sabato 1 aprile 2023

L'agnello pasquale: Vegetarianismo e cristianesimo.

Siamo abituati a pensare ai monoteismi e al cristianesimo come ad una delle religioni più antropocentriche, una religione che addirittura nega l'esistenza dell'anima negli esseri non umani (ma anche nelle donne fino a qualche tempo fa), ai discorsi dei papi che mettono in guardia chi si affeziona agli animali, ai passi biblici che darebbero all'uomo il diritto di disporre su tutti gli altri esseri a proprio piacimento. Nel periodo di pasqua poi, con la strage degli agnelli, questi pensieri tornano sempre alla mente. Ma è davvero così? O meglio è sempre stato così e lo è per tutti i cristiani?


NON UCCIDERE
(quinto comandamento)

Della vita di Gesù sappiamo molto, ma praticamente niente di quello che lui mangiasse o non mangiasse, però sappiamo con certezza che molti dei primi cristiani praticavano con convinzione l'astensione dal consumo della carne: San Girolamo, Tertulliano, San Giovanni Crisostomo, San Benedetto, Clemente, Eusebio, Plinio, Papias; Cipriano, Pantaneo, come molti altri predicavano la misericordia e la compassione per tutti gli esseri. *(1) Non mi dilungo sulla bibbia perchè non sono un esperto e anche perchè cercando di informarmi mi sono reso conto che anche tra i cristiani e tra gli esperti ci sono molte interpretazioni diverse e discussioni a volte molto accese. In alcuni passaggi Dio da chiare indicazioni all'uomo di nutrirsi solo di "ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme" mentre in altri passagi dice di dominare su tutti gli animali. L'incoerenza apparente è palese e non solo su questo specifico argomento e penso che quello dell'interpretazione dei testi sacri sia un argomento troppo grande per un post su un blog come questo. Quello che a me personalmente interessa è la visione e la filosofia dei padri della chiesa e soprattutto dei mistici. Una testimonianza interessante è quella di una donna di nome Biblis che quando i cristiani nel 177 d.c. vennero accusati di mangiare i bambini (questa è un'accusa che nel corso dei secoli ha colpito tutte le minoranze, dagli ebrei alle streghe) rispose: "come potrebbero mangiare bambini questi uomini, ai quali non è permesso nemmeno mangiare il sangue degli animali privi di ragione?" *(2). Più tardi, quando la religione cristiana era ormai religione di stato da tempo, al conciglio di Trullan (Costantinopoli 692 d.c.) venne stabilita la regola che diceva: "Mangiare il sangue degli animali è proibito dalle sacre scritture, Un membro del clero che sia partecipe del sangue dovrà essere punito con la scomunica a laico" *(3). Anche a proposito del sangue si potrebbe aprire un'altra lunghissima parentesi: nel levitico 7. 26 compare un'altra proibizione: "Tu non ti ciberai di sangue, sia esso di volatile o di animale, in nessuno dei luoghi dove risiedi". Questa proibizione è stata poi raggirata nell'ebraismo con il dissanguamento rituale degli animali macellati. Diversi testi affermano che gli apostoli fossero vegetariani e che i primi cristiani si astenessero dal cosumo di carne per misericordia e purezza. San Giovanni Crisostomo (345-407 d.c.) scriveva: "Noi capi cristiani pratichiamo l'astinenza dalla carne di animali per sottomettere il corpo... mangiare la carne è innaturale e impuro". Ma più di un secolo prima Clemente d'Alessandria (160-240 d.c.) scriveva: "...il demone della pangia, il peggiore di tutti i demoni... E' molto meglio essere felici che rendere i nostri corpi simili a tombe di animali. Di conseguenza, l'apostolo Matteo si nutriva di semi, noci e vegetali, niente carne". Ancor prima San Pietro si scagliava contro l'usanza pagana di mangiare carne e fare sacrifici. Nel Cemente Homilies basato sulle sue predicazioni e scritto nel II secolo dopo cristo si legge: "Il consumo innaturale di carne è contaminante quanto la pagana adorazione dei demoni, con i suoi sacrifici e i suoi festini impuri, e quando vi prende parte l'uomo diviene un compagno di tavola dei diavoli". In alcuni atti si parla di San Paolo come membro della setta dei Nazareni che senguiva i principi degli esseni tra i quali il vegetarianismo. Eusebio (264-349 d.c.), padre della chiesa, citando Hegesippus ci dice che anche Giacomo si asteneva dal mangiare carne degli animali. Tuttavia quando la religione cristiana divenne la religione ufficiale dell'impero romano, tante cose cambiarono: prima di tutto il concetto di non violenza stesso, proprio dei primi cristiani che a questo punto dovevano appoggiare le guerre imperiali. E molti aspetti del paganesimo di stato vennero mantenuti con la nuova religione, ma qui verrebbe fuori un libro intero. Con l'arrivo delle popolazioni "barbariche", con il crollo della popolazione e con le foreste che si riprendevano lo spazio dei campi coltivati (non tutti gli aspetti della decadenza sono negativi!) si passò da un tipo di alimentazione quasi completamente basato sui cereali e sugli altri vegetali ad un'alimentazione che includeva molta selvaggina, specialmente tra i signori. Nel 1200 Tommaso d'Aquino rassicurava i fedeli che uccidere gli animali fosse sancito dalla divina provvidenza. 
Eppure sappiamo che le prime sette come quelle dei Nazareni, Terapeuti, Ebioniti, Gnostici, Esseni praticavano il vegetarianismo. Oltre ai padri della Chiesa già nominati più sopra sappiamo che ache Tertulliano si astenesse dal consumo di carne. Origene (185-254 d.c.) seguace di  Clemente scrisse: "... credo che i sacrifici animali siano stati inventati dall'uomo per mangiare carne" *(4).


