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martedì 17 febbraio 2026

Un ricordo della mia carissima gatta Sophie.

Gli ultimi mesi: 

scrivo il 17/02/2026

Avevo già fatto un post simile a questo alcuni anni fa quando, purtroppo, l'altra gattina Siouxsie (si legge qui con un testo sul lutto per un gatto: https://leradicideglialberi.blogspot.com/2021/08/un-ricordo-della-mia-carissima-gattina.html), aveva lasciato il suo corpicino. Ieri, è ancora incredibile pensarlo, Sophie ha purtroppo oltrepassato la stessa soglia e ha lasciato questa vita. Soltanto ieri mattina era qui in casa e nel pomeriggio è tornata a casa in una piccola urna funeraria. Sophie avrebbe compiuto 20 anni il primo maggio ma fino allo scorso novembre sembrava davvero una gatta di 7-8 anni. Era diventata più tranquilla ovviamente, ma anche molto più socievole e saggia, ma saliva ancora in cima all'armadio e faceva salti notevoli. Proprio a Novembre avevamo i nostri due gatti dal veterinario perché anche se non avevano particolari problemi, sembravano entrambi un pochino dimagriti. In effetti, tutti e due, erano passati da circa 4 kg a 3,6 (entrambi!) in circa un anno e mezzo. Ovviamente abbiamo pensato all'età ma l'esame delle urine fatto qualche settimana dopo, non aveva evidenziato niente di estremamente grave per una gatta così anziano. Io sono partito per lavoro e sono stato via, con un paio di veloci passaggi da casa per circa un mese. Tornato a casa mi sono accorto che Sophie era diventata molto più stanca e quasi letargica. In pochi giorni ha anche diminuito tantissimo il cibo dormendo sempre di più. Una mattina preoccupatissimo l'ho portata dal veterinario e ci siamo accorti che era scesa a 3 kg, aveva perso ben 600 grammi in poco più di un mese. Abbiamo preso delle vitamine e alcuni integratori ma per alcuni giorni, compreso Natale e Capodanno, Sophie è rimasta molto mogia e letargica, perdendo ancora peso e facendoci crollare nella tristezza e nello sconforto. Mangiava solo se aiutata nella sua cuccia, mai forzata. Poi incredibilmente si è un po' ripresa: una mattina, per noi incredibilmente, si è presentata di nuovo in camera nostra e, con un po' di fatica, è salita nuovamente sulle mensole e infine sull'armadio. Ha anche ripreso a venire sul suo sgabellino in cucina mentre noi mangiavamo e, anche se molto magra è tornata quasi alla normalità, riprendendo anche qualche etto. La situazione è rimasta costante per diverse settimane, tanto che ci eravamo riabituati ad averla con noi in ogni momento, a colazione e la sera in braccio guardando un film. Purtroppo però, lo scorso weekend ho notato di nuovo che mangiava un pochino meno, si stufava subito e che era meno socievole, ma pensavo fossero solo alti e bassi perché veniva comunque in cucina e sull'armadio. Lunedi mattina ha solo assaggiato il cibo per poi andare nuovamente in cima, ma non è più scesa. Io sono uscito per andare a prenderle qualche bustina di quelle che preferiva ma quando sono tornate era ancora sopra. E' scesa ma purtroppo dopo avere solo assaggiato il cibo a vomitato. Poco dopo ha iniziato a barcollare e a perdere bava tenendo la bocca aperta e dando segni di sofferenza. La situazione è precipitata in pochi minuti e dopo aver telefonato al vetterinario l'abbiamo portata. Sophie è arrivata la quasi esanime, respirava appena e aveva gli occhi aperti sbarrati. Non ci è rimasto da fare altro che salutarle e addormentarla. E' stato terribile, ma nell'orrore generale si è trattato di poche decine di minuti di reale sofferenza. Sophie ci ha regalato questi ultimi due mesi in cui si era quasi rimessa dopo la crisi del periodo natalizio e quasi 20 anni della sua presenza magica. 

Com'era arrivata Sophie:

Prima di tutto una sera di inizio 2006 Cristina (la mia compagna) sognò una gattina nera che andava a trovarla, quando me lo raccontò pensai che si trattava della gatta che avevo da ragazzino Past, scomparsa a fine anni '90 a soli 9 anni. Poi un giorno di metà maggio, mia mamma che lavorava in stazione dove ci sono i magazzini mi chiamò dicendomi che c'era un gattino nero piccolissimo vicino un muro e che probabilmente la mamma lo aveva perso. Li in stazione c'è sempre stata una colonia felina da cui poi arrivò un altro gatto nero, Nerone, portato poi a casa dai miei genitori. Mi ricordo che era una giornata di sole primaverile e corsi in stazione a vedere: ovviamente portai a casa il "gattino" nero in uno scatolone per poi portarlo dal veterinario. Quest'ultimo ci disse che probabilmente era una gattina ma era troppo piccola e facendo i conti doveva essere nata intorno il primo maggio, solo tre settimane prima.  Non era stata svezzata e quindi dovevo darle il latte apposta ogni 3 ore, tenendola sempre al caldo. Così con una sveglia continua feci io la parte della mamma e Sophie inizio a crescere. Non avendo avuto la mamma per un tempo abbastanza lungo la nostra nuova gattina non era nemmeno capace ad usare la sabbietta! Quello poi è rimasto un suo problema: prima, proprio da piccola, preferita carta strappata o stracci che trovava per terra (cosa che poi non ha mai del tutto abbandonato) e poi appena la cassetta era sporca smetteva di usarla, facendo i suoi bisognini fuori. Sophie comunque, essendo piccolissima, mi stava sempre in braccio ed è stato l'unico gatto, tra i nostri, che presa in braccio iniziava a fare le fusa e non scendeva più, praticamente sempre.

Sophie è arrivata quando abitavamo nella prima casa di Via San Lorenzo, quella in cui avava abitato per gli ultimi mesi la mia povera nonna, in una vecchia ma bella casa di ringhiera in cui io stesso ero stato fin da piccolo. Eravamo subentrati quando mia nonna era morta e io e Cristina eravamo tornati da Milano dopo gli studi universitari, era fine 2003 penso. Nel 2004 era arrivata la prima gattina, Hela, una gatta mitica di cui prima o poi dovrò scrivere un ricordo, non ce l'ho mai fatta, è stata la prima gatta a lasciarci poco prima del Covid e fu un'esperienza talmente brutta che ai tempi non sono riuscito a mettermi a scrivere. La situazione si è ripetuta con Siouxsie, come già detto e adesso con Sophie, ogni volta è stato terribile e ho pensato che non ce l'avrei fatta. Scrivere queste righe serve anche a questo, razionalizzare qualcosa di totalmente irrazionale e fare qualcosa che, per me, in qualche modo aiuta le mie povere gatte scomparse. 

Sophie era una gatta nera ma, in modo un po' inusuale, aveva gli occhi quasi turchesi. Per questo e per il pelo che, controluce, tendeva al rossiccio ma anche per la forma delle sue orecchie, ho sempre pensato che dovesse avere qualche avo siamese. Era comunque una tipica gatta nera, un pochino schiva, elegante e imprevedibile. Hela, abituata ad essere l'unica gatta della casa, l'aveva accettata con fatica, ma alla fine andavano abbastanza d'accordo. Vivendo in una casa di ringhiera, entrambe le gatte potevano uscire sul balcone collegato con gli appartamenti vicini e qualche volta scappavano anche in cortile, non c'erano grandi pericoli a parte qualche gattone che arrivava da fuori e la macchina della padrona di casa che si muoveva proprio una volta al giorno. Più che altro le gatte entravano tranquillamente nelle case degli altri o nei magazzini e qualche volta non le trovavamo più, così non le facevamo scendere. Dalla prima casa, che si trovava al primo piano sulla (allora) popolare via centrale dei negozi di cibo, Sophie era caduta dal balcone, cercando di prendere un uccellino. Era estate e andai dal balcone a vedere cosa succedeva perché sentivo la gente che borbottava. Mi dissero che un gatto era saltato ed era entrato nell'edicola sotto. Nel panico scesi giù e trovai il passerotto che volava sul soffitto e la gattina nascosta sotto uno scaffale. Poi ci siamo trasferiti al terzo piano dello stesso palazzo, stessa scala, proprio dove i miei nonni avevano abitato fino a pochi anni prima e dove io stavo da piccolo con loro. Le due gatte ci hanno seguito ovviamente e qui avevano più spazio. Memore della caduta, misi una rete nella nostra parte del balcone. Qui, alla fine del 2009 ebbi un brutto periodo di ansia sfociato in diversi attacchi di panico che si protrassero per alcuni mesi. Nello stesso periodo Sophie inizio a stare in cima ad uno scaffale per molto tempo ogni giorno e ha mordicchiarsi la schiena vicino alla coda, anche lei, nello stesso periodo, aveva problemi di ansia come me. Quella volta avevo proprio capito che tra me e lei c'era un legame profondissimo. A questo proposito faccio un salto indietro di qualche mese: Ho avuto il mio primo, terribile attacco di panico mentre ero fuori una notte (pensavo si trattasse di un infarto), riuscito a tornare a casa con la febbre, pensai che fosse l'influenza la causa. Ero a casa da solo, malato e con questa sensazione di paura terribile e decisi di guardare un documentario di stonehenge che avevo trovato in edicola qualche giorno prima. Entrambe le gatte mi si misero addosso e stettero con me tutto il tempo e tutta la notte. Questi e molti altri episodi mi vengono in mente quando parlo con qualcuno che pensa che i gatti (o gli animali in generale) non siano capaci di provare emozioni complesse. E questo è anche un pensiero che mi emoziona sempre, perché non so se sono stato capace di ridare a loro quello che loro mi hanno dato quella volta (e altre volte). 

