giovedì 15 marzo 2012
Primo post.
Mini blog dedicato alla ciclabilità ad Alessandria.
sabato 3 marzo 2012
I megaliti del caucaso
I siti megalitici nelle nella zona ovest dell'area alpina (Piemonte, Liguria e Svizzera) non sono i soli ad essere praticamente sconosciuti non solo alla gente normale ma anche a molti studiosi. Nella zona del Caucaso si trova un'incredibile quantità di dolmen. Alcuni di essi sono in condizioni molto buone e hanno alcune caratteristiche principali. Ad esempio la pietra posta all'ingresso, potremmo dire il portale, è formata da una roccia piatta con un foro circolare che accomuna questi monumenti a quelli della Sardegna! Si trovano principalmente nel nord e nella regione dell'Abcasia. Sono molto più rifiniti del classico dolmeno formato da pietre appena sbozzate e si ricollegano da vicino al megalitismo mediterraneo. Di essi però sappiamo molto poco.
LINK INTERESSANTI:
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giovedì 23 febbraio 2012
Alcune cose sugli antichi liguri, sui celti e sulla gallia cisalpina
E' praticamente da quando ho iniziato questo blog, alcuni anni fa, che voglio scrivere sui Liguri e sui popoli che successivamente abitarono quella che oggi è 'Italia settentrionale. Anzi sicuramente questo post verrà ampliato e approfondito in futuro. Sono sempre stato affascinato da questo popolo per vari motivi. Principalmente mi ha sempre colpito il fatto che ancora oggi si parli di loro come di un popolo misterioso, di origini che, a seconda delle teorie si perdono nel tempo e nello spazio: oggi sappiamo che in realtà si trattava di popolazioni culturalmente celtiche o proto-celtiche. Un altro motivo è che quando si parla di liguri si parla dei nostri avi, specialmente se viviamo nel nord ovest dell'Italia, nel sud della Francia, nella svizzera occidentale, ecc... ma di essi ignoriamo quasi completamente l'esistenza.
Iniziamo con quello che ha detto Alessandro Barbero qualche tempo fa (LINK - minuto 6:35) nella conferenza sulla sua "Storia del Piemonte": "I Liguri non sono per niente una popolazione misteriosa, una volta non si sapeva che lingua parlavano, poi si sono trovate delle cose... ora sappiamo che i Liguri erano dei Celti, dei Galli..." queste "cose" sono da attribuire principalmente agli studi di Filippo Maria Gambari (Archeologo, direttore del Museo delle Civiltà di Roma e dirigente dei Beni Culturali), il quale ha definitivamente all'interno delle lingue celtiche e più precisamente tra il Celtico del primo periodo e Lepontico e Celtiberico. Quello che credo abbia sempre messo in imbarazzo molti accademici italiani è quindi la non "Italicità" dei liguri, che è una cosa insensata, visto che più di 2000 anni fa l'Italia non esisteva e in gran parte della penisola le popolazioni non erano "Italiche" nel vero senso della parola, basti pensare alla Magna Grecia. Questo modo di pensare ha influenzato tutti e allo stesso tempo anche gli studiosi d'oltralpe tranne forse in Francia dove in effetti i Liguri sono sempre stati considerati abbastanza tranquillamente Galli, probabilmente per gli stessi motivi nazionalistici. In effetti a questo punto bisogna ricordare un fatto abbastanza notevole: Il nome Celti (che deriverebbe da Kala, "Roccia", dai Kaletu e quindi stesse per "i duri", "gli eroi", nome con il quale si autodefinivano le confraternite guerriere galliche - cit: Filippo Maria Gambari) venne per la prima volta usato dai greci che vennero in contatto con queste popolazioni per la prima volta con le popolazioni che vivevano nei dintorni della colonia di Marsiglia. Queste popolazioni erano i Liguri Salluvi che ci hanno lasciato alcune delle più importanti testimonianze scultoree di tutta l'Europa preromana nel santuario di Roquepertuse. In questo santuario sono presenti dei portali dedicati al culto della testa e soprattutto due statue assise nella posizione "del loto" detti "i guerrieri" o per via della posizione "buddha celtici" (LINK al post qui). Quindi il termine stesso Celti potrebbe derivare da popolazioni normalmente considerate "Liguri".
Tra il XIII e il VIII secolo a.c. in Europa si sviluppa quella che viene definita Cultura dei campi di urne (il nome deriva dalla pratica di cremare i morti e di seppellirne le ceneri all'interno di urne) e anche in questo caso, cercando di documentarsi ci si accorge che sui diversi testi c'è abbastanza confusione. A livello pratico, quello che ci interessa è che nell'area ligure sono stati molti i ritrovamenti. Il più antico fu fatto vicino alla Cascina Chiappona, nei pressi di Alessandria. Venne portata alla luce una sepoltura di donna, e una cosa importante e notevole è lo stile di alcuni vasi che portavano decorazioni di tipo Hallstattiano (LINK) successivo.
