lunedì 17 giugno 2019

LE CENERI DEGLI STATIELLI "La necropoli dell'età del ferro di Montabone"

Gli Statielli erano una delle popolazioni Celto-Liguri preromane che abitavano grosso modo il territorio occupato dalla provincia di Alessandria e di Asti a sud del Tanaro e abbiamo parlato della loro resistenza ai romani e del loro genocidio qui:
http://leradicideglialberi.blogspot.com/2019/03/linvasione-romana-della-gallia.html

Il I Giugno ha inaugurato l'interessantissima mostra "LE CENERI DEGLI STATIELLI" al museo archeologico di Acqui e resterà aperta fino al 23 febbraio 2020, sulla necropoli a tumuli di Montabone. La Necropoli fu scoperta nel 2008 in occasione della costruzione del metanodotto Snam Rete Gas Mortara-Cosseria. Le indagini archeologiche ( 2008-2010) hanno interessato l'intero sepolcreto, composto da 17 sepolture. La necropoli di Montabone, riferibile ad una comunità di Ligures Statielli, l'antico popolo preromano che nel I millennio a.C. abitava il territorio dell'Alessandrino, è molto importante per la conoscenza della seconda età del Ferro nel Piemonte meridionale, in quanto è stata ritrovata intatta ed è stata indagata con le metodologie di scavo e di documentazione più aggiornate. Lo studio dei corredi è stato accompagnato da una serie di analisi che forniscono molti dati non solo sui rituali funerari di questa comunità, ma anche circa l'ambiente in cui viveva ed il suo tenore di vita.

Interessante il fatto che alcune di queste tombe risalgano al I secolo a.c. e quindi dimostrano che nonostante il genocidio, le deportazioni e la fondazione di Aquae Statiellae (oggi Acqui Terme) nella seconda metà del II sec. a.c. sulla loro capitale Carystum, la romanizzazione fu tarda e incompleta. Al di fuori delle mura urbane le popolazioni locali continuavano a vivere secondo i loro usi e costumi.

Visto che al momento non è disponibile un catalogo abbiamo pensato fosse utile pubblicare le foto della mostra e di tutti i cartelli esplicativi, veramente interessanti. Aprire e salvare le immagini in alta risoluzione per leggere i testi.





















Un'intervista con la grande archeologa Marica Venturino al riguardo della mostra (da La Stampa 17 Febbraio 2020):

La sua esperienza e soprattutto il valore dei reperti di questo sito archeologico sono raccontati nel libro «Le ceneri degli Statielli. La necropoli della seconda età del Ferro di Montabone», che è stato presentato a Palazzo Levi, ad Acqui Terme. La città ha dedicato ai reperti appartenuti ai Liguri Statielli l’omonima mostra visitabile nel Civico Museo Archeologico fino al 23 febbraio.

«La necropoli – spiega Venturino – si trovava a una profondità di due metri e non sarebbe mai emersa se non grazie allo scavo del gasdotto costruito dalla Snam. Venne notato uno strato di terra annerita e sbancando l’area emersero diciassette urne cinerarie, vasi in ceramica usati per le ceneri dei defunti. Si è poi scoperto che l’area veniva sacralizzata dagli Statielli diffondendo sul terreno le ceneri dei roghi usati per la cremazione, venivano poi creati dei circoli fatti con le pietre intorno ai pozzi scavati nel terreno, dove venivano poi posate le urne». L’inverno 2008-2009 fu particolarmente rigido e gli scavi per forza di cose rallentarono. Due anni dopo però il restauro iniziò insieme alle analisi dei reperti: vasi, anfore, punte di lancia, fibbie, spille e spade, tessuti e piccole perle di vetro.

«Fu eccezionale – racconta ancora l’ex funzionaria della Soprintendenza - scoprire su queste perle, grandi pochi millimetri, una piccolissima incisione in alfabeto celtico. Era un sito praticamente intatto, l’unico scoperto nel territorio piemontese riferito a questo popolo. Grazie a un gruppo di lavoro esteso, al quale hanno preso parte anche il Museo delle Civiltà di Roma, le Università di Roma Sapienza e di Padova e la città di Acqui Terme, siamo riusciti a ricavare molti dati sui Liguri Statielli, sui quali le fonti storiche ci dicono pochissimo». Per questo, dice ancora Marica Venturino, «l’archeologia è importante poiché, come nel caso di questo popolo e in particolare della comunità di Montabone, nulla sapevamo». Si è invece riusciti a comprendere come venivano sepolti i defunti e riti che venivano celebrati sulla necropoli.