Sophie era capace di aprire le porte, saltava e apriva le maniglie, ma non solo! In quella casa, all'ingresso, c'era una porta senza maniglia dall'interno, c'era un perno legato ad un fil di ferro per aprire da fuori e lei aveva capito che appendendosi poteva uscire. Ho i video e vedrò di caricarli. Quando abbiamo di nuovo cambiato casa e palazzo le due gatte si sono trovate in un nuovo appartamento più grande con 3 balconi (anche se piccoli) ma senza la possibilità di uscire in cortile. In verità molte volte sono scappate sulle scale, altre volte le portavamo noi a fare un giro in cortile, ma essendo un condominio dovevamo sempre stare attenti. Sophie si è persa sulle scale vicine (con nove piani) almeno due volte. Non ho mai capito perché salisse da quella parte invece di tornare a casa. Qui, dove viviamo tutt'ora, sono poi arrivati i due gattini, fratello e sorella: Loki e Siouxsie. Loki adesso, mentre scrivo, è l'unico gatto rimasto della nostra famiglia, purtroppo.

Sophie è sempre stata la gatta più schiva, anche se sapeva essere socievole con alcuni amici da lei prescelti che ogni tanto venivano a trovarci. Tra l'altro l'avevamo soprannominata Sophie Codalunga perché aveva una coda molto grande. Forse per questa sua caratteristica e perché non è mai stata una mangiona, era molto atletica e sapeva fare dei salti incredibili in giro per casa. Prima che arrivasse Siouxsie, era lei che mi seguiva più spesso in studio mentre dipingevo. Negli ultimi anni anche se aveva una età non indifferente, era rimasta molto sportiva e continuava ad andare nei posti più complicati. Quando è rimasta l'unica gatta aveva preso il ruolo principale e Loki che a volte la assaltava per gioco, doveva scappare quando lei si arrabbiava: bastava lo sguardo. A volte litigavano e dovevo separarli, ma dovevo prendere lui perché lei diventava feroce e inavvicinabile. Negli ultimi anni le era spuntanto qualche pelo bianco e qualche baffo, che delle volte erano due, a volte uno o tre. Circa due anni fa le avevo costruito dei piccoli cubotti (usati come libreria pensile) per aiutarla a salire sull'armadio, visto che prima partica con grandi salti da terra, ma si trattava sempre di un percorso "sportivo". A Sophie, penso a causa del suo colore, piaceva molto prendere il sole e appena arrivava la bella stagione, passava ore sul suo cuscino sul balcone esposto a ovest. Un'altra cosa che amava era starmi sulle gambe mentre guardavamo i film in TV. Ancora l'ultima sera era venuta sulla mia gamba sinistra, che dovevo tenere piegata e aperta ed era stata con me.

Meditazione e magia felina. 

Oltre al sogno che fece Cristina prima del suo arrivo, sono tante le cose curiose e magiche legate a lei. Sophie (come del resto Siouxsie) amava molto stare con me quando facevo meditazione e rilassamento. Me la ritrovavo spesso vicino o sulle gambe e stava così per molto tempo. Molte volte voleva proprio convincermi e dopo avermi chiamato miagolando (non era una gran miagolatrice) o strusciandosi sulle mie gambe andava sul tappetino da Yoga per farmi capire che dovevo andare. Era poi capace di stare li per molto tempo, immobile. E' stata senza dubbio la mia più grande maestra di yoga e mi sento molto in colpa di non essere andato molte volte quando mi chiamava a causa del lavoro o semplicemente per fare stupidaggini, mi fa molto male pensarci adesso. Quando facevo alcuni rituali lei arrivava nei momenti più incredibili. Una volta creai questo spezio sacro seguendo un rituale druidico, appena fatto lei si presentò all'interno. Come Hela e Siouxsie, anche Sophie era una gatta magica. Tra l'altro, oltre ad essere nata il primo maggio (festa di Beltane per i druidi) con la luna quasi piena se n'è andata proprio nel giorno in cui finiva l'anno lunare cinese (il 16 febbraio 2026), oggi è iniziato quello nuovo (del cavallo di fuoco) e con la luna al minimo. 

In futuro aggiungerò altri ricordi.

Il nome di Sophie lo decise Cristina che era appena tornata da Parigi dove aveva incontrato un'altra gatta che si chiamava così.

domenica 21 dicembre 2025

Mantra, preghiere, pratiche per un gatto malato (o un altro animale caro).

 Prima di tutto, se avete un gatto o un'altro animale che non sta bene CHIAMATE IL VETERINARIO, le cure mediche sono sempre la prima cosa a cui pensare e quella più importante se volete aiutarlo. A volte aspettare anche un solo giorno può fare la differenza per la salute o la vita per il vostro caro.

Questo post serve a trovare un aiuto aggiuntivo, sia per il vostro gatto (o animale caro) che per voi in una situazione difficile come quella della malattia. A me è capitato molte volte e ho sempre avuto bisogno di qualcosa di più, perché il senso di impotenza in certe situazioni è troppo e perché, personalmente, io non penso che siamo solo ed esclusivamente questo corpo.

Buddismo

Nel buddismo, i gatti occupano una posizione spirituale privilegiata e sono spesso descritti come "piccoli monaci" per la loro natura meditativa, la capacità di mantenere la calma e l'indipendenza dall'ego. Tutti gli animali sono comunque esseri senzienti (dotati di mente e capaci di soffrire e provare gioia) e fanno parte dei "Sei Regni" della rinascita nel samsara, al pari degli umani, ma in un regno distinto, spesso visto come una condizione di sofferenza dovuta a karma passato, che sottolinea la necessità di compassione. La visione buddista promuove il rispetto per tutte le creature, incoraggiando la non-violenza, la compassione e il vegetarianismo, con storie che vedono Buddha rinascere come animale per mostrare virtù come sacrificio e altruismo.

Riconoscere la comune natura di essere senziente con gli animali è un esercizio morale fondamentale per i buddhisti, che porta a non fare distinzioni di serie A e B. Già nel III secolo a.C. esistevano ospedali per animali fondati da comunità buddiste.

Molte tradizioni, come l'ordine Fo Guang Shan, vedono i gatti come esseri che hanno raggiunto una forma di illuminazione; vivono nel presente, mangiando quando hanno fame e dormendo quando hanno sonno, senza il bisogno di compiacere gli altri.


Esistono molte scuole nel Buddismo, alcune di esse sono completamente diverse dalle altre, sia per quanto riguarda la ritualità, sia per la filosofia, quindi è difficile limitarsi a pochi consigli per aiutare il tuo animale malato. I mantra sono propri di diverse scuole, in particolare di quelle tantriche (ad esempio il buddismo tibetano) e per questo ne sagnaliamo due:

1. Mantra del Buddha della Compassione (Avalokiteśvara): 

Om Mani Padme Hum

Significa "O Gioiello nel Loto!" ed è il mantra più diffuso e noto del Buddhismo tibetano. Recitarlo aiuta a coltivare la compassione e l'amore incondizionato, purifica la mente e porta pace interiore. È utile recitarlo in presenza del gatto, serve ad alleviare le sofferenze di tutti gli esseri senzienti.

2. Mantra del Buddha della Medicina (Bhaisajyaguru): 

Tayata Om Bekadze Bekadze Maha Bekadze Bekadze Radza Samungate Soha

E' un mantra specifico per la guarigione ed è particolarmente utile per alleviare la sofferenza fisica e mentale, sia per gli esseri umani che per gli animali. Si ritiene abbia un effetto curativo e purificante e possa aiutare il gatto a vivere il più serenamente possibile.


I mantra possono essere recitati a voce alta, sussurrati o anche solo cantati mentalmente, in presenza del gatto. Gli animali sono sensibili alle energie e agli stati mentali calmi.
L'intenzione è molto importante: Mentre reciti, concentrati sull'invio di amore, pace e compassione al tuo gatto. 

Altre pratiche utili:

Visualizzazioni: Luce Curativa: Immaginare il Buddha della Medicina o Chenresig che invia luce di guarigione al corpo dell'animale, visualizzando la purificazione.

Toglen: Il Tonglen è una pratica di meditazione compassionevole buddista tibetana che può essere adattata per inviare amore e guarigione a un gatto malato. È un modo per coltivare la compassione e gestire le emozioni difficili come l'ansia e il dolore legati alla malattia del tuo animale domestico.

Come praticare il Toglen per il tua gatto malato ma anche per altre persone o animali, QUI!

>>> Anche far ascoltare al tuo gatto registrazioni di testi di Dharma, preghiere e mantra può essere di grande beneficio.

Cristianesimo

La religione cristiana, ufficialmente, non ha un rapporto molto chiaro e a volte nemmeno molto positivo con gli animali, però a livello popolare le cose sono meno rigide, in oltre ha assorbito moltissimo da quelle che erano le religioni precedenti in Europa. Quindi se siete cristiani o se magari non siete credenti ma quando siete in difficoltà avete bisogno di qualcosa che vada oltre alla pura materialità e la cosa più diretta è richiamarsi alla forma spirituale nella quale più o meno siamo cresciuti in Italia e in Europa qui ci sono alcuni suggerimenti.