Il periodo celtico.
Iniziamo con quello che ha detto Alessandro Barbero qualche tempo fa (LINK - minuto 6:35) nella conferenza sulla sua "Storia del Piemonte": "I Liguri non sono per niente una popolazione misteriosa, una volta non si sapeva che lingua parlavano, poi si sono trovate delle cose... ora sappiamo che i Liguri erano dei Celti, dei Galli..." queste "cose" sono da attribuire principalmente agli studi di Filippo Maria Gambari (Archeologo, direttore del Museo delle Civiltà di Roma e dirigente dei Beni Culturali), il quale ha definitivamente all'interno delle lingue celtiche e più precisamente tra il Celtico del primo periodo e Lepontico e Celtiberico. Quello che credo abbia sempre messo in imbarazzo molti accademici italiani è quindi la non "Italicità" dei liguri, che è una cosa insensata, visto che più di 2000 anni fa l'Italia non esisteva e in gran parte della penisola le popolazioni non erano "Italiche" nel vero senso della parola, basti pensare alla Magna Grecia. Questo modo di pensare ha influenzato tutti e allo stesso tempo anche gli studiosi d'oltralpe tranne forse in Francia dove in effetti i Liguri sono sempre stati considerati abbastanza tranquillamente Galli, probabilmente per gli stessi motivi nazionalistici. In effetti a questo punto bisogna ricordare un fatto abbastanza notevole: Il nome Celti (che deriverebbe da Kala, "Roccia", dai Kaletu e quindi stesse per "i duri", "gli eroi", nome con il quale si autodefinivano le confraternite guerriere galliche - cit: Filippo Maria Gambari) venne per la prima volta usato dai greci che vennero in contatto con queste popolazioni per la prima volta con le popolazioni che vivevano nei dintorni della colonia di Marsiglia. Queste popolazioni erano i Liguri Salluvi che ci hanno lasciato alcune delle più importanti testimonianze scultoree di tutta l'Europa preromana nel santuario di Roquepertuse. In questo santuario sono presenti dei portali dedicati al culto della testa e soprattutto due statue assise nella posizione "del loto" detti "i guerrieri" o per via della posizione "buddha celtici" (LINK al post qui). Quindi il termine stesso Celti potrebbe derivare da popolazioni normalmente considerate "Liguri".
Sui liguri si è comunque scritto molto, lo hanno fatto sia gli storici accademici, sia gli appassionati più o meno seri. Chi segue il mio blog sa che sono aperto a tutto, anche se poi, a livello storico, mi piace andare a vedere cosa è credibile ed ha basi fondate e cosa invece è da prendere un pò meno seriamente. In questo caso, devo ammettere che certi testi "accademici" continuano ad essere molto superficiali, ancorati a teorie vecchie di secoli e a volte veramente poco credibili, a volte per i motivi "nazionalistici di cui parlavo sopra, a volte semplicemente per una evidente superficialità per quanto riguarda un argomento che poco interessa. In molti libri sull'Italia antica infatti i Liguri vengo semplicemente etichettati come "popolo italico" come se un territorio geografico dovesse per forza influenzare gli aspetti culturali di popolazioni antichissime. C'è da domandarsi se ci sono voluti anni ad accettare e studiare approfonditamente gli Etruschi e si continua a mettere da parte altre popolazioni italiche, quale potrebbe essere l'interesse per delle popolazioni "barbariche" che tanto impensierirono i romani.
LA STORIA:
Detto questo quando si parla di Liguri bisogna considerare due fattori importantissimi: l'epoca storica di cui si sta parlando e i confini territoriali che nelle epoche che ci interessano non erano per niente definiti e molto diversi dagli attuali. Per esempio molte volte si parla alla stesso modo di Liguri neolitici o addirittura paleolitici e di celto-liguri dell'età del ferro. Un errore tipico degli appassionati è di confondere l'epoca megalitica con l'epoca celtica. Oppure si fa l'errore esattamente opposto, considerare le culture che si sono succedute nei secoli come completamente differenti, con un taglio netto. Ancora oggi possiamo leggere il passato celtico del Piemonte o della Liguria dai molti toponimi ad esempio.
Ricostruzione di donna ligure, zona di viverone.
Ricostruzione di donna ligure, zona di viverone.