Il volume, come ricordano dal Comune di Acqui Terme, nasce dalla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia per le province di Alessandria, Asti e Cuneo e la città di Acqui Terme ed è stato realizzato con il contributo del Comune di Montabone, de Lo Studio srl e di Snam Rete Gas, che nel 2008 aveva contribuito economicamente anche agli scavi archeologici. Il volume, edito da DE Ferrari, è uno dei punti del progetto di valorizzazione dei reperti di Montabone insieme alla mostra.

«La storia si ricostruisce – dice l’assessore comunale alla Cultura, Alessandra Terzolo – leggendo le fonti oppure studiando i frammenti del passato, come è avvenuto a Montabone. Questo volume ci permette di riportare alla luce le testimonianze di antiche civiltà e sono molto orgogliosa che il Comune di Acqui Terme sia stato tra i promotori di questo determinante progetto di valorizzazione che ha permesso di ricostruire la storia di una comunità di Liguri Statielli. Ho potuto conoscere l’impegno e la passione della dottoressa Marica Venturino, che voglio ringraziare insieme alla Soprintendenza e al Civico museo archeologico di Acqui».

mercoledì 5 giugno 2019

3) L'albero Sacro: Meditazione e offerte.

La terza e ultima parte di questo speciale dedicato all'Albero Sacro è dedicata al nostro rapporto pratico spirituale con gli alberi.

Offerte ad un albero sacro in Val Curone.
La terza e ultima parte di questo speciale dedicato all'Albero Sacro è dedicata al nostro rapporto pratico spirituale con gli alberi. Come abbiamo già detto c'è qualcosa che collega il culto degli alberi, delle fonti, ma anche delle pietre per esempio. Sono elementi naturali che caratterizzano anche un luogo. Sono spiriti essi stessi, ma posso essere abitati da spiriti e divinità oppure essere un punto dove essi stessi si incontrano con più frequenza, oppure ancora elementi che indicano o che crescono in un particolare luogo. Di solito sono tutto questo insieme. Credenze del genere sopravvivono in molte aree primitive, fanno parte dei culti animisti. Ma un esempio più concreto e adatto a noi è quello che succede in Giappone. In una società evoluta e tecnologica, lo scintoismo (che praticamente è il loro paganesimo e conserva una impressionante similitudine con quello che erano i culti precristiani in Europa e che avevamo visto troppo velocemente qui: https://leradicideglialberi.blogspot.com/2010/07/shintoismo-e-paganesimo_8908.html) venera i Kami che possono essere alberi o fonti o qualsiasi altra cosa o che vivono in essi. Eppure, senza che noi ce ne rendiamo conto, in alcuni casi questo tipo di credenze sopravvivono anche qui. Nascoste tra il cristianesimo popolare o nel folklore.

Una sorgente sacra con offerte tra i rami nell'Irlanda dei primi anni '70.
Uno dei metodi più classici di portare offerte agli alberi è quello di annodare una fettuccia di stoffa ai suoi rami. Quando si chiude il nodo si esprime un desiderio, o più semplicemente si fa una dedica o un ringraziamento a quell'albero o agli spiriti che lo abitano. Un altro tipo di offerta, che di solito però riguarda gli alberi morti, è quello di attaccare un piccolo altare, una casetta per gli spiriti affinché trovino rifugio ora che la loro dimora materiale è morta e così non abbandonino quel luogo.