NUOVE CONFESSIONI CRISTIANE
Anche tra le nuove confessioni cristiane apparse negli ultimi secoli, sono in molti a seguire il vegetarianismo e a dare importanza alla compassione verso gli animali. Ellen G.White era un vegetariano entusiasta e fu uno dei fondatori della Chiesa Avventista del Settimo Giorno così come John Wesley iniziatore del Metodismo. Sylvester Graham, inventore di Graham crackers e ministro presbiteriano seguiva l'ideale vegetariano. Williamo Metcalfe, pastore delle Bible Christian Church d'Inghilterra ha scritto il libro intitolato: "Astinenza dalla carne degli animali" nel 1840. 

(Da continuare)




*(1) Steven Rosen - "Il vegetarianismo e le religioni del mondo".
*(2) Eusebius - "The ecclesiastical history".
*(3) C.J. Hefele - "A history of the councils of the church, from the original documents".
*(4) Stromata - "Sui sacrifici".






domenica 26 marzo 2023

La Basilica di San Dalmazio a Quargnento.

La Basilica minore di Quargnento ho una storia molto lunga e interessante e custodisce importanti opere d'arte. Sorge nel centro del paese di Quargnento a pochi chilometri da Alessandria e ha una caratteristica facciata a fasce.

BREVE STORIA: Si hanno le prime notizie di una chiesa a Quargnento nel IX secolo e si hanno notizie certe nel X secolo quando nel 907 d.c. le reliquie di San Dalmazio vennero trasferite da Pedona per il pericolo delle scorrerie dei Saraceni che in quegli anni saccheggiavano il cuneese. La nuova chiesa venne consacrata nel 1111 da Papa Pasquale II, ma alla fine del secolo Federico Barabarossa, adirato per il fallimento dell'assedio di Alessandria, distrusse sia il castello che la chiesa del borgo. Il ritrovamento di una lapide testimonia che la ricostruzione della parrocchia iniziò nel 1270, mentre tra il 1560 e 1574 ci furono i lavori di ampliamento con le due navate laterali. Nel 1890 un gravissimo incendio distrusse il tetto della chiesa che venne restaurata tra il 1899 e il 1904, con la nuova facciata e i bellissimi affreschi in stile liberty.

QUARGNETO: il paese sorge a pochi chilometri da Alessandria e dalle sponde del Tanaro ai piedi delle colline del Monferrato, zona abitata già nella preistoria da diverse popolazioni tra i quali i celto-liguri Statielli. Le prime testimonianze scritte attestano un accampamento militare romano attorno al primo secolo avanti cristo, che serviva a contrallare le tribù locali. Il nome deriverebbe dal latino "Quadrigentum" e al periodo romano si deve proprio il primo nucleo sacro che diede origine all'odierna basilica.