Per semplificare in epoca remota prenderò ad esempio alcuni ritrovamenti in territorio ligure propriamente detto. Andando a scavare nei tempi più remoti si finisce nel paleolitico inferiore, ovvero circa 400 mila anni fa nel sito di Terra Amata presso Nizza. In questo luogo sono stati ritrovati ben 21 livelli di abitati successivi e alcuni manufatti. Si parla di uomini pre-neanderthaliani. Si passa poi ai ritrovamenti Neanderthaliani di cui è notevole l'impronta visibile all'interno delle grotte di Toirano, per arrivare, facendo un salto di centinaia di migliaia di anni alle grotte dei Balzi Rossi (presso Ventimiglia) con i ritrovamenti di sepolture di uomini di Cro-Magnon alti mediamente più di 1,80 m e di alcune bellissime statuine femminili (veneri). Arturo Issel, uno dei più importanti studiosi dei liguri (vedi La Pietra D'Issel), geologo e paleontologo genovese, li considerava infatti diretti discendenti dell'Uomo di Cro-Magnon, e qualcun altro si spinge a dire che essi si diffusero da qui in tutta la Gallia costituendo la base preindoeuropea che con le successive stratificazioni indoeropee provenienti da oriente formarono i Celti propriamente detti. Queste ipotesi non possono essere provate in nessun modo. La storia dal mio punto di vista incomincia a diventare ancora più interessante nel periodo del neolitico e dell'età del rame. Dell'epoca megalitica ci giungono molti siti sparsi in tutta europa. Questo è il periodo storico più affascinante ed interessante per la storia non solo locale ma europea in generale, che purtroppo sia per difficoltà obbiettive che per disinteresse è ancora avvolta nella nebbia. Simili raggruppamenti di Menhir, tumuli e incisioni sono state ritrovate dal medio oriente fino alla scandinavia, sempre in territori non troppo distanti dalle coste, facendo pensare a prime migrazioni di popoli che utilizzavano il mare per muoversi. Ma non vorrei andare fuori tema, e mi limiterò a dire che alcune incisioni e menhir e statue menhir accomunano il fenomeno megalitico dell'areale ligure e piemontese a quello francese e svizzero dandoci una prima idea di quello che era il territorio ligure propriamente detto. Bisogna aprire una parentesi: con il ritrovamento dell'uomo di Similaun (LINK) si sono riprese in considerazione molte teorie, si è visto ad esempio che nel 3000 a.c. i collegamenti tra nord e sud delle Alpi erano molto più importanti di quanto non si credesse. Il tipo di pugnali ad esempio o di alcune asce, era lo stesso raffigurato sulle statue stele in Lunigiana (territorio ligure) e su altre statue stele a nord delle Alpi (vedi post apposta). Quando si parla di culture preistoriche delle età dei metalli in area alpina e subalpina si è parlato di popolazioni protoceltiche, ma a complicare tutto è arrivata la recente scoperta che il DNA di Oetzi (la mummia di Similaun) non era simile a nessun gruppo europeo se non a quello dei Sardi! I Sardi quindi sono probabilmente quello che resta dei vecchi europei prima delle numerose e stratificate invasioni da est. La storia è davvero affascinante e complicatissima- Ma torniamo ai Liguri dell'ultimo millenio prima di Cristo: alcuni studiosi dicono che nella loro massima espansione questo popolo occupava gran parte della pianura padana fino al veneto a est, il sud della Francia e parte della Svizzera fino ad arrivare alla Spagna. Ci sono molte prove al riguardo, numerosi ritrovamenti, toponimi (basti pensare a Genova e Ginevra ad esempio). Alcuni scavi effettuati nella zona del Lago di Viverone hanno portato alla luce i resti di un importante villaggio su palafitte e alcuni manufatti, tra cui urne, vasi, spade e stampi per le spade (tutto conservato al museo di Antichità di Torino), molto simile ai villaggi dei laghi della Svizzera dello stesso periodo. A questo popolo dobbiamo probabilmente anche gli allineamenti di pietre erette che si trovavano nei pressi di Cavaglià e dei quali oggi resta solo qualche testimonianza (LINK).
Tuttavia i ritrovamenti non sono sufficienti per definire la storia di questo popolo che non usava la scrittura fino al contatto con gli Etruschi prima e con i Romani poi e bisogna riferirsi ad alcuni autori classici. Esiodo (VI sec. a.C.) definisce i Liguri come uno dei tre grandi popoli barbari: Sciti (Asia), Aetiopi (Africa) e Liguri (Europa). Nell'Eneide i Liguri sono una delle pochissime popolazioni che combattono al fianco di Enea nella guerra contro i Rutuli. Virgilio nomina anche i loro due re, Cunaro e il giovane Cupavone, il figlio e successore di Cicno, figura già nota nella mitologia greca. Cicno o cicnu significa Cigno, animale sacro. Purtroppo mi sto dilungando troppo e per informarsi, alla fine del post elenco una piccola biografia in cui se qualcuno è interessato, potrà trovare testi utili ad approfondire. Direi che siamo giunti al periodo più interessante, quello che ha fin dai tempi più antichi creato più problemi e dibattiti.