Casette per gli spiriti e offerte su un pino morto in Val Curone.
Una cosa importante è quella di condannare inequivocabilmente ogni tipo di sacrificio cruento. E' certo che i nostri avi praticassero sacrifici umani e animali, ma per fortuna ci siamo evoluti e pratiche del genere sono da considerare stupide oltre che orribili ed incivili (e illegali anche). Di questo parleremo un giorno più approfonditamente, ma baste pensare in quale modo un Dio dovrebbe apprezzare il sangue di una creatura che lui stesso ha creato e che molte volte è più sacra di chi effettua il sacrificio? In quale modo uccidere e fare violenza su qualcun'altro dovrebbe portare benefici a chi effettua il sacrificio? Si possono portare tantissime offerte, frutta, biscotti, oggetti, l'importante è che questi siano biodegradabili e non danneggino quel luogo naturale. Il druidismo è prima di tutto una forma spirituale ecologica, non dimentichiamolo mai! In oltre portando frutti o cibo come offerte possiamo simbolicamente fare offerta all'albero e praticamente fare un offerta agli spiriti che fisicamente popolano quei luoghi come uccelli, roditori e altri animali o anche per le creature del piccolo popolo forse. Ma proseguiamo.

MEDITAZIONE: La forma di meditazione più diretta e praticata è quella del tree-hugging, ossia l'abbracciare gli alberi o  per chi è timido di appoggiare le mani su di essi e ascoltarli. Per chi è ben disposto è possibile entrare in contatto con essi e scambiare le energie. C'è addirittura chi pratica il Reiki con essi, quello che è sicuro, che se ci crediamo i risultati sono tangibili e a volte impressionanti sullo nostro benessere psicologico. La forma di contatto forse più estrema è quella di chi pratica dei "quasi-rapporti" sessuali con essi. Non c'è però da stupirsi, sappiamo che queste pratiche erano normali in epoca precristiana anche con le "pietre della vita" in Piemonte e ne abbiamo memoria in epoca medioevale e rinascimentale come pratiche delle streghe in tutta Europa.

Non solo hippies occidentali: "tree huggers" (abbracciatori di alberi) in Bhutan.
Ci sono molti tipi di meditazione basati sul rapporto con gli alberi. Quello che andiamo a presentare qui è strettamente legato al druidismo e in particolare a quello cisalpino. Ne abbiamo infatti testimonianza attraverso il testo che abbiamo usato per questa serie di post, una dispensa distribuita ad un incontro avvenuto nel 1982 a Vignale. Anche se erano già gli anni '80 sembra ancora forte l'influenza del periodo hippy del decennio passato con legami all'oriente, eppure si parla di un testo di un vecchio druido vissuto da queste parti nella prima metà del XX scorso (druido o mascone? o forse entrambi?). In ogni caso è molto simile ad altre meditazioni che si trovano su libri anglosassoni sull'argomento e noi lo usiamo da anni. Per iniziare  meglio trovare un posto tranquillo in cui ci sia un albero che ci sembra "amico". Con amico si intende con una certa energia, una bella corona di alberi, un fusto abbastanza grande. Non è essenziale, ma all'inizio aiuta molto. Ci avviciniamo e cerchiamo di capire se l'albero è d'accordo, se ci sentiamo quindi benvenuti.

Un albero durante una nevicata fuoristagione. Una pianta del genere può essere adatto.
Se la stagione lo permette possiamo toglierci le scarpe per semplificare il contatto con la terra. Questi esercizi sono più facili per chi ha dimestichezza con la meditazione e le tecniche di rilassamento in genere, ma con un po' di pazienza ed esercizio tutti possono farcela. Posizioniamo bene i piedi, in modo che siano ben stabili. A quel punto possiamo chiudere gli occhi e, stando ben dritti sulla schiena iniziamo ad immaginarci parte della terra che stiamo calpestando. Dai nostri piedi e dalle nostre dita partono delle radici che affondano del suolo. Bisogna proprio sentire l'energia che scorre dai nostri piedi alla terra e viceversa, come se fossimo un albero, siamo dritti e solidi. Capiamo che, esattamente come gli alberi, stiamo diventando un tramite tra la terra e il cielo.

Un disegno semplificato di come dobbiamo sentirci.
Respiriamo lentamente e profondamente, ma senza sforzare, sentiamo che ci stiamo distaccando da questa realtà, con gli occhi chiusi, sentiamo l'ambiente esterno, percepiamo la luce del sole, o della luna, ma allo stesso tempo ci stiamo allontanando dalla realtà di tutti i giorni. Quando siamo pronti alziamo le braccia al cielo, con la schiena solida e dritta come il tronco di un vecchio faggio: le nostre braccia si alzano e le mani si aprono. Dalle nostre dita partono dei rami e sentiamo l'aria che passa tra di essi. Sono rami fatti di energia, sono una protesi dei nostri arti superiori. Sentiamo l'aria che fluisce dentro di noi donandoci forza e ogni volta che espiriamo doniamo energia a tutto l'universo e a tutti gli esseri senzienti che lo popolano. Ad ogni inspirazione diventiamo più forti e puri, ad ogni espirazione emaniamo energia ed aiutiamo l'universo e tutti i suoi abitanti.