La cristianità popolare è ricca di sante e santi a cui chiedere aiuto quando ci si trova in difficoltà. Nel nostro caso si può invocare San Francesco d'Assisi (patrono degli animali e della natura), San Rocco (protettore contro malattie e infezioni, spesso associato ai cani, ma invocato per tutti gli animali) o Santa Gertrude di Nivelles (patrona dei gatti e contro i topi, a volte invocata per la guarigione) chiedendo guarigione, pace e protezione divina per la creatura, sottolineando l'amore e la cura che gli si dedica.

1. Per Guarigione e Pace (Generale):
"Padre dolcissimo, ti prego, circonda il mio [nome del gatto] con la tua energia amorevole e risanatrice. Aiutalo a sentirsi in pace, affinché il processo di guarigione possa avvenire senza ostacoli, liberandolo da ogni dolore e affanno. Che possa tornare presto alla sua gioia e vitalità. Amen".


2. Invocando San Francesco (Amore per tutte le creature):
"San Francesco, amico di tutte le creature, tu che hai visto in ogni animale il riflesso dell'amore di Dio, benedici il nostro [nome del gatto]. Proteggilo da ogni male, dona al suo corpo la salute e al suo spirito la serenità, affinché possa vivere lunghe giornate felici e in pace. Amen".

3. Invocando San Rocco (Guarigione e protezione):

"O glorioso San Rocco, che hai conosciuto la sofferenza e hai ricevuto aiuto da un cane, intercedi per il nostro [nome del gatto]. Liberarlo dalle infezioni, guarisci il suo corpo e il suo spirito, e dona a noi, che ce ne prendiamo cura, la forza e la pazienza necessarie. Che la tua grazia lo protegga e lo benedica. Amen".


4. Per Santa Gertrude (Specifica per i gatti):
"Santa Gertrude di Nivelles, patrona dei gatti, ascolta la nostra preghiera. Proteggi il nostro [nome del gatto] da ogni male e malattia. Concedigli la grazia della salute, allontanando ogni sofferenza e afflizione, affinché possa ritrovare il suo benessere e la sua gioia. Amen".

INDUISMO

Il mondo induista e, in generale, indiano è complessissimo e vario ed è quindi impossibile semplificare troppo. Rispetto alle religioni monoteiste gli animali sono considerati esseri senzienti e vengono tenuti in considerazione: il concetto di Ahimsa (non violenza) vale sia per le persone che per gli altri esseri viventi, ha influenzato la "compassione" (Karuna) buddista ed è il motivo per cui in India più di un terzo della popolazione è vegetariana. Detto questo è da tenere presente che in alcune sette e in alcune aree dell'India esistono ancora sacrifici animali e addirittura fino ad un passato non troppo remoto, umani. Questo per fare un'introduzione a quanto sia complessa la sfera induista.


Il mantra più noto e potente utilizzato per la guarigione e la protezione, applicabile anche agli animali, è il Maha Mrityunjaya Mantra:

Om Tryambakam Yajamahe
Sugandhim Pushti-Vardhanam
Urvarukam Iva Bandhanan
Mrityor Mukshiya Ma Amritat


(Si invoca Shiva (nella sua forma di Tryambaka, il dio dai tre occhi) per la protezione, la guarigione e la liberazione).

Un altro mantra dedicato a Shiva nella sua forma di Signore degli animali (Pashupati, molto simile al celtico Cernunnos) per la benedizione degli animali e la protezione:

Om Pashupatinathaya Namah 
(ॐ पशुपतिनाथाय नमः).

Significato: "Mi inchino al Signore degli Animali".


Un mantra per avere la forza di aiutare il proprio animale (o caro malato) è:

"Shri Rama Jaya Rama Jaya Jaya Rama"

Un altro mantra potentissimo che serve a ritovare la gioia, proteggere noi e gli altri è il Maha Mantra:

HARE KRISHNA
HARE KRISHNA
KRISHNA KRISHNA
HARE HARE
HARE RAMA 
HARE RAMA 
RAMA RAMA
HARE HARE

Andrebbe cantato in cicli di 108 volte (si usa un mala con 108 palline) ed è considerato perfetto per questa era detta Kali Yuga in cui è troppo difficile trovare la pace necessaria per meditare perfettamente.



sabato 15 giugno 2024

MASCHE E MASCONI: 6) Ancora masche che sono gatti e altri animali.

>>> Vedi l'indice dei post dedicati alle storie di MASCHE E MASCONI!

IL GATTONE NERO DELLA VAL SUSA. In un villaggio di pastori in Val Susa viveva un grosso e paffuto gatto nero come la notte senza luna. Era amato da tutti e veniva ospitato e accarezzato per il suo bellissimo pelo e per la sua simpatia. In inverno entrava nelle case con il focolare acceso dove le gente si trovava per scaldarsi e per raccontarsi storie e si sedeva sulle gambe di  tutti benvenuto. Proprio durante una di queste sere gioviali nella stanza qualcuno disse: "Ruin l'est mort!" (Ruin è morto!) Nessuno capì subito cosa volesse dire quella frase pronunciata nel buio della sera ma il gatto si alzò di colpo, come fanno i gatti delle volte e, nella meraviglia di tutti parlò, pronunciando queste parole: "Ruin l'è mort, a toca mi!" (Ruin è morto, tocca a me!). Detto questo il gatto scomparve. Ruin era il nome di un Mascone di cui si parlava in valle e che essendo morto lui, il gattone avrebbe dovuto prendere il suo posto.

Questa storia è molto interessante perchè al contrario delle altre non vede una masca trasformarsi in gatto, ma, esattamente al contrario un gatto diventare mascone!

Il gattone Nerone che viveva con i miei genitori fino a qualche anno fa, mi viene sempre in mente quando penso al gattone masca della Val Susa.

LA VALANGA DI PIAMPRATO, I TRE DIAVOLI. esistono diverse versioni di questa leggenda con diavoli, animali magici, ecc... Ci troviamo in Val Soana, una delle valli franco-provenzali del Piemonte sul versante sud del Gran Paradiso. Del torrente che da il nome alla valle ne avevamo parlato anche nell'articolo sugli idronimi di origine celtica in Piemonte (LINK) ed è praticamente omonimo della Sanna e della Saona in Francia e deriverebbero dalla dea gallica Sequana. Il fatto in questione avvenne nel 1711, il 14 o il 17 maggio a seconda delle leggende. La storia più popolare dice che gli abitanti di Pianprato non fossero dei bravi cristiani, c'è chi dice che si affidassero ancora ai loro idoli alpini pagani, chi dice che in mancanza di preti che arrivassero lassù, si arrangiassero con rosari, preghiere mischiando con le pratiche superstiziose, sta di fatto che per questo vennero puniti. Sulle tre cime principali si posizionarono tre "diavoli" o masche: un gatto, un cane e un gallo che fecero nevicare giorno e notte per tre giorni. Quelli che erano scesi a valle non riuscirono a tornare a casa sia per la neve sia perchè erano stati fermati dai paesani più in basso che li avvertirono che stava succedendo qualcosa di strano e oscuro. Fu così che una grandissima valanga si staccò dalle cime dei diavoli e sommerse completamente il paese di Valprato (che sembra si trovasse dove oggi c'è la Grange Prariond) distruggendolo. I paesani sopravvissuti lo ricostruirono più in basso dove oggi si trova. Questo sembra sia vero, infatti tutte le case nel nuovo paese recano date posteriori al 1711. 

LA SECONDA VERSIONE, LA VENDETTA DEGLI ANIMALI. Un'altra versione della leggenda (che mi ricorda alcune leggende giapponesi o asiatiche) dice che nel paese di Piamprato abitasse gente cattiva che si comportava in modo crudele con le persone e con gli animali della valle. Fu così che in quella primavera del 1711 furono visti alcune bestie (anche in questo caso gatti, cani e un gallo) che portavano curiosamente con piccoli sacchi la neve in cima alla montagna. Questi animali, probabilmente masche stavano preparando la punizione per la gente del villaggio che infatti come nella storia precedente venne colpita dalla terribile valanga. Esiste anche una bizzarra terza leggenda che spiega la scomparsa del vecchio paese di Piamprato: quest'ultima narra di una cavaliere in armatura che, mandato dal Signore, si presentò per punire i paesani che non seguivano la religione nel modo giusto.

