Piccola mitologia di Alessandria
Una giornata tra pietre, santi, folletti, draghi e altre storie di una città dimenticata dal turismo
Alessandria, una città da cercare
In un'epoca in cui le grandi città d'arte cercano faticosamente di difendersi dal turismo di massa, ci sono centri che vivono esattamente il problema opposto.
Non è una città di grandi monumenti né una tappa obbligata del turismo italiano e decisamente non si trova in uno dei migliori periodi della sua storia. Proprio per questo conserva una sorprendente quantità di storie, luoghi curiosi, leggende e tracce del passato, nascoste nella città e nei borghi circostanti.
Questa non vuole essere una guida ai monumenti più belli di Alessandria (facilmente recuperabile su altri siti), ma una piccola mitologia urbana: un itinerario fra storia e leggenda, archeologia e folklore, santi, creature fantastiche e luoghi dai poteri misteriosi.
Basterà una giornata per incontrarne alcuni.
Una città più antica della città
Il territorio alessandrino è abitato almeno dal Neolitico e conserva tracce di una storia molto più antica della città attuale. Prima di Alessandria esistevano villaggi liguri e celtici; in epoca romana sorsero importanti centri e vie di comunicazione, fra cui Forum Fulvii, nell'attuale Villa del Foro, fondata su un preesistente emporio celto-ligure.
Alessandria è invece una città relativamente giovane. Venne fondata nel 1168, durante le lotte fra i comuni della Lega Lombarda e l'Impero, dall'unione di popolazioni provenienti da diversi insediamenti del territorio: Bergoglio (demolito nel 1700 per costruire la Cittadella), Gamondio (oggi Castellazzo), Marengo, Rovereto e altri centri.
Nei secoli successivi divenne una delle città fortificate più importanti dell'area Cisalpina per la sua posizione strategica, passando sotto diverse dominazioni. Nell'Ottocento la ferrovia la trasformò in uno dei principali nodi di comunicazione del Nord Italia, favorendo lo sviluppo di officine, industrie e una vasta rete tranviaria.
Sotto queste città — romana, medievale, fortificata e industriale — ne sopravvivono altre, molto più difficili da vedere.
Sono quelle che andremo a cercare.
1. Santa Maria di Castello — la città prima della città
Nel cuore di Borgo Rovereto si trova la più antica chiesa di Alessandria (Piazza Santa Maria di Castello, 13), sorta su un'area abitata ben prima della fondazione della città. Sotto l'edificio attuale sono ancora visibili i resti di una chiesa preromanica dell'VIII secolo e di una successiva costruzione romanica; la prima sarebbe stata costruita utilizzando le pietre di un misterioso fortilizio che sorgeva un tempo sulle rive del Tanaro.
Oggi, oltre alle tracce di questa storia antichissima, la chiesa conserva importanti opere d'arte, tra cui dipinti del Moncalvo e una straordinaria Deposizione in terracotta.
2. Gagliaudo e il lupo di San Francesco — due storie in piazza
Nel cuore della città, sulla cattedrale (Piazza Giovanni XXIII), si incontrano due dei personaggi più curiosi della tradizione alessandrina. Gagliaudo Aulari, l'astuto contadino che secondo la leggenda salvò Alessandria durante l'assedio imperiale mostrando al nemico una vacca ben pasciuta, oggi osserva la piazza dall'alto del suo piedistallo. Ma si racconta che di notte scenda dalla sua statua per aggirarsi per la città e combinarne di tutti i colori.
Poco distante, la memoria di San Francesco e del lupo racconta invece di una belva che terrorizzava le campagne intorno ad Alessandria e che il santo sarebbe riuscito ad ammansire.
Due storie molto diverse, ma entrambe legate a una città nella quale, almeno secondo la tradizione, uomini e animali straordinari hanno continuato a vivere fianco a fianco.
3. I draghi di Alessandria — creature di pietra e di memoria
Alle Sale d'Arte sono custoditi, sui capitelli recuperati dal chiostro medievale che sorgeva nella Chiesa del Carmine (Via Guasco, 11), due draghi di pietra che si guardano. Ma non sono gli unici draghi della città: negli anni Novanta, durante gli scavi dell'antico Duomo distrutto in epoca napoleonica, furono ritrovati altri due splendidi draghi scolpiti in un capitello, oggi conservato alle Sale d'Arte (Via Niccolò Machiavelli, 13).
Secondo una suggestiva interpretazione, questi due draghi potrebbero essere all'origine dei due grifoni dello stemma di Alessandria, simbolicamente associati ai due fiumi (Tanaro e Bormida) che circondano e proteggono la città.
4. Le Sale d'Arte — Artù, Lancillotto e una storia medievale dimenticata
Nelle Sale d'Arte di Alessandria (Via Machiavelli, 13) è conservato uno dei tesori più sorprendenti della città: un ciclo di 15 affreschi del tardo Trecento (LINK) con le storie di Artù, Lancillotto e Ginevra.
Gli affreschi decoravano in origine una grande sala di rappresentanza della torre medievale di Frugarolo, a pochi chilometri da Alessandria. Rimasti nascosti per secoli sotto uno strato di intonaco, furono scoperti nel 1971, staccati dalla torre e, dopo un lungo restauro, finalmente esposti al pubblico nel 1999.
Il ciclo racconta soprattutto le imprese e gli amori di Lancillotto, con scene tratte dalla tradizione del Lancelot du Lac: duelli, castelli incantati, Ginevra, la Dama del Lago e il misterioso principe Galeotto. Le iscrizioni che accompagnano molte scene sono ancora leggibili.
Un luogo da non perdere per chi cerca l'Alessandria più insolita: qui, in una città piemontese, si incontra uno dei rari grandi cicli profani arturiani sopravvissuti dal Medioevo.