Il periodo celtico.
"Citati per la prima volta dallo storico greco Erodoto attorno al 450 a.C., i Celti occupavano in origine un'area compresa tra l'alto Reno e le sorgenti del Danubio, tra la Germania meridionale, la Francia orientale e la Svizzera settentrionale.
Attorno all'VIII-VII sec. a.C. raggiunsero le coste atlantiche dell'attuale Francia e la penisola iberica. Più tardi raggiunsero la Germania nord-occidentale, le isole britanniche, la Boemia, l'Ungheria, l'Austria e l'Italia centro-settentrionale.
Nel IV-III sec. a.C. la lingua e la cultura celtica erano dominanti in Europa. Se le popolazioni celtiche costituivano un'unità dal punto di vista culturale, mancavano tuttavia completamente di coesione dal punto di vista politico. Questo le rese particolarmente vulnerabili alla pressione di Germani a est e dei Romani da sud.
Nell'Europa occidentale i Celti furono completamente latinizzati, nelle isole britanniche e in Ungheria presero il sopravvento elementi germanici. Una parziale ripresa della cultura celtica si ebbe nelle isole britanniche tra il VI e il X sec. d.C., grazie alle missioni dei monaci irlandesi che avevano integrato l'eredità celtica con nuovi elementi di matrice cristiana."
da https://www.swissinfo.ch/ita/cultura/lo-splendore-ignoto-dell-arte-celtica/1074900
Dedicherò ai celti in generale un post, in futuro. Si inizia a parlare propriamente di questo popolo con la cultura di La Tène, così chiamata dalla località svizzera in cui vennero fatti i principali ritrovamenti. Del resto anche l'origine dei popoli gallici è ancora oggetto di dibattito e non bisogna dimenticare che i popoli celtici vengono identificati esclusivamente per mezzo delle loro lingue e delle loro culture. E' probabile che si trattasse di gruppi di guerrieri eterogenei che poi si raggrupparono in tribù. La terra stessa occupata dai Liguri venne nominata dai Romani "Gallia Cisalpina" ovvero l'Italia Settentrionale. I contemporanei erano molto incerti se considerare questo popolo una etnia celtica locale (come lo erano ad esempio i Belgi che avevano caratteristiche molto vicine ai Germani e che furono i più noti colonizzatori della Britannia) o un popolo a se stante con cultura affine a quella celtica. Come dicevamo la lingua parlata in "Liguria" in questo periodo era di tipo celtico come ci dicono gli scrittori classici e alcuni ritrovamenti (l’iscrizione “Mi Nemeties” sicuramente celtica che significa di me, Nemetie, risalente al VI sec. a.c. e ritrovata a Genova in caratteri etruschi), le divinità principali erano le stesse adorate in Gallia transalpina (Belenus, Lug, Bormo, Belisama, Pen...) e anche l'utilizzo di Torques e altri oggetti in stile sicuramente celtico. Sembra però che i Liguri fossero rimasti più arretrati, forse perchè abitavano sui monti e per certi autori classici è proprio questa la grande differenza: i Celti abitavano la pianura mentre i Liguri la montagna. Questo ci viene riportato da Diodoro Siculo che però è chiaramente di parte e presenta alcune contraddizioni palesi dovute alla volontà denigratoria da parte romana nei confronti di avversari che resistettero secoli. D'altra parte è successo lo stesso in altre parti d'Europa: inglesi, francesi, tedeschi, spagnoli, ecc... continuano, anche se in misura minore, a esaltare quello che la civiltà romana ha lasciato alla loro cultura. Che si vogliano considerare i Liguri di questo periodo propriamente celti o una variante locale, essi vennero celtizzati dai galli d'oltralpe nel periodo subito successivo (del resto i galli francesi vennero a loro volta celtizzati da quelli orientali...) che probabilmente penetrarono in Gallia Cisalpina nel V secolo a.c.. Questo ingresso non fu sempre traumatico, infatti nonostante le battaglie essi si integrarono con le popolazioni locali per via delle somiglianze culturali dando origine a un periodo definito celto-ligure in quelle che oggi sono le regioni della Liguria, del