IL MASCONE CHIOCCIOLA DEL BELBO. Nelle zone paludose del torrente Belbo che si trovavano poco prima della confluenza con il Tanaro nelle vicinanze di Villa del Foro si dice si trovassero delle antiche pietre dove si trovavano tantissime lumache. Era questa proprio la zona in cui nell'alto medioevo vagava San Baudolino meditando e compiendo miracoli. I cristiani più fedeli evitavano quella radura con le pietre considerata luogo di ritrovo di masche e diavoli ma vista la fame che i popolani della zona nei secoli scorsi c'era sempre qualcuno che, senza farsi vedere, ci andava per lumache. Un giorno un uomo di nome Bianchin vi ci si recò dopo una grande piovuta mentre un grandissimo arcobaleno sembrava indicasse proprio il luogo con le grandi pietre che si ergevano da suolo. Le lumache erano così tante che non gli bastò la borsa che aveva portato, ma su una pietra piena di coppe piene dell'acqua piovana ne trovò una così grande e di un colore così bello che non aveva mai vista. Presa anche quella tornò a casa a mise le lumache a spurgare. Durante la notte si senti un gran baccano e la moglie alzandosi trovò uno stranissimo personaggio dalla pelle viscida e grigia che gli disse che se avrebbe voluto ritrovare il marito sarebbe dovuta andare a cercarlo alla radura delle pietre. La mattina seguente la donna si svegliò all'alba e seguendo la traccia bavosa delle lumache trovò il posto senza problemi. Qui sulla pietra centrale con i fori vide la grande Chiocciola che, con sua grande sorpresa iniziò a parlare: "Eccoti! Tuo marito è qui con noi ora, puoi cercarlo tra le mille lumache, ma non sarà difficile riconoscerlo"! Il personaggio che aveva visto la notte precedente era il Mascone delle chicciole, il re delle lumache e aveva trasformato il marito che voleva mangiarselo in uno di loro. Da quel giorno la donna non cucinò più nessuna lumaca e divenne protettrice della radura, considerata pazza dagli altri paesani. Esistono altre leggende riguardarti questo luogo in cui era possibile fare incontri poco piacevoli e che le persone più assennate si guardavano bene dal visitare. Si dice che un giorno le pietre siano state rimosse definitivamente ma sia ancora oggi possibile vederle utilizzate per la costruzione di vecchie case a Villa del Foro. Forse la famosa Pietra di Santa Varena veniva proprio di li ed è certo che poco distante dalla chiesa ancora oggi sia visibile, usata come paracarro un'altra pietra muschiosa sulla quale sono visibili diverse coppelle. vedi: pietra-coppellata-di-villa-del-foro


Bibliografia:
Leggende delle Alpi - Maria Savi Lopez
Tanto tempo fa... - leggende, canzoni e strane storie in Piemonte - Marta Salvi Villa
Foglio della conferenza su Masche e Masconi - Castelnuovo Belbo 1973

Links:



sabato 25 febbraio 2023

MASCHE E MASCONI: 5) Animali magici: gatti, pecore, capre... che sono masche.

>>> Vedi l'indice dei post dedicati alle storie di MASCHE E MASCONI!

oppure Leggi tutti gli altri post taggati come: MASCHE E MASCONI

Abbiamo già parlato di masche e gatti per quanto riguarda quella che è la masca forse più famosa, Micilina (LINK) qui sotto ho cercato di raccogliere alcune storie che testimoniano il rapporto tra queste figure e gli animali. Questa è una caratteristica che ricorre in molte storie di streghe in tutta Europa e non solo, ma come già detto, la figura della masca è particolare per questo suo legame più marcato con la natura, con un animismo che torna. Sia le masche che la natura (nelle storie di questo post gli animali) hanno sempre caratteristiche più o meno negativa, tutto quello che non è umano è stato adombrato da un Cristianesimo antropocentrico che vede in tutto quello che non è umano (e donna...) qualcosa di maligno, tuttavia in queste storie gli animali tornano ad essere dei soggetti importanti e vengono trattati, anche se con timore o disprezzo, quasi alla pari.

I GATTI DEL MASCONE: Per scendere a Cossano il signor Rovetta (classe 1918) prendeva una scorciatoia per fare prima, un giorno in piena estate passò davanti ad un bel fico pieno di grossi frutti e pensò che tornando a casa la sera, con il buoi, ne avrebbe presi due o tre. Più tardi, sulla via del ritorno, il signore trovò l'albero pieno di gatti, ce n'erano almeno venti ed egli si domandò come potessero esserci tutti quei gatti in quella frazione. Fu allora che si ricordò che il padrone di quella casa era conosciuto per essere un mascone, temuto perchè faceva la fisica e quindi scappò velocemente, perdendo il cappello. Alcuni giorni dopo sul sentiero, il signor Rovetta incontrò la moglie di quell'uomo che, misteriosamente lo riconobbe e gli restituì il cappello. (testimonianza diretta del 1989 dal libro MASCHE di Donato Bosca e Bruno Murialdo)

LA GATTA DI OVIGLIO: tra le storie che si raccontavano vicino alla stufa nelle fredde sere d'inverno c'era quella di quel paesano che tradiva la povera moglie Rosina con un'altra donna più giovane. La moglie era una donna che non si lamentava mai, lavorava l'orto e preparava zuppe al marito con erbe che lei stessa raccoglieva nei campi a volte anche la sera in particolare durante il plenilunio. Questa era l'unica libertà che si prendeva la donna. Il marito usciva e invece di andare in taverna incontrava l'altra ragazza tra i cespugli sul Belbo. Una sera di luna piena, mentre tornava a casa sul sentiero ebbe la sensazione di essere seguito e girandosi vide una gatta nera dietro di lui. Da allora l'incontro si ripeté più volte e a casa con la moglie andava sempre peggio, Rosina non parlava più. Una sera di primavera, illuminata dalla luna piena dopo l'incontro con la ragazza apparve di nuovo la gatta che fissava l'uomo dall'alto di un muro di mattoni, il quale innervosito dalla situazione prese una pietra e la colpì proprio sulla testa e poi corse a casa per la cena, ma la moglie non c'era. I'uomo, di cui non sappiamo il nome, pensò che, vista la sera di luna, la moglie fosse uscita per andare a raccogliere erbe ma al mattino la trovò con un occhio nero, disse che era scivolata nel bosco. La gatta era proprio la moglie masca che lo aveva seguito e che lui aveva colpito. L'uomo da quella sera non vide mai più altre donne.

*Oviglio fu uno degli otto insediamenti, chiamati statielli, che contribuirono alla fondazione della città di Alessandria nella seconda metà del XII secolo. Quando Alessandria fu fondata, si formò dall’unione di diverse località, tra cui Gamondium (Gamondio), Marenghum (Marengo) e Bergolium (Bergoglio). Questi luoghi si unirono per creare la nuova città. Oviglio, insieme ad altre località come Roboretum (Rovereto), Solerium (Solero), Forum (Villa del Foro), Vuilije (Oviglio) e Quargnentum (Quargnento), contribuì alla nascita di Alessandria.

IL MASCONE DEI BUOI: ci troviamo ancora a Cossano, il signor Chichinet era uno strano zoppo, in certi giorni aveva bisogno di un bastone in altri no. Il suo potere più impressionante però era quello di bloccare i buoi che passavano davanti a casa sua. I carri trainati da questi maestosi animali venivano bloccati da un'energia misteriosa e non c'era verso di farli ripartire. A quel punto l'unica cosa da fare era andare da lui, chiedergli per favore di torgliere l'incantesimo, allora lui usciva, toglieva il basto o il giogo ai buoi, li faceva camminare un po' e loro ripartivano. (testimonianza diretta del 1986 dal libro MASCHE di Donato Bosca e Bruno Murialdo)


LE TRE PECORE MASCA: una storia ricorrente è quella delle tre pecore masche. Apparivano di notte oppure a mezzo giorno lungo il sentiero e bloccavano il cammino dello sfortunato viandante. Nel paese di Frave le tre pecore comparivano con grande frequenza e il signor Pio (1904) racconta che delle volte non erano visibili a tutti. Il suo amico Filipin una volta le vide, mentre erano insieme ma a lui restavano invisibili, mentre l'amici non poteva più muoversi.


ANCORA UNA MASCA PECORA: nei dintorni di Dogliani, ancora pochi decenni fa si raccontava di questo anziano cercatore di tartufi, che mentre si trovava nel bosco con il suo cane e stava scavando per estrarne uno grosso, venne aggredito da una pecora con grandi corna spuntata dai cespugli. L'animale aveva preso a incornarlo, sembrava che non volesse che prendesse il tartufo e lui in difficoltà dovette picchiare forte sulle zampe con un bastone. L'anziano, colpito dallo strano comportamento, pensò che la pecora dovesse proprio essere una masca! Alcuni giorni dopo incontrò la moglie di un altro paesano, una donna che si diceva essere cattiva, che zoppicava e capì che lei doveva proprio essere la pecora che lo aveva aggredito.

LA MASCA DALLA CODA ROSSA: un'altra storia che si raccontava tra Langhe e Monferrato e che ha a che fare con pecore (agnellini) che bloccano il sentiero, masche che riportano le stesse ferite degli animali, è quella di una povera bambina di una numerosa e povera famiglia che venne " ammascata". Una volta mentre era con la mamma incontrarono una vecchina che tutti pensavano fosse una masca, la quale, salutandola la toccò. Da quel giorno la piccola iniziò ad avere dolori e a piangere, così venne chiamata una settimina che prescrisse numerosi rituali, pozioni e formule magiche. La bambina venne fatta passare per tre volte sotto la pancia di una capra, si fece una pomata con cui si facevano degli impacchi che dovevano essere accompagnati dalla formula Ciat-Fat detta tre volte. La bambina però non migliorava e la famiglia venne aiutata dai vicini benestanti che la portarono da un medico, il quale si rese conto che c'era un grave problema di denutrizione. Ma non è finita: lo zio Filippo, tornando dal mercato sul sentiero incontrò un agnellino che saltellando e belando gli bloccava il passaggio. Così per passare il viandante diede una bastonata all'agnello che belando disse: "dammene un'altra" e così fece. Il giorno dopo in paese la Masca Codarossa venne vista con una spalla rotta. 

giovedì 5 maggio 2022

MASCHE E MASCONI: 4) Frati, preti "masca" e preti maghi.