5. La Cittadella — l'enorme fortezza e lo stregone
La sua gigantesca pianta esagonale, con sei bastioni, gallerie, casematte, fossati e terrapieni, occupa circa 20 ettari e conserva ancora leggibile l'impianto settecentesco. Una vera città militare rimasta quasi intatta.
Tra questi bastioni sopravvive anche la memoria del Mascone (Maschilie di Masca, stregone, mago) di Alessandria, una figura del folklore cittadino che, secondo la tradizione, si aggirava fra le antiche mura e i boschetti che un tempo circondavano la città, praticando misteriosi rituali di fisica, cioè di magia. (LINK)
6. La Porta Maricia — sulle tracce dei Marici
Oggi non esiste più, ma nelle antiche mappe di Alessandria compare la Porta Maricia (numero 17 nell'immagine sotto), una delle porte delle mura della città. La sua posizione può essere collocata con buona approssimazione presso l'incrocio fra via Tortona e Spalto Marengo e venne demolita con il resto delle mura della città nel corso del '900.
Il nome è particolarmente interessante perché potrebbe conservare la memoria dei Marici, un'antica popolazione gallica ricordata dalle fonti romane e stanziata nell'area fra l'attuale Alessandrino e il Pavese.
Le tracce di questo antico territorio sono ancora visibili nei nomi di alcuni luoghi come Pietra Marazzi, l'antica Petra Mariciorum, mentre Bosco Marengo è collegato al latino Lucus Maricorum, il bosco dei Marici. A Pavia esiste inoltre un'altra Porta Marica.
Così una porta scomparsa diventa una piccola traccia di un popolo vissuto qui più di duemila anni fa.
7. Il folletto di via Vescovado — una creatura nascosta in città
Tra le storie meno conosciute di Alessandria c'è anche quella di una piccola creatura che, secondo la tradizione popolare, avrebbe abitato nei pressi di via Vescovado. Un folletto, o meglio un piccolo coboldo, legato a quelle antiche storie di case, cantine e vicoli in cui il confine fra realtà e superstizione era molto più sottile di oggi.
È una storia minuscola, quasi dimenticata, rintracciabile solo su alcune carte disponibili presso l'Archivio di Stato, ma proprio per questo perfetta per questa piccola mitologia: non bisogna cercare un grande monumento, basta sapere dove guardare.
8. Le pietre magiche — Santa Varena e il temporale
Appena fuori dalla città, la mitologia alessandrina continua attraverso alcune pietre alle quali la tradizione ha attribuito poteri particolari.
A Villa del Foro, sulla chiesa di Santa Varena (Via Maestra, 33), è ancora visibile la cosiddetta Pietra di Santa Varena. Secondo la leggenda sarebbe un antico altare pagano (probabilmente un menhir o parte di un dolmen) che la santa avrebbe trasportato sulle proprie spalle e sul quale avrebbe indicato di costruire il nuovo luogo di culto.
Dall'altra parte della città, sulle colline di Valle San Bartolomeo (SP79, 87, 15122 Alessandria AL), si trova invece la Pietra del Temporale (LINK), una grande pietra eretta (menhir) alla quale la tradizione popolare attribuiva un rapporto con le masche, le streghe piemontesi, che l'avrebbero utilizzata nei loro rituali per provocare temporali. Sembra che in passato ci fossero più pietre, ma vennero cavate e usate per costruire le case della zona.
Due pietre molto diverse, ma entrambe trasformate dalla memoria popolare in qualcosa di più di semplici pietre.
9. Il Cristo e gli antichi Statielli
C'è un'altra storia che si può leggere direttamente sulla carta della città.
Il grande quartiere meridionale di Alessandria si chiama Cristo, un nome apparentemente moderno ma che, secondo una curiosa interpretazione, potrebbe conservare la deformazione dell'antico Carystum, la città degli Statielli, popolazione ligure-celtica oggi identificata con l'attuale Acqui Terme. Su questa ipotesi è stato realizzato un documentario (LINK) e un'opera teatrale di Claudio Braggio.
È un'ipotesi etimologica che non va presentata come una certezza, ma che aggiunge un'altra suggestione alla nostra ricerca: sotto il nome di un moderno quartiere popolare potrebbe nascondersi, forse, un'eco di un mondo di più di duemila anni fa.
10. La città dei treni e dei tram
L'ultima tappa ci riporta invece a un passato molto più recente.
https://alessandriatram.blogspot.com/
Nell'Ottocento Alessandria divenne uno dei grandi nodi ferroviari d'Italia e la sua posizione fra Torino, Genova, Milano e il porto ligure ne fece un importante centro di collegamento e di sviluppo industriale.
Ma la parte più curiosa è forse quella che oggi è quasi completamente scomparsa: Alessandria possedeva una vasta rete tranviaria urbana ed extraurbana. Le linee collegavano la città con Sale, Casale Monferrato, Marengo, Mandrogne e altri centri della provincia. La rete urbana, l'unica in Piemonte oltre a Torino, elettrificata nel 1912, disponeva di due linee che collegavano il centro al quartiere Cristo e al quartiere Orti.
Molte informazioni si trovano qui: https://alessandriatram.blogspot.com/
Oggi dei tram rimangono soprattutto fotografie, vecchie mappe e qualche traccia nella toponomastica, ma anche alcune tracce reali: prima di tutto il deposito delle tranvie elettriche (1912), esternamente conservato (oggi Penny Market: Viale Milite Ignoto, 24), e i piloni della linea aerea sul viale della stazione e in via Mazzini.
Anche questa è una parte della città invisibile: una città industriale che per un certo periodo correva su rotaie in mezzo a quella medievale e fortificata.