Dalle nostre mani spuntano rami.
 Con le braccia aperte verso il cielo, le mani e le dita anch'esse aperte, i nostri rami che partono verso il cielo e gli occhi chiusi guardiamo con la nostra mente la luce cosmica che può arrivare dal sole, dalla luna, dalle stelle, oppure dal nostro sole interiore. Questa luce ci riscalda, prima coprendoci con i suoi raggi dorati, poi ci pervade e ci troviamo completamente immersi in questa tepore luminoso. In pace con l'universo siamo diventati noi stessi un albero. E ci rendiamo conto che stiamo benissimo. Possiamo stare così tutto il tempo che vogliamo: 2 minuti o 10, 20, come ci sentiamo. Poi quando siamo a posto apriamo gli occhi, rilassiamo le braccia e con calma torniamo "reali". Possiamo fare questo esercizio veramente quando e dove vogliamo, anche se inizialmente è più semplice farlo al cospetto di un albero vero. Con il tempo potremo farlo anche in casa. Importante sapere che per avere successo quando si fanno esercizi del genere, bisogna essere fiduciosi, sapere che se vogliamo, questa meditazione riuscirà davvero a farci stare meglio. Non ci sono regole ferree: ognuno con il tempo si crea le sue immagini, trova il suo posto e i suoi tempi. Si può fare di giorno o di notte, magari al tramonto. Alcuni preferiscono praticare da seduti e a quel punto le radici partiranno da tutta la parte bassa del corpo, oppure no, come uno si sente. Se il nostro viaggio funziona davvero è probabile che tutto avvenga automaticamente, noi dobbiamo solo guardare. Addirittura a volte è possibile trovare il nostro maestro psichico e non dobbiamo fare altro che sentire cosa ci dice.

Un'immagine simbolica di una meditazione seduta sull'albero con i 7 chakra. 
IMPORTANTE: per questo testo abbiamo usato dei termini che a qualcuno potrebbero dare fastidio o mettere in imbarazzo. "Energia", "Corpo fisico", "Viaggio" ci rimandano subito a certe esperienze New Age poco serie, racconti strampalati. Il fatto è che certi termini ci aiutano a spiegare un tipo di pratica e di sensazioni che altrimenti sarebbe difficile comunicare. E' importante riuscire a rompere quel tipo di pregiudizi per riuscire veramente ad entrare in questo stato meditativo ed avere dei risultati.

Esercizio tratto dalla dispensa "Druidismo Cisalpino Antico e Moderno" Vignale 1982, rivisitato e aggiornato. 

La versione video di questo esercizio:

lunedì 15 aprile 2019

2) L'albero Sacro: La mitologia degli alberi.

Gli alberi e la mitologia. Tutti i popoli antichi consideravano gli alberi sacri, basti pensare all'Albero della Vita nelle varie tradizioni. Tra gli indiani d'America gli alberi erano quasi intoccabili, certe tribù usavano come legna da ardere e per costruire attrezzi, solo quella dei rami spezzati o di alberi abbattuti dalle forze naturali. Ovviamente l'albero e soprattutto la quercia, era un essere talmente sacro per le popolazioni celtiche, che il nome del Druido deriva proprio dall'unione delle parole Dru (Quercia) e la radice Vir o Wid (Saggio) che come in molte altre lingue indoeuropee è collegata alla conoscenza e al Vedere appunto. I Greci trovavano nei boschi i loro dei e gli alberi avevano le proprie Driadi, il cui nome appunto rimanda a quello dei Druidi. I Germani eseguivano sacrifici umani alle foreste (purtroppo) basti pensare alla foresta di Uppsala.