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INTRODUZIONE: Vicino alla figura della Masca, c'è un altro personaggio, generalmente maschile, che ricorre molto spesso nel folklore piemontese: il "Prete Masca" o Frate Stregone... o comunque quella di un ecclesiastico che allo stesso tempo, più o meno segretamente, pratica la magia. Ci sono anche alcuni casi di suore o monache dello stesso tipo, meno frequenti e a cui in futuro dedicherò un post a parte per non complicare troppo le cose. Dopo anni di ricerca su questo tipo di argomenti voglio comunque fare una precisazione prima di iniziare: come per le masche o per la stregoneria, si parla di storie che hanno un grande valore antropologico anche se molte volte vengono relegate nel folklore e snobbate, ma allo stesso tempo bisogna trattarli considerando il contesto e considerando tutte le possibili implicazioni. C'erano probabilmente dei veri e proprio mistici, c'erano guaritori di campagna o persone sante legate agli antichi culti rurali che in qualche modo sopravvivevano nelle campagne, che per semplicità, ignoranza o per onestà non avevano problemi a trattare sia all'interno della chiesa che in ambito "popolare". Però c'erano anche moltissimi furbi, gente che come viene fuori da certe storie non aveva problemi ad approfittarsi della "creduloneria" popolare per i propri interessi. C'erano poi quelli che veramente facevano "il male": siamo abituati a pensare che questi personaggi che si muovevano tra le classi più basse e oppresse fossero sempre i buoni, un po' perché, politicamente, per anni sono stati presi ad esempio della lotta contro il potere della chiesa, un po' per le influenze new age che sia nel bene che nel male fanno parte della nostra cultura contemporanea. E poi c'è sempre il contesto, più o meno rurale ma generalmente di grande miseria.


LA COMPLICATA SITUAZIONE PIEMONTESE: come già visto nel post precedente dedicato (leggi: La difficile cristianizzazione del piemonte) l'avvento del cristianesimo non fu un processo semplice, veloce e nemmeno netto. In Piemonte, in particolare, avvenne in diversi momenti e se nelle città sorte in epoca romana sorsero mano a mano importanti chiese durante il medioevo e la nuova religione si sovrappose in modo più o meno totale, nelle campagne il processo fu molto più complesso (valli alpine, Monferrato, Lange, ecc...) con momenti di grande contrasto e l'arrivo di missionari da ogni parte d'Europa che portarono al sorgere di santuari, ma anche con momenti di maggiore confusione e sincretismo in cui però i culti pagani celtici, romani, barbarici e cristiani convivevano più o meno apertamente. E' per questo che è ancora oggi difficile decifrare personaggi e santi alto-medievali della zona come San Baudolino (LINK) la cui figura si perde più nel folklore che nella storia mancante di zone che fino all'anno 1000 e oltre erano completamente selvagge e che anche se sono ricordati come santi, erano strettamente legati alla natura e ai caratteri soprannaturali della religiosità popolare. Ed è anche difficile comprendere anche per noi contemporanei l'arte presente nelle chiese di campagna come quella di San Secondo a Cortazzone (LINK) o il motivo per cui il "cristianizzato" culto di pietre e sorgenti (per dirne due) sia sopravvissuto fino al secolo scorso. 

I PERSONAGGI: Se a livello locale all'inizio dell'era cristiana ricordiamo grandi martiri divenuti santi per la loro resistenza al paganesimo, durante l'alto medioevo appunto incontriamo ancora santi, molte volte con origini e vite che si perdono nella leggenda che come si è visto avevano una posizione non sempre chiarissima o altri santi e madonne che sembrano comparire appositamente per sostituire divinità e spiriti pagani locali legati a località o elementi naturali. Questo in realtà continuerà a lungo nelle campagne con le "Madonne della Neve" e le edicole varie. E' passato troppo tempo e la situazione nelle campagne era molte volte troppo primitiva per consegnarci le storie di personaggi più popolari come quelli di cui parleremo adesso, ma penso che questo lungo cappello introduttivo fosse d'obbligo per chi non ha ben chiaro quale fosse il contesto religioso popolare locale nel corso dei secoli.

IL PARROCO DI OGGEBBIO: Una delle storie più antiche ci giunge dal 1472 dal novarese ed è veramente emblematica della mentalità religiosa dei nostri avi di quel periodo finendo per smascherare la natura stregonesca del curato. Era un anno di terribile siccità e per propiziare la pioggia gli abitanti del villaggio sul Lago Maggiore decisero di organizzare una processione da Oggebbio alla cappella sul Monte Zeda. Per rendere più potente il "pellegrinaggio" tutti i paesani avrebbero dovuto partecipare camminando scalzi e a digiuno. Il parroco, che sembra non fosse molto ben visto dalla popolazione perché non abbastanza forte, arrivati alla cappella celebrò la messa, ma usò si dice, parole di stregoneria. Fatto sta che tornati al paese la pioggia arrivò davvero, ma con un temporale così forte che prese a grandinare rovinando quello che era rimasto del raccolto. Bisognava trovare il colpevole che ovviamente era il curato. Fu così che la popolazione si mise d'accordo per sacrificare la vittima: venne organizzato un gioco alla festa del paese: bisognava prendere con la bocca delle monete d'oro sul fondo di una botte piena d'acqua avendo le mani legate dietro la schiena. Quando fu il turno del prete venne spinto dentro e poi buttato con tutta la botte nel lago. Fatto sta che la vittima riuscì a liberarsi e ad attaccarsi ad una barca con le mani, ma il proprietario di quest'ultima colpì il prete con un remo mozzandogli le dita e facendolo annegare. La leggenda narra però che il Prete-stregone riuscì comunque a vendicarsi e tutti i discendenti del pescatore nacquero senza le falangi delle dita.

Una vista di Oggebbio oggi.

I PRETI "SCIAMANI" DELLA VALLE D'AOSTA: anche le storie che ci vengono dalla Valle su questo argomento sono particolarmente interessanti perché narrano storie straordinarie ma nello stesso tempo ordinarie per i valligiani dell'epoca di Preti maghi che però ricordano da vicino i poteri dei santi sciamani che ancora oggi si trovano nelle valli himalaiane e nelle zone rurali di alcuni paesi asiatici. La prima storia di cui non sono riuscito a trovare molti particolari è quella del prete fantasma di Pracharbon nelle vicinanze di Brusson, il quale riusciva a celebrare messa ai suoi paesani anche quando non era più dotato di un corpo! La storia seguente parla del prete di  Ayas il quale aveva un libro segreto, analogo al famoso libro del comando che molte masche possedevano ma che lui usava solo per opere sovrannaturali benefiche. Bisogna sottolineare come questo sia uno dei pochissimi casi in cui, come successe ad esempio con l'arrivo del buddismo nelle valli tibetane nei confronti dei demoni locali, il cristiano non distrugge le credenze demoniache precedenti ma le piega e converte alla sua volontà. La leggenda poi ci dice che una volta dimenticò per distrazione il libro incustodito in chiesa che venne trovato e aperto da alcuni ragazzi uno dei quali fece in tempo a leggere una delle formule per evocare alcuni spiriti che prontamente si materializzarono facendo un gran baccano. Fortunatamente il prete arrivò e riuscì a mettere a posto la situazione grazie alla sua conoscenza della magia e ad uno stratagemma particolare. Butto a terra dei semi di segale e dei semi frumento e chiese ai diavoli di dividerli secondo il tipo. Mentre gli spiritacci erano impegnati a fare questo lavoro il nostro "mago" trovò le parole giuste per convincerli ad andare a spaccare le montagne armati solo di uno spillo. I più agitati vennero mandati a Sarèza ed è per quello che ancora oggi ogni tando si sente un masso rotolare giù di li. Il terzo racconto è quello del prete mago di Pontey, il quale era noto per le sue capacità di "fare la fisica" qualità ben accettata dai suoi parrocchiani che però nel periodo di fienagione disertavano numerosi la messa. Fu così che decise di trasformarsi in un grosso e feroce lupo e corse tra i campi terrorizzando i contadini che facevano il fieno. Uno di essi però facendosi forza riuscì a colpirlo con forza mozzandogli quasi una zampa e mettendolo in fuga. Il prete comunque era molto ben visto anche dalle autorità e dopo alcuni giorni venne trasferito ad Aosta dove mentre diceva messa, nello sbigottimento generale, perse una mano. Di questa storia ne esiste una versione quasi identica ambientata però ad Oyace. Ci sarebbero tantissime cose da dire su questa storia, ad esempio che sia la capacità di "fare la fisica" che quella di trasformarsi in animali a piacimento erano caratteristiche tipiche delle masche. Un'altra e più notevole è quella che come ci dice Roberto Gremmo nel suo meraviglioso libro Streghe e Magia: "nell'immaginario valdostano la trasgressione magica non viene vista come colpa (e aggiungo io, nemmeno come una cosa negativa), ma come parte integrante, quasi necessaria ed indispensabile, dell'esperienza religiosa".