Piemonte e della Lombardia e del sud della Francia. I veneti erano anch'essi affini ai celti ma con una lingua propria e la loro celtizzazione fu molto meno accentuata. Comunque attorno al 474 a.c. le popolazioni galliche sconfissero gli etruschi presso il Ticino riprendendosi tutta la pianura padana, e arrivarono fino a roma, depredandola. Questo periodo durò ancora fino al II secolo avanti cristo, quando dopo molte guerre (...) i romani decisero di sconfiggere definitivamente le pericolose popolazioni dell'Italia settentrionale. Nel 181 a.c. venne fondata la colonia di Aquileia nell'odierno Friuli. Ma ad ovest le popolazioni con maggiori caratteristiche liguri erano ancora da sottomettere. Gli Apuani, o Liguri Montani, che arrivavano ad occupare le terre della toscana settentrionale vennero sconfitti nel 179 a.c. Gli Statielli che occupavano i territori che ora fanno parte delle province di Savona, Cuneo e Alessandria (L'odierna Acqui terme era il centro più importante: Aquae Statiellae) vennero sconfitti nel 173 senza opporre resistenza ma il console Marco Pompilio Renate li ridusse in schiavitù gli e cominciò a organizzare la vendita di schiavi provenienti da questa popolazione che venne fermata un anno dopo dal senato di Roma. Lo storico greco Polibio testimonia che pochi decenni dopo i celti erano ormai confinati in poche zone subalpine o espulsi dalla regione, tuttavia questa affermazione era ancora una volta di parte. I Romani disponevano ormai dei grandi centri e delle vie di comunicazione e oltre a compiere un vero e proprio genocidio delle popolazioni locali portavano migliaia di cittadini romani a colonizzare la regione, ma molti dei territori montagnosi e collinari erano ancora a celti e liguri. I Salassi che occupavano l'attuale zona del Canavese in Piemonte si scontrarono la prima volta nel 141 a.c. con i romani sotto il consolato di Appio Claudio Pulcro, che venne sconfitto subendo gravi perdite, tanto che nel 100 a.c. Roma istituì la colonia di Eporedia (Ivrea) insediando molti coloni. I salassi si rifugiarono sulle montagne fino a quando nel 25 a.c. con la fondazione di Augusta Praetoria, l'attuale Aosta e con la concessione del diritto romano a tutti gli abitanti cessarono le ultime resistenze. In ogni caso non è ben chiaro quando la Gallia Cisalpina divenne Provincia Romana. Nell'89 a.c. Mediolanum (Milano) ricevette la dignità di cologna, nel 49 a.c. cesare concesse la cittadinanza romana agli abitanti della provincia e nel 42 a.c. la regione divenne parte integrante dell'Italia romana. Tuttavia la lingua e molte usanze rimasero ancora influenzate dal passato ligure e celtico per secoli e in parte lo sono ancora oggi. Uno studio di qualche anno fa, effettuato su abitanti che da generazioni abitano il territorio cisalpino ha dimostrato che ancora fino a qualche decennio fa almeno i geni erano quelli celto liguri.
Bibliografia:
"I cacciatori paleolitici" a cura di Santo Tinè, Sagep Editrice, 1990.
"I primi agricoltori" a cura di Santo Tinè, Sagep Editrice, 1983.
"Paesaggio e architettura delle regioni padano-alpine dalle origini alla fine del primo millennio" di Gilberto Oneto, Priuli e Verlucca,2002.
"I Liguri - Un antico popolo europeo tra Alpi e Mediterraneo", Skira, 2004.
giovedì 12 gennaio 2012
Intolleranza religiosa.
Di Andrea.
Come dicevo precedentemente, appunto, sulla vetta del monte Musinè si trova una croce dalle dimensioni colossali, ricostruita nel 1901 in onore della vittoria del cristianesimo sul paganesimo. Anche se qui ha dimensioni direi sproporzionate, si tratta di una cosa già vista su molte montagne. La targa principale però è qualcosa di veramente discutibile, almeno secondo me:
IN HOC SIGNO VINCES (con questo segno vincerai).
"A perpetuo ricordo della vittoria del cristianesimo contro il paganesimo riportata in virtù della croce nella valle sottostante in principio del secolo IV sua maestà il re vittorio emanuele III ecc..."