IL TEMPIO DI DIANA: sul retro della chiesa proprio sotto al campanile si possono ancora oggi vedere delle grosse pietre che sono i resti di quello che in epoca precristiana era un tempio dedicato a Diana. Purtroppo le testimonianze scritte ed i reperti fino al periodo a cavallo tra i due millenni sono pochi, come del resto in tutta questa zona, altre pietre del tempio pagano si possono vedere anche più in altro sul campanile. Il tempio che probabilmente aveva una pianta circolare, venne trasformato in una primitiva chiesa in epoca cristiana che conservava la stessa forma. Al periodo barbarico e longobardo dobbiamo il bellissimo pozzo nel giardino interno, purtroppo visitabile soltanto in occasioni speciali.

LA CHIESA ROMANICA: la prima forma della chiesa attuale risale al periodo romanico, di cui oggi conserva solo la meravigliosa abside visibile, nella sua forma originale sul retro nel classico stile locale e una cripta purtroppo oggi murata.

LA PARTE SOTTERRANEA E IL CAMPANILE: Sotto la navata centrale esiste tuttora una chiesa sotterranea dove venivano seppelliti i defunti fino a circa metà ‘800. Sotto l’altare c’era sicuramente una cripta che originalmente prendeva luce dalle finestre ora visibili sul retro dell’abside (murate). Il campanile in muratura risale al 1500 e sulla sommità si trova un'interessante sistema campanario.


 AFFRESCHI ED OPERE DARTE NOTEVOLI: La cosa più particolare della chiesa, a mio moesto giudizio, sono gli affreschi e le decorazioni in stile "Liberty", cosa più unica che rara in un luogo del genere. A seguito dell’incendio propagatosi nell’interno della Chiesa il 20 novembre 1890 la chiesa viene restaurata ed affrescata dal 1899 al 1904 da Vincenzo Boniforti (Vigevano 1866-1904), che utilizzava come modelli per le sue opere le persone del paese, scegliendole tra le più caratteristiche.
Nella Chiesa sono conservate opere pregevoli: un trittico stemprato su legno di Gandolfino da Roreto, una terracotta di Francesco Filiberti. Un Crocefisso del 1500 in stile Genovese. Il pulpito é opera pregevole del 1600.









sabato 25 febbraio 2023

MASCHE E MASCONI: 5) Animali magici: gatti, pecore, capre... che sono masche.

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Abbiamo già parlato di masche e gatti per quanto riguarda quella che è la masca forse più famosa, Micilina (LINK) qui sotto ho cercato di raccogliere alcune storie che testimoniano il rapporto tra queste figure e gli animali. Questa è una caratteristica che ricorre in molte storie di streghe in tutta Europa e non solo, ma come già detto, la figura della masca è particolare per questo suo legame più marcato con la natura, con un animismo che torna. Sia le masche che la natura (nelle storie di questo post gli animali) hanno sempre caratteristiche più o meno negativa, tutto quello che non è umano è stato adombrato da un Cristianesimo antropocentrico che vede in tutto quello che non è umano (e donna...) qualcosa di maligno, tuttavia in queste storie gli animali tornano ad essere dei soggetti importanti e vengono trattati, anche se con timore o disprezzo, quasi alla pari.

I GATTI DEL MASCONE: Per scendere a Cossano il signor Rovetta (classe 1918) prendeva una scorciatoia per fare prima, un giorno in piena estate passò davanti ad un bel fico pieno di grossi frutti e pensò che tornando a casa la sera, con il buoi, ne avrebbe presi due o tre. Più tardi, sulla via del ritorno, il signore trovò l'albero pieno di gatti, ce n'erano almeno venti ed egli si domandò come potessero esserci tutti quei gatti in quella frazione. Fu allora che si ricordò che il padrone di quella casa era conosciuto per essere un mascone, temuto perchè faceva la fisica e quindi scappò velocemente, perdendo il cappello. Alcuni giorni dopo sul sentiero, il signor Rovetta incontrò la moglie di quell'uomo che, misteriosamente lo riconobbe e gli restituì il cappello. (testimonianza diretta del 1989 dal libro MASCHE di Donato Bosca e Bruno Murialdo)