IL PRETE STREGONE DI MUZZANO: era circa il 1621 quando l'inquisitore Don Velotti, durante le indagini che avevano come oggetto alcune masche di Graglia si imbatté in qualcosa di ancora di più incredibile: un sacerdote che non solo le voci popolari davano come collaboratore delle donne indagate ma che praticava normalmente fatture e diavolerie varie. Si trattava di Don Simone Rondoletto (o del Chioso) cappellano della confraternita del S.Rosario e S.Croce a Muzzano di anni 48. Don Giuseppe Ferraris che si occupò della sua storia in "Magia e superstizione nel biellese del seicento" (1937) lo descrive come un sempliciotto di campagna che praticava la magia popolare non per malvagità ma per via delle sue origini campagnole umili e per ignoranza del canone ecclesiastico. Questa osservazione secondo me da una immagine abbastanza chiara di cosa dovesse essere ancora la religiosità popolare rurale nel 1600! Tuttavia il Gremmo nota come questa descrizione sia troppo semplicistica e probabilmente in effetti bisogna tenere presente che venga da un altro prete che forse voleva minimizzare questo tipo di fenomeni non così inusuali nella chiesa di quei tempi. Comunque interrogato Don Rondoletto da l'idea di essere più vittima di accuse (anonime) dovute al suo essere diverso e legato a un mondo ormai passato. La testimonianza è davvero interessante: egli dice di avere imparato le sue pratiche e le sue formule da un misterioso "padre heremita" che aveva incontrato sul ponte della Dora durante un viaggio a Torino. La descrizione è molto dettagliata: l'eremita, identificato anche come druido nel folklore era un uomo di circa 50 anni, con una lunga barba bianca, i capelli castani che si stavano imbiancati, scalzo, vestito con una tunica di panno grigio con il cappuccio cinto con una corda.
La storia è molto complicata, con testimonianze dirette del prete, accuse del popolino anche anonime, una cosa molto interessante è che tra le sue capacità sovrannaturali c'erano le classiche delle masche, ma sempre dirette al bene, a guarire le malattie, fare medicamenti, fermare le tempeste, ma soprattutto la capacità di portare la pace tra i contendenti di un duello, di disarmare gli aggressori. Considerando la nomea di druido attribuita all'eremita la storia ha ancora più senso visto che ai druidi era attribuita da Cesare proprio la capacità di portare sempre la pace nei duelli e nei campi di battaglia. E' uno di quei casi in cui la testimonianza non manca di dettagli anzi sappiamo anche come il prete fosse in grado con la magia di fermare la febbre nei malati, che anch'egli avesse un libro del comando (in particolare la formula per fermare le tempeste era: "in principio erat verbum" scritto in cerchio), sappiamo anche le ricette di alcuni unguenti medicamentosi fatti di erbe e bava di lumaca, ad un certo punto come sempre iniziano le testimonianze classiche e banali, ma resta il fatto che la quasi totalità delle accuse riguardi sortilegi a fin di bene. Sembra anche che dietro al prete in realtà ci fosse un sarto di Graglia, molto meno onesto di nome Enrico Borrione che era il vero proprietario del libro del comando e che praticava sortilegi e rituali che oggi definiremmo di "magia nera". La storia si complica ulteriormente, si ricollega con altri processi a Masche del luogo ma se volete saperne di più vi consiglio di guardare la bibliografia a fondo pagina. Nelle cronache si vede che pochi anni dopo Don Rondoletto non era più in carica, ma non esistono testimonianze di come sia finito il processo. Probabilmente fu allontanato per non andare a scavare ulteriormente in quello che succedeva nel clero di posti ancora così lontani e vicini alla tradizione popolare. 

IL PRETE MASCA DI BUSANO: questa volta ci troviamo nel canavese del 1603 dove il prete Giuseppe di Busano era conosciuto anche come mascone perché, si diceva, praticava la stregoneria, la fisica e le arti negromantiche. In una lettera, il curato, scrisse al signorotto locale, tale conte Ludovici di Rivara, discolpandosi e lamentandosi di essere calunniato dai popolani e che non era stata sua la colpa della grandine che quell'anno aveva distrutto i raccolti, ma "dell'iniquità degli uomini" per cui erano stati castigati dal Cielo. 


IL PRETE MASCA DI MONDOVI' E LA SUA DRUIDA: di questo abbiamo già sbrigativamente parlato per quanto riguarda la "Druida" nel post sulle druidesse (LINK). Si tratta di una strana vicenda avvenuta nella prima metà del 1600 che aveva come protagonisti principali tre personaggi: il governatore di Mondovì Carlo Operti, la famosa Druida che viveva con lui e che lo serviva eliminando chiunque gli si mettesse contro usando le arti diaboliche più terrificanti e il prete masca Giovanni Gandolfo che viveva nel monastero di Vicoforte e con la Druida aveva uno strano rapporto. Anche in questo caso per quanto riguarda la donna detta la "Druida" si parla di veleni ottenuti dal sangue di giovani chiusi in sacchi pieni di vipere, bambole di cera per malefici, neonati e gatti neri squartati, tutte le classiche imputazioni usate per condannare le streghe e che se volete conoscere nei particolari troverete nel bellissimo libro del Gremmo (Streghe e magia). Quello che è veramente interessante di questa storia è che il termine druida venisse popolarmente usato nel Piemonte di inizio '600 e che quindi, probabilmente trasformata in qualcosa di simile ad una strega, la figura dei druidi e delle druidesse (interessante anche il fatto che in molti casi si tratti di figure femminili) fosse ancora vivo nell'immaginario popolare di quell'epoca anche da queste parti, prima del revival in terra britannica. Comunque, per tornare in tema, l'altra figura interessante di questa storia è il prete Giovanni Gandolfo. Sappiamo che non si faceva troppi problemi a praticare i suoi studi di astronomia e astrologia, la divinazione e, si dice, la stregoneria. In molti infatti lo consideravano un mascone ed è interessante vedere come figure di questo genere fossero abbastanza "normali" anche all'interno del clero. Il prete era così a suo agio che addirittura nel 1648 pubblicò un almanacco astrologico con le sue predizioni in cui incautamente vedeva unfuturo infausto Carlo Emanuele II e per la Madama Reale. Il '600 non era di certo il periodo giusto per una cosa del genere anche se il Piemonte era una zona particolarmente tollerante rispetto ad altre zone d'Italia e d'Europa, infatti tali predizioni vennero interpretate come una possibile congiura e poi, in seguito alla scoperta della sua amicizia con la Druida, anche come un attacco occulto dalla Duchessa e alla famiglia reale. Il prete tentò la fuga, ma venne preso e rinchiuso a Torino dove venne probabilmente strangolato prima di essere giustiziato in seguito ad un processo che resta avvolto nel mistero. 


Bibliografia essenziale:

"Streghe e Magia" di Roberto Gremmo (edizioni ELF Biella)

"Sui sentieri della leggenda" di Massimo Centini (l'arciere)

Articolo di Roberto Gremmo in cui si parla anche del Prete di Muzzano: https://www.newsbiella.it/2017/08/06/leggi-notizia/argomenti/biellese-magico-e-misterioso/articolo/il-biellese-magico-e-misterioso-le-feste-paganeggianti-di-campra-le-streghe-di-muzzano-e-il-ro.html

sabato 21 agosto 2021

Un ricordo della mia carissima gattina Siouxsie, quando muore un gatto.

 

A Siouxsie piacevano molto i cartoni animati. 

1 agosto 2021

Introduzione: Questa mattina verso le 10 ho ricevuto la chiamata dalla clinica veterinaria in cui il dottore mi informava che la mia carissima Siouxsie aveva avuto una crisi respiratoria e non aveva passato la notte. Speravo che mi dessero notizie di un miglioramento, ma non è stato così. Giovedì era venuta a svegliarmi come sempre con il suo entusiasmo, testate e zampate. Al pomeriggio mi sono accorto che non era venuta a mangiare e dopo averla cercata l'ho trovata in una cuccia particolarmente nascosta nel mobile Ikea. Non ci ho fatto troppo caso. La sera mi sono reso conto che aveva le orecchie calde e quando dopo pochi minuti è venuta in cucina per cercare cibo ho visto che barcollava e non si reggeva in piedi. Mi sono spaventato e dopo aver chiamato Cristina per dirgli che la nostra gattina stava male sono uscito con lei nel trasportino e sono andato alla clinica 24/24 che c'è qui ad Alessandria. Da quel momento è stata tutta una serie di lastre ed esami. La mattina stava ancora male, ritorno alla clinica che trova la causa nel cuore ingrossato, purtroppo nessuno in zona può fare un ecocardio così dopo varie telefonate la porta all'istituto di Novare, una specie di grande ospedale veterinario. Li dopo un'attenta visita vediamo che il cuore non c'entra ma Siouxsie che non mangia dal giorno prima va ricoverata. Il giorno dopo faranno gli esami. La mattina dopo mi chiamano, sembra che la febbre sia scesa da sola, ma continua a non mangiare, in giornata faranno tutti gli esami. La sera mi chiamano e sembra che la causa sia un iperglicemia che ha causato un infezione all'intestino. Bisognerà capire se è diabetica e se l'intestino è da operare. Io intanto sono 2 giorni che sono preoccupatissimo, ho recitato mantra e altro per cercare di influenzare positivamente le cose, in qualche modo questa ipotesi mi da un pochino di solievo, penso che si possa curare riesco a mangiare qualcosa e dopo altri mantra vado a dormire, crollo come un sasso, era tempo che non succedeva. Verso le 5, Loki, suo fratello mi sveglia urlando, mi alzo per dargli qualche crocchetta. Mi risveglio alle 8 e inizio con altri mantra, non riesco a mangiare niente. Alle 10 arriva la chiamata in cui, come dicevo prima, venivo in formato che la mia Siouxsie aveva lasciato il corpo. Probabilmente aveva una gravissima infezione al sistema nervoso fulminante. Non so davvero come farò, chi non ha mai avuto gatti, o magari chi ne ha avuti come se ne avevano una volta in campagna è difficile possa capire cosa vuol dire. Il 21 gennaio 2020, poco prima della grande epidemia, ci aveva lasciato anche Hela, la nostra gatta più anziana e due mesi fa Merlino, il gatto dei miei genitori, di cui magari un giorno scriverò. Oltre al Corona Virus gli ultimi due anni sono stati terribili per queste e tante altre perdite, mentre scrivo faccio davvero fatica a non essere negativo.

Una delle mie foto preferite, i suoi occhi a "bottone".