E poi un'altra:
In hoc signo vinces si rifà alla vittoria di Costantino (cristiano) su Massenzio (pagano) ma non voglio parlare di questo. Il problema è il messaggio di questa croce e di queste targhe. Intolleranza religiosa! In nome della croce da queste parti ci fu un vero e proprio genocidio. Si parla sempre delle crociate, ma qui accadde lo stesso e considerando che la stessa cosa accadde in tutta Europa fu anzi molto peggio: europei contro altri europei e una cultura aliena, quella cristiana, imposta con la forza alle popolazioni locali e alla loro cultura originale. Quando si parla di tolleranza religiosa, la chiesa ma non solo, praticamente tutti gli esponenti della nostra "cultura" parlano sempre di islam o ebraismo, ovvero gli altri monoteismi che poco o nulla hanno a che fare con l'occidente, ma che per poco divergono da quello che sarebbe il cristianesimo vero e proprio (voglio dire senza le influenze pagane che comunque il cristianesimo ha). Nel 2012 una cosa del genere dovrebbe essere considerata per lo meno discutibile. Come ultima cosa vorrei aggiungere che una simile costruzione in cemento e di tali dimensioni sia oltre che bruttissima, fastidiosa in un'ambiente naturale come questo e come molti altri ecomostri del nostro paese andrebbe demolita.
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Gita sul Monte Musinè.
Lo scorso anno, in primavera, sono finalmente riuscito a recarmi sul Monte Musinè. Chiunque si interessi di "mistero", specialmente in Piemonte conosce molto bene questo monte. Su di esso si può trovare qualsiasi cosa: rocce coppellate, incisioni di vario genere, menhir più o meno veri, monumenti alla cristianità e alla lotta al paganesimo, targhe dai significati esoterici incomprensibili, leggende di ufo e di energie terrestri e molto altro. Ne parlò molto e su diversi libri, uno dei padri dell'archeologia misteriosa Peter Kolosimo. Al contrario di altri luoghi però, su questo monte molte delle cose qui sopra elencate ci sono davvero e si possono toccare con mano. Tra i numerosi sentieri che consentono di raggiungere la cima il più frequentato è senza dubbio quello che parte dal campo sportivo di Caselette (378 m) e che, passando per il santuario di Sant'Abaco, percorre integralmente la cresta sudest.
Purtroppo non ero da solo quindi non ho potuto lasciare il sentiero e allontanarmi più di tanto, infatti non sono riuscito a trovare la cosa che più mi interessava e che al di la di misteri e di ufo, è sicuramente originale: la grande pietra con coppelle. Detto questo salendo dal fondo valle si incontra una parte senza vegetazione, quasi mediterranea che sicuramente, a livello istintivo, risulta strana forse perchè del tutto fuori luogo. In questa zona è facile incontrare affioramenti rocciosi e molte pietre a forma di menhir. A dire la verità anche il più grande esperto di megaliti farebbe molta fatica a dire cosa è naturale e cosa no, sicuramente una qualche importanza queste pietre dovevano averla. Comunque due sono le cose che ho deciso di fotografare in questa zona:
1) una pietra caduta a forma di stele
Un "allineamento" segnalato su vari libri, tra i quali "Spiriti di Pietra" (Macchione editore) di Massimo Centini (pag. 39) il quale di solito è molto accurato.
Su questo sito potete vedere più foto qui:
Non ho trovato il famoso Menhir con il falso "ufo" inciso, fotografato e pubblicato su decine di libri e che negli anni '70 ha contribuito molto a creare l'alone di mistero attorno a questo monte.
Arrivati sulla cima la prima cosa che salta all'occhio è l'enorme croce in cemento, simbolo della vittoria del cristianesimo sul paganesimo. Su questa croce e sul suo significato di intolleranza religiosa mi dilungherò di più nel post successivo, il fatto è che una croce di tali dimensioni (direi quasi una decina di metri), targhe firmate dal re in persona, ecc... devono avere un significato. Questo monte doveva avere di certo una grande importanza in passato per i culti locali.
Tra le cose più misteriose poi c'è un piccolo "cippo", in realtà questo si trova sulla vera cima della montagna, la croce infatti, è alcuni metri più in basso, che reca una scritta veramente enigatica: "Qui è l'Una Antenna dei Sette Punti Elettrodinamici, che dal proprio nucleo incandescente vivo la Terra tutta respira emette vita. Qui operano le Astrali Entità che furono: Hatsheptut, Echnaton, Gesù il Cristo, Abramo, Confucio, Maometto, Buddha, Ghandi, Martin Luther King, Francesco d'Assisi, e anche Tu, se vuoi, alla fratellanza costruttiva tra tutti i Popoli. Pensaci intensamente, 3 minuti: Pensiero è Costruzione". La scritta è riportata su di una targa e anche questo "cippo" è in muratura, quindi una cosa studiata e che a richiesto un certo lavoro. Tuttavia nessuno sa di cosa si tratti esattamente o chi l'abbia costruita. Riporto la foto:
Chiusa la parentesi propriamente "misteriosa", la cosa che tra tutte quelle che ho visto mi ha più colpito è una roccia con una grande coppella, proprio sulla cima a pochi metri dalla grande croce. Nessuno ne parla ne sui libri ne su internet e la cosa è veramente strana. Probabilmente sono tutti molto più attratti da cosa più appariscenti e fantastiche come gli avvistamenti degli ufo o messia millenari. Riporto la foto:
Anche su questa roccia potete vedere più foto seguendo questo link:
Tra le altre cose come dicevo il Musinè è famoso per gli avvistamenti Ufo e per le energie terrestri che ne farebbero un centro molto importante. Certo è che, probabilmente per grandi quantità di minerale di ferro, le bussole in vari punti di questo monte impazziscono.
