giovedì 12 giugno 2008

I menhir di Cavaglià

Il sito dei menhir di Cavaglià rappresenta un'importante testimonianza archeologica, sebbene la sua storia recente sia segnata da eventi tragici, soprattutto nel corso del Novecento. Si tratta, con ogni probabilità, del più grande complesso di menhir e pietre megalitiche conservato in Piemonte e uno dei più rilevanti in Italia. Tuttavia, viene talvolta erroneamente definito "cromlech".

Foto "psichedelica" fatta poco dopo l'inaugurazione del sito

Storia e distruzione del sito

Il sito è stato riscoperto nei primi anni 2000 grazie alle ricerche dell'appassionato studioso torinese Luca Lenzi. Purtroppo, durante il Novecento, l'area fu pesantemente danneggiata: i menhir vennero rimossi con l'uso di ruspe e ammassati per consentire la costruzione di una nuova area residenziale. Molti di essi furono distrutti definitivamente, e l'originaria configurazione del sito risulta ormai irriconoscibile, rendendo impossibile qualsiasi tentativo di ricostruzione, anche teorica. Questo episodio rappresenta un caso emblematico della scarsa attenzione riservata, nel nostro Paese, alla tutela dei siti archeologici, con la conseguente perdita irreversibile di importanti testimonianze del passato.



foto d'epoca trovate da Mario Roggero

In un contesto simile, purtroppo non isolato, un aspetto positivo è rappresentato dalla parziale conservazione del complesso. Grazie all'analisi di fotografie d'epoca e ai segni incisi su alcune pietre (tra cui croci e coppelle), gli studiosi hanno tentato di riposizionare alcuni menhir nella loro probabile disposizione originale. La presenza di depositi calcarei su alcune di esse ha fornito indicazioni utili sulla loro verticalità e sul livello del suolo da cui emergevano. Tuttavia, si tratta solo di una minima parte: molte pietre furono sepolte, distrutte o disperse già nei secoli precedenti, spesso a causa dell'uso di esplosivi per ampliare i vigneti o per ricavarne materiale da costruzione.

Secondo testimonianze locali, fino agli anni Sessanta i menhir si trovavano allineati nei pressi di un laghetto presente nella zona. Già nei secoli passati, tuttavia, molte di queste pietre erano state abbattute, anche per ragioni religiose: considerate oggetto di culti pagani difficili da eradicare, furono condannate da numerosi sinodi e concili ecclesiastici, tra cui quelli di Cartagine (398), Arles (452), Tours (567), Toledo (681) e Parigi (827). Nel 1858, la scrittrice George Sand riferiva che tali pietre, chiamate "Pietre Sciocche", venivano distrutte dalle autorità locali quando individuate.



Turisti in visita, si notano le dimensioni dei menhir

Un possibile legame con la civiltà palafitticola di Viverone

La datazione precisa dei menhir di Cavaglià rimane incerta. Potrebbero risalire al Neolitico o alla prima Età del Ferro, ma l'ipotesi più accreditata li collega alla civiltà palafitticola di Viverone, una cultura proto-celtica autoctona. Questa civiltà ha lasciato numerose testimonianze, tra cui tombe e raffinati manufatti, come spade in bronzo risalenti al 1500 a.C.

Si ritiene che l'allineamento originario dei menhir fosse molto più esteso, forse diretto verso il vicino lago di Viverone, e che il sito avesse una significativa valenza sacra. Alle spalle dell'area principale si erge una collina, che potrebbe essere un tumulo artificiale o un rilievo naturale. Purtroppo, non sono mai stati condotti studi approfonditi per verificare questa ipotesi.

Spade scoperte a viverone 1500 a.c. media età del bronzo.

Menhir nel parco giochi e resti visibili

A poche decine di metri dal cerchio principale, all'interno di un parco giochi, è ancora possibile osservare alcuni monoliti emergere dal terreno nella loro posizione originale, sebbene in condizioni precarie. La loro disposizione suggerisce che potrebbero appartenere a epoche diverse, data la varietà di materiali utilizzati. Tuttavia, a causa della quasi totale distruzione del sito, non è possibile determinare con certezza la loro funzione e collocazione originaria.

Altri resti sono ancora presenti nella zona, ma purtroppo gran parte del patrimonio megalitico è andato perduto a causa dell'espansione edilizia.



Per visitare i menhir di Cavaglià, è consigliabile uscire dall'autostrada a Santhià e proseguire in direzione Biella. I menhir si trovano poco dopo la rotonda all'uscita di Cavaglià.

Nonostante le gravi perdite subite, questo sito rappresenta ancora oggi una straordinaria testimonianza della presenza di antiche civiltà in Piemonte e merita di essere conosciuto e valorizzato.


LINKS:
http://ontanomagico.altervista.org/menhircavaglia.htm
http://www.panoramio.com/photo/8147461
(interessantissimo intervento dello scopritore Luca Lenzi)
http://www.sacrobosco.org/speciale.htm (Altre foto d'epoca)
http://www.themodernantiquarian.com/site/11610/menhirs_di_cavagli_biella.html (pagina su TMA)

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Altre foto d'epoca di proprietà di Marco Roggero.





1 commento:

  1. è incredibile come riusciamo a bistrattare le cose meravigliose che abbiamo nel nostro paese, guarda caso sempre in favore dell'edilizia e della cementificazione !! ciao

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