Sacrifici umani nella foresta di Uppsala.
Anche per i romani albero e foreste erano sacri, come per i loro cugini Celti e per i Greci. Ad un certo punto però, a causa della loro razionalità si trovarono a vederli principalemnte come materiale da costruzione e come un ostacolo all'agricoltura e al pascolo e fu così che iniziarono a deforestare l'Europa. Prima l'Appennino centrale, poi Balcani, Spagna e l'enorme foresta che copriva l'Italia del Nord. Le immense foreste di Querce della Germania alla fine stupirono talmente i Romani da indurre Plinio il Vecchio a scrivere nella sua Naturalis historia: “Le querce per la loro smisurata invadenza nel crescere occupano addirittura il litorale e, a causa delle onde che scavano la terra sotto di esse o del vento che le sospinge, si staccano portando con sé grandi isole costituite dall’intreccio delle loro radici: restano così dritte, in equilibrio, e si spostano galleggiando. La struttura dei grossi rami, simile a un armamentario velico, ha spesso creato lo scompiglio nelle nostre flotte quando le onde sospingevano questi isolotti, quasi di proposito, contro la prua delle navi alla fonda di notte; ed esse, non riuscendo a trarsi d’impaccio, ingaggiavano uno scontro navale contro delle piante. Sempre nelle regioni settentrionali la selva Ercinia con le sue querce di enormi dimensioni – lasciate intatte dallo scorrere del tempo e originate insieme con il mondo – è di gran lunga, per questa condizione quasi immortale, il fenomeno più stupefacente. Per non stare a menzionare altri fatti che non suonerebbero credibili , risulta effettivamente che le radici, arrivando a fare forza l’una contro l’altra e spingendosi indietro, sollevano delle colline; oppure, se il terreno non le segue spostandosi, s’incurvano fino all’altezza dei rami e formano degli archi a contrasto come portali spalancati, tanto da lasciare il passaggio a squadroni di cavalleria.”

Foresta antica.
Il momento peggiore però arrivò con la cristianizzazione forzata dell'Europa. I pagani continuavano ad essere la maggioranza della popolazione fuori dalle città, non era facile contrastare credenze e divinità che avevano persistito per millenni. Pagano, per l'appunto, deriva da “pagus” villaggio. Sembra che già ai tempi della Roma che noi chiamiamo pagana, i romani chiamassero “pagani” gli abitanti delle campagne che seguivano culti naturalistici e animistici che erano difficilmente comprensibili anche da loro. Non adoravano Giove (Zeus) o Apollo, o almeno, non soltanto, ma miriadi di divinità, spiriti ed elementi naturali come gli alberi, le montagne e i corsi d'acqua. Papi e vescovi quindi, in epoca cristiana, si scagliarono contro l'adorazione degli alberi e delle pietre con editti e bolle che finirono per scatenare una vera e propria furia distruttrice nei confronti di essi. Con le pietre bisogna dirlo, fu un po' più difficile e alcune di esse sono giunte fino a noi, magari cristianizzate con il culto dei santi locali. L'ultimo grande albero sacro fu abbattuto molto tardi: ancora durante il XII secolo nei paesi baltici, molti popoli erano ufficialmente pagani. Per questo ci furono le famose crociate del Nord. L'ultimo grande santuario, quello di Romuva, era costituito da un antichissimo ed enorme albero circondato da mura al centro dell'omonima città. Esso venne purtroppo abbattutto tra il XIII e il XIV secolo dai crociati. C'è da pensare a cosa ci siamo persi!

L'Albero prima della Cattedrale nell'Europa Medievale. Il Santuario di Romuva in Lituania.
Bisogna riportare però anche una bella ed interessante eccezione legata ad un santo di cui abbiamo già parlato (qui: https://leradicideglialberi.blogspot.com/2018/05/san-colombano-meroveo-e-la-persistenza.html). San Colombano un Santo Cristiano Irlandese vissuto tra il VI e il VII secolo, che oltre ad essere stato uno dei cristianizzatori dell'Irlanda fu lo stesso per le nostre zone dove infatti è conosciuto come San Colombano di Bobbio. Egli è un incredibile punto di contatto tra l'Irlanda e il nostro nord ovest, tra il druidismo irlandese e il nostro. Molto amato, si formò a Bangor in cui i monaci si coprivano con una veste bianca con cappuccio fatto che li rendeva simile ai monaci orientali ma anche ai druidi e rendeva più facile la loro opera di evangelizzazione nelle campagne. In ogni caso durante la pulizia di un antico bosco sacro ai pagani nel Derry costruì il suo primo monastero con la navata diretta a Ovest invece che a Est come facevano i cristiani, ma soprattutto si rifiutò di abbattere anche sola singola quercia sacra del santuario scrivendo queste parole:

Io amo la mia bellissima Derry,
La mia Derry,
I miei meravigliosi alberi di quercia,
La mia cara piccola cella e dimora;
O Dio nel paradiso superiore
Lascia chi la profana sia maledetto.