In definitiva è una gita molto interessante, sia a livello naturalistico che storico (indagini archeologiche hanno segnalato il Musiné come area di presenze pre e protostoriche ed è innegabile, come dicevo, che questa montagna fosse stata sacra nell'antichità) ed è senza dubbio molto affascinante. Meglio andarci in primavera o in autunno perchè con il caldo il percorso potrebbe diventare veramente fastidioso. Vorrei fare un appunto all'archeologia ufficiale, che come sempre cerca di tenersi il più lontano possibile da posti come questo, facendo di ogni erba un fascio e perdendo parti molto importanti della nostra storia passata (le pietre coppellate sono un dato di fatto!)
LINKS:
Bibliografia:
Spiriti di Pietra, (Macchione editore) di Massimo Centini.
Musinè magico, (Piemonte in bancarella) di Giuditta Ansante Dembech. (libro incentrato sulle teorie più esoterico, ma interessante per quanto riguarda le foto dei siti, alcuni oggi andati distrutti).
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martedì 10 gennaio 2012
Roccia D'Issel.

Volevo vederla di persona anche perchè avevo letto opinioni contrastanti al riguardo, alcuni che come spesso succede in Italia, non capendo l'importanza di siti come questo dicono che si tratti solamente di falsi o di scherzi di epoca recente. Molto interessante quest'ultima cosa su cui voglio dilungarmi un pochino qui sotto. Per iniziare metto questa foto che secondo me si spiega da se:
Punta Martin vista dalla Roccia D'Issel, la foto non rende bene l'idea, ma sul posto è chiara l'importanza di questa imponente punta rocciosa per questo sito.
La pietra, specialmente se è visitata in inverno quando la vegetazione che si sta riprendndo questi splendidi luoghi si dirada un poco, è in posizione panoramica e orientata chiaramente verso Punta Martin. Come molte volte mi è capitato si trova nella tipica posizione in cui si trovano molte pietre con coppelle. Per passare alla descrizione:
"La "Pietra delle coppelle", scoperta nel 1908 da Arturo Issel, si trova sulle Giutte, sopra Acquasanta di Voltri (GE), in località "Bric Caramello", a quota di 510 m s.l.m. itinerario da Giutte dell'Acquasanta di Voltri alla pietra delle coppelle. La roccia è ricoperta da qualche centinaio di cavità rotonde di varie dimensioni, da 1/2 cm a 2 cm, chiamate coppelle, e da figure geometriche stilizzate, filiformi o a forma di croce, di significato antropomorfo. È presente inoltre un tetraedro scavato, con la punta orientata verso nord, con 35 coppelle delimitanti in un'area circolare. Si riconoscono anche affilatoi a polissoir. Molte di queste coppelle e croci sono sicuramente preistoriche, mentre altre sono di epoca medioevale: è difficile stabirne con precisione l'epoca, essendo possibile che gruppi cronologicamente diversi siano mischiati tra loro e in mancanza di un contesto archeologico"
Per questo la visita di persona era molto importante: sulla roccia sono visibili numerosissime coppelle alcuni "affilatoi" che poi non sono affilatoi come si è visto dopo alcuni esperimenti e da un piediforme ormai appena visibile. Per quanto riguarda il piediforme e alcune delle cappelle di dimensioni medie si può parlare sicuramente di epoca preistorica. La loro fattura e soprattutto le loro condizioni non lasciano dubbi sulla loro antichità. Altre incisioni sono sicuramente più recenti. Tra di esse sulla pietra sono visibili le più piccole incisioni a coppella che abbia mai visto, si tratta di pochi millimetri di diametro.
Un'altra anomalia è un cerchio perfetto di una decina di centimetri di diametro. Per queste incisioni si parla di epoca medioevale o anche più recente, ma visto che la pietra venne ritrovata nel 1908 dal professor Issel e che ne esistono raffigurazioni dell'epoca, non si può assolutamente parlare di un falso degli anni '70 in epoca di "archeologia misteriosa. Su "Incisioni rupestri e megalitismo in Liguria" di Priuli Ausilio e Pucci Italo (Priuli e Verlucca ed.) leggo che sul luogo si trovava anche una pietra molto simile che venna distrutta durante la costruzione di un oleodotto negli anni '60. Come al solito non esprimo commenti su questo fatto.