LA GATTA DI OVIGLIO: tra le storie che si raccontavano vicino alla stufa nelle fredde sere d'inverno c'era quella di quel paesano che tradiva la povera moglie Rosina con un'altra donna più giovane. La moglie era una donna che non si lamentava mai, lavorava l'orto e preparava zuppe al marito con erbe che lei stessa raccoglieva nei campi a volte anche la sera in particolare durante il plenilunio. Questa era l'unica libertà che si prendeva la donna. Il marito usciva e invece di andare in taverna incontrava l'altra ragazza tra i cespugli sul Belbo. Una sera di luna piena, mentre tornava a casa sul sentiero ebbe la sensazione di essere seguito e girandosi vide una gatta nera dietro di lui. Da allora l'incontro si ripeté più volte e a casa con la moglie andava sempre peggio, Rosina non parlava più. Una sera di primavera, illuminata dalla luna piena dopo l'incontro con la ragazza apparve di nuovo la gatta che fissava l'uomo dall'alto di un muro di mattoni, il quale innervosito dalla situazione prese una pietra e la colpì proprio sulla testa e poi corse a casa per la cena, ma la moglie non c'era. I'uomo, di cui non sappiamo il nome, pensò che, vista la sera di luna, la moglie fosse uscita per andare a raccogliere erbe ma al mattino la trovò con un occhio nero, disse che era scivolata nel bosco. La gatta era proprio la moglie masca che lo aveva seguito e che lui aveva colpito. L'uomo da quella sera non vide mai più altre donne.

*Oviglio fu uno degli otto insediamenti, chiamati statielli, che contribuirono alla fondazione della città di Alessandria nella seconda metà del XII secolo. Quando Alessandria fu fondata, si formò dall’unione di diverse località, tra cui Gamondium (Gamondio), Marenghum (Marengo) e Bergolium (Bergoglio). Questi luoghi si unirono per creare la nuova città. Oviglio, insieme ad altre località come Roboretum (Rovereto), Solerium (Solero), Forum (Villa del Foro), Vuilije (Oviglio) e Quargnentum (Quargnento), contribuì alla nascita di Alessandria.

IL MASCONE DEI BUOI: ci troviamo ancora a Cossano, il signor Chichinet era uno strano zoppo, in certi giorni aveva bisogno di un bastone in altri no. Il suo potere più impressionante però era quello di bloccare i buoi che passavano davanti a casa sua. I carri trainati da questi maestosi animali venivano bloccati da un'energia misteriosa e non c'era verso di farli ripartire. A quel punto l'unica cosa da fare era andare da lui, chiedergli per favore di torgliere l'incantesimo, allora lui usciva, toglieva il basto o il giogo ai buoi, li faceva camminare un po' e loro ripartivano. (testimonianza diretta del 1986 dal libro MASCHE di Donato Bosca e Bruno Murialdo)


LE TRE PECORE MASCA: una storia ricorrente è quella delle tre pecore masche. Apparivano di notte oppure a mezzo giorno lungo il sentiero e bloccavano il cammino dello sfortunato viandante. Nel paese di Frave le tre pecore comparivano con grande frequenza e il signor Pio (1904) racconta che delle volte non erano visibili a tutti. Il suo amico Filipin una volta le vide, mentre erano insieme ma a lui restavano invisibili, mentre l'amici non poteva più muoversi.


ANCORA UNA MASCA PECORA: nei dintorni di Dogliani, ancora pochi decenni fa si raccontava di questo anziano cercatore di tartufi, che mentre si trovava nel bosco con il suo cane e stava scavando per estrarne uno grosso, venne aggredito da una pecora con grandi corna spuntata dai cespugli. L'animale aveva preso a incornarlo, sembrava che non volesse che prendesse il tartufo e lui in difficoltà dovette picchiare forte sulle zampe con un bastone. L'anziano, colpito dallo strano comportamento, pensò che la pecora dovesse proprio essere una masca! Alcuni giorni dopo incontrò la moglie di un altro paesano, una donna che si diceva essere cattiva, che zoppicava e capì che lei doveva proprio essere la pecora che lo aveva aggredito.

LA MASCA DALLA CODA ROSSA: un'altra storia che si raccontava tra Langhe e Monferrato e che ha a che fare con pecore (agnellini) che bloccano il sentiero, masche che riportano le stesse ferite degli animali, è quella di una povera bambina di una numerosa e povera famiglia che venne " ammascata". Una volta mentre era con la mamma incontrarono una vecchina che tutti pensavano fosse una masca, la quale, salutandola la toccò. Da quel giorno la piccola iniziò ad avere dolori e a piangere, così venne chiamata una settimina che prescrisse numerosi rituali, pozioni e formule magiche. La bambina venne fatta passare per tre volte sotto la pancia di una capra, si fece una pomata con cui si facevano degli impacchi che dovevano essere accompagnati dalla formula Ciat-Fat detta tre volte. La bambina però non migliorava e la famiglia venne aiutata dai vicini benestanti che la portarono da un medico, il quale si rese conto che c'era un grave problema di denutrizione. Ma non è finita: lo zio Filippo, tornando dal mercato sul sentiero incontrò un agnellino che saltellando e belando gli bloccava il passaggio. Così per passare il viandante diede una bastonata all'agnello che belando disse: "dammene un'altra" e così fece. Il giorno dopo in paese la Masca Codarossa venne vista con una spalla rotta. 