Ci sono così tanti riferimenti alle pratiche druidiche e ai rituali nelle storie popolari che lo riguardano che è impossibile non vedere in lui un maestro e un leader impregnato dalle antiche tradizioni. (1) 
Ed egli fu colui che realmente cristianizzò (non ancora definitivamente) le nostre campagne.

...Tratto dalla dispensa "Druidismo Cisalpino Antico e Moderno" Vignale 1982.
(1) Tratto da "Celtic Miysteries" by John Sharkey - Thames and Hudson 1975

sabato 13 aprile 2019

1) L'Albero Sacro: Come trovarlo.

Come trovare un albero sacro. Prima di tutto bisogna dire che nessun albero è più sacro di un altro. Ogni albero, ogni pianta, ogni filo d'erba è sacro. Tuttavia un albero antico, un albero particolarmente grande, con caratteristiche particolari oppure un albero che emana un'energia particolare o che sentiamo essere in sintonia con noi per vari motivi può diventare “l'albero sacro”. In pratica, noi decidiamo di eleggere un certo albero simbolicamente perché non possiamo omaggiarli tutti, sarebbe impossibile. Ce ne possono essere diversi: uno vicino a casa, uno dove passiamo il nostro tempo libero, uno in montagna... e così via.

Un bellissimo cedro a Vignale Monferrato (AL)

Ma come troviamo quindi il nostro albero sacro? Quando ci dedichiamo a questo tipo di attività, mettiamo da parte le nostre conoscenze scientifiche, non perché questa attività vada contro alla scienza ma perché non ha nulla a che fare con essa e con la razionalità. Quindi dobbiamo essere razionali nel senso che non dobbiamo fare niente che possa danneggiare l'albero e l'ambiente in cui ci troviamo, ma questo tipo di cose appartengono evidentemente al campo della spiritualità. E molte volte riguardano solo noi stessi, da soli. Sarebbe difficile spiegare veramente certi pensieri e certe sensazioni a chi non ne vuole sapere e quindi restano soltanto nostre. Anche un ingegnere si può occupare di una cosa del genere semplicemente perché sono due mondi separati. Ma arriviamo al punto: molte volte non dobbiamo cercare il nostro albero sacro, lo troviamo e basta. Quando ci troviamo nella foresta, o in un campagna, oppure in un parco urbano vediamo un albero e capiamo che quell'albero è speciale. Probabilmente alcuni l'albero sacro lo conoscono già. Lo vedono da quando erano bambini o da quando hanno cambiato casa o sono passati nelle sue vicinanze, quindi sarà proprio quello, magari ve ce ne siamo dimenticati, ma lo conosciamo già. Questo è successo molte volte, prima dei tempi in cui certi “cristiani” iniziassero una vera crociata contro la natura, ogni bosco, ogni foresta aveva il suo albero sacro. In realtà succede ancora oggi molte volte, ma in modo non ufficiale. E gli alberi santi, sono considerati veri e propri dei viventi in paesi extraeuropei come il Giappone, l'India e non solo. Lo Shintoismo conserva caratteri antichissimi e considera sacro ogni aspetto della natura, dalle Montagne alle Stagioni stesse. In effetti a volte sarebbe più saggio rifarsi a culture del genere che a pseudo movimenti pagani moderni che magari sono stati inventati negli stati uniti senza alcun collegamento reale agli "antichi".