Un ricordo della mia carissima Siouxsie 

(Importante: se state passando per una situazione simile, forse è meglio andare direttamente al paragrafo successivo, queste righe sono molto personali e leggerle potrebbero fare più male che bene a voi)

Dopo questo lungo preambolo mi piacerebbe parlare un pochino di Siouxsie. Dico subito che è stata la gatta più entusiasta e soprattutto più affettuosa che abbia mai avuto, questo rende questo momento davvero difficile. Un giorno di luglio del 2013 avevamo trovato lei e suo fratello da un banco di gattare al mercatino delle pulci di Casale. L'episodio fu veramente curioso: Cristina si svegliò quella domenica mattina dopo essersi sognata un gattino tigrato che arrivava in casa nostra. Era la seconda domenica del mese e c'era il mercatino a Casale dove quasi sempre andavamo. Arrivati la abbiamo visto questo banco sotto il sole con diversi gattini, in una gabbia ce n'erano due piccoli piccoli di cui uno tigrato. Abbiamo capito subito che era quello del sogno e che sarebbe venuto a casa con noi. La tipa del banco lo ha fatto prendere in braccio a Cristina ma subito la sorellina nera si è messa sulle sbarre disperata guardando il fratello. Non c'era possibilità: dovevamo portarli a casa. Così, dopo aver firmato alcune carte li abbiamo messi in uno scatolone e siamo andati a casa. Sulla strada, a Mirabello ci fermarono anche i carbinieri, che notarono i gattini. Senti uno dei due che lo diceva all'altro sotto voce e ci fecero subito ripartire. Erano proprio piccoli, Siouxsie era la più energica e per cercare di uscire dallo scatolone calpestava Loki. Non avevano ancora un nome e non sapevamo nemmeno se fossero maschio o femmina. Il giorno dopo dal veterinario lo scoprimmo e decidemmo di chiamare Loki il tigrato (come il dio nordico del caos e di tante altre cose poco belle) e Siouxsie la nera come la famosa cantante gotica. Dopo pochi giorni scoprimmo a nostre spese che erano pieni di funghi. Io non venni particolarmente colpito, ma Cristina e addirittura mia Mamma si. Restarono chiusi in una stanza per un po' di tempo fin che non guarirono. Siouxsie in particolare era diventata tutta spelacchiata! Con il tempo però svilupparono entrambi una bellissima e foltissima pelliccia. Erano sempre insieme e lo sono stati fino a venerdì. La mattina si rincorrevano come matti, passando anche su di noi sul letto. A Siouxsie piaceva mangiare e quindi era un po' cicciotta. Era una gatta nera ma così piena di entusiasmo, non lo dico adesso per circostanza, chiunque la conoscesse un pochino lo sapeva. Mi faceva le feste addirittura quando da una stanza entravo in quella in cui si trovava lei. Rispondeva sempre quando la chiamavo, o quasi, se non era troppo comoda. Quando tornavamo a casa lei veniva sempre, ma proprio sempre alla porta a fare le feste. Delle volte addirittura si metteva su due zampe come un orsetto. Quando mi vedeva, anche se era su un cuscino o su una sedia, si rotolava sempre per la felicità di vedermi, era incredibile. Appena dicevo Siouxsie mi veniva incontro facendo mille versi, si strusciava si rotolava, penso che nessuno al mondo fosse così felice di vedermi in ogni momento. Aveva degli occhi "a bottone" che a volte erano quasi inquietanti, così grandi e tondi. Quando le tiravamo fuori il cibo era così esaltata che le vibbrava la coda fortissimo. Un'altra sua caratteristica era il dimenticarsi spesso la lingua fuori dalla bocca dopo essersi pulita, rendendosi veramente buffa. A differenza della povera Hela non era estremamente appassionata di dolci, però comunque li apprezzava. Le piaceva addirittura l'insalata scondita e cercava sempre di fregarmi il muesli, in particolar modo le uvette che cercavo attentamente di non lasciarle mangiare. le piaceva il gelato e lo yogurt di soia. Era cicciotta e il suo pelo foltissimo e morbido. Sembrava un orsetto, con quelle zampe corte e le orecchie un po' più piccole di quelle degli altri gatti anche se a punta e sopra alla testa. La cosa più incredibile era poi che guardasse con attenzione sia i documentari sugli animali sia i cartoni animati. Una giorno comprammo l'anime "Mary e il fiore della strega" in cui la streghina incontra un gattino nero e lei stette a guardare tutto il film, in alcuni momenti avvicinandosi alla tv. Come dicevo è sempre rimasta legatissima al fratello Loki che leccava e puliva in continuazione e con cui dormiva e stava spessissimo. Siouxsie comunque era molto affezionata a noi, era davvero incredibile. Quando facevamo i nostri esercizi di Yoga e di meditazione lei era sempre con noi: si sedeva sul materassino e generalmente si tranquillizzava, sembrava davvero che a volte facesse meditazione con noi. Quando avevo bisogno di allungarmi, le facevo segno di andare sul mio cuscino e lei ci andava davvero, sedendosi. Quando dipingevo veniva sempre in studio e cercava di starmi in braccio. Durante il lockdown del 2020 era praticamente sempre in braccio o sul mio tavolo e si vedeva anche in diverse dirette che feci su instagram in quei difficili momenti. Era anche soprannominata "panda" non solo per la sua forma ad orsetto, ma anche perchè cercava sempre di mangiarmi (e ci riusciva) la pianta di bamboo che avevo sul balcone. Insomma quella di oggi è stata davvero una delle più grandi perdite della mia vita. Ho fatto tutto il possibile appena mi sono accorto che non stava bene, eppure mi sento lo stesso in colpa. Mi dispiace così tanto di averla lasciata in clinica le ultime due notti, ma non avrei potuto fare altro, aveva 8 anni e speravo davvero che sarebbe tornata a casa. Io penso che tutti gli esseri non siano solo corpi fisici e in particolare negli ultimi anni e negli ultimi tempi ne sono diventato sempre più convinto e cosciente.  Tuttavia il distacco fisico e la sofferenza fisica continuano ancora ad essere aspetti che non riesco ad affrontare. O meglio non riesco a comprendere. Il pensiero di non rivederla più (almeno nel suo bel corpo, così com'era) è davvero insopportabile in questo momento. Era lo spirito felice di questa casa e la tristezza di non poterla più vedere si aggiunge al fatto di aver perso uno dei pochissimi esseri che mi amavano davvero in questo mondo, lei lo faceva in modo veramente sincero e puro, sempre. Era una vera espressione di gioia in questo mondo.

Oggi ho letto una cosa che mi è piaciuta molto:

Dicono che i gatti siano piccoli monaci meditativi, capaci di portare l’armonia in casa. Secondo l’ordine buddista del Fo Guang Shan, ad esempio, sono come persone che hanno già raggiunto l’illuminazione.
I gatti sono esseri liberi che bevono quando hanno sete, che mangiano quando hanno fame, che dormono quando hanno sonno e che fanno ciò che devono in ogni istante, senza sentire la necessità di compiacere nessuno.
Non si lasciano trasportare dall’ego e un particolare curioso di questi animali, secondo il buddismo, è che hanno imparato a comprendere gli uomini da tempi ormai remoti, al contrario, le persone ancora non imparano a comprendere i gatti.
Son leali, fedeli ed affettuosi, le loro dimostrazioni d’affetto sono intime e indirette ma, nonostante ciò, tremendamente profonde. Solo coloro in grado di scavare nel proprio Io interiore, con rispetto e dedizione, godranno del loro amore ineguagliabile; ma le persone instabili o che alzano spesso la voce non saranno mai gradite ai gatti.

e anche:

"Fu in Thailandia e in questo contesto che venne scritto “Il libro delle poesie dei gatti” o Tamra Maew, attualmente conservato nella biblioteca nazionale di Bangkok come un autentico tesoro da preservare. Negli antichi papiri che componevano questo libro poteva leggersi una meravigliosa storia che raccontava che, quando una persona raggiungeva i massimi livelli di spiritualità e poi moriva, la sua anima si univa placidamente al corpo di un gatto."

entrambi i testi li ho trovati qui:


2 agosto 2021

è passato un solo giorno e oggi è stato forse peggio di ieri. Vedo i punti dove si metteva lei e mi viene ancora da mettere a posto la copertina, terribile. Loki annusa i posti dove stava e si mette nei punti dove si mettevano vicini, è davvero difficile vederlo. Mi vengono in mente le sue abitudini, tipo mettersi in punta di zampe, alzare la nuca chiudendo gli occhi per prendersi meglio le carezze quando le facevo il gesto di toccarle la testa. Spero che con il tempo riesca a ricordare queste cose con piacere, adesso è terribilmente doloroso. So che le anime di tutti gli esseri viventi sono infinite ed eterne, ma non riesco ad accettare il fatto che non la rivedrò più qui. 

Questa mattina ho fatto stampare alcune foto, ne avevo bisogno una per fare un altarino e dire alcuni mantra (lei li ascoltava sempre) per aiutare il momento del bardo. Ne ho messa una nella cornicetta, fare la selezione (veloce, farò una bella cartella e ne farò stampare altre più avanti quando sarà meno difficile) è stato uno strazio, mi sembra impossibile che non ci sia più. 

Certe foto sono di 4 o 5 giorni fa.