domenica 13 novembre 2022

Buon AUTUNNO.

 Sembra che da un paio di settimane finalmente sia arrivato l'autunno sul serio.

Vi auguriamo quindi una buona stagione autunnale, tranquilla, pacifica, vegetariana e da esplorare in bicicletta con questa bella illustrazione di VIttorio Belli da libro "Autunno" di Claudio Corvino.

Questo è un periodo in cui bisogna riposarsi, godersi i bei colori della campagna, ricordiamocelo!



venerdì 11 novembre 2022

Un tributo al fiume Tanaro: I Tre Martelli e Giovanni Rapetti

 I nostri antenati consideravano ogni elemento della natura come animato: alberi, monti, fiumi e molto altro. Oggi è difficile immaginare come vedessero il mondo gli uomini prima dell'urbanizzazione, dell'industrializzazione e dell'arrivo del cristianesimo, ma se ci pensiamo bene forse non è impossibile. Magari non è così per tutti, ma quando ad esempio parliamo del Tanaro, del Po o di altri fiumi, proprio quando magari come nella scorsa estate, la sempre più grave mancanza di precipitazioni che li ha resi sempre più miseri o addirittura prosciugati, pensandoci bene possiamo vedere che i nostri sentimenti verso di "loro" possono essere di tipo "personale". Possiamo notare una certa empatia, come se i fiumi si fossero ammalati e stessero soffrendo. A me capita anche con i ghiacciai, non è solo il fatto di constatare che lo stato ecologico del nostro pianeta è pessimo e in peggioramento, ma si tratta proprio di un dispiacere e di una tristezza simile a quella che ho nei confronti di altre persone o esseri senzienti. Detto questo, i nostri avi spesso identificavano i corsi d'acqua come spiriti individuali oppure più recentemente come emanazioni di dei e divinità naturali. Al riguardo rimando al post sugli idronimi e sulle origini dei nomi dei fiumi in Piemonte: LINK

 

Alcuni anni fa i Tre Martelli, gruppo dedito alla ricerca, alla salvaguardia e alla reinterpretazione della musica e della cultura piemontese, ha registrato un fantastico disco con il poeta e scrittore Giovanni Rapetti (Villa del Foro 1922 - Alessandria 2014) detto anche "l'ultimo bardo alessandrino" il quale oltre ad avere scritto i testi fa anche da voce narrante di molti pezzi. Il lavoro si chiama "Cantè 'r paroli" (2012), tutto nel particolare dialetto di Villa del Foro che, come succede spesso da queste parti, differisce già leggermente da quello alessandrino che a sua volta costituisce una delle tantissime varianti di quello Piemontese. In ogni caso, nel disco in questione compaiono due tracce incredibili, per me commoventi, dedicate al fiume Tanaro, visto come prima come Divinità o Spirito naturale (Ra cornamusa an Tani) e poi come vero e proprio parente (U Testamèint D Barba Tani) purtroppo morente.

Testi (tradotti):

Ra cornamusa an Tani (La cornamusa nel Tanaro)

Tanaro è il tempo, divenuto acqua,
la deriva clessidra di gusci, sabbia,
tempo che veniva rotte le catene al gelo
canta vittoria
con le piante e i pesci,
gli uccelli, col sole in gloria.

Tanaro raccontava e racconta a stagli in ascolto
il pane mutino, saracco,
polenta fredda
borbottio divenuto memoria di quelli che tacciono
terre, sudori, carri, le vacche e l'asino.

Tanaro la piva dell'eco,
ripeteva
stagione del cespuglio,
dei richiami lungo la riva
raccontava i tempi,
dell'avvenire, all'aria pura
fagotto dei venti, respiro
della gioventù.

