2000, FSA Records/Drag City)
Instrumentals 2015 (2015, Domino Records/Drag City)

Singles and EPs:
"Soaring High" (1993, FSA Records)
"Wish" (1993, FSA Records)
"Crystal Shade" (1994, FSA Records)
"Land Beyond the Sun" (1994, Domino Records/Drag City)
"Beach Red Lullaby" (1995, Planet Records)
"Outdoor Miner" (1995, Domino Records))
"At Night" split with Jessamine (1996, Enraptured)
"Sally Free and Easy" (1996, Domino Records/Drag City)
"Goodbye" featuring Roy Montgomery (1997, VHF Records)
"Up in Her Eyes" (1997, Stop Smiling)
"Coming Home" (1997, Domino Records)