4 agosto 2021

Ieri e soprattutto oggi è andata un po' meglio per me. Ieri ho ancora avuto delle crisi vedendo le sue foto e provando a fare yoga dove lo abbiamo sempre fatto (fino a qualche giorno prima) con lei. Non è facile. Oggi sono dovuto andare a Milano tutto il giorno, i ritardi e vari giri da fare mi hanno distratto molto e ci ho pensato meno. In ogni caso ho detto i mantra per lei sia al mattino che sta sera appena tornato e devo ricordare che Sophie si è messa di fianco a me seduta verso la foto di Siouxsie ed è stata con me per quasi tutto il tempo dei due giri completi di mantra (se n'è andata per un rumore arrivato dalla strada). Andando dalla finestra mi è subito venuta in mente, perché quando mi appoggiavo li a guardare la strada lei saltava su. Non posso fare a meno di ricordare il suo modo di fare per farsi sempre accarezzare la testa: sulla punta delle zampe alzando la nuca e chiudendo gli occhi vibbrando fortissimo la coda. Mi viene sempre in mente il suo culetto di pelush, è ancora troppo presto per ricordare senza starci male, dovrei riuscire a lasciarla andare. 

Due settimane dopo circa

Va molto meglio. Devo dire che quando penso a Siouxsie continuo ad avere dei veri e propri mancamenti, ma in confronto alla prima settimana sto molto meglio. In qualche modo riesco a tenere a bada i pensieri, la prima settimana è stata davvero terribile, peggio di quanto uno possa immaginare, ma il tempo aiuta, lo dico a chiunque dovesse leggere questo testo e stesse passando in questa situazione. 

*** Cosa fare quando muore un gatto? (O un'altro animale a cui siamo affezionati?)

Scrivo questa parte a distanza di molto tempo dalla perdita della mia gatta Siouxsie, prima ero molto più coinvolto era praticamente impossibile. Nei testi sopra parlo come fosse normale di mantra, yoga, anime ecc... bisognerebbe spiegare tutto, ma sarebbe troppo difficile partire da zero in poche righe. Ci sarebbero alcuni punti da chiarire ma so che in una situazione del genere nessuno avrebbe voglia di approfondire sul serio, quindi cercherò il più possibile di andare al punto per poi magari mettere delle note.

CAPIRE LA SITUAZIONE

Prima di tutto, perché la morte di un gatto (o di un altro animale a noi caro) è così difficile, a volte addirittura più difficile di quella di un caro "umano"? Faccio notare che, come dicevo sopra, negli ultimi anni ho perso due delle mie gatte e il gatto dei miei (a cui eravamo tutti affezionati) ma anche diversi parenti e amici, è stato un periodo terribile. Lo sottolineo perché qualcuno potrebbe deridere le mie parole dicendo che non so cosa sto dicendo: ad un anno di distanza dalla morte di Siouxsie ho perso anche mia mamma dopo sei anni di orribile malattia. Perchè quindi la perdita di un gatto può essere per certi versi terribile o anche peggiore di quella di un caro umano?

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Premessa: Prima di tutto (tutto quello che scrivo è profondamente personale) io non ho mai fatto distinzione di specie, ho sempre considerato gatti, mucche, piccioni e qualsiasi altro essere senziente, alla pari di un essere umano. Siamo tutti animali: a livello fisico abbiamo tutti un sistema nervoso complesso e delle emozioni. Possiamo tutti provare dolore, paura, solitudine. In molti potranno dire che noi siamo più intelligenti, ma cosa vuol dire intelligenza? E nel caso l'intelligenza ha a che fare con il dolore? Un bambino di un anno soffre meno di una persona di quarant'anni? Io credo al massimo possa essere il contrario: i ricordi di quando ero proprio piccolo (e quindi "molto poco intelligente") sono spesso legati a paure e traumi, che sapevo gestire molto meno di adesso. Quindi, chiunque abbia un animale con cui ha un rapporto molto stretto saprà, in cuor suo, che il legame è semplicemente quello che si ha con una persona cara.

Incomprensione: quello che ho scritto sopra porta a tutta una serie di incomprensioni che rendono ogni cosa più difficile. Chi non ha mai avuto un rapporto di questo genere, di solito, non riesce proprio a capirlo. In oltre la nostra società ci porta, da un lato, a pensare che con gli animali, essendo comunemente considerati inferiori, non si possa avere un rapporto importante e profondo, personalmente, quando è morta Siouxsie, non ho avuto il conforto che avrei avuto se avessi perso un famigliare e lo dico da Piemontese abituato a minime dimostrazioni di affetto: Cristina, la mia compagna, ha sofferto quanto me e purtroppo non era a casa quando è successo. L'unica in famiglia che è stata davvero dispiaciuta è stata mia mamma, dagli altri parenti prossimi (ne ho veramente due) non ho avuto nemmeno un messaggio. Gli unici ad essere gentili sono stati alcuni amici lontani che, avendo gatti, hanno capito e mi hanno mandato cari messaggi. Tuttavia è difficile continuare a vivere normalmente nei giorni successivi al lutto come se niente fosse in mezzo a gente che non capisce. Ad aggravare la cosa c'è anche la natura machista e violenta che ancora oggi sta alla base della nostra civiltà (anzi oggi più di qualche anno fa) per cui oltre alla sofferenza personale ci sia l'istinto di nascondere e minimizzare la nostra situazione con chi magari lavoriamo. 

Quindi per questo, la cosa migliore è riuscire a trovare qualcuno che capisca e che possa magari starci vicino. Se questo non è possibile (succede spesso) il mio consiglio è quello di cercare libri o testi su internet che ci diano un po' di conforto, magari scritti da qualcuno che ci è già passato. E' proprio per questo che sto scrivendo queste righe.

E' difficile comunicare con gli animali. Questa è forse la cosa che più di ogni altra rende la sofferenza di un animale caro più difficile di quella di un umano. Una persona generalmente sa, più o meno, cosa sta passando, e questo da un certo punto di vista può essere ancora peggio, ma sa di avere bisogno di aiuto, sa che se bisogna andare all'ospedale o che se deve prendere una medicina è per il suo bene. Un caro sa anche che noi siamo preoccupati e condividiamo la sofferenza. Chiunque abbia avuto un rapporto di un certo tipo con un animale sa che si può comunicare, a volte anche in modo molto profondo, ma purtroppo resta sempre una certa distanza per quanto riguarda cose più razionali. E' terribile avere la sensazione di fare un torto al proprio gatto mentre lo si obbliga a prendere del cibo o una medicina con la siringa. Ci si sente malissimo a portare l'animale a cui si vuole bene dal veterinario quando lui vorrebbe stare solo tranquillo nella sua cuccia. Tutto questo può essere davvero straziante, avrò sempre i rimorsi per aver portato Siouxsie nell'unica clinica disponibile di notte a circa 70 km da casa e averla lasciate li per i suoi ultimi due giorni. Ma cosa potevo fare? Ho speso quasi tutti i soldi che avevo in quel momento sperando che potesse salvarsi e invece è morta da sola. E qui aggiungo un altra cosa ancora: è difficile anche trovare un bravo veterinario, che sia anche empatico e gentile e molte volte è anche un problema finanziario. 

Guardare il proprio gatto che soffre, vederlo spegnersi piano piano è terribile, magari dovere prendere anche la decisione di porre fine alle sue sofferenze, come si può trovare un senso a tutto questo orrore?

Mancanza di senso

Quello che scrivo adesso, in gran parte vale anche per le persone. La sensazione che mi ha sovrastato in quella situazione è stata la mancanza assoluta di senso. Una volta ho sentito che da sempre le società umane, da quelle primitive fino alla nostra, affrontano la morte in due modi diversi: parlandone sempre oppure non parlandone mai. La nostra civiltà odierna, veloce, basata sulla performance e sul profitto, sulla bellezza superficiale e completamente meccanicistica ha deciso di nascondere la morte. I cimiteri sono semi abbandonati, i rituali sono sempre più brevi, la morte viene vista come un contrattempo. Il problema è che noi abbiamo un bisogno fondamentale di trovare un senso e di celebrare il passaggio. Anche gli atei fino a diversi decenni fa avevano il loro rituale funebre: il funerale civile. Oggi anche quello è stato rimosso, credendo che si possa fare a meno di tutto. Lascio perdere ulteriori constatazioni sul lutto umano, ma se questo è ciò che succede per le persone per gli animali è una cosa ancora più difficile. 

Culturalmente cristiani?

Chi segue questo blog, sa che ho sempre cercato di scavare a fondo molte idee date per scontate della religiosità popolare europea. Per essere brevi il fatto è che, bene o male, il cristianesimo ha influenzato profondamente la nostra civiltà, anche dove non si vede (ad esempio le basi della scienza, ma questa è un'altra storia) ma noi, a differenza degli altri monoteisti (ebrei e musulmani) continuiamo ad essere sotto sotto "pagani". Dico questo perché è importantissimo realizzare questa cosa per capire attraverso a cosa stiamo passando. Il cristianesimo, ufficialmente, ancora oggi nega che gli animali abbiano un anima. Molte volte si dice che dio sia fatto come noi e che gli altri esseri senzienti siano inferiori e siano, praticamente, al nostro completo servizio. Tutto questo non è vero storicamente (non approfondirò qui), ma lo è per il cristianesimo così come lo conosciame. Questo causa una situazione contradditoria: gran parte della popolazione convive con animali (purtroppo non vale solo per certi animali), sa benissimo che con loro si instaura un rapporto profondo e questo succede dai tempi antichi, tuttavia la chiesa non può celebrare un funerale per un gatto. Quando quello che speriamo che mai succeda alla fine succede siamo costretti a far finta di niente o ad arrangiarci. Questo non succede in altre culture e se, abbiamo un bisogno di tipo spirituale, questo può venirci in aiuto.