Bibliografia: "Incisioni rupestri e megalitismo in Liguria" di Priuli Ausilio e Pucci Italo (Priuli e Verlucca ed.)
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Museo delle statue stele di Pontremoli.
Dopo più di vent'anni sono riuscito a visitare il museo delle statue stele di Pontremoli in Lunigiana. Quando ero un bambino un collega di mio padre che disegnava molto bene mi inviò una cartolina da questo museo con una foto simile a quella qui sopra e da allora non sono mai più riuscito a togliermele dalla mente. Il museo si trova al castello di Pontremoli nella bellissima zona della Lunigiana, punta della Toscana con una cultura a parte che si incastra tra Liguria ed Emilia. Sulle statue stele (o meglio statue menhir come vengono chiamate nel resto d'europa) voglio scrivere da anni qualcosa di completo e spero di trovarne il tempo. Infatti di questo tipo di monoliti antropomorfi ne sono stati trovati in tutta Europa molto simili. La loro epoca va dal neolitico fino all'età del bronzo.
Una mappa dei ritrovamenti di statue menhir in Europa.
La Lunigiana è uno dei siti più importanti per quanto riguarda i ritrovamenti di questo tipo. I ritrovamenti sono suddivisi in 3 stili diversi: Gruppi A, B e C più qualcuna con caratteristiche incerte di passaggio tra un gruppo e l'altro (vedi sotto).
Il gruppo A è il più antico (quarto/terzo millennio) e il più semplice. Si tratta di menhir con forme umane appena accennate. La testa è divisa dal corpo da una sola linea e i tratti tento ad essere più astratti (la caratteristica faccia ad U). Sono le più simili al resto delle stele europee. Ne esistono di maschili e di femminili.
Il gruppo B è credo il più conosciuto. Quelle di questo tipo hanno la caratteristica testa a mezza luna (mi sono sempre chiesto se questo fosse collegato in qualche modo al nome della colonia romana Luni e poi alla Lunigiana...) e probabilmente risalgono alla fine del terzo e al secondo millennio avanti cristo. La rappresentazione del volto è ancora molto astratta ma a volte si può notare la rappresentazione degli occhi e la differenza tra steli maschili e femminili è leggermente più accentuata: il seno femminile è rappresentato da coppette semisferiche mentre i tratti maschili sono definiti dai classici pugnali triangolari o dalle asce ad "L". Questo gruppo di statue è stato quello più colpito dall'attività iconoclasta: molte di esse sono state trovate spezzate in due, con i seni distrutti o decapitate. Non si sa di preciso quando e come, ma si suppone durante periodi di grandi cambiamenti religiosi come durante la conquista dei romani o durante la cristianizzazione forzate di queste aree.
Il gruppo C è il più recente, risalenti quindi alla fine del secondo, inizio del primo millennio avanto cristo. Le statue sono molto meno "stele" delle precedenti e la rappresentazione dei tratti è molto più accurata. Cosa particolare ci sono solo statue maschili di questo gruppo, e questo potrebbe essere legato ad un cambiamento nelle tradizioni locali (passaggio ad una società patriarcale) dovuto a contatti con le popolazioni mediterranee.
A questo proposito è molto importante segnalare la stele chiamata "Malgrate I" (LINK). La statua stele spezzata nella parte inferiore era una tipica stele femminile del gruppo B databile all'età eneolitica (fra il 3400/3300 e il 2300/2000 a.C.) a cui in seguito sono stati tolti i seni, rilavorato il volto (da quello a "U" ad uno più elaborato) e il collo. Probabilmente il lavoro non era stato finito e ci fa pensare che anche altre stele più antiche potessero essere state rielaborate.
Questa stele potrebbe essere stata oggetto di attività iconoclasta in due diverse epoche: la prima preistorica in cui si cercò di eliminare i tratti femminili (epoca matriarcale o comunque di maggiore parità tra i sessi) e di rinnovamento stilistico, la seconda forse durante la cristianizzazione in cui tutti gli idoli erano oggetto di persecuzione e quindi distrutti.
Al riguardo delle statue stele è interessante notare numerosi dati legati alla cultura preistorica europea. Ad esempio la loro distribuzione sul territorio europeo e le società a loro legate, collegamenti tra epoca celtica ed epoca precedente... su di questo scriverò in un altro post.
Link 2: http://www.statuestele.org
Video documentario sulle statue stele della Lunigiana:
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