Un albero sacro a Kyoto, Giappone 2018.
Quindi: trovare un albero sacro è un processo molto simile a quello di trovare una fonte sacra, una pietra o altro con alcune peculiarità. Sicuramente, se siete arrivati fino a questo punto, vi sarà capitato di vedere visto un albero particolare e di aver pensato che fosse speciale. Magari lo avete incontrato durante un viaggio, ma in questo momento o sarebbe meglio trovarne uno più vicino, in un posto che potete raggiungere facilmente, magari a piedi o in bicicletta, sarebbe la cosa migliore poterci arrivare senza rinchiudersi nell'abitacolo di una macchina. Potrebbe essere anche nel parchetto sotto casa vostra, ma un consiglio è quello di trovarne uno in una posizione tranquilla in cui ci si possa fermarsi, sedersi, in cui quindi se non amate essere osservati, possiate anche trovare qualche momento di solitudine, almeno in certi orari. Se non avete già in mente un albero adatto, potete uscire a cercarlo. Ancora una volta, non dev'essere una ricerca impegnativa, l'albero sacro si presenterà da solo, basta avere pazienza.

La sfera "aura" di un albero
Una volta trovato un albero adatto, bisogna avvicinarsi e sentire se a questo punto lui vi accetterà. Ribadisco che non stiamo parlando di processi scientifici, ma magici, di pure sensazioni. Lasciate perdere i vostri pensieri razionali, come quando guardate un concerto, un film o un evento sportivo. Ci troviamo nella sfera dell'irrazionalità. Sentire se siete accettati dall'albero che avete trovato è molto semplice. Fermatevi ad una certa distanza, una distanza che sentite voi, come quando parlate con una persona che non conoscete, ma che se non riuscite a quantificare potrebbe essere riferibile alla sfera ideale formata da rami e foglie e che idealmente continua fino alle radici. Con calma e tranquillità assoluti, non bisogna farsi nessun problema, non bisogna avere fretta, aspettiamo di sentire che l'albero ci lasci entrare. Potrebbe succedere che quel giorno non succeda niente e allora torniamo un'altra volta, oppure se lo sentiamo, cerchiamo un altro albero. Una volta entrati nel suo spazio magico, possiamo toccare la corteccia, magari abbracciarlo e a quel punto sentire se è l'albero adatto a voi e se voi siete adatti ad esso. Da quel momento, quello sarà l'ALBERO SACRO. La pianura padana e gran parte dell'Europa erano completamente coperte da boschi e foreste senza fine. Si dice che ancora prima dell'anno 1000, uno scoiattolo potesse andare da Roma a Parigi senza mai scendere a terra. Oggi purtroppo non è più così, ma si ci pensate un albero non troppo lontano da casa vostra esiste ed è bellissimo.

...
Tratto dalla dispensa "Druidismo Cisalpino Antico e Moderno" Vignale 1982.

martedì 2 aprile 2019

PREGHIERA DRUIDICA DELLA PACE


...
Profondamente dentro il fermo centro del mio essere 
possa io trovare la Pace 
Silenziosamente dentro la quiete della Radura 
possa io condividere la Pace 
Dolcemente dentro il più grande cerchio dell’umanità 
possa io irradiare la Pace.
...
In english:
Deep within the still center of my being, 
may I find peace. 
Silently within the quiet of the Grove, 
may I share peace. 
Gently and powerfully, within the greater circle of humankind, 
may I radiate peace.


I druidi sono sempre stati portatori di pace. Nonostante fraintendimenti e malafede, sappiamo che anche nell'antichità molte volete i druidi di diverse tribù si trovavano prima della battaglia e chiedevano ai guerrieri se erano proprio sicuri che non ci fossero alternative. Prima di chiedere favori o miracoli un druido chiede sempre che ci possa essere pace, per lui e per tutto il mondo. Ovviamente queste preghiere sono tradotte in lingua moderna ed appartengono al druidismo moderno.

articolo preso da: http://druidismoalessandria.blogspot.com

E già che ci siamo pubblichiamo anche la preghiera universale dei druidi:

(da OBOD http://www.druidry.org/events-projects/peacemaking-druidry)
Questa preghiera scritta da Iolo Morganwg, non menziona la pace, ma guarda ad essa in forma d'amore per tutte gli esseri viventi e divini alla fine:

Concedeti o Dea (*) la tua protezione,
E nella protezione, forza,
E nella forza, comprensione,
E nella comprensione, conoscenza,
E nella conoscenza, conoscenza di giustizia,
E nella conoscenza di giustizia, l'amore per essa,
E nell'amore per essa, l'amore per tutte le esistenze,
E nell'amore per tutte le esistenze,
L'amore per la Dea (*) e per tutte le Divinità.

Grant o Goddess (*) thy protection,
And in protection, strength,
And in strength, understanding,
And in understanding, knowledge,
And in knowledge, the knowledge of justice,
And in the knowledge of justice, the love of it,
And in the love of it, the love of all existences.
And in the love of all existences,
The love of Goddess (*) and all goodness.

(*) Si può dedicare questa preghiera alla divinità, alle divinità, agli spiriti, alla forza universale o in quello che crediamo.

lunedì 11 marzo 2019

Le Dee Madri dell'Europa antica. 40 mila anni di rappresentazioni al femminile.

Il titolo è un pò ruffiano. Non tutte le dee antiche erano anche madri, ma di solito si chiamano così. Questo post parte dalla visita alla meravigliosa visita alla mostra "Donne, Madri, Dee" ai musei civici di Udine di inizio 2018. "Una mostra rilevante dal punto di vista scientifico, perché per la prima volta si raccolgono esempi rari e unici della produzione figurativa antica del Centro Europa e dei Balcani, e in qualche modo attinente e prossima anche per tematica: lo stesso Neumann nel 1981 considerava queste produzioni figurative “rappresentazioni della dea della fertilità…simbolo archetipico della fertilità e del carattere elementare, soccorrevole, protettivo, nutriente”.



Statuetta femminile - Ljubljansko barje, Solvenia - 2500 a.c. - Terracotta

40 MILA ANNI DI RAPPRESENTAZIONI AL FEMMINILE

Oggi come nella preistoria l'uomo esprime attraverso simboli la sua visione del mondo e della sua realtà interiore. Le analogie formali tra arte paleolitica e contemporanea nascono da identici procedimenti concettuali di astrazione. Da 40 mila anni iconografia e metafore appaiono immutabili. Donna, madre o dea, generatrice del figlio di Dio o corpo che si offre nella sua tragica nudità, la presenza della donna è costante attraverso i millenni.

La mostra si apre con uno degli oggetti più rappresentativi del Paleolitico italiano, la cosiddetta Venere di Savignano, scoperta a Savignano sul Panaro (Modena) e risalente a ben 25.000 anni fa e oggi conservata presso il Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma. Il materiale è il Serpentino.

Venere di Savignano - Savignano sul Panaro (Modena) 25.000 a.c.
La mia preferita, anche se più giovane di 20.000 anni è la statua femminile bicefala di Vho, trovata a Vho di Piadena (Cremona) e risalente ad un periodo compreso tra il 5500 e il 5200 a.c. Il materiale è la terra cotta ed è conservata al museo archeologico di Piadena (Cr).

Statuetta femminile bicefala di Vho - Vho di Piadena (Cremona) - 5500-5200 a.c.
Molte e incredibili sono le rappresentazioni in terracotta provenienti dai Balcani, come la serie appartenente alla Cultura di Vinca (LINK) che grosso modo vengono dall'attuale Serbia e che risalgono al 5500-4500 a.c.

Cultura di Vinca - 5500-4500 a.c.

Cultura di Vinca - 5500 - 4500 a.c.
Bellissime le due statuette provenienti da Bilcze Zlote, Ucraina facenti parte della cultura di Cucuteni-Tripolye e risalenti al periodo che va dal 4800 al 3000 a.c. conservate al museo di Archelogico di Cracovia in Polonia. Anch'esse in Terracotta. Ne ha parlato Marija Gimbutas e in effetti ricordano la "famosa" Dea Civetta. 

Statuette femminili di Bilcze Zlote, Ucraina - 4800 - 3000 a.c. - Terracotta.
Apartenente alla Cultura di Starcevo, ma proveniente sempre dalla zona serbo-croata è questa statuetta in terracotta più imponente del 5500 a.c.

Cultura di Starcevo - 5500 a.c. - Terracotta.
Mentre molto più astratte e più recenti sono queste tre rappresentazioni provenienti dalla Slovenia e dalla Croazia che risalgono a seconda, da un periodo che va dal 4300 al 2500 a.c.

Rappresentazioni provenienti da Slovenia e Croazia. 4300-2500 a.c. - Terracotta.