Cantava il vino, i canti
della nostra lotta
per vivere, per campare,
tempi tristi dell'idiota
la fame, il freddo, la paura
la prepotenza
liberare l'anima e i passi,
sorte, che vinca

Slegato il burchiello, giù il remo,
nell'acqua ondeggiante
lasciate alle spalle le case
che ballano la carioca
dalla confluenza del Belbo
in su non sanno più chi eri
là sabbie e piante
raccontano un mondo di misteri.

Storie di Tanaro morto;
di dove passava
al tempo dei tempi
della stella che chiamava le cornacchie bianche,
volpi, lupi, l'Eremita del nuovo
maschere ghigne di Carnevale,
tempo del rinnovo.

Racconta i fondoni del vortice dove tira l'acqua pulita e il pesce
a odorare la frescura
la palla di fuoco del sole,
occhi da morosa
storie dell'acqua santa
diventata bavosa.

L'airone, mangiare il pesce vivo,
vede solo la pesca il merlo dal becco giallo
fischiare la tresca 
taciuto l'usignolo c'è il cuculo sotto la luna
raccontare i ragazzi 
Ribelli dell'assassina.

Erano dei posti per i giovani sotto le piante?
Guardavamo in alto le stelle che sono tante
la terra gelata o molle,
semenze caine
con l'acqua a raccontare
solo piene e siccità.

Accesi due ramo, ossa di un'albera morta
scaldava le mani e l'anima,
divenuta contorta
interrogare il destino,
l'acqua che è indietro
passi nella sabbia i sogni,
dietro il giro di una sfera.

Quel tempo Tanaro una ruota da arrotino
forbici e coltelli che tagliano il filo della vita
ma c'è una cornamusa,
un cuore, cantiamo l'utero di Caterina
(la Morte) combattiamo

L'impronta dei piedi, della melma,
diavolo della zampa 
cantavamo insieme ai morti la nostra lotta
l'amore, l'onore, sudore dell'uomo,
sostanza cuore dell'armonia,
sogno della fratellanza.

domenica 30 ottobre 2022

Visita a Cartosio

Visita al bel borgo di Cartosio (AL) durante la fiera "Autunno Fruttuoso" dedicata alla frutticoltura, alle piante da orto e da giardino e ai doni che l’autunno elargisce. 

Il paese si trova a pochi chilometri oltre Acqui Terme salendo la valle Erro e la fiera si rova nella piazza principale. Si tratta di un mercatino piccolo ma bellissimo, i banchi sono tutti locali ed espongono piante, frutti e artigianato raffinato. Questa edizione prevedeva la consueta mostra pomologica con uve antiche piemontesi, frutti esotici coltivati in Sicilia, mele e cachi della Romagna, patate tradizionali coltivate in Valle d’Aosta, davvero molto bello. In oltre un gruppo di musicisti di strada si esibivano in vari punti della piazza con un bellissimo repertorio di musica occitana e piemontese.


Sulla piazza troviamo anche la torre medievale costruta nel XIII secolo probabilmente da maestranze provenienti da Casale Monferrato alla cui sommità però mancano i merli distrutte già nel 1296 dalle milizie astigiane. E' possibile salire in cima alla torre e godere di un grande panorama sul paese e sulla bellissima valle.



Roccaforte celto-ligure degli Statielli ?

Della storia di questo borgo, come di molti altri in zona, si sa poco di quello che sia accaduto dopo l'anno 1000. Tuttavia per anni si è pensato che qui potesse sorgere Carystum (o Caristo), il famoso Oppida capitale dei galli Statielli, in cui nel 173 a.C. si combattè la famosa battaglia omonima (LINK) tra i romani e i liguri. In effetti questo popolo abitava grosso modo l'attuale territorio occupato oggi dalla provincia di Alessandria al di sotto del Tanaro e si ipotizzò che questa località potesse trovarsi anche nella vicina regione Caristia verso Ponzone o addrittura ad Alessandria dove oggi sorge il quartiere Cristo appunto (vedi LINK). Oggi la maggior parte degli studiosi identifica Carystum con l'odierna Acqui Terme.

Sopra: una cartolina dei primi del '900 in cui si vede la piazza principale con la torre medievale e i resti del castello, oggi scomparsi.

LINKS:

https://leradicideglialberi.blogspot.com/2021/03/toponimi-celtici-nel-territorio.html

https://leradicideglialberi.blogspot.com/2019/03/linvasione-romana-della